Over.

Carola Rackete

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché non posso fare  a meno di parlare e riflettere su questa capitana coraggiosa?

Perché, consapevole di ciò che faceva, l’ha fatto.

Sapeva di infrangere regole, di andare contro una nuova legge italiana ma ha considerato di maggiore importanza condurre in un porto sicuro quelle restanti quarantadue persone, salvandole di fatto da un destino quanto mai incerto.

Colpisce la decisione nella sua voce, quell’ << Over >> ( “chiudo”) che conclude le sue comunicazioni e un po’ tutti abbiamo sentito in queste ultime ore. 

Okay: poteva portarli da qualche altra parte?

Sì, ma non sarebbe stato il “porto sicuro più vicino”.

Vengono tutti in Italia?

Niente di più falso: questi sono i dati ufficiali UNHCR riguardo all’ <<emergenza sbarchi>> aggiornati a giugno 2019.sbarchi 2019 UNHCR

Questa è la realtà dei numeri, che nessuno ha smentito, il resto è la percezione distorta della realtàNon ho il coraggio di questa ragazza, non credo l’avrò mai, ma l’ammiro: si è assunta le proprie responsabilità davanti al mondo intero, in “diretta streaming” che tanto piaceva, per esempio, al M5S “prima maniera” (come mai niente più streaming, a proposito, ragazzi?) Mentre scrivo, nel pomeriggio di oggi giovedì 27 giugno 2019, questa giovane donna trentunenne che ha già navigato nell’Artico, ha tre lauree e parla cinque lingue, ha provato di nuovo ad oltrepassare il blocco tentando l’approdo ma è stata bloccata ad un miglio da Lampedusa; leggo che ora (sedici e trenta circa) a bordo della Sea Watch 3 c’è la Guardia di Finanza con lo scopo di identificare i quarantadue migranti; c’è anche una delegazione di politici.

Ora da quando la Capitana è balzata agli onori della cronaca per ciò che sta facendo – l’ha fatto e lo sta continuando a fare, non ne sta parlando, non lo sta promettendo, non lo sta ipotizzando – decine se non centinaia di onanisti (come altro definirli?) dalla facilissima tastiera hanno rovesciato addosso a lei tutte le loro repressioni (ovviamente sgrammaticate quanto mai…) soprattutto sessuali. A cominciare da quel “campione” che le ha augurato di essere impalata con un tubo d’acciaio (tralascio il percorso anatomico suggerito, tanto l’abbiamo letto tutti) …

Bene – si fa per dire – io vorrei proprio essere davanti a questo mezzo uomo che ha scritto una bestialità simile mentre magari entra in chiesa e si comunica pure.

Sì, vorrei essere proprio lì davanti e guardarlo in faccia, o feccia, se volete.

Ammesso che l’ostia consacrata non prenda fuoco piuttosto che essere ricevuta, il che non mi stupirebbe affatto.

Mi sono stufato del razzismo mascherato, dell’ipocrisia falso – cristiana, dell’ignoranza dilagante, della realtà distorta, di quell’uomo lì che non nomino altrimenti faccio un favore al suo stramaledetto algoritmo che lo tiene a galla…

Perché è ora che ci svegliamo, che capiamo che il vero avversario NON è lui, ma un algoritmo, anzi un’altra persona che sta dietro sia a “lui” sia ad un intero team chiamato la “Bestia”.

Ogni tanto se ne parla ma in maniera marginale, perché così dev’essere, chi deve stare sempre in prima pagina o meglio su ogni schermo possibile è quello lì.

Sì, perché per quanto vi sembri assurdo e paradossale, episodi come questo a quello lì servono – eccome se servono – ad aumentare o consolidare il suo consenso.

Questo algoritmo (o il team composto da quanti si occupano della sua immagine) fa sì che ogni volta che lo si nomini, lo si insulti, comunque se ne parli, aumenti.

Tutto ciò l’ha inventato un “nerd” che si chiama Luca Morisi (accanto nella foto)Luca Morisi, definito “spin – doctor” … Occhei, mi fermo e andiamo a vedere cosa significa…

Recita mamma Wiki:

Lo spin doctor (dall’inglese [top] spin «colpo a effetto» nel gioco del tennis e doctor, «esperto») è un esperto di comunicazione che lavora come consulente per conto di personaggi politici. Il suo compito è elaborare mediante precise strategie di immagine un’apparenza del politico adeguata da sottoporre attraverso i media all’opinione pubblica, al fine di ottenere consenso elettorale o più in generale per ottenere consensi riguardo al proprio mandato politico

In poche parole, un bravissimo “costruttore d’immagine” nell’era dei social.

A dirla tutta lui rifiuta questa definizione e nega l’esistenza di bot o algoritmi, affermando invece che l’unico spin – doctor di quello lì è…

Quello lì stesso.

Probabilmente lo direi anch’io se…

Nato nel 1973, Morisi ha unito i suoi destini a quelli di Salvini dal 2013, da quando è diventato responsabile della comunicazione e social media strategist dell’allora neosegretario del Carroccio. Imprenditore, libero professionista e professore a contratto all’Università degli studi di Verona, ha insegnato dal 2004 al 2015 nel corso “Siti Web di Filosofia” e in quello “Laboratorio di informatica filosofica”. Con un compenso annuo di sessantacinque mila euro, è consigliere strategico della comunicazione di Salvini da quando quest’ultimo è diventato ministro dell’Interno.

Sono circa cinquemila cinquecento euro mensili: non un super stipendio astronomico ma di questi tempi direi che ci si possa abbondantemente accontentare.

Dunque, per quanto io possa pensarla molto diversamente in ambito politico, sarei un idiota a non ammettere che quest’uomo sappia fare benissimo il suo lavoro

È sempre lui, tra le altre cose,  ad inventare il soprannome “il Capitano” per…

Quello lì.

Data l’assonanza, torniamo a Carola Rackete, la “capitana” – sul serio però – della Sea Watch 3, al momento in cui scrivo in stallo a poco meno di due chilometri (per parlare semplice, altrimenti un miglio marino, cioè poco più di un chilometro e ottocento metri) da Lampedusa e che va incontro al suo destino entrando nella Storia, se già non l’ha fatto. Rischia grosso, lo sapeva, lo sa benissimo, ma conta su tantissime altre persone in Italia e nel mondo che hanno scelto, per quanto ancora possibile, di … #restareumani.

Over, capitana.

Davide De Vita

Fonti:

https://www.ilsole24ore.com/art/chi-e-luca-morisi-guru-web-che-ha-postato-foto-salvini-col-mitra-ABQLG7qB

https://tg24.sky.it/cronaca/2019/06/27/sea-watch-ultima-ora-diretta.html

Sotto il tappeto. (La Commissione UE propone la procedura per debito eccessivo contro l’Italia)

sotto il tappeto

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché in Italia siamo messi così male e da oggi, di giorno in giorno se non di ora in ora sempre peggio?

Non c’è da divagare troppo: come tanti molto più esperti di me avevano ampiamente previsto in tempi non sospetti, per le scelte economiche e finanziare di questo governo.

Questo, non quelli precedenti.

Il governo “Conte”, per essere precisi, anche se costui passerà alla Storia come il più evanescente dei primi ministri che la Repubblica Italiana abbia mai avuto.

I vice primi ministri sappiamo tutti chi sono, uno si è definito quello del governo del “fare” ed è vero, è incontestabile: ha fatto più debito.

L’altro si definisce quello del governo del “cambiamento” ed è vero: si è cambiato, dal male s’è arrivati al peggio, ma c’è ancora tanto margine per… Proseguire in quella nefasta direzione.

Non è una mia opinione, non lo dico io: lo dicono i numeri e quelli colore non ne hanno.

Ho scritto spesso che i nodi sarebbero arrivati al pettine, beh,  ci siamo, è solo l’inizio.

Abbiamo il terzo debito pubblico al mondo.

L’Europa – che abbiamo fondato, siamo tra i fondatori dell’Euro e abbiamo sottoscritto nero su bianco degli accordi che NON vogliamo più rispettare … – è ad un passo dalla procedura per debito eccessivo nei confronti del nostro Paese.

Qualcosa di mai successo prima, ma dovevamo distinguerci, no?

Titola il “Sole24ore” on line poche ore fa (scrivo nel pomeriggio del 5 giugno 2019):

“La commissione UE propone la procedura per debito eccessivo contro l’Italia”

Poi non fa giri di parole, all’interno dell’articolo si legge:

Il rapporto approvato dal collegio dei commissari è di 23 pagine, una radiografia tanto minuziosa quanto deprimente non solo dell’andamento del debito pubblico, ma anche delle scelte controverse adottate dai più recenti governi italiani, in particolare l’esecutivo guidato dal premier Giuseppe Conte e sostenuto da una maggioranza Lega-M5S. Limitare l’indebitamento è un impegno di ogni paese per garantire la stabilità finanziaria della zona euro.

E ancora:

Parlando in una conferenza stampa qui a Bruxelles, durante la quale la Commissione ha annunciato l’uscita della Spagna dalla procedura per deficit eccessivo, il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis ha notato nel 2018 un forte aumento dei costi per il servizio del debito, anche per via del nervosismo sui mercati provocato dal governo Conte: 65,0 miliardi di euro rispetto ai 62,8 miliardi di euro preventivati all’inizio dell’anno scorso. 

Il governo “Conte”.

Quello attualmente in carica, meglio ribadirlo, non “quelli precedenti”.

Quello presieduto da un uomo che appena insediato si era autoproclamato “avvocato di tutti gli italiani”.

Lo stesso che aveva detto:

<< Sarà un anno bellissimo. >>

Il problema, il grosso, enorme problema, è che a furia di distrarre l’opinione pubblica dai veri e reali problemi del Paese, nascondendo la verità sotto il tappeto, questa alla fine non ci sta più, il tappeto finisce e non copre più niente.

Saranno toccate le tasche di tutti, di chi ha votato questo governo e di non l’ha votato, indistintamente.

In queste ore, i risparmiatori ai quali erano state fatte promesse eclatanti di rimborsi e “ristori” e non hanno invece visto proprio niente (com’era ampiamente prevedibile), sono sul piede di guerra e chiedono di incontrare qualche esponente del governo.

Già, ma guarda un po’: anche loro – adesso – vogliono parlare con questo governo, non con “quelli precedenti”.

Quand’ero nel commercio – e mi è andata male, ma non cerco un “Davide precedente”, è stata mia la responsabilità – se non pagavo un fornitore merce da lui non ne ricevevo più, o nella migliore delle ipotesi, dopo il saldo del debito, solo ed esclusivamente dopo pagamento anticipato.

Vecchia inossidabile formula vincente: “pagare moneta, vedere cammello”.

Semplice, efficace, comprensibile a tutti.

Questo governo, questo, non altri, ha indirizzato,  invece,  l’attenzione dell’opinione pubblica prima sui migranti, poi sulla scorta di Saviano per citare i primi due argomenti che mi vengono in mente e su qualsiasi altra cosa – ultima in ordine di tempo, sulla scia dell’ultima sentenza della Cassazione le infiorescenze della cannabis … – pur di distrarre o provare a distrarre tutti (o molti) da quelli che sono i veri, reali, incontrovertibili problemi di questo Paese: il debito spaventoso e la crescita economica pari a zero.

Per contrastare questi problemi, conti alla mano, questo governo – questo, non altri, non “i precedenti” – non ha fatto nulla o quasi.

Ho scelto di proposito l’immagine della “camerierina sexy”che nasconde la polvere sotto il tappeto perché è una valida metafora per quella “distrazione di massa” di cui sopra: i maschietti la noteranno ammiccando, le femminucce se la prenderanno con me per la scelta, mentre la polvere sotto il tappeto, vera protagonista della rappresentazione, sarà ignorata, diverrà quasi invisibile.

La verità ci fa paura, è sempre estremamente scomoda: meglio nasconderla sotto il tappeto, finché possibile.

C’è un problemino però, come scrivevo in apertura: il tappeto, prima o poi, finisce, la polvere… No.

Davide De Vita

Fonte: 

https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2019-06-05/bruxelles-avvia-procedura-debito-eccessivo-contro-l-italia-e-prima-volta-110035.shtml?uuid=ACt041M

Perché ho votato a queste europee

Elezioni europee 2019

Buongiorno, buona domenica  e chiediamoci un perché.

Perché ho votato anche per queste elezioni europee e ritengo sia molto importante che lo si faccia?

Perché non vedo alternative valide e realmente realizzabili rispetto all’Unione Europea.

Mi si dirà: ma quella stessa Unione Europea è piena di difetti.

D’accordo.

Quindi che facciamo, ce ne andiamo, noi italiani che siamo stati tra i fondatori di quella stessa Unione, proprio quando la barca affonda?

Passiamo da “fondare” ad “affondare”?

Tra l’altro, andiamoci piano con le critiche al Parlamento Europeo.

Siamo sicuri di avere tutte le carte in regola per poterci permettere di aprire bocca in merito?

Riporto alcune righe di un giornale che non è il << Manifesto >>, non è <<la Repubblica>> e nemmeno << l’Espresso >> giusto per citare alcune testate palesemente antigovernative.

Il pezzo è di metà 2018, ma ricordare alcuni concetti è sempre importante, soprattutto per chi, come noi, ha la memoria corta e sezionata a seconda di ciò che serve di più al momento.

Solo qualche mese fa, infatti, sia Lega sia 5 Stelle parlavano ancora della possibile uscita dalla moneta unica; forse ce lo siamo scordati, o voluti scordare, ma nessuna delle due forze politiche ne ha più fatto cenno.

Perché anche loro, gioco forza, sanno che l’uscita non solo è impossibile, ma sarebbe oltremodo dannosa. Parlarne nei giorni scorsi, a ridosso delle elezioni di oggi, sarebbe stata una sicura perdita di consenso e quindi di voti.

Ecco il primo stralcio dell’articolo di cui parlavo:

<< … i continui rimbrotti da Bruxelles sui conti dell’Italia sono fastidiosi, come quelli di un professore troppo severo. L’ancoraggio all’euro, però, ha salvato l’Italia dal tracollo finanziario. L’attuale situazione economica del Paese non è dovuta alla moneta unica. Del debito pubblico sono responsabili i governi del passato, che preferivano scaricare gli oneri sulle generazioni future, invece di assumersi, fino in fondo, le proprie responsabilità davanti agli elettori. Smettiamola di parlare male dell’euro e dell’Unione Europea, come se si trattasse di una banale partita di pallone tra Italia e Germania. Solo il rigore nella tenuta dei conti impostoci dall’Europa, ha salvato e sta tutelando il futuro dell’Italia e dei nostri figli. L’Unione è come una famiglia, dove ci sono delle regole da rispettare, anche se in Italia c’è sempre stata la tendenza allo scaricabarile: «Piove, governo ladro». Ora, se qualcosa non va per il verso giusto, si dà la colpa all’Europa.

I nostri parlamentari sono tra i più assenteisti di tutti a Strasburgo, nonostante le lussuose prebende.

(Salvini ha il record assoluto in questo, è un dato di fatto, n. d. a.).

Cambiano ogni cinque anni, perché vedono il Parlamento europeo come una panchina rispetto a quello italiano.

Parlano poco e male le lingue.

Mancando questi requisiti, come possiamo contenere la tendenza della Germania, ad apparire la prima della classe, e l’asse franco-tedesco? >>

Questo un primo assaggio, che condivido in toto e ritengo ancora attuale, attualissimo, perché tra gli sport più diffusi tra noi, intendo italiani, c’è quello della non assunzione di responsabilità.

Esempio pratico, su me stesso, non su altri, che quello dello scaricabarile (<< è sempre colpa di qualcun altro, o di chi c’era prima >>) è un altro degli sport diffusissimi: qualche giorno fa m’è arrivata una multa perché son passato col rosso, qui ad Iglesias, in un incrocio.

Era mattina presto e andavo al lavoro, ma ho fatto memoria ed è vero, ho sbagliato, devo pagare.

Non ci sono “se “o “ma”: la responsabilità è tutta mia e di nessun altro, dovevo stare più attento, mi costa, oltre che parecchi euro,  anche sei punti in meno sulla patente (per fortuna il mio comportamento precedente, considerato “virtuoso” fa sì che questo non sia “gravissimo”) ma è giusto così, per quanto amara sia la “medicina” da mandar giù.

Così se esistono degli accordi internazionali, da noi sottoscritti, per passare da leggi “piccole” che riguardano l’individuo a leggi “grandi” che riguardano invece interi Stati o, appunto, l’Unione di questi, vanno rispettati, non si possono cambiare le regole del gioco… Durante il gioco stesso, troppo comodo.

Un altro stralcio, sempre dallo stesso giornale on line:

<< I Paesi europei, oggi più che mai, devono restare uniti, per competere sulla scena internazionale con i colossi in ascesa. Basti pensare agli Stati che contano ciascuno circa un miliardo e trecentomila abitanti, la Cina, con un PIL che, nel primo trimestre 2018, è cresciuto del 6,8%, e l’India, con una crescita del 6,5% annuo. Oserebbe mai qualcuno fare promesse così mirabolanti se vi fosse la percezione nell’opinione pubblica che l’Italia ha il terzo debito mondiale al mondo? Per decenni l’Italia ha vissuto con la triade inflazione-debito-svalutazione. Con l’entrata nella Eurozona l’inflazione si è ridotta a cifre insignificanti, la svalutazione non è più possibile, rimane il debito. >>

Questa è la realtà: il terzo debito mondiale al mondo.

Sì, ce l’abbiamo noi, ma in pochi lo ricordano o lo vogliono ricordare, non porta voti, anzi.

Attenzione: non assolvo nessuno, da destra a sinistra le responsabilità sono tante e molto grandi, ma questo non basta a convincermi che l’Europa sia da buttare nel cesso.

Credo invece che dovremmo conoscerla meglio e praticarla di più.

Come ho già scritto più volte uno dei miglioramenti urgenti verso cui si dovrebbe tendere è la realizzazione definitiva di quegli “Stati Uniti d’Europa” che ancora purtroppo non esistono, sul modello sì degli Stati Uniti d’America ma con quello spirito appunto europeo e moderno che ci dovrebbe contraddistinguere, quindi comunque più attento alle varie identità locali, alle differenze e alle diversità intese come ricchezze e non come problemi, alle sfide poste dai sempre più ingenti flussi migratori, ai cambiamenti climatici, alle innovazioni tecnologiche, ai problemi del lavoro che non c’è, agli investimenti su scuola e ricerca. Mi rendo conto di sognare e sognare in grande, ma non mi sono mai piaciute le persone prive di sogni.

Se nessuno avesse sognato di raggiungere la Luna, non ci saremmo arrivati.

Sono dunque per un’Europa che abbia una legge comune non solo per l’economia ma anche per altri ambiti altrettanto importanti, così come vedo favorevolmente la creazione di un esercito di professionisti ugualmente europeo.

Un’Europa sì fatta avrebbe molta più voce in capitolo sullo scacchiere internazionale, dove davvero si decidono le “cose del mondo”, ma se ne usciamo, allora sì che conteremmo ancora meno.

Ecco perché, in conclusione, ho votato anche questa volta per le elezioni europee.

Ah sì, il giornale on line dal quale ho tratto gli stralci è…

<< L’ eco di Bergamo >>!

Davide De Vita

Fonti:

https://www.ecodibergamo.it/stories/luoghi-non-comuni

 

La migliore idea che abbiamo mai avuto.

Mattarella a Montecassino

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché.

Perché il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Montecassino ha ribadito che quella dell’Europa è la

<< Migliore idea che abbiamo mai avuto>>?

Perché ha ragione.

Deve divenire più inclusiva e giusta, ma è la migliore idea che abbiamo mai avuto

ha detto nel corso della cerimonia per il 75° anniversario della battaglia di Montecassino, cui ha preso parte anche il presidente polacco Andrzej Duda.

Ha poi proseguito:

“Coloro che qui combatterono e caddero, lo fecero per liberare l’Italia dal nazifascismo, e per rendere possibile la nascita di una nuova Europa, i cui popoli, abbattute le ultime barriere che troppo a lungo hanno diviso il nostro Continente, potessero sentirsi uniti. Come oggi possono dirsi, in un’Europa finalmente libera dal giogo della dittatura e del conflitto. Un’Europa della libertà contrapposta all’Europa della prevaricazione e degli orrori. I tre quarti di secolo trascorsi non hanno intaccato il senso di profonda riconoscenza degli italiani per chi ha combattuto”, ha aggiunto. “Un sentimento che è anche un monito per le generazioni che si susseguono, a non cadere più negli errori della guerra, a rispondere alle sfide del nostro tempo rilanciando il progetto di cooperazione europea, rinsaldando il legame fra i nostri popoli e i nostri Paesi, unico antidoto al ripetersi di conflitti fratricidi“.

La Storia gli dà ragione.

Sì, non si può dimenticare la tragedia della guerra nei Balcani, ma anche da quella tristissima vicenda avremmo dovuto imparare qualcosa: la disgregazione dell’ex Iugoslavia (pur tenuta insieme dal vigilante potere sovietico e da un regime non esattamente democratico) ha riportato a galla odio e recriminazioni a vari livelli, ammantati di motivi etnici e religiosi che nascondevano – come sempre, in ogni guerra, da quando esiste l’uomo – meri interessi economici e strategico – militari.

La stessa cosa che sta ancora accadendo in Libia, dove la frantumazione dello Stato (che pure era sotto lo spietato controllo di Gheddafi) ha riportato alla luce una costellazione di fazioni, tribù e clan che combattono l’uno contro l’altro e dove ad avere la peggio sono sempre i più deboli.

Fatte queste premesse, ribadendo che l’Europa come concetto è ancora parecchio perfettibile, tornare indietro, rimettere in piedi confini, muri, filo spinato e cannoni da una parte e dall’altra è sbagliato.

Giusto, invece, è fare in modo che si arrivi una buona volta a quegli Stati Uniti d’Europa che credo fossero il vero sogno non solo di chi lo sognò a Ventotene, ma addirittura di Mazzini quando pensò alla “Giovine Europa” dopo aver pensato alla “Giovine Italia”, mentre era ricercato ovunque e considerato un pericolosissimo terrorista.

Sono con lei signor Presidente, non posso che essere con lei, mentre non potrò mai essere con chi in un delirio di onnipotenza se la prende con una professoressa che ha avuto il “torto” di lasciare che i suoi alunni pensassero con la propria testa, oppure, mentre si circonda di cosiddetti “sovranisti” e impropriamente impugna un rosario e si appella a vari santi prendendosela contemporaneamente col papa,  ordina ai vigili del fuoco di rimuovere striscioni che manifestano il dissenso: roba da Minculpop se non peggio, molto peggio.

Ho paura di raduni di “sovranisti” come quelli di Milano, che cavalcano il malcontento generale senza risolvere realmente i problemi ma procedendo per slogan e mentendo spudoratamente sulla realtà dei fatti. I nodi arrivano sempre al pettine, prima o poi e quelli in arrivo saranno sotto forma di aumenti salatissimi per tutti, a cominciare dai prezzi assurdi ai quali arriveranno anche i generi di prima necessità: quando questo avverrà, perché avverrà, allora forse anche i più ciechi e i più sordi capiranno l’errore madornale compiuto andando dietro a chi ha tanta voglia di sbraitare da un balcone, dichiarando off limits i balconi altrui.

Ecco perché la ringrazio, signor Presidente.

Davide De Vita

Fonte: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Mattarella-Ue-ancora-in-cammino-ma-ha-portato-liberta-5c84d3d9-6685-41f9-b8ce-a0fb93d97883.html

Migranti, slogan e ambulanze

nuova strage migranti 117 morti gennaio 2019

 

“Non li prendo a casa mia perché se incontro una persona ferita o malata, chiamo un’ambulanza, non la porto a casa mia. “

Buonasera e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, ho deciso di postare di nuovo e meglio, con maggiore visibilità, ciò che ho già scritto nella mia pagina personale?

Perché, nonostante sia stufo di provare a confrontarmi con persone ottuse, che replicano ad un ragionamento concreto e logico con frasi standard, preconfezionate e ripetute “a pappagallo”, ritengo giusto insistere, ritengo giusto resistere, ritengo giusto combattere anche con le parole, per quanto futili possano sembrare, l’attuale stato di cose.

Perché centodiciassette, centosettanta, duecento, duecento mila morti in mare (ci arriveremo) non possono e non devono lasciarmi indifferente.

Non li chiamerò più nemmeno “migranti”, ma esseri umani, disperati e condannati a morte perché nati e vissuti nella parte sbagliata del mondo.

Attenzione: non è “sfortuna”, la loro.

Cito spezzo padre Alex Zanotelli (che nessuno finora ha smentito) e lo faccio ancora: la parte immensamente più fortunata del mondo, quella dove abitiamo noi, ha sfruttato e ancora sfrutta l’Africa in tutti i modi possibili e immaginabili, lasciando che le popolazioni si scannino tra loro, perché le armi bisogna venderle, perché il petrolio, il coltan e tante altre materie prime, come l’uranio, ci servono e siccome “a casa nostra” non ne abbiamo, ce le andiamo a prendere lì, con qualsiasi mezzo e a qualsiasi costo.

“Casa loro” non esiste, non ce l’hanno più, ma fare orecchie da mercante è molto più facile: in questo maledetto periodo, aumenta il consenso elettorale e porta voti.

Attenzione: nelle ultime ore si danno un sacco di colpe alla Francia, che di sicuro non è innocente e ha ancora enormi interessi in Africa, ma ce li abbiamo anche noi: la prima che mi viene in mente è la piattaforma petrolifera “Zohr” dell’ENI, a largo delle coste egiziane, giusto per dirne una… Potrei citare anche molte altre nazioni europee, oppure la sempre più inconsistente Europa nel suo insieme… 

Non basta: in questi giorni, in queste ore, le milizie del governo brasiliano ora in mano a Bolsonaro, stanno spazzando via gli indios dalle loro terre perché servono legname e spazio per costruire autostrade e chissà che altro, nel nome del “progresso” e affanculo l’Amazzonia. Tutto questo nel totale silenzio della comunità internazionale, distratta dal nuovo muro che vuole innalzare Trump contro altri profughi stavolta provenienti dal Messico…

Non solo: c’è un idiota neonazista, credo austriaco, che ha potuto tranquillamente affermare, oggi gennaio 2019, mentre sta per cominciare la Giornata della Memoria in ricordo della Shoah, che Salvini è l’unico che in Europa sta difendendo la razza bianca… E le elezioni europee sono dietro l’angolo…

Sono spaventato, atterrito, non credevo saremmo tornati a tutto questo: spero non avvenga, ma questa debolissima Europa sta scricchiolando da tutte le parti, ci sono disordini in Francia con i gilet gialli, in Grecia per il nome della Macedonia, è scoppiata – di nuovo! – un’autobomba a Londonderry…

Non ho figli, ma se li avessi chiederei loro perdono per non essere stato capace di evitare che il mondo prendesse questa deriva sempre più nera

L’unica cosa che sono capace – forse – di fare è dunque scrivere, per cui lo faccio e così manifesto, ricordate, finché mi è ancora possibile, il mio pensiero di uomo libero.

Lo stesso che mi ha spinto a ripescare una coraggiosa risposta a quella frase che – a noi “buonisti”, “radical – chic”, “orfani del PD”, “rosiconi” e così via, di amenità in amenità, ma realisticamente sempre più asserragliati in un Fort Alamo intellettuale e culturale dal quale non sappiamo ancora come venir fuori, bisogna ammetterlo – ci viene sbattuta in faccia ogni volta che proviamo a spiegare, dati e cifre alla mano, il fenomeno “migranti” o “profughi”.

Quella frase di cui parlavo all’inizio, che ognuno di voi s’è sentito o sentita opporre almeno una volta quando tentava di ragionare e far ragionare:

<< Perché non te li prendi a casa tua, questi profughi? >>

La replica a questo “slogan” non è mia, sembra l’abbia data per primo un ragazzo, uno studente, al quale vanno tutta la mia stima e ammirazione; è la seguente:

Non li prendo a casa mia perché sarei un incosciente presuntuoso a pensare che il problema di ciascuna di queste persone lo possa risolvere io in casa mia. Non li prendo a casa mia perché per queste persone serve altro e meglio di quello che so fare io, servono pratiche e organizzazioni che sappiano affrontare le necessità di salute, prosecuzione del viaggio, integrazione, lavoro, ricerca di soluzioni. Non li prendo a casa mia perché voglio fare cose più efficaci, voglio pagare le tasse e che le mie tasse siano usate per permettere che queste cose siano fatte bene e professionalmente dal mio Stato, e voglio anche aiutare e finanziare personalmente le strutture e associazioni che lo fanno e lo sanno fare. Non li prendo a casa mia perché quando c’è stato un terremoto e le persone sono rimaste senza casa non ho pensato che la soluzione fosse prenderle a casa mia, ma ho preteso che lo Stato con i miei soldi creasse centri di accoglienza e strutture adeguate, le proteggesse e curasse e aiutasse a ricostruire loro una casa. Non li prendo a casa mia perché se incontro una persona ferita o malata, chiamo un’ambulanza, non la porto a casa mia. Non li prendo a casa mia perché i problemi richiedono soluzioni adeguate ai problemi, non battute polemiche, code di paglia e sorrisetti auto-compiaciuti: non stiamo litigando tra bambini a scuola, stiamo parlando di problemi grossi e seri, da persone adulte.
E tra l’altro, possono rispondere in molti, qualche volta li prendo a casa mia.
Risposto. Passiamo a domande migliori, va’.

Davide De Vita

Orfani di futuro.

guardare lontano

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché, ad esempio, non riusciamo ancora ad immaginare un “dopo – Salvini”, (su scala mondiale potrebbe essere un “dopo – Trump”, fatte salve le ovvie “percentuali di importanza” sia dei due individui sia dei rispettivi ruoli) concentrati come siamo, complici tv e media, su quanto dice e/o dice di fare?

Scorrono sugli schermi – oggi diciotto luglio duemila diciotto – immagini crude, impietose di profughi salvati ( o non salvati… ) in mare che ci guardano con occhi sgranati e loro, quelli sì, più di ogni altro, chiedono:

<< Perché? >>

Qui – sempre a modestissimo parere di chi scrive – non si tratta del “PD” o di quel che ne resta, per non parlare delle macerie di quella che una volta si chiamava “sinistra”, ma anche di ciò che si intende per “destra moderata” (ammesso che esista o possa esistere) oppure dell’area centrista e/o liberale (vedi altre macerie, Forza Italia e zone limitrofe), ma di provare ad immaginare un futuro credibile e sostenibile per questo malandato Paese.

Non si tratta nemmeno e/o soltanto di Europa che – lo riconosco – si è sempre lavata le mani di questo problema/ fenomeno che la geografia prima di tutto ha sbattuto in faccia all’Italia o per essere più precisi al suo Sud (come se questo non avesse già abbastanza problema…), no.

Si tratta dell’assenza di una visione, dell’incapacità di guardare lontano e ancora più lontano.

Qualche decennio fa ci si esaltava (risultati: pochi, forse zero) con slogan come << Fantasia al potere >> o anche << Immaginazione al potere >>.

Beh, nel 2018 in Italia (o in Europa) si può affermare di tutto tranne che al potere ci sia un briciolo di fantasia…

Forse è proprio questo l’errore.

Continuiamo a focalizzare l’attenzione sul presente – drammatico purtroppo sotto molti aspetti – senza sforzarci di provare almeno ad immaginare un futuro alternativo.

Ci manca – abbiamo perduto? – la forza rivoluzionaria della “visione”, di quell’Utopia irraggiungibile per sua stessa natura, ma in direzione della quale si potrebbe invece mettersi in marcia, << andare verso >>.

Abbiamo spento e teniamo spente fin troppe menti, oppure quelle che potrebbero creare questa nuova visione preferiscono impegnare la propria energia in altri campi, lontano dalla politica quando non anche – lo sappiamo bene – da questo stesso Paese.

Ci mancano,  insomma,  teste pensanti e visionarie proiettate nel futuro, capaci di “tracciare una rotta”.

Così il presente invece incombe e ci sommerge, attanaglia, incatena all’oggi e a tutti i problemi ad esso connessi che, per carità, sono certamente da affrontare, ma manca la prospettiva a lungo termine.

In un’epoca definita post – ideologica, manca tanto un ago di bussola ben calamitato e regna dunque la confusione, nella quale chi urla di più è – purtroppo – il più seguito in quanto facilissimo da seguire…

Ecco, vedete?

Ci sono ricascato: il presente domina, obnubila per usare un termine un po’ inconsueto e per il quale sarò di nuovo etichettato come radical chic

Che grande fesseria, sia l’essere etichettati sia etichettare, peccato spero veniale nel quale spesso e volentieri incorro anch’io e per il quale – mi è stato fatto notare con garbo ma anche giusta fermezza – chiedo pubblicamente scusa e – come i bambini – prometto di non farlo più o almeno di provarci …

In conclusione, temo seriamente che, al momento, da qualsiasi angolazione ci si voglia osservare, siamo …

Orfani di futuro.

Davide De Vita

38° parallelo… 2018

incontro leader coreani

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Chiediamocene più di uno, a dire il vero, ma cominciamo dal più importante, sia dal punto di vista della cronaca sia da quello della Storia, sì, proprio quella con la “S” maiuscola.

Perché è così importante ciò che è accaduto in queste ore?

Tutti i notiziari hanno aperto, infatti, con la notizia dello storico incontro tra i leader delle due Coree, Kim Jong-Un e il meno noto al grande pubblico Moon Jae-in, con grande impiego – tutto orientale – di innumerevoli simboli dai molteplici significati ma che pare proprio pongano fine all’ultimo strascico della Guerra Fredda e preparino la strada per una riunificazione ora non più impensabile.

Non sarebbe male rileggere almeno in sintesi cosa fu la Guerra di Corea, per cui rimando alla nota a piè di pagina come sempre fornita dalla premurosa mamma Wiki[1], ma facciamo invece un giochino di ipotesi e supposizioni, noi umili mortali che per non saper né leggere né scrivere, come si usa dire, amiamo fantasticare…

Ma non troppo.

Ora, con tanti saluti alla concezione marxista delle masse capaci di sconvolgere il corso della Storia di cui sopra, non è proprio così: la Storia la fanno gli uomini, con alterne fortune, con l’enorme, fondamentale appoggio del … Vil denaro.

Per quanto le varie ideologie abbiano cercato di cambiare le cose, sono gli interessi economici (insieme a quelli strategico-militari) che hanno sempre determinato le svolte concrete del destino dell’umanità: che poi gli spaventosi squilibri degli stessi abbiano creato miliardi di poveri e poverissimi è, purtroppo, un’altra tristissima realtà ma, al momento, non si vede all’orizzonte un modo concreto di migliorare le cose, se non alcune utopie di veramente difficile realizzazione.

Tornando alle nostre fantasticherie geopolitiche, secondo chi scrive Trump non è quel cafone, ignorante, rozzo e destabilizzante uomo della tv che ci si vuole far credere: oppure, magari lo è, ma non è stupido e – soprattutto in queste recenti fasi del suo mandato presidenziale – è stato quanto meno consigliato egregiamente.

Già, perché nei giorni di Pasqua ha mandato più o meno in segreto il capo della CIA Mike Pompeo a fare quattro chiacchiere con Kim, dopo che lo stesso era stato ospitato in Cina.

Ora, per farla breve: i rapporti economici – enormi – tra la Cina e gli Stati Uniti sono troppo importanti per essere sacrificati in nome dei capricci del giovane leader; poi: Pompeo deve aver spiegato in maniera molto pragmatica allo stesso Kim che se avesse continuato a rompere le scatole la Corea del Nord sarebbe sparita dalla carta geografica mondiale (il potenziale militare statunitense è spaventosamente… Convincente) con la benedizione della stessa Cina, che si sarebbe vista sollevata da un problema. Già, perché al momento solo la stessa Cina continuava a “dar da mangiare” alla poverissima (e isolata dalle sanzioni internazionali) Corea del Nord.

Così, non è fantapolitica immaginare che le cose siano andate più o meno così, anche in vista del nuovo, storico incontro proprio tra Kim e Trump.

Quest’ultimo avoca a sé il merito di questo innegabile successo diplomatico e, per quanto possa esserci indigesto, probabilmente ha ragione.

La Cina ne gioverà anche di più, perché in cambio di questa benevola supervisione, molto probabilmente otterrà l’alleggerimento della presenza militare nell’area.

Certo, altre, troppe aree del mondo sono ancora in fiamme, ma in questi giorni, lungo il celeberrimo 38° parallelo si è davvero respirata un’aria di pace, fino a pochissimo tempo fa impensabile.

Davide De Vita

[1] La guerra di Corea (conosciuta in Corea del Nord come 조국해방전쟁, Choguk haebang chŏnjaeng; in Corea del Sud come in 한국전쟁, Hanguk jeonjaeng; in inglese Korean War) fu il conflitto combattuto nella penisola coreana dal 1950 al 1953. Essa determinò una delle fasi più acute della Guerra fredda, con il rischio di un conflitto globale e il possibile utilizzo di bombe nucleari.

La guerra scoppiò nel 1950 a causa dell’invasione della Corea del Sud, strettamente alleata degli Stati Uniti, da parte dell’esercito della Corea del Nord comunista. L’invasione determinò una rapida risposta dell’ONU: su mandato del Consiglio di sicurezza dell’ONU, gli Stati Uniti, affiancati da altri 17 Paesi, intervennero militarmente nella penisola per impedire una rapida vittoria delle forze comuniste. Dopo grandi difficoltà iniziali, le forze statunitensi, comandate dal generale Douglas MacArthur, respinsero l’invasione e proseguirono l’avanzata fino ad invadere gran parte della Corea del Nord. A questo punto però intervenne nel conflitto anche la Cina comunista, mentre l’Unione Sovietica inviò segretamente moderni reparti di aerei che contribuirono a contrastare l’aviazione nemica. Le truppe statunitensi, colte di sorpresa, vennero costrette a ripiegare in Corea del Sud, perdendo tutto il territorio conquistato.

La guerra quindi si arrestò sulla linea del 38º parallelo dove continuò con battaglie di posizione e sanguinose perdite per altri due anni fino al precario Armistizio di Panmunjeom che stabilizzò la situazione e confermò la divisione della Corea.

Durante il conflitto coreano, la Guerra fredda raggiunse uno dei suoi momenti più critici, e sorsero anche gravi contrasti politici all’interno della dirigenza statunitense che culminarono nella destituzione da parte del presidente Harry Truman, del generale MacArthur a causa delle idee eccessivamente bellicose del militare e dei suoi propositi di utilizzare bombe atomiche contro il territorio cinese.

Il numero delle vittime causate dal conflitto è stimato in 2 800 000 tra morti, feriti e dispersi, metà dei quali civili.

 

Fine marzo 2018: breve sguardo sul mondo e dintorni.

stazione spaziale cinese fuori controllo

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché il nostro immediato futuro è davvero difficile da interpretare, ammesso sia mai stato davvero possibile?

Perché non siamo a dirla tutta molto abili neppure a capire il presente?

Questo sarà un post leggero, che magari si appesantirà riga dopo riga, chi lo sa, siamo in Settimana Santa e la speranza dovrebbe essere diffusa, anche se…

Già, anche se.

Da dove cominciamo?

Dal cielo.

Non in senso religioso, ma proprio fisico, così fisico che di più non si può. Avete visto, per caso, il bel film “Gravity” con Sandra Bullock e George Clooney?

No?

Beh, se ne avrete occasione, guardatelo,  merita.

Lo cito in quanto in questo esatto momento, più o meno sulle nostre teste o di quelle di chiunque si arrabatti a vivere su questa palla di fango che chiamiamo “nostro pianeta” gravitano (appunto) i rottami di una stazione spaziale cinese. Si chiama “Tangong (o Tiangong a seconda della trascrizione) 1” e, ammesso che ne rimanga qualcosa dopo l’incandescente attraversamento dell’atmosfera terrestre, la probabilità che cada in testa a qualcuno di noi è pari allo 0,2%. Come hanno più volte ripetuto su “SkyTG24”, per capirci, questa probabilità è dieci milioni di volte (dieci milioni!) inferiore a quella che, nel corso di un anno, esiste di essere colpiti da un fulmine.

Si parla insomma del nulla, ma perché lo si fa?

Per riempire da tre ai quattro minuti di notiziario: ora, se lo fa Sky, perché non farlo anch’io?

Fatto.

Scendendo un po’ più terra terra, qui nel nostro italico stivale si va sempre più concretizzando (il neologismo è di Crozza, onore al merito) l’affermazione del partito (o non partito, come volete) “Movimento 5 Leghe” e direi che è pure giusto così, visto che gli italiani così si sono espressi nelle urne gli italiani…

Che ci sono andati.

Comunque la pensiate (la pensiamo), così è e non se vi pare, ma proprio così e basta.

Nel frattempo, tutti a scandalizzarci – ancora! – perché Google o Facebook sanno tutto di noi e di queste informazioni fanno ciò che vogliono…

Ripeto per la miliardesima volta che siamo innanzitutto noi a fornire una mole pazzesca di dati, più o meno consapevolmente (come ha già scritto qualcuno, c’è chi scrive, per farlo sapere al mondo, anche quante volte va al cesso, non lesinando dettagli in merito…), poi ci indigniamo per lo stesso motivo.

Eh già, siamo strani in questo XXI secolo…

Non che prima fossimo proprio a posto, ma la tecnologia aiuta.

A peggiorarci, se non altro si fa molto più presto.

Proseguiamo il nostro volo a macchia di leopardo, tanto Bersani dice di averlo già smacchiato…

Ah! Per quella che fu la par condicio: il suo esatto coetaneo ( se non sbaglio) ma di idee parecchio differenti, tanto per cambiare è di nuovo alle prese con gli strascichi del processo “Ruby – ter” ma a questo punto della telenovela, di nuovo come hanno già detto in tantissimi, prendersela ancora con lui equivarrebbe a sparare sulla Croce e sulla Luna rosse messe insieme… 

Guardiamo un po’ al di là del nostro naso, dunque.

Di là dall’Atlantico Trump continua a fare Trump, fregandosene come ha sempre fatto, o quasi, del “Russia – gate” o come l’hanno chiamato, mentre dall’altra parte Putin dice che non c’entra niente con le spie doppiogiochiste fatte uccidere – a proposito, ma sono ancora vive o no che non si capisce nemmeno quello? – a Londra ( avete mai sentito una spia o, peggio, uno dei loro capi, dire la verità?) e l’uomo meglio pettinato del mondo ( sì va beh, insieme al suddetto Trump… ), il giocherellone Kim Jong Un per una volta smette di sollazzarsi coi missili balistici nucleari e va in visita in Cina…

Tralascio gli innumerevoli conflitti in corso ovunque (non c’è solo la Siria, ma tanto ormai non ce ne frega niente manco di quella… ), catastrofi naturali e non (vedi quanto appena accaduto in Siberia… ), folli che si svegliano sempre più spesso la mattina e se ne vanno in giro (bene armati, quello sì, armatissimi… ) ad ammazzare chiunque capiti loro a tiro, perché questo è il progresso, amici miei, il trionfo dell’intelligenza e della ragione…

Sì, va beh, ci sono anche le solite,  tragiche storie infinite dei migranti, oppure l’ottantacinquenne che a dieci anni era riuscita a sopravvivere ai campi di concentramento ed è stata torturata ed arsa forse viva, ma che volete che sia, son sciocchezze queste, in confronto al “nuovo che avanza” …

Ah! Quasi dimenticavo: in una città di una provincia che ora ha come sigla il contrario di “giù”, situata in un luogo diametralmente opposto al nord est, a brevissimo, pare, ci saranno le elezioni per il rinnovo dell’amministrazione comunale.

Come prima (più di prima, t’amerò…), anche di questo che volete che ce ne importi a noi che cambiamo il mondo dalla tastiera e al sicuro dietro lo schermo, in maniera – molto gattopardesca – che non cambi mai assolutamente nulla?

Sì, ragazzi, questo è lo sguardo sul mondo di questa settimana santa del 2018.

Ammesso ne abbia ancora voglia, che Dio ci aiuti.

Davide De Vita

Fahreneit 451, i terrapiattisti e la forza della ragione

Fahreneit 451 immagine simbolo

Buongiorno, buon anno e chiediamoci un perché. Spero stiate tutti bene, abbiate digerito o siate in fase digestiva, comunque siamo al 3 di gennaio, non manca molto alla fine delle feste e delle… Abbuffate, coraggio!

Torniamo al nostro perché quotidiano: ne ho già scritto più volte, ma perché è sempre più necessario, indispensabile, leggere o rileggere “Fahrenheit 451”, romanzo (vedi fonti in calce) di Ray Bradbury uscito per la prima volta negli Stati Uniti nel 1951 (in forma di racconto) e poi nel 1953 nella sua forma definitiva?

( In breve: in un ipotetico futuro una dittatura al potere ordina di bruciare tutti i libri del mondo – Fahreneit 451 è la temperatura alla quale brucia la carta – mentre ogni componente della “resistenza” impara un libro a memoria, diventando quasi egli stesso quel libro o quella storia) 

Perché, a distanza di tanti decenni, è ancora attualissimo, l’ignoranza si fa strada dilagante e spesso la strada le viene spianata da chi, come sempre e ovunque, ne trae vantaggio e potere.

Sì, potere, in quanto, per citare un vecchissimo detto, nel paese dei ciechi il guercio è re.

Dove voglio andare a parare?

Qui: tra le tante, innumerevoli idiozie (spero che il grassetto renda abbastanza) che si trovano in rete, ieri notte sono incappato in alcuni video di un signore – di cui non farò il nome per non fargli altra immeritata pubblicità – che sostiene a spada tratta che …

La terra sia piatta e non rotonda, ancora oggi, nel 2018.

Un cretino, un idiota, un poveraccio, direte voi; è stata la prima cosa che ho pensato anch’io, poi ho notato il numero di iscritti al suo canale, quindicimila.

Ho letto i commenti deliranti dei suoi seguaci ( << followers >> fa più figo ma perdonate, a me la lingua italiana piace ancora tantissimo ), molti dei quali giovanissimi e mi sono preoccupato più di quanto non lo fossi già: queste persone, con grande convinzione e rispondendo con insulti a quanti cercano di spiegar loro che hanno così torto che più torto non si può, negano cinque o seicento anni di ricerca e metodo scientifico, grazie al quale sono stati possibili tutti i progressi tecnologici – e non solo – di questi secoli.

Certo, nel bene e nel male, ma non possiamo tornare di botto a prima di Galileo, quando anche la stessa Chiesa Cattolica ne ha riabilitato in toto figura e scoperte, mentre chi per quella stessa Chiesa – o per tutte in generale – non prova troppa simpatia ha sempre fatto del metodo scientifico il cardine dei propri ragionamenti.

Ovviamente i sostenitori della “terra piatta”, chiamati per questo appunto “terrapiattisti” (sic …) affermano che si tratti di un complotto (e ti pareva…) atto ad ingannare l’umanità intera, ordito da non si sa bene chi e con non meglio identificati scopi … Così come – secondo loro – solo i terrapiattisti convinti sono “risvegliati” dal torpore mentale, mentre voi ed io, che ancora crediamo a quei fessacchiotti di Galileo, Einstein e via di questo passo, siamo i veri idioti.

Qual è dunque il pericolo, il problema -più serio di quanto possiamo pensare – ormai palese?

Quello di avere a che fare con sempre più persone di questo tipo, disinformate al massimo e per nulla intenzionate a mettersi anche solo un poco in discussione, inconsapevoli di essere manovrate e manovrabili in qualsiasi direzione, compresa quella, forse più pericolosa di tutte …

Elettorale.

Con un mondo sempre più complesso nel quale viviamo, con piccoli dittatori che minacciano di premere sinistri pulsanti nucleari posti sopra la propria scrivania e uomini potentissimi con improbabili zazzere che gli rispondono per le rime dall’altra parte del pianeta, neo-zar che manovrano altre persone sullo scacchiere internazionale trattandole né più né meno come proprie marionette e, nel nostro piccolo nazionale e quotidiano, nuove elezioni politiche alle porte, non c’è tanto da stare allegri.

Questo nuovo anno si sta aprendo con mille e un problema da affrontare, come quelli che l’hanno preceduto e quelli che lo seguiranno, ma se sempre più persone, più menti si rifiuteranno di funzionare secondo logica, rifugiandosi in quell’ignoranza così tanto comoda, quegli stessi problemi si moltiplicheranno, si aggraveranno.

Chiedersi un perché, cercare la ragione vera delle cose e degli accadimenti diventa allora, perdonate la presunzione, nuova arma di resistenza.

Per favore, non spegniamo l’intelligenza, o davvero …

È finita per tutti.

Davide De Vita

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Fahrenheit_451

 

Caos Venezuela: perché.

Assalto al parlamentoBuongiorno e chiediamoci un perché: perché, ad esempio, il Venezuela, prima o poi, scoppierà?

Per provare a capire ciò che sta accadendo oggi, meglio fare qualche passo indietro, fino a febbraio dell’anno scorso quando, su una testata on line ora scomparsa dal web, scrivevo:

(25 febbraio 2016, articolo pubblicato su teleGM24)

“Per tentare di porre rimedio a tutto ciò, il governo Maduro, in questi giorni, ha deciso di aumentare, dall’oggi al domani, del seimila (sì, avete letto benissimo, proprio seimila) per cento il prezzo della benzina, prima pari quasi a zero. Cerchiamo di capire meglio: la moneta corrente è il “bolivar”, per cui dopo le nuove misure, un litro di combustibile a 91 ottani costerà un bolivar, mentre ce ne vorranno sei per quello raffinato a 95 ottani. Per avere un’idea più chiara di cosa significhi, ricordiamo che un caffè, un semplicissimo caffè costa più di 100 (cento) bolivar. L’opposizione (fonte: Daniel Lozano, La Nacion, Argentina) denuncia i “regali” di milioni di barili a Cuba ed altri paesi alleati, criticando anche questa nuova misura, che ricorda fin troppo un precedente sollevamento popolare, verificatosi nel 1989 proprio in seguito ad un aumento del prezzo della benzina, costato la vita a centinaia di persone e passato alla storia col nome di “Caracazo” o “Sacudon”. A questo si aggiunge una svalutazione del cinquantanove per cento del bolivar, per cui ad oggi venticinque febbraio duemila sedici la moneta venezuelana è pari a zero virgola quindici dollari e zero virgola quattordici euro; perciò, nonostante le pompose dichiarazioni dello stesso Maduro che, soddisfatto per l’accordo raggiunto con Russia, Arabia Saudita e Qatar per rallentare la produzione petrolifera, afferma minacciando ( anche lui! ) l’avvento della terza guerra mondiale nel caso in cui trionfasse la politica imperialista: “Nessuno canti vittoria. L’obiettivo è distruggere Russia, Venezuela, Iran e Opec. Siamo appetibili per il nostro petrolio e anche per Bolivar, Chavez, il popolo, la rivoluzione. Siamo l’asse delle libertà in America.”

Nonostante questi proclami e queste misure a detta di tanti impopolari, il Venezuela ha attualmente la peggiore economia del pianeta ed è in testa alla classifica dell’inflazione, con pochi o nessuno spiraglio di miglioramento. Ora, con il disgelo tra Cuba e gli Stati Uniti, la fine dell’embargo all’Iraq, l’incertezza sulla sorte della Libia e degli altri paesi medio orientali interessati dal fenomeno Isis, si vedono davvero poco, purtroppo, reali speranze di salvezza per questa nazione, proiettata invece verso l’abisso di un altro (vedi Argentina) colossale “default”.

Ci siamo?

Lo so, magari non ci credete eppure esistono economie più disastrate della nostra.

Non tante, ma esistono.

Che succede oggi, invece, in Venezuela?

Quello che spesso diciamo tra amici al bar, o nelle chat di Whatsapp o sul social che preferite, come

<< Bisognerebbe entrare in Parlamento e prenderli tutti quanti a calci in c…>>

Beh, ragazzi, chiunque sia stato, da chiunque siano stati effettivamente spinti e più o meno “controllati”, alcuni individui hanno fatto esattamente questo all’interno del Parlamento di Caracas.

Secondo le agenzie, circa cento militanti chavisti ( seguaci dell’ex premier Chavez ) hanno assaltato e assediato il parlamento per oltre nove ore, invadendo il palazzo e aggredendo deputati, funzionari e giornalisti presenti al suo interno.

“Un minuscolo gruppo di persone pagate dal governo è venuto oggi in questa sede per sequestrare non i deputati o i giornalisti, bensì la sovranità popolare venezuelana, la nostra democrazia”

… Dichiara alla stampa Julio Borges, presidente dell’Assemblea Nazionale, rincarando poi la dose:

“per noi è molto chiaro che questo è solo un piccolo campione di quello che si sta preparando per il Venezuela con la Costituente fraudolenta lanciata dal presidente Maduro: siamo qui non per difendere un palazzo, ma i quattordici milioni di cittadini che hanno votato per noi. Maduro ha detto che condanna questi fatti di violenza, ma la verità è che è lui l’unico responsabile di questa violenza”.

Borges si riferisce alle dichiarazioni con le quali Maduro ha definito l’attacco:

Un fatto strano, una rissa nei corridoi del Parlamento”,

affermando poi di non essere

complice di nessun fatto violento

e di aver dato disposizioni affinché la giustizia indaghi su quanto è accaduto.

In un video, che lui stesso ha diffuso sui social network, Oswaldo Rivero, conosciuto come Cabeza de Mango (noto giornalista televisivo chavista), si è presentato come il responsabile dell’attacco, affermando:

 “Assumiamo la responsabilità storica di quello stiamo facendo. Siamo qui per protestare contro quelli che nascondono il cibo e commettono atti terroristici”

In conclusione, comunque vadano le cose, la verità (che come diceva già Eschilo prima di tutti, in guerra è sempre la prima vittima) è che il popolo venezuelano, in ginocchio da anni per la crisi economica durissima, è stanco della corruzione senza limiti e delle continue delusioni e disillusioni “offerte” dalla classe politica locale.

Non solo: è un popolo, letteralmente, affamato.

E i popoli affamati…

Davide De Vita

Fonte:

 http://www.repubblica.it/esteri/2017/07/06/news/venezuela_militanti_chavisti_assaltano_il_parlamento_deputati_sotto_assedio_per_9_ore-170083025/#gallery-slider=170080928