Over.

Carola Rackete

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché non posso fare  a meno di parlare e riflettere su questa capitana coraggiosa?

Perché, consapevole di ciò che faceva, l’ha fatto.

Sapeva di infrangere regole, di andare contro una nuova legge italiana ma ha considerato di maggiore importanza condurre in un porto sicuro quelle restanti quarantadue persone, salvandole di fatto da un destino quanto mai incerto.

Colpisce la decisione nella sua voce, quell’ << Over >> ( “chiudo”) che conclude le sue comunicazioni e un po’ tutti abbiamo sentito in queste ultime ore. 

Okay: poteva portarli da qualche altra parte?

Sì, ma non sarebbe stato il “porto sicuro più vicino”.

Vengono tutti in Italia?

Niente di più falso: questi sono i dati ufficiali UNHCR riguardo all’ <<emergenza sbarchi>> aggiornati a giugno 2019.sbarchi 2019 UNHCR

Questa è la realtà dei numeri, che nessuno ha smentito, il resto è la percezione distorta della realtàNon ho il coraggio di questa ragazza, non credo l’avrò mai, ma l’ammiro: si è assunta le proprie responsabilità davanti al mondo intero, in “diretta streaming” che tanto piaceva, per esempio, al M5S “prima maniera” (come mai niente più streaming, a proposito, ragazzi?) Mentre scrivo, nel pomeriggio di oggi giovedì 27 giugno 2019, questa giovane donna trentunenne che ha già navigato nell’Artico, ha tre lauree e parla cinque lingue, ha provato di nuovo ad oltrepassare il blocco tentando l’approdo ma è stata bloccata ad un miglio da Lampedusa; leggo che ora (sedici e trenta circa) a bordo della Sea Watch 3 c’è la Guardia di Finanza con lo scopo di identificare i quarantadue migranti; c’è anche una delegazione di politici.

Ora da quando la Capitana è balzata agli onori della cronaca per ciò che sta facendo – l’ha fatto e lo sta continuando a fare, non ne sta parlando, non lo sta promettendo, non lo sta ipotizzando – decine se non centinaia di onanisti (come altro definirli?) dalla facilissima tastiera hanno rovesciato addosso a lei tutte le loro repressioni (ovviamente sgrammaticate quanto mai…) soprattutto sessuali. A cominciare da quel “campione” che le ha augurato di essere impalata con un tubo d’acciaio (tralascio il percorso anatomico suggerito, tanto l’abbiamo letto tutti) …

Bene – si fa per dire – io vorrei proprio essere davanti a questo mezzo uomo che ha scritto una bestialità simile mentre magari entra in chiesa e si comunica pure.

Sì, vorrei essere proprio lì davanti e guardarlo in faccia, o feccia, se volete.

Ammesso che l’ostia consacrata non prenda fuoco piuttosto che essere ricevuta, il che non mi stupirebbe affatto.

Mi sono stufato del razzismo mascherato, dell’ipocrisia falso – cristiana, dell’ignoranza dilagante, della realtà distorta, di quell’uomo lì che non nomino altrimenti faccio un favore al suo stramaledetto algoritmo che lo tiene a galla…

Perché è ora che ci svegliamo, che capiamo che il vero avversario NON è lui, ma un algoritmo, anzi un’altra persona che sta dietro sia a “lui” sia ad un intero team chiamato la “Bestia”.

Ogni tanto se ne parla ma in maniera marginale, perché così dev’essere, chi deve stare sempre in prima pagina o meglio su ogni schermo possibile è quello lì.

Sì, perché per quanto vi sembri assurdo e paradossale, episodi come questo a quello lì servono – eccome se servono – ad aumentare o consolidare il suo consenso.

Questo algoritmo (o il team composto da quanti si occupano della sua immagine) fa sì che ogni volta che lo si nomini, lo si insulti, comunque se ne parli, aumenti.

Tutto ciò l’ha inventato un “nerd” che si chiama Luca Morisi (accanto nella foto)Luca Morisi, definito “spin – doctor” … Occhei, mi fermo e andiamo a vedere cosa significa…

Recita mamma Wiki:

Lo spin doctor (dall’inglese [top] spin «colpo a effetto» nel gioco del tennis e doctor, «esperto») è un esperto di comunicazione che lavora come consulente per conto di personaggi politici. Il suo compito è elaborare mediante precise strategie di immagine un’apparenza del politico adeguata da sottoporre attraverso i media all’opinione pubblica, al fine di ottenere consenso elettorale o più in generale per ottenere consensi riguardo al proprio mandato politico

In poche parole, un bravissimo “costruttore d’immagine” nell’era dei social.

A dirla tutta lui rifiuta questa definizione e nega l’esistenza di bot o algoritmi, affermando invece che l’unico spin – doctor di quello lì è…

Quello lì stesso.

Probabilmente lo direi anch’io se…

Nato nel 1973, Morisi ha unito i suoi destini a quelli di Salvini dal 2013, da quando è diventato responsabile della comunicazione e social media strategist dell’allora neosegretario del Carroccio. Imprenditore, libero professionista e professore a contratto all’Università degli studi di Verona, ha insegnato dal 2004 al 2015 nel corso “Siti Web di Filosofia” e in quello “Laboratorio di informatica filosofica”. Con un compenso annuo di sessantacinque mila euro, è consigliere strategico della comunicazione di Salvini da quando quest’ultimo è diventato ministro dell’Interno.

Sono circa cinquemila cinquecento euro mensili: non un super stipendio astronomico ma di questi tempi direi che ci si possa abbondantemente accontentare.

Dunque, per quanto io possa pensarla molto diversamente in ambito politico, sarei un idiota a non ammettere che quest’uomo sappia fare benissimo il suo lavoro

È sempre lui, tra le altre cose,  ad inventare il soprannome “il Capitano” per…

Quello lì.

Data l’assonanza, torniamo a Carola Rackete, la “capitana” – sul serio però – della Sea Watch 3, al momento in cui scrivo in stallo a poco meno di due chilometri (per parlare semplice, altrimenti un miglio marino, cioè poco più di un chilometro e ottocento metri) da Lampedusa e che va incontro al suo destino entrando nella Storia, se già non l’ha fatto. Rischia grosso, lo sapeva, lo sa benissimo, ma conta su tantissime altre persone in Italia e nel mondo che hanno scelto, per quanto ancora possibile, di … #restareumani.

Over, capitana.

Davide De Vita

Fonti:

https://www.ilsole24ore.com/art/chi-e-luca-morisi-guru-web-che-ha-postato-foto-salvini-col-mitra-ABQLG7qB

https://tg24.sky.it/cronaca/2019/06/27/sea-watch-ultima-ora-diretta.html

Zingari, Zingarelli e Zingaretti.

Zingari Zingarelli e Zingaretti immagine

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché, ad esempio, siamo arrivati a questo punto in Italia?

Perché ce ne siamo fregati, sempre, da decenni, di quanto accadeva e soprattutto sarebbe potuto accadere e infatti …

È accaduto, sta accadendo: non è il mondo che sognavamo. 

Gli zingari li ho inseriti nel titolo non solo perché purtroppo per i più sono il simbolo di qualcosa o qualcuno che dà estremamente fastidio, ma mi serviva il termine per il giochino di parole.

Tra loro ci sono ladri e ladre, borseggiatori e borseggiatrici ma…

Siamo sicuri che tra noi non ce ne siano altrettanti e magari ci sia anche di peggio?

Un esempio di queste ore: un italianissimo marito ha ammazzato l’italianissima moglie a martellate (sì, a martellate…) perché la sospettava di adulterio o qualcosa del genere.

La donna massacrata e coperta di sangue è stata scoperta dalla figlia di dieci anni.

Tutto rigorosamente “made in Italy”: prima gli italiani. ( 1) 

Ora, parliamoci chiaro perché ormai i coglioni me li sono rotti davvero anch’io: se a compiere un simile,  orribile delitto fossero stati gli zingari o altra minoranza a lui sgradita, l’indegno uomo (vabbèh… ) che ricopre la carica di ministro dell’interno ne avrebbe fatto, come sempre,  uso e abuso sui social che gli piacciono tanto.

Egli – sui social – è impegnatissimo sempre e così evita di andare a lavorare sul serio (ma non l’ha mai fatto in vita sua, meglio ricordarlo all’infinito) come invece dovrebbe fare, pagato dallo Stato, cioè da tutti noi.

Non approfondisco sul fatto che gli zingari sono tra le etnie più perseguitate di sempre e da sempre, anche moltissimi di loro sono finiti nei forni crematori nazisti, ma lo cito perché ricordare fa sempre bene, anche se dà fastidio, anzi forse proprio per quello.(2)

L’elemento in questione, che tanto si è riempito la bocca nelle piazze e nei comizi (non ha mai smesso di fare campagna elettorale, ho enormi dubbi su come, quando e per quanto sia stato nel suo ufficio…) della questione migranti e sul come l’Europa se ne sia disinteressata, quando è stato il momento di andare a confrontarsi con gli altri ministri degli interni proprio su questa precisa questione…

Non c’è andato.

Attenzione: non c’è andato per la sesta volta.

Quelli erano il luogo e il momento giusti per far valere le sue idee oltre la propaganda e dove fare il suo lavoro.

Non c’è andato.

S’è invece burlato in un ennesimo comizio di un ragazzo che esponeva un pericolosissima, letale, distruttiva sciarpa con su scritto:

<< Ama il prossimo tuo come te stesso. >>

Lui, che bacia il rosario e si appella al Sacro Cuore di Maria.

Lui, che per il sottoscritto un Vangelo se l’ha aperto di sicuro non l’ha capito, mai.

Lui, che per il sottoscritto è sempre di più un cialtrone, un pagliaccio, un buffone che prima o poi cadrà e non farà nemmeno tanto chiasso, inconsistente com’è.

Abbiamo una grossa responsabilità in merito all’ascesa di uno così.

L’abbiamo permessa.

Qui entra in ballo lo Zingarelli, sì, uno dei dizionari o vocabolari più noti.

Lo cito come esempio perché ormai ce lo siamo dimenticato in tanti, troppi: storpiamo ogni giorno parole di cui ci riempiamo la bocca senza conoscerne il vero significato e senza prenderci la briga di andare a cercarlo, perché costa fatica e ci siamo dimenticati anche della nobiltà della fatica fisica.

Studiare è faticoso, richiede tempo e concentrazione, che però preferiamo dedicare ad altro, da tempo, troppo.

Leggere viene prima di studiare, apre la mente, ma la mente va educata ad imparare e ci vuole metodo e di nuovo fatica, tempo, concentrazione, dedizione, passione.

Molti insegnanti di questa maltratta, maltrattatissima scuola italiana queste qualità le hanno, insieme ad anni di esperienza che però rischiano di non valere più nulla, oppure sono incatenati sia da un precariato pluridecennale sia da uno stipendio tra i più bassi d’Europa.

Ce ne siamo fregati, ce ne stiamo ancora fregando anche di questo.

Così nei decenni passati abbiamo lasciato che generazioni di giovani, oggi adulti, si diseducassero prima dalle regole base, anche della grammatica, quindi dal rispetto reciproco, infine dalla capacità di analisi, sintesi, critica e ragionamento.

Abbiamo sempre più velocemente abbandonato quei valori che comunque la Chiesa (con tutti i suoi enormi problemi e difetti, che non nego, ma condanno) ha tramandato per secoli, per poi rifarli nostri (anche qui senza conoscerli davvero, con un’enorme ipocrisia) a seconda delle circostanze, come feticci ai quali aggrapparci una volta smarriti nel mondo nuovo che avanza e avanza comunque.

Mi si è detto che ci stiamo islamizzando.

Non mi risulta, non ci sono dati statistici che lo dimostrino, ma loro (non parlo degli estremisti e dei fanatici, quelli li condanno senza esitazione, ma di qualsiasi credo, ideologia, pensiero) non hanno vergogna di pregare, anche in pubblico, noi sì, ammesso che ci ricordiamo come si fa.

Se poi degli sgherri portano via tra le risa della folla, incitati dal ministro del’interno in carica ( ! )  una sciarpa con su scritto << Ama il prossimo tuo come te stesso >> (3) ad un ragazzo che poi solo per miracolo non è stato pestato beh, non ci staremo islamizzando, ma di certo non possiamo dirci cristiani.

Attenzione: non voglio fare il moralizzatore di turno, non ne ho i requisiti, sono un peccatore come e più di altri e potrei essere di certo un cristiano migliore, ma il vizio di dire o scrivere ciò che penso, scusate, finché lo posso fare non me lo tolgo.

Zingaretti.

Credo che sia una brava persona, ma …

Non ci siamo ancora.

Perdonate, ma sia Bersani prima sia lui adesso mi hanno fatto tornare in mente la caricatura del vecchio comunista messa in scena da “Ferrini” nei programmi di Arbore. Chi ha qualche annetto se lo ricorderà: l’ho rivisto su YouTube e m’ha fatto tenerezza.

Zingaretti, dicevo: manca qualcosa.

Non ha quel carisma necessario, forse sarà un traghettatore come dicono alcuni, oppure verrà fuori alla lunga distanza.

Il problema è che, proprio in questi giorni in cui si ricorda la scomparsa di Berlinguer, manca al Centro Sinistra o alla Sinistra in generale uno se non come lui (sarebbe chiedere troppo…) almeno che…

Gli si avvicini anche solo un tanto così.

Zingaretti ha il merito di aver tenuto in piedi un partito dato per spacciato, ma sarà come sempre la Storia ad emettere il suo verdetto.

Se siete arrivati fin qui pur non pensandola come me, vi ringrazio moltissimo, il mio rispetto per voi è massimo.

Sottolineo, ribadisco, scrivo in grassetto se volete: non pretendo di avere ragione a tutti i costi, se qualche volta l’ho fatto me ne scuso, ma cerco di ragionare sulla base di quanto vedo e sento ogni giorno, del mio vissuto e delle mie conoscenze, sempre da perfezionare.

Se siete arrivati fin qui e la pensate come me, beh, pensare non basta più, il tempo è scaduto.

Davide De Vita

O il Vangelo, o la Lega. 

Fonti:

(1) : https://www.iltempo.it/cronache/2019/06/10/news/cisterna-latina-elisa-ciotti-uccisa-marito-fabio-trabacchin-martello-figlia-via-palmarola-1170193/

(2): http://tuttoin1.it/rom-zingari-non-sono-chi-pensate/

(3): https://www.vice.com/it/article/a3xyvk/cartello-ama-il-prossimo-tuo-comizio-di-salvini

Sotto il tappeto. (La Commissione UE propone la procedura per debito eccessivo contro l’Italia)

sotto il tappeto

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché in Italia siamo messi così male e da oggi, di giorno in giorno se non di ora in ora sempre peggio?

Non c’è da divagare troppo: come tanti molto più esperti di me avevano ampiamente previsto in tempi non sospetti, per le scelte economiche e finanziare di questo governo.

Questo, non quelli precedenti.

Il governo “Conte”, per essere precisi, anche se costui passerà alla Storia come il più evanescente dei primi ministri che la Repubblica Italiana abbia mai avuto.

I vice primi ministri sappiamo tutti chi sono, uno si è definito quello del governo del “fare” ed è vero, è incontestabile: ha fatto più debito.

L’altro si definisce quello del governo del “cambiamento” ed è vero: si è cambiato, dal male s’è arrivati al peggio, ma c’è ancora tanto margine per… Proseguire in quella nefasta direzione.

Non è una mia opinione, non lo dico io: lo dicono i numeri e quelli colore non ne hanno.

Ho scritto spesso che i nodi sarebbero arrivati al pettine, beh,  ci siamo, è solo l’inizio.

Abbiamo il terzo debito pubblico al mondo.

L’Europa – che abbiamo fondato, siamo tra i fondatori dell’Euro e abbiamo sottoscritto nero su bianco degli accordi che NON vogliamo più rispettare … – è ad un passo dalla procedura per debito eccessivo nei confronti del nostro Paese.

Qualcosa di mai successo prima, ma dovevamo distinguerci, no?

Titola il “Sole24ore” on line poche ore fa (scrivo nel pomeriggio del 5 giugno 2019):

“La commissione UE propone la procedura per debito eccessivo contro l’Italia”

Poi non fa giri di parole, all’interno dell’articolo si legge:

Il rapporto approvato dal collegio dei commissari è di 23 pagine, una radiografia tanto minuziosa quanto deprimente non solo dell’andamento del debito pubblico, ma anche delle scelte controverse adottate dai più recenti governi italiani, in particolare l’esecutivo guidato dal premier Giuseppe Conte e sostenuto da una maggioranza Lega-M5S. Limitare l’indebitamento è un impegno di ogni paese per garantire la stabilità finanziaria della zona euro.

E ancora:

Parlando in una conferenza stampa qui a Bruxelles, durante la quale la Commissione ha annunciato l’uscita della Spagna dalla procedura per deficit eccessivo, il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis ha notato nel 2018 un forte aumento dei costi per il servizio del debito, anche per via del nervosismo sui mercati provocato dal governo Conte: 65,0 miliardi di euro rispetto ai 62,8 miliardi di euro preventivati all’inizio dell’anno scorso. 

Il governo “Conte”.

Quello attualmente in carica, meglio ribadirlo, non “quelli precedenti”.

Quello presieduto da un uomo che appena insediato si era autoproclamato “avvocato di tutti gli italiani”.

Lo stesso che aveva detto:

<< Sarà un anno bellissimo. >>

Il problema, il grosso, enorme problema, è che a furia di distrarre l’opinione pubblica dai veri e reali problemi del Paese, nascondendo la verità sotto il tappeto, questa alla fine non ci sta più, il tappeto finisce e non copre più niente.

Saranno toccate le tasche di tutti, di chi ha votato questo governo e di non l’ha votato, indistintamente.

In queste ore, i risparmiatori ai quali erano state fatte promesse eclatanti di rimborsi e “ristori” e non hanno invece visto proprio niente (com’era ampiamente prevedibile), sono sul piede di guerra e chiedono di incontrare qualche esponente del governo.

Già, ma guarda un po’: anche loro – adesso – vogliono parlare con questo governo, non con “quelli precedenti”.

Quand’ero nel commercio – e mi è andata male, ma non cerco un “Davide precedente”, è stata mia la responsabilità – se non pagavo un fornitore merce da lui non ne ricevevo più, o nella migliore delle ipotesi, dopo il saldo del debito, solo ed esclusivamente dopo pagamento anticipato.

Vecchia inossidabile formula vincente: “pagare moneta, vedere cammello”.

Semplice, efficace, comprensibile a tutti.

Questo governo, questo, non altri, ha indirizzato,  invece,  l’attenzione dell’opinione pubblica prima sui migranti, poi sulla scorta di Saviano per citare i primi due argomenti che mi vengono in mente e su qualsiasi altra cosa – ultima in ordine di tempo, sulla scia dell’ultima sentenza della Cassazione le infiorescenze della cannabis … – pur di distrarre o provare a distrarre tutti (o molti) da quelli che sono i veri, reali, incontrovertibili problemi di questo Paese: il debito spaventoso e la crescita economica pari a zero.

Per contrastare questi problemi, conti alla mano, questo governo – questo, non altri, non “i precedenti” – non ha fatto nulla o quasi.

Ho scelto di proposito l’immagine della “camerierina sexy”che nasconde la polvere sotto il tappeto perché è una valida metafora per quella “distrazione di massa” di cui sopra: i maschietti la noteranno ammiccando, le femminucce se la prenderanno con me per la scelta, mentre la polvere sotto il tappeto, vera protagonista della rappresentazione, sarà ignorata, diverrà quasi invisibile.

La verità ci fa paura, è sempre estremamente scomoda: meglio nasconderla sotto il tappeto, finché possibile.

C’è un problemino però, come scrivevo in apertura: il tappeto, prima o poi, finisce, la polvere… No.

Davide De Vita

Fonte: 

https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2019-06-05/bruxelles-avvia-procedura-debito-eccessivo-contro-l-italia-e-prima-volta-110035.shtml?uuid=ACt041M

La migliore idea che abbiamo mai avuto.

Mattarella a Montecassino

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché.

Perché il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Montecassino ha ribadito che quella dell’Europa è la

<< Migliore idea che abbiamo mai avuto>>?

Perché ha ragione.

Deve divenire più inclusiva e giusta, ma è la migliore idea che abbiamo mai avuto

ha detto nel corso della cerimonia per il 75° anniversario della battaglia di Montecassino, cui ha preso parte anche il presidente polacco Andrzej Duda.

Ha poi proseguito:

“Coloro che qui combatterono e caddero, lo fecero per liberare l’Italia dal nazifascismo, e per rendere possibile la nascita di una nuova Europa, i cui popoli, abbattute le ultime barriere che troppo a lungo hanno diviso il nostro Continente, potessero sentirsi uniti. Come oggi possono dirsi, in un’Europa finalmente libera dal giogo della dittatura e del conflitto. Un’Europa della libertà contrapposta all’Europa della prevaricazione e degli orrori. I tre quarti di secolo trascorsi non hanno intaccato il senso di profonda riconoscenza degli italiani per chi ha combattuto”, ha aggiunto. “Un sentimento che è anche un monito per le generazioni che si susseguono, a non cadere più negli errori della guerra, a rispondere alle sfide del nostro tempo rilanciando il progetto di cooperazione europea, rinsaldando il legame fra i nostri popoli e i nostri Paesi, unico antidoto al ripetersi di conflitti fratricidi“.

La Storia gli dà ragione.

Sì, non si può dimenticare la tragedia della guerra nei Balcani, ma anche da quella tristissima vicenda avremmo dovuto imparare qualcosa: la disgregazione dell’ex Iugoslavia (pur tenuta insieme dal vigilante potere sovietico e da un regime non esattamente democratico) ha riportato a galla odio e recriminazioni a vari livelli, ammantati di motivi etnici e religiosi che nascondevano – come sempre, in ogni guerra, da quando esiste l’uomo – meri interessi economici e strategico – militari.

La stessa cosa che sta ancora accadendo in Libia, dove la frantumazione dello Stato (che pure era sotto lo spietato controllo di Gheddafi) ha riportato alla luce una costellazione di fazioni, tribù e clan che combattono l’uno contro l’altro e dove ad avere la peggio sono sempre i più deboli.

Fatte queste premesse, ribadendo che l’Europa come concetto è ancora parecchio perfettibile, tornare indietro, rimettere in piedi confini, muri, filo spinato e cannoni da una parte e dall’altra è sbagliato.

Giusto, invece, è fare in modo che si arrivi una buona volta a quegli Stati Uniti d’Europa che credo fossero il vero sogno non solo di chi lo sognò a Ventotene, ma addirittura di Mazzini quando pensò alla “Giovine Europa” dopo aver pensato alla “Giovine Italia”, mentre era ricercato ovunque e considerato un pericolosissimo terrorista.

Sono con lei signor Presidente, non posso che essere con lei, mentre non potrò mai essere con chi in un delirio di onnipotenza se la prende con una professoressa che ha avuto il “torto” di lasciare che i suoi alunni pensassero con la propria testa, oppure, mentre si circonda di cosiddetti “sovranisti” e impropriamente impugna un rosario e si appella a vari santi prendendosela contemporaneamente col papa,  ordina ai vigili del fuoco di rimuovere striscioni che manifestano il dissenso: roba da Minculpop se non peggio, molto peggio.

Ho paura di raduni di “sovranisti” come quelli di Milano, che cavalcano il malcontento generale senza risolvere realmente i problemi ma procedendo per slogan e mentendo spudoratamente sulla realtà dei fatti. I nodi arrivano sempre al pettine, prima o poi e quelli in arrivo saranno sotto forma di aumenti salatissimi per tutti, a cominciare dai prezzi assurdi ai quali arriveranno anche i generi di prima necessità: quando questo avverrà, perché avverrà, allora forse anche i più ciechi e i più sordi capiranno l’errore madornale compiuto andando dietro a chi ha tanta voglia di sbraitare da un balcone, dichiarando off limits i balconi altrui.

Ecco perché la ringrazio, signor Presidente.

Davide De Vita

Fonte: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Mattarella-Ue-ancora-in-cammino-ma-ha-portato-liberta-5c84d3d9-6685-41f9-b8ce-a0fb93d97883.html

Fillu miu! – sulla rievocazione (ed. 2019) dell’ 11 maggio 1920 ad Iglesias

rievocazione 2019 11 maggio

Buona sera  e chiediamoci un perché.

Perché è necessario, fondamentale tenere viva la memoria storica di una città, di una terra, di ciò che il suo ventre racchiude da millenni e con enorme fatica, sudore, sacrifico, lacrime e sangue le è stato sottratto?

Perché solo conoscendo il proprio passato e le proprie radici si può costruire un solido futuro.

Perché a volte insegnano di più le storie vere raccontate a casa dal nonno piuttosto che i libri di Storia che certe vicende le ignorano del tutto o – al massimo – vi dedicano due o tre righe superficiali.

Ci sarebbero anche tanti altri motivi, ma per dirla con i ragazzi dell’Istituto Comprensivo “Eleonora d’Arborea” di Iglesias, che – coordinati da tutto il corpo docente, tra cui il prof che non vuole mai essere nominato ma che in città conosciamo tutti, insieme a tanti altri collaboratori pubblici e privati – ormai dal 2007 rievocano i tragici fatti di sangue del 1920, “per il pane”.

Perché di questo alla fine si tratta: della rivendicazione più che legittima di una paga adeguata, di un salario dignitoso, di un tozzo di pane in più per sé stessi e per le proprie famiglie.

La cronaca della vicenda è nota: i minatori di Campo Pisano, Monteponi e S. Giovanni Miniera protestavano ormai da tempo per avere condizioni salariali e di vita migliori. L’8 maggio 1920 ci fu una massiccia protesta davanti al palazzo della Sottoprefettura: gli operai rivendicando una maggiore razione di pane. Il lunedì successivo il direttore della miniera di Monteponi, l’ingegner Andrea Binetti, comunicò ai minatori che la mezza giornata del sabato precedente non lavorata non sarebbe stata retribuita.

Dopo ripetuti e vani appelli rivolti alla direzione, gli operai decisero di proclamare un’altra giornata di sciopero. Era l’11 maggio 1920, un martedì. Circa 2 mila minatori si ritrovarono nella miniera di Monteponi. Un enorme corteo diretto all’ufficio del sindaco Angelo Corsi si formò in quei due chilometri che separano Monteponi dalla città di Iglesias.

Nel frattempo il Sottoprefetto organizzò le proprie milizie nel timore di tumulti e sommosse, come certificato da documenti storici custoditi nell’archivio storico di Iglesias e Cagliari. Al loro arrivo in prossimità del palazzo comunale, nella via Satta, adiacente la piazza Municipio, i minatori trovarono i soldati della guardia regia a sbarrare loro la strada.

Tutto accadde in pochi minuti. Dopo l’ennesimo tentativo di dialogo col sindaco andato loro incontro gli eventi precipitarono. I soldati iniziarono a sparare contro gli operai. Fu strage. Cinque uomini morirono subito. Altri due morirono dopo alcuni giorni in seguito alle ferite riportate. Altri 22 furono feriti.

Questa la cronaca abbondantemente studiata, verificata, documentata negli anni, degli accadimenti del 1920.

La cronaca spicciola della rievocazione di oggi, 11 maggio 2019, comincia con dei ragazzini e ragazzine visibilmente emozionati, con indosso abiti d’epoca abilmente confezionati, che si incontravano un po’ ovunque per le vie e i vicoli del centro storico.

Chi scrive ha incontrato alcune ragazze e dei “soldati” con tanto di fucile, notando gli sguardi di ammirazione degli altri passanti, perché l’“Undici maggio” fa parte di Iglesias, fortunatamente lo si insegna a scuola in questa splendida maniera, facendolo rivivere a quegli stessi ragazzi che spesso sono pronipoti di chi i fatti del 1920 li visse sulla propria pelle.

La rievocazione comincia e il pubblico è trasportato indietro nel tempo, in un’altalena di emozioni e sentimenti che ha il suo culmine quando partono gli spari, gli operai muoiono, una delle donne urla lasciando cadere una brocca d’acqua e precipitandosi verso il proprio marito morente a terra, altre gridano per lo stesso motivo o perché hanno perso il figlio, il fratello.

Un grido sovrasta gli altri:

Fillu miu!

E la commozione è palpabile tra tutti, anche chi scrive non riesce a trattenere una lacrima.

È una rievocazione laica, ma l’accostamento alla “pietà” della Madonna col Cristo morente tra le braccia è inevitabile, così come alla fine, con tutto il dovuto rispetto per quella sacra, è difficile non pensare all’eucarestia mentre alcune ragazze distribuiscono agli spettatori più vicini dei pezzi di pane.

La folla che oggi gremiva piazza Municipio fin da qualche ora prima che la rievocazione cominciasse è stata accolta dal sindaco Mauro Usai che si trovava accanto ai rappresentanti dei “paesi dell’Oro del Monte Rosa”, gemellati con Iglesias per la comune storia mineraria e la fervida attività delle associazioni “Figli della miniera” e “Prendas de Iglesias”.

Onore ai minatori caduti e profondo rispetto per chi allora si batté per quel tozzo di pane e grazie infinite ragazzi perché se oggi – quando forse ne abbiamo più bisogno  che in altri periodi – c’è una speranza, siete voi.

Davide De Vita

Notre Dame brûle.

Notre Dame incendio guglia crolla

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché è necessario fermarsi a riflettere sul rogo della cattedrale di Notre Dame de Paris?

Perché è un simbolo potentissimo, ricco dentro e fuori, fisicamente e per metafore, di altri innumerevoli simboli.

Tutti abbiamo visto e probabilmente stiamo ancora vedendo in tv (è naturalmente l’argomento del giorno) le immagini delle fiamme che distruggono una delle chiese più famose del mondo, forse la più famosa dopo la stessa basilica di san Pietro.

Due righe di Storia, come sempre da mamma Wiki:

La cattedrale metropolitana di Nostra Signora (in francese: Cathédrale métropolitaine Notre-Dame; in latino: Ecclesia Cathedralis Nostrae Dominae, conosciuta anche come cattedrale di Notre-Dame o più semplicemente Notre-Dame (pronuncia [nɔtʁə dam]), è il principale luogo di culto cattolico di Parigi, cattedrale dell’arcidiocesi di Parigi, il cui arcivescovo metropolita è anche primate di Francia. Ubicata nella parte orientale dell’ Île de la Cité, nel cuore della capitale francese, nella piazza omonima, rappresenta una delle costruzioni gotiche più celebri del mondo ed è uno dei monumenti più visitati di Parigi. In base alla Legge francese sulla separazione tra Stato e Chiesa del 1905, l’edificio è proprietà dello Stato francese, come tutte le altre cattedrali fatte costruire dal Regno di Francia, e il suo utilizzo è assegnato alla Chiesa cattolica. La cattedrale, consacrata nel 1182, basilica minore dal 27 febbraio 1805, è monumento storico di Francia dal 1862 e Patrimonio dell’Umanità.

Un’infinità di simboli e significati, dunque, travolti e distrutti dalle fiamme, da un rogo enorme di cui ancora non si conoscono con certezza le cause, definite con sempre maggiore insistenza “accidentali”, escludendo quindi sia la matrice criminale, sia quella – temutissima – terroristica.

Ad esser sinceri dubito sapremo mai veramente cosa sia successo: resta il fatto, trasmesso in diretta e in mondovisione, che uno degli edifici più belli e famosi del mondo non esiste più nella forma e nelle fattezze con le quali l’abbiamo sempre visto, anche chi non è mai stato a Parigi: era quello, infatti, ben prima della stessa Tour Eiffel, uno dei simboli più identificativi della città, un po’ come il Colosseo o la Basilica di san Pietro per Roma, il ponte sul Tamigi per Londra, la statua della Libertà per New York. A proposito di New York, le immagini del crollo della guglia ricordano in maniera impressionante quelle del crollo della prima torre del World Trade Center l’undici settembre duemilauno.

Non ci sono stati morti, questo è vero, ma il fatto che sia stata proprio quella chiesa a venir giù, una delle chiese cattoliche più famose del mondo, all’inizio della Settimana Santa, quanto meno fa riflettere.

Perché nonostante non sia stato un attentato terroristico – e meno male – ha ricordato a tutti quanto siano fragili, ancora nel XXI secolo, le opere dell’uomo, per non dire quanto sia fragile egli stesso nella sua enorme complessità.

Sono andati in fumo secoli di Storia, di fede, di ispirazione per tutte le arti anche per chi credente non è mai stato: un crollo che si porta via un pezzetto di noi, del nostro piccolo grande mondo che ci illudiamo sia al sicuro e invece non lo è, non lo è per niente.

Un monito, anche.

Perché la Storia è cultura e va preservata e non cancellata, nascosta o peggio ancora distrutta: meno cultura significa più pseudo ordine, sempre a danno di democrazia, tolleranza, diritti. Concetti questi che non significano “nessuna regola” ma regole civili, al passo con il Terzo Millennio che nonostante tutto abbiamo cominciato ad attraversare da quasi vent’anni.

L’arte, la bellezza, la meraviglia di cui è stato capace – e per molti aspetti lo è ancora – l’Uomo in tutti questi secoli, durante i quali non ha ideato, progettato, costruito solo armi, andrebbero mostrate e vissute ancora di più, in modo che ce ne si innamori perdutamente, perché appartengono a ciascuno di noi, nessuno escluso.

Mi rendo conto di sfiorare l’Utopia, ma a questo punto, col vento che tira, anche questo “innamoramento” è più necessario che mai.

Altrimenti catastrofi come questa, per disattenzione, incuria, cattiva manutenzione ne accadranno altre e ne accadranno presto.

Così come ogni singola vita umana ha un valore altissimo, anche ciò che la mente e le mani umane, degli artisti, creano, valgono molto di più di quanto per pigrizia ci siamo abituati a pensare.

Per poi piangere, come in questo caso, quando opere immense vanno in fumo.

Davide De Vita

Il Grande Nulla… Felpato.

il grande nulla

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché il “Felpato” dopo aver buttato giù una dopo l’altra come le tessere del domino le regioni italiane prima in mano al FU centro sinistra vincerà e alla grande anche le Europee?

Perché sì.

Perché non si vede al momento all’orizzonte, a contrastarlo o a cercare di provarci, nulla di veramente significativo.

Il FU centro sinistra persiste nel concentrarsi intorno al proprio ombelico, con Zingaretti che ha un carisma pari a quello di un palo telegrafico.

In disuso da tempo.

Forse per adeguarsi all’aria che tira, o – i video non mentono – ignorante di suo si lancia anche lui più volte nel massacro dei congiuntivi, ma questo non basta a dargli credito e puff!

È volata via anche la Basilicata.

Ampiamente previsto, tranne da chi ancora spera nello sbarco degli alieni che tutto risolveranno ma ah già, la terra è piatta e quindi il loro disco volante, sullo slancio è scivolato via ed è caduto oltre il bordo…

Ora, la realtà è che un uomo che non sa fare assolutamente nulla, non ha mai lavorato in vita sua, non ha un titolo di studio decente, è fuori corso da trentasette anni, a capo di un partito riconosciuto colpevole di aver RUBATO ad ogni italiano, quindi a ciascuno di noi compresi i suoi ottusi seguaci una parte di quarantanove milioni di euro (roba che al confronto Bettino Craxi passa subito al processo di beatificazione) beh quest’uomo qui acquista sempre più potere e consenso, nonostante sia nient’altro che, appunto, il Grande Nulla.

Però funziona: per un’anomalia tutta italiana, raccoglie consensi ovunque, mentre il FU centro sinistra non è che gli prepara ogni volta la strada, no, gliel’asfalta pure e gli piazza anche guardrail e la segnaletica.

Ogni volta che Zingaretti apre bocca, mille o millecinquecento voti si spostano a destra.

Non ce la fanno, a sinistra, nelle stanze dei bottoni, a capire che devono levarsi di torno, fare spazio ai tanti giovani capaci, competenti, rampanti alla Bernard Dika, giusto per fare un esempio ormai abbastanza noto. No, niet, non si può, il potere geriatrico è ancora saldamente in mano agli (scarsamente) sognatori ombelicali.

E si continua a perdere, come previsto e predetto e come succederà ancora.

Il Felpato ringrazia, tutto grasso che cola, lui è il Grande Nulla, ma se come avversario ha il Piccolo Nulla, il gioco è fatto.

E giù tutti noi simpatizzanti delusi e orfani del FU centro sinistra a dirci addosso quanto siamo razionali e intelligenti e lavoratori e quelli sono beceri, ignoranti, rozzi, grevi eccetera eccetera …

Tutto quello che vi pare, ma continuano a vincere loro e vinceranno ancora, ergo, scusate, non ci sarà almeno qualcosina ina ina ina da cambiare?

Così, giusto per provare.

Facciamo un esempio “da bar” che una volta mi è stato snobbato perché parlavo troppo semplice (ricordo a lor signori che anche i frequentatori dei bar votano…) e prendiamo Mancini, sì, il grande calciatore, il Mancio nazionale ora CT appunto della Nazionale di calcio.

Ha guardato in faccia molti dei “vecchi” e, per dirla come si dice in molte parti di Sardegna (ma si capisce benissimo ovunque) e ha detto loro:

<< A casino. >>

Poi ha guardato nei vivai delle squadre di serie A, perché ne capisce, ha voluto fortemente dei giovani talentuosi e con la voglia di farsi valere e toh, l’Italia calcistica piace di nuovo, stadio pieno, ascolti record e vittoria bella.

Incredibile, vero?

In pratica ha pensato, Mancini, che con giocatori bravi, giovani e forti, che corrono pure, magari qualcosa la si portava a casa.

Che genio!

Capito Zingaretti, PD e FU Centro Sinistra?

Mettere in squadra persone valide e con carisma no, guai eh?

Ah già, ma che ve lo dico a fare (sì, la citazione è proprio da “Donnie Brasco”) voi mica li frequentate i bar dove potreste trovare – non sia mai – la gente comune, le persone che hanno problemi veri, seri, grossi e magari cercano un istante di “staccare la spina” bevendosi una birra, no, voi no, voi siete ancora rinchiusi nei salottini ovattati a bere Chardonett in flut di cristallo del costo di uno stipendio medio l’uno…

Quindi se ancora non ve ne siete accorti, quella che ERA la vostra gente vota il Felpato e lo voterà ancora, in massa, finché quando sarà ormai troppo tardi (lo è già da tempo, ma niente, siete sordi con volontà ferrea di restarlo) qualcuno si sveglierà (non del tutto, può far male) e si renderà conto di NON ESISTERE PIU’.

Arrivederci a dopo le Europee, quando il Grande Nulla sarà ancora più forte, forse più forte che mai, anche, se non soprattutto, non per merito suo ma per la vostra INEDIA.

Davide De Vita

Dal basso.

dal basso immagini

Buonasera e chiediamoci un perché.

Perché, nonostante tutto, nonostante l’aria che tira c’è ancora speranza per questo Paese e per l’umanità che – per impegno civile e sociale, fortuna o grazie a Dio, fate voi – in molti di noi è rimasta e insorge di fronte alle storture?

Perché ci sono finalmente dei segnali di vita provenienti dalle più diverse esperienze e realtà ma con un fortissimo denominatore comune: restare umani.

Nel 2017 un ragazzo, uno studente di Pistoia, Bernard Dika, ha fatto ad Auschwitz un discorso degno di uno statista; postato da pochi giorni su Facebook,  il video[1] sta girando e ha già superato le seicentomila visualizzazioni; è lo stesso ragazzo che, durante l’Assemblea Nazionale PD ha chiesto ai troppi volti del partito una linea politica unica e chiara[2]; a Castelnuovo di Porto, proprio quello del CARA sgomberato con l’esercito, famiglie e persone normalissime accolgono i profughi nelle loro case: sì, l’hanno fatto, è stato fatto; a Salerno, purtroppo la notizia m’è arrivata per caso e solo via Internet, c’è stato un corteo anti decreto “(IN)sicurezza” e contro Salvini organizzata dal movimento “Potere al popolo[3] e al quale hanno partecipato CGIL, Arci, Legambiente, studenti e associazioni; il senatore Luigi Manconi, dei Radicali Italiani, ha scritto un appello sulla base della lettera straziante di una migrante, intitolato “Non siamo pesci”[4] al quale hanno aderito, per ora, circa seicento tra rappresentanti dell’arte e della cultura in generale, in vista di un presidio davanti a Montecitorio previsto per lunedì. Queste sono solo alcune delle cose di cui m’è giunta notizia tramite la rete; sono sicuro che ci sono state, ci sono e ci saranno altre iniziative e manifestazioni in ogni parte d’Italia, come la lettera dell’ex allenatore della nazionale di pallavolo (che ho riportato anch’io) sia di singoli che di associazioni e movimenti, tranne… Uno. Anche se, a dire il vero, cominciano ad essere parecchi i “pentiti” e i “disillusi” di… Quel movimento lì. Su Gino Strada, per esempio, che loro stessi avevano proposto come candidato Presidente della Repubblica e ora, poiché è inviso a Salvini, per i “capoccia” è diventato il nemico dall’oggi al domani…

Chiacchiere da Facebook o altro social a scelta che dir si voglia, ma non è così, non può e non deve più essere così.

Questo è un mezzo, uno strumento e come tale va usato: se serve a far circolare le idee ben venga, ma come diceva un mio caro amico, “alle idee servono gambe e braccia, altrimenti sono inutili”.

Appunto.

Potendo scenderei in piazza, ma non senza un coordinamento, che è proprio quello che manca.

Un coordinamento una volta tanto (o come si usava dire una volta) “dal basso”.

Perché a scrivere e leggerci siamo tanti, molti di più di quanto forse noi stessi immaginiamo, ma non siamo coordinati, ognuno coltiva un po’ il proprio orticello e gli altri, gli avversari (attenzione: sempre “avversari”, mai nemici, i nemici sono in guerra e l’ultima cosa di cui questo Paese ha bisogno è una guerra civile, pur possibile secondo molti analisti) vincono. Non è un trucco, è una regola vecchia quanto l’umanità: dividi et impera. D’altra parte, uniti si vince. Due regole DIMENTICATE da ciò che resta della sinistra, questo bisogna che ce lo diciamo e lo metabolizziamo, insieme al fatto che nelle stanze ovattate delle segreterie di partito, sempre più simili a consigli d’amministrazione, ci si è dimenticati anche del significato e dell’importanza di quel “dal basso”. Dove, infatti, gli “altri” hanno trovato terreno fertilissimo e fatto man bassa di voti. Sperando che non sia già troppo tardi è il momento di reagire, perché non è questa l’Italia che speravamo. Bisogna che si sappia chi, come, dove e quando sta facendo qualcosa, da promuovere e pubblicizzare proprio qui perché gli altri mezzi di comunicazione come sempre in mano ai potenti di turno snobberanno quelle notizie, cercheranno di oscurarle in qualsiasi modo.

Mi si dirà: il M5S è nato proprio così.

Benissimo, ci hanno fatto vedere come si fa: facciamolo meglio.

Sono piccole idee di un signor nessuno, il sottoscritto, pensate in quest’angolo quasi dimenticato del Sud Ovest sardo, ma le voglio offrire, proporre lo stesso, perché non c’è più un solo istante da sprecare in indifferenza.

Un’indifferenza che uccide, chiedere al Mar Mediterraneo.

Davide De Vita.

[1] 

[2] https://www.youtube.com/watch?v=Q3ANYVUVfS0&ab_channel=VictorioNovikos

[3]https://www.ottopagine.it/sa/attualita/175556/decreto-sicurezza-salerno-in-corteo-contro-salvini.shtml

[4] https://www.huffingtonpost.it/luigi-manconi/non-siamo-pesci_a_23652421/

Mauro Berruto: io non me ne vado.

mauro berruto io non me ne vado

Buongiorno e lasciamo che a chiedersi non uno ma tanti perché sia Mauro Berruto, ex CT della Nazionale Italiana di Volley, con una lettera aperta e diretta senza se e senza ma ai componenti dell’attuale governo; lettera che sta spopolando e alla quale, nel mio piccolissimo, provo a dare ancora più visibilità. 

IO NON ME NE VADO

Cialtroni.

Il vostro difetto non è l’incapacità, ma l’arroganza.

La vostra colpa non è di non aver idea di come si governi un Paese, ma quello di credere di saperlo fare e di aver fatto credere di saperlo fare.

Vi siete smentiti su tutto. Avete dimostrato un’incompetenza abissale, tipica di chi crede di poter parlare di immunologia avendo studiato su Facebook, di politiche del lavoro avendo fatto lo steward al San Paolo o di riforma dello sport avendo fatto l’istruttore in una palestra della Virgin (gli esempi si riferiscono a fatti e persone realmente esistiti!).

Decine di piroette da circo non vi risparmiano il fatto di esservi dimostrati più trasformisti dei peggiori trasformisti.

Avete fatto retromarcia su Euro, Europa, salvataggi delle banche, streaming, impeachment, Tap, Tav, Ilva, chiusure domenicali, alleanze di governo, voti di fiducia, Nato, Ius soli, accise, condoni, trivellazioni, F35 e chissà quante altre cose. Sono talmente tante che non riesco a ricordare!

Siete il peggior governo della storia di questo Paese e siete riusciti a raggiungere questo traguardo in poco più di sei mesi. Nonostante questo non accettate l’evidenza di essere inadeguati.

Sarete spazzati via dalla storia, questo è certo.

Ma prima farete dei danni. Tanti.

Lascerete morti e feriti sul campo (e in mare) e ci vorrà del tempo prima di poter calcolare per bene il disastro creato e il deserto intellettuale e morale che avrete generato.

Sì, perché oltre ai danni all’economia, al mondo del lavoro, alla salute (proprio quella fisica) del Paese, alla capacità di aver ridato polmoni a odio, rabbia, razzismo, fascismo ci saranno anche danni che non si potranno quantificare con la calcolatrice, quelli che farete agli esseri umani. Non mi riferisco (solo) agli stranieri con la cui vita giocate, tenendoli in mezzo al mare in un modo disumano o ai clochard a cui vi bullate di buttare le coperte in un cassonetto, ma al cervello e all’umanità di tanto nostri connazionali, specialmente quelli più giovani. State insegnando ai ragazzi, ai nostri giovani, che studiare non serve a niente, state seminando incompetenza, bullismo, arroganza, sfregio delle istituzioni di qualunque genere.

Siete riusciti a sbeffeggiare lo Stato, la Chiesa, il Presidente della Repubblica, il Papa.

Avete sventolato il Vangelo e il Rosario usandoli come quei fondamentalisti dai quali ci dite di volerci difendere. Un po’ come offrire un bicchiere di acqua zuccherata dentro a cui c’è una pillola di veleno. È perfino peggio dell’essere crudeli e basta: significa essere crudeli con metodo, con premeditazione. Quelle persone in difficoltà (di nuovo parlo dei nostri concittadini non degli immigrati) che avete strumentalmente usato per raggiungere il vostro scopo, sono la vostra spada di Damocle e saranno proprio loro a travolgervi e a spazzarvi via. Proprio quelle persone che hanno paura, che fanno fatica davvero (mentre la madre della Vicepresidente del Senato ricorre al Tar, perdendo, alla richiesta di lasciare una casa popolare). Proprio perché avete giocato con la loro paura e rabbia.

Nel frattempo continuate pure ad attaccare quella che voi chiamate élite.

Per dire, avete schedato gli uomini di scienza. Sono operazioni che se aveste studiato un po’ di storia, vi farebbero venire in mente qualcosa di già visto.

Sicuramente, ai più anziani, qualcosa viene in mente di sicuro: ne hanno già viste di persone come voi.

Peggio di voi, forse, no. Non credo sia possibile, ma di gentaglia arrogante e inadeguata ne è già passata tanta e alla fine, ineluttabilmente, è stata spazzata via. Non passerà giorno, in questo 2019, in cui io e tanti altri faremo tutto il possibile per accelerare il fatto che voi diventiate un orribile ricordo. Qualcosa di talmente spregevole da non poter dimenticare, in modo da diventare uno di quei vaccini, ai quale (infatti) non credete.

Voi e i vostri eroi, bulletti di periferia, che buttano nei cassonetti le coperte ai senzatetto, che sfilano urlando slogan razzisti, che metteranno in tasca il reddito di cittadinanza (se mai almeno questo lo farete) continuando a lavorare regolarmente in nero, che condoneranno un’evasione fiscale o una casa fuorilegge a Ischia.

Un po’ come quei sciacalli che ridevano alla notizia del terremoto. Ricordate? Un po’ come quegli artigiani che: “Finalmente al governo qualcuno di onesto! Dottore, facciamo 120 euro con la fattura o 100 cash e non ci pensiamo più?”

Già, “l’onestà tornerà di moda” dicevate, insegnando al Paese la disonestà.

Siete macellai che si fingono chef di ristoranti vegani.

Vi ha presi a schiaffi istituzionali il Presidente Mattarella, nel suo discorso al Paese, vi prenderà a schiaffi il Paese, democraticamente, ci mancherebbe.

Perché questo è il Paese di Dante Alighieri, di Leonardo, di Michelangelo, di Giotto, di San Francesco, di De Gasperi, di Einaudi, di Togliatti, di Berlinguer, di Pertini e guardate cosa arrivo a dire, cari cialtroni, persino di Almirante.

Questo è il Paese di Venezia, di Firenze, di Siena, di Roma, di Napoli, di Palermo, di Torino. Dell’arte, della cultura, della scienza, della tecnologia, della biodiversità. Ma come è possibile che tutto questo sia finito nelle vostre mani sciagurate? Non solo qualcuno lo ha permesso, creando un vuoto riempito dal vostro livore e dalla vostra arroganza, ma c’è anche chi ha preferito stare a guardare.

“Odio gli indifferenti”, diceva Antonio Gramsci e io non sopporto più né voi né tutti quelli che vi stanno a guardare, senza fare o dire niente.

Siete la sciagura di questo Paese, che grazie al cielo, è talmente grande, pieno di intelligenza e di bellezza che vi spazzerà via e vi condannerà a dover rappresentare per sempre l’esempio perfetto dell’incompetenza assoluta, del vuoto morale e culturale.

Io non vado via.

Resto qui a presidiare il territorio e a fare quello che posso per restituirlo, ripulito da questa immondizia, a chi verrà dopo grazie a una doppia operazione: un Risorgimento, che ci restituisca un’unità nazionale vera, (niente a che fare con quello che fate finta di raccontare) e un Rinascimento, di bellezza, di cultura, di ambizioni, di sogni.

Io non vado via. Resto qui, perché il mio Paese lo rivoglio indietro.

E quando infilare un messaggio di odio fra un paio di foto di gattini o del piatto della cena non funzionerà più, questo Paese ritornerà ad essere il più bello del mondo.

Sì, perché questo crimine è proprio imperdonabile: avete imbruttito il Paese più bello del mondo. Siete vandali che hanno disegnato i baffi sulla tela della Gioconda, avete abbattuto con le vostre ruspe il Colosseo e la Torre di Pisa, avete imbrattato con lo spray e con una frase volgare e sgrammaticata il marmo della Valle dei Templi.

Ricostruiremo, ripuliremo e ricorderemo.

Perché siete un pericolosissimo niente, ma non ci sarà nessuna damnatio memoriae per voi.

La vostra maledizione sarà nell’essere ricordati, per sempre.

Come i peggiori.

Senza nessun affetto,

Mauro Berruto

CT Nazionale Italiana Volley 2010-2015

Fonte:

http://www.mauroberruto.com/

Riportato da Davide De Vita

 

 

Orfani di futuro.

guardare lontano

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché, ad esempio, non riusciamo ancora ad immaginare un “dopo – Salvini”, (su scala mondiale potrebbe essere un “dopo – Trump”, fatte salve le ovvie “percentuali di importanza” sia dei due individui sia dei rispettivi ruoli) concentrati come siamo, complici tv e media, su quanto dice e/o dice di fare?

Scorrono sugli schermi – oggi diciotto luglio duemila diciotto – immagini crude, impietose di profughi salvati ( o non salvati… ) in mare che ci guardano con occhi sgranati e loro, quelli sì, più di ogni altro, chiedono:

<< Perché? >>

Qui – sempre a modestissimo parere di chi scrive – non si tratta del “PD” o di quel che ne resta, per non parlare delle macerie di quella che una volta si chiamava “sinistra”, ma anche di ciò che si intende per “destra moderata” (ammesso che esista o possa esistere) oppure dell’area centrista e/o liberale (vedi altre macerie, Forza Italia e zone limitrofe), ma di provare ad immaginare un futuro credibile e sostenibile per questo malandato Paese.

Non si tratta nemmeno e/o soltanto di Europa che – lo riconosco – si è sempre lavata le mani di questo problema/ fenomeno che la geografia prima di tutto ha sbattuto in faccia all’Italia o per essere più precisi al suo Sud (come se questo non avesse già abbastanza problema…), no.

Si tratta dell’assenza di una visione, dell’incapacità di guardare lontano e ancora più lontano.

Qualche decennio fa ci si esaltava (risultati: pochi, forse zero) con slogan come << Fantasia al potere >> o anche << Immaginazione al potere >>.

Beh, nel 2018 in Italia (o in Europa) si può affermare di tutto tranne che al potere ci sia un briciolo di fantasia…

Forse è proprio questo l’errore.

Continuiamo a focalizzare l’attenzione sul presente – drammatico purtroppo sotto molti aspetti – senza sforzarci di provare almeno ad immaginare un futuro alternativo.

Ci manca – abbiamo perduto? – la forza rivoluzionaria della “visione”, di quell’Utopia irraggiungibile per sua stessa natura, ma in direzione della quale si potrebbe invece mettersi in marcia, << andare verso >>.

Abbiamo spento e teniamo spente fin troppe menti, oppure quelle che potrebbero creare questa nuova visione preferiscono impegnare la propria energia in altri campi, lontano dalla politica quando non anche – lo sappiamo bene – da questo stesso Paese.

Ci mancano,  insomma,  teste pensanti e visionarie proiettate nel futuro, capaci di “tracciare una rotta”.

Così il presente invece incombe e ci sommerge, attanaglia, incatena all’oggi e a tutti i problemi ad esso connessi che, per carità, sono certamente da affrontare, ma manca la prospettiva a lungo termine.

In un’epoca definita post – ideologica, manca tanto un ago di bussola ben calamitato e regna dunque la confusione, nella quale chi urla di più è – purtroppo – il più seguito in quanto facilissimo da seguire…

Ecco, vedete?

Ci sono ricascato: il presente domina, obnubila per usare un termine un po’ inconsueto e per il quale sarò di nuovo etichettato come radical chic

Che grande fesseria, sia l’essere etichettati sia etichettare, peccato spero veniale nel quale spesso e volentieri incorro anch’io e per il quale – mi è stato fatto notare con garbo ma anche giusta fermezza – chiedo pubblicamente scusa e – come i bambini – prometto di non farlo più o almeno di provarci …

In conclusione, temo seriamente che, al momento, da qualsiasi angolazione ci si voglia osservare, siamo …

Orfani di futuro.

Davide De Vita