Migranti, slogan e ambulanze

nuova strage migranti 117 morti gennaio 2019

 

“Non li prendo a casa mia perché se incontro una persona ferita o malata, chiamo un’ambulanza, non la porto a casa mia. “

Buonasera e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, ho deciso di postare di nuovo e meglio, con maggiore visibilità, ciò che ho già scritto nella mia pagina personale?

Perché, nonostante sia stufo di provare a confrontarmi con persone ottuse, che replicano ad un ragionamento concreto e logico con frasi standard, preconfezionate e ripetute “a pappagallo”, ritengo giusto insistere, ritengo giusto resistere, ritengo giusto combattere anche con le parole, per quanto futili possano sembrare, l’attuale stato di cose.

Perché centodiciassette, centosettanta, duecento, duecento mila morti in mare (ci arriveremo) non possono e non devono lasciarmi indifferente.

Non li chiamerò più nemmeno “migranti”, ma esseri umani, disperati e condannati a morte perché nati e vissuti nella parte sbagliata del mondo.

Attenzione: non è “sfortuna”, la loro.

Cito spezzo padre Alex Zanotelli (che nessuno finora ha smentito) e lo faccio ancora: la parte immensamente più fortunata del mondo, quella dove abitiamo noi, ha sfruttato e ancora sfrutta l’Africa in tutti i modi possibili e immaginabili, lasciando che le popolazioni si scannino tra loro, perché le armi bisogna venderle, perché il petrolio, il coltan e tante altre materie prime, come l’uranio, ci servono e siccome “a casa nostra” non ne abbiamo, ce le andiamo a prendere lì, con qualsiasi mezzo e a qualsiasi costo.

“Casa loro” non esiste, non ce l’hanno più, ma fare orecchie da mercante è molto più facile: in questo maledetto periodo, aumenta il consenso elettorale e porta voti.

Attenzione: nelle ultime ore si danno un sacco di colpe alla Francia, che di sicuro non è innocente e ha ancora enormi interessi in Africa, ma ce li abbiamo anche noi: la prima che mi viene in mente è la piattaforma petrolifera “Zohr” dell’ENI, a largo delle coste egiziane, giusto per dirne una… Potrei citare anche molte altre nazioni europee, oppure la sempre più inconsistente Europa nel suo insieme… 

Non basta: in questi giorni, in queste ore, le milizie del governo brasiliano ora in mano a Bolsonaro, stanno spazzando via gli indios dalle loro terre perché servono legname e spazio per costruire autostrade e chissà che altro, nel nome del “progresso” e affanculo l’Amazzonia. Tutto questo nel totale silenzio della comunità internazionale, distratta dal nuovo muro che vuole innalzare Trump contro altri profughi stavolta provenienti dal Messico…

Non solo: c’è un idiota neonazista, credo austriaco, che ha potuto tranquillamente affermare, oggi gennaio 2019, mentre sta per cominciare la Giornata della Memoria in ricordo della Shoah, che Salvini è l’unico che in Europa sta difendendo la razza bianca… E le elezioni europee sono dietro l’angolo…

Sono spaventato, atterrito, non credevo saremmo tornati a tutto questo: spero non avvenga, ma questa debolissima Europa sta scricchiolando da tutte le parti, ci sono disordini in Francia con i gilet gialli, in Grecia per il nome della Macedonia, è scoppiata – di nuovo! – un’autobomba a Londonderry…

Non ho figli, ma se li avessi chiederei loro perdono per non essere stato capace di evitare che il mondo prendesse questa deriva sempre più nera

L’unica cosa che sono capace – forse – di fare è dunque scrivere, per cui lo faccio e così manifesto, ricordate, finché mi è ancora possibile, il mio pensiero di uomo libero.

Lo stesso che mi ha spinto a ripescare una coraggiosa risposta a quella frase che – a noi “buonisti”, “radical – chic”, “orfani del PD”, “rosiconi” e così via, di amenità in amenità, ma realisticamente sempre più asserragliati in un Fort Alamo intellettuale e culturale dal quale non sappiamo ancora come venir fuori, bisogna ammetterlo – ci viene sbattuta in faccia ogni volta che proviamo a spiegare, dati e cifre alla mano, il fenomeno “migranti” o “profughi”.

Quella frase di cui parlavo all’inizio, che ognuno di voi s’è sentito o sentita opporre almeno una volta quando tentava di ragionare e far ragionare:

<< Perché non te li prendi a casa tua, questi profughi? >>

La replica a questo “slogan” non è mia, sembra l’abbia data per primo un ragazzo, uno studente, al quale vanno tutta la mia stima e ammirazione; è la seguente:

Non li prendo a casa mia perché sarei un incosciente presuntuoso a pensare che il problema di ciascuna di queste persone lo possa risolvere io in casa mia. Non li prendo a casa mia perché per queste persone serve altro e meglio di quello che so fare io, servono pratiche e organizzazioni che sappiano affrontare le necessità di salute, prosecuzione del viaggio, integrazione, lavoro, ricerca di soluzioni. Non li prendo a casa mia perché voglio fare cose più efficaci, voglio pagare le tasse e che le mie tasse siano usate per permettere che queste cose siano fatte bene e professionalmente dal mio Stato, e voglio anche aiutare e finanziare personalmente le strutture e associazioni che lo fanno e lo sanno fare. Non li prendo a casa mia perché quando c’è stato un terremoto e le persone sono rimaste senza casa non ho pensato che la soluzione fosse prenderle a casa mia, ma ho preteso che lo Stato con i miei soldi creasse centri di accoglienza e strutture adeguate, le proteggesse e curasse e aiutasse a ricostruire loro una casa. Non li prendo a casa mia perché se incontro una persona ferita o malata, chiamo un’ambulanza, non la porto a casa mia. Non li prendo a casa mia perché i problemi richiedono soluzioni adeguate ai problemi, non battute polemiche, code di paglia e sorrisetti auto-compiaciuti: non stiamo litigando tra bambini a scuola, stiamo parlando di problemi grossi e seri, da persone adulte.
E tra l’altro, possono rispondere in molti, qualche volta li prendo a casa mia.
Risposto. Passiamo a domande migliori, va’.

Davide De Vita

Orfani di futuro.

guardare lontano

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché, ad esempio, non riusciamo ancora ad immaginare un “dopo – Salvini”, (su scala mondiale potrebbe essere un “dopo – Trump”, fatte salve le ovvie “percentuali di importanza” sia dei due individui sia dei rispettivi ruoli) concentrati come siamo, complici tv e media, su quanto dice e/o dice di fare?

Scorrono sugli schermi – oggi diciotto luglio duemila diciotto – immagini crude, impietose di profughi salvati ( o non salvati… ) in mare che ci guardano con occhi sgranati e loro, quelli sì, più di ogni altro, chiedono:

<< Perché? >>

Qui – sempre a modestissimo parere di chi scrive – non si tratta del “PD” o di quel che ne resta, per non parlare delle macerie di quella che una volta si chiamava “sinistra”, ma anche di ciò che si intende per “destra moderata” (ammesso che esista o possa esistere) oppure dell’area centrista e/o liberale (vedi altre macerie, Forza Italia e zone limitrofe), ma di provare ad immaginare un futuro credibile e sostenibile per questo malandato Paese.

Non si tratta nemmeno e/o soltanto di Europa che – lo riconosco – si è sempre lavata le mani di questo problema/ fenomeno che la geografia prima di tutto ha sbattuto in faccia all’Italia o per essere più precisi al suo Sud (come se questo non avesse già abbastanza problema…), no.

Si tratta dell’assenza di una visione, dell’incapacità di guardare lontano e ancora più lontano.

Qualche decennio fa ci si esaltava (risultati: pochi, forse zero) con slogan come << Fantasia al potere >> o anche << Immaginazione al potere >>.

Beh, nel 2018 in Italia (o in Europa) si può affermare di tutto tranne che al potere ci sia un briciolo di fantasia…

Forse è proprio questo l’errore.

Continuiamo a focalizzare l’attenzione sul presente – drammatico purtroppo sotto molti aspetti – senza sforzarci di provare almeno ad immaginare un futuro alternativo.

Ci manca – abbiamo perduto? – la forza rivoluzionaria della “visione”, di quell’Utopia irraggiungibile per sua stessa natura, ma in direzione della quale si potrebbe invece mettersi in marcia, << andare verso >>.

Abbiamo spento e teniamo spente fin troppe menti, oppure quelle che potrebbero creare questa nuova visione preferiscono impegnare la propria energia in altri campi, lontano dalla politica quando non anche – lo sappiamo bene – da questo stesso Paese.

Ci mancano,  insomma,  teste pensanti e visionarie proiettate nel futuro, capaci di “tracciare una rotta”.

Così il presente invece incombe e ci sommerge, attanaglia, incatena all’oggi e a tutti i problemi ad esso connessi che, per carità, sono certamente da affrontare, ma manca la prospettiva a lungo termine.

In un’epoca definita post – ideologica, manca tanto un ago di bussola ben calamitato e regna dunque la confusione, nella quale chi urla di più è – purtroppo – il più seguito in quanto facilissimo da seguire…

Ecco, vedete?

Ci sono ricascato: il presente domina, obnubila per usare un termine un po’ inconsueto e per il quale sarò di nuovo etichettato come radical chic

Che grande fesseria, sia l’essere etichettati sia etichettare, peccato spero veniale nel quale spesso e volentieri incorro anch’io e per il quale – mi è stato fatto notare con garbo ma anche giusta fermezza – chiedo pubblicamente scusa e – come i bambini – prometto di non farlo più o almeno di provarci …

In conclusione, temo seriamente che, al momento, da qualsiasi angolazione ci si voglia osservare, siamo …

Orfani di futuro.

Davide De Vita

38° parallelo… 2018

incontro leader coreani

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Chiediamocene più di uno, a dire il vero, ma cominciamo dal più importante, sia dal punto di vista della cronaca sia da quello della Storia, sì, proprio quella con la “S” maiuscola.

Perché è così importante ciò che è accaduto in queste ore?

Tutti i notiziari hanno aperto, infatti, con la notizia dello storico incontro tra i leader delle due Coree, Kim Jong-Un e il meno noto al grande pubblico Moon Jae-in, con grande impiego – tutto orientale – di innumerevoli simboli dai molteplici significati ma che pare proprio pongano fine all’ultimo strascico della Guerra Fredda e preparino la strada per una riunificazione ora non più impensabile.

Non sarebbe male rileggere almeno in sintesi cosa fu la Guerra di Corea, per cui rimando alla nota a piè di pagina come sempre fornita dalla premurosa mamma Wiki[1], ma facciamo invece un giochino di ipotesi e supposizioni, noi umili mortali che per non saper né leggere né scrivere, come si usa dire, amiamo fantasticare…

Ma non troppo.

Ora, con tanti saluti alla concezione marxista delle masse capaci di sconvolgere il corso della Storia di cui sopra, non è proprio così: la Storia la fanno gli uomini, con alterne fortune, con l’enorme, fondamentale appoggio del … Vil denaro.

Per quanto le varie ideologie abbiano cercato di cambiare le cose, sono gli interessi economici (insieme a quelli strategico-militari) che hanno sempre determinato le svolte concrete del destino dell’umanità: che poi gli spaventosi squilibri degli stessi abbiano creato miliardi di poveri e poverissimi è, purtroppo, un’altra tristissima realtà ma, al momento, non si vede all’orizzonte un modo concreto di migliorare le cose, se non alcune utopie di veramente difficile realizzazione.

Tornando alle nostre fantasticherie geopolitiche, secondo chi scrive Trump non è quel cafone, ignorante, rozzo e destabilizzante uomo della tv che ci si vuole far credere: oppure, magari lo è, ma non è stupido e – soprattutto in queste recenti fasi del suo mandato presidenziale – è stato quanto meno consigliato egregiamente.

Già, perché nei giorni di Pasqua ha mandato più o meno in segreto il capo della CIA Mike Pompeo a fare quattro chiacchiere con Kim, dopo che lo stesso era stato ospitato in Cina.

Ora, per farla breve: i rapporti economici – enormi – tra la Cina e gli Stati Uniti sono troppo importanti per essere sacrificati in nome dei capricci del giovane leader; poi: Pompeo deve aver spiegato in maniera molto pragmatica allo stesso Kim che se avesse continuato a rompere le scatole la Corea del Nord sarebbe sparita dalla carta geografica mondiale (il potenziale militare statunitense è spaventosamente… Convincente) con la benedizione della stessa Cina, che si sarebbe vista sollevata da un problema. Già, perché al momento solo la stessa Cina continuava a “dar da mangiare” alla poverissima (e isolata dalle sanzioni internazionali) Corea del Nord.

Così, non è fantapolitica immaginare che le cose siano andate più o meno così, anche in vista del nuovo, storico incontro proprio tra Kim e Trump.

Quest’ultimo avoca a sé il merito di questo innegabile successo diplomatico e, per quanto possa esserci indigesto, probabilmente ha ragione.

La Cina ne gioverà anche di più, perché in cambio di questa benevola supervisione, molto probabilmente otterrà l’alleggerimento della presenza militare nell’area.

Certo, altre, troppe aree del mondo sono ancora in fiamme, ma in questi giorni, lungo il celeberrimo 38° parallelo si è davvero respirata un’aria di pace, fino a pochissimo tempo fa impensabile.

Davide De Vita

[1] La guerra di Corea (conosciuta in Corea del Nord come 조국해방전쟁, Choguk haebang chŏnjaeng; in Corea del Sud come in 한국전쟁, Hanguk jeonjaeng; in inglese Korean War) fu il conflitto combattuto nella penisola coreana dal 1950 al 1953. Essa determinò una delle fasi più acute della Guerra fredda, con il rischio di un conflitto globale e il possibile utilizzo di bombe nucleari.

La guerra scoppiò nel 1950 a causa dell’invasione della Corea del Sud, strettamente alleata degli Stati Uniti, da parte dell’esercito della Corea del Nord comunista. L’invasione determinò una rapida risposta dell’ONU: su mandato del Consiglio di sicurezza dell’ONU, gli Stati Uniti, affiancati da altri 17 Paesi, intervennero militarmente nella penisola per impedire una rapida vittoria delle forze comuniste. Dopo grandi difficoltà iniziali, le forze statunitensi, comandate dal generale Douglas MacArthur, respinsero l’invasione e proseguirono l’avanzata fino ad invadere gran parte della Corea del Nord. A questo punto però intervenne nel conflitto anche la Cina comunista, mentre l’Unione Sovietica inviò segretamente moderni reparti di aerei che contribuirono a contrastare l’aviazione nemica. Le truppe statunitensi, colte di sorpresa, vennero costrette a ripiegare in Corea del Sud, perdendo tutto il territorio conquistato.

La guerra quindi si arrestò sulla linea del 38º parallelo dove continuò con battaglie di posizione e sanguinose perdite per altri due anni fino al precario Armistizio di Panmunjeom che stabilizzò la situazione e confermò la divisione della Corea.

Durante il conflitto coreano, la Guerra fredda raggiunse uno dei suoi momenti più critici, e sorsero anche gravi contrasti politici all’interno della dirigenza statunitense che culminarono nella destituzione da parte del presidente Harry Truman, del generale MacArthur a causa delle idee eccessivamente bellicose del militare e dei suoi propositi di utilizzare bombe atomiche contro il territorio cinese.

Il numero delle vittime causate dal conflitto è stimato in 2 800 000 tra morti, feriti e dispersi, metà dei quali civili.

 

Fine marzo 2018: breve sguardo sul mondo e dintorni.

stazione spaziale cinese fuori controllo

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché il nostro immediato futuro è davvero difficile da interpretare, ammesso sia mai stato davvero possibile?

Perché non siamo a dirla tutta molto abili neppure a capire il presente?

Questo sarà un post leggero, che magari si appesantirà riga dopo riga, chi lo sa, siamo in Settimana Santa e la speranza dovrebbe essere diffusa, anche se…

Già, anche se.

Da dove cominciamo?

Dal cielo.

Non in senso religioso, ma proprio fisico, così fisico che di più non si può. Avete visto, per caso, il bel film “Gravity” con Sandra Bullock e George Clooney?

No?

Beh, se ne avrete occasione, guardatelo,  merita.

Lo cito in quanto in questo esatto momento, più o meno sulle nostre teste o di quelle di chiunque si arrabatti a vivere su questa palla di fango che chiamiamo “nostro pianeta” gravitano (appunto) i rottami di una stazione spaziale cinese. Si chiama “Tangong (o Tiangong a seconda della trascrizione) 1” e, ammesso che ne rimanga qualcosa dopo l’incandescente attraversamento dell’atmosfera terrestre, la probabilità che cada in testa a qualcuno di noi è pari allo 0,2%. Come hanno più volte ripetuto su “SkyTG24”, per capirci, questa probabilità è dieci milioni di volte (dieci milioni!) inferiore a quella che, nel corso di un anno, esiste di essere colpiti da un fulmine.

Si parla insomma del nulla, ma perché lo si fa?

Per riempire da tre ai quattro minuti di notiziario: ora, se lo fa Sky, perché non farlo anch’io?

Fatto.

Scendendo un po’ più terra terra, qui nel nostro italico stivale si va sempre più concretizzando (il neologismo è di Crozza, onore al merito) l’affermazione del partito (o non partito, come volete) “Movimento 5 Leghe” e direi che è pure giusto così, visto che gli italiani così si sono espressi nelle urne gli italiani…

Che ci sono andati.

Comunque la pensiate (la pensiamo), così è e non se vi pare, ma proprio così e basta.

Nel frattempo, tutti a scandalizzarci – ancora! – perché Google o Facebook sanno tutto di noi e di queste informazioni fanno ciò che vogliono…

Ripeto per la miliardesima volta che siamo innanzitutto noi a fornire una mole pazzesca di dati, più o meno consapevolmente (come ha già scritto qualcuno, c’è chi scrive, per farlo sapere al mondo, anche quante volte va al cesso, non lesinando dettagli in merito…), poi ci indigniamo per lo stesso motivo.

Eh già, siamo strani in questo XXI secolo…

Non che prima fossimo proprio a posto, ma la tecnologia aiuta.

A peggiorarci, se non altro si fa molto più presto.

Proseguiamo il nostro volo a macchia di leopardo, tanto Bersani dice di averlo già smacchiato…

Ah! Per quella che fu la par condicio: il suo esatto coetaneo ( se non sbaglio) ma di idee parecchio differenti, tanto per cambiare è di nuovo alle prese con gli strascichi del processo “Ruby – ter” ma a questo punto della telenovela, di nuovo come hanno già detto in tantissimi, prendersela ancora con lui equivarrebbe a sparare sulla Croce e sulla Luna rosse messe insieme… 

Guardiamo un po’ al di là del nostro naso, dunque.

Di là dall’Atlantico Trump continua a fare Trump, fregandosene come ha sempre fatto, o quasi, del “Russia – gate” o come l’hanno chiamato, mentre dall’altra parte Putin dice che non c’entra niente con le spie doppiogiochiste fatte uccidere – a proposito, ma sono ancora vive o no che non si capisce nemmeno quello? – a Londra ( avete mai sentito una spia o, peggio, uno dei loro capi, dire la verità?) e l’uomo meglio pettinato del mondo ( sì va beh, insieme al suddetto Trump… ), il giocherellone Kim Jong Un per una volta smette di sollazzarsi coi missili balistici nucleari e va in visita in Cina…

Tralascio gli innumerevoli conflitti in corso ovunque (non c’è solo la Siria, ma tanto ormai non ce ne frega niente manco di quella… ), catastrofi naturali e non (vedi quanto appena accaduto in Siberia… ), folli che si svegliano sempre più spesso la mattina e se ne vanno in giro (bene armati, quello sì, armatissimi… ) ad ammazzare chiunque capiti loro a tiro, perché questo è il progresso, amici miei, il trionfo dell’intelligenza e della ragione…

Sì, va beh, ci sono anche le solite,  tragiche storie infinite dei migranti, oppure l’ottantacinquenne che a dieci anni era riuscita a sopravvivere ai campi di concentramento ed è stata torturata ed arsa forse viva, ma che volete che sia, son sciocchezze queste, in confronto al “nuovo che avanza” …

Ah! Quasi dimenticavo: in una città di una provincia che ora ha come sigla il contrario di “giù”, situata in un luogo diametralmente opposto al nord est, a brevissimo, pare, ci saranno le elezioni per il rinnovo dell’amministrazione comunale.

Come prima (più di prima, t’amerò…), anche di questo che volete che ce ne importi a noi che cambiamo il mondo dalla tastiera e al sicuro dietro lo schermo, in maniera – molto gattopardesca – che non cambi mai assolutamente nulla?

Sì, ragazzi, questo è lo sguardo sul mondo di questa settimana santa del 2018.

Ammesso ne abbia ancora voglia, che Dio ci aiuti.

Davide De Vita

Fahreneit 451, i terrapiattisti e la forza della ragione

Fahreneit 451 immagine simbolo

Buongiorno, buon anno e chiediamoci un perché. Spero stiate tutti bene, abbiate digerito o siate in fase digestiva, comunque siamo al 3 di gennaio, non manca molto alla fine delle feste e delle… Abbuffate, coraggio!

Torniamo al nostro perché quotidiano: ne ho già scritto più volte, ma perché è sempre più necessario, indispensabile, leggere o rileggere “Fahrenheit 451”, romanzo (vedi fonti in calce) di Ray Bradbury uscito per la prima volta negli Stati Uniti nel 1951 (in forma di racconto) e poi nel 1953 nella sua forma definitiva?

( In breve: in un ipotetico futuro una dittatura al potere ordina di bruciare tutti i libri del mondo – Fahreneit 451 è la temperatura alla quale brucia la carta – mentre ogni componente della “resistenza” impara un libro a memoria, diventando quasi egli stesso quel libro o quella storia) 

Perché, a distanza di tanti decenni, è ancora attualissimo, l’ignoranza si fa strada dilagante e spesso la strada le viene spianata da chi, come sempre e ovunque, ne trae vantaggio e potere.

Sì, potere, in quanto, per citare un vecchissimo detto, nel paese dei ciechi il guercio è re.

Dove voglio andare a parare?

Qui: tra le tante, innumerevoli idiozie (spero che il grassetto renda abbastanza) che si trovano in rete, ieri notte sono incappato in alcuni video di un signore – di cui non farò il nome per non fargli altra immeritata pubblicità – che sostiene a spada tratta che …

La terra sia piatta e non rotonda, ancora oggi, nel 2018.

Un cretino, un idiota, un poveraccio, direte voi; è stata la prima cosa che ho pensato anch’io, poi ho notato il numero di iscritti al suo canale, quindicimila.

Ho letto i commenti deliranti dei suoi seguaci ( << followers >> fa più figo ma perdonate, a me la lingua italiana piace ancora tantissimo ), molti dei quali giovanissimi e mi sono preoccupato più di quanto non lo fossi già: queste persone, con grande convinzione e rispondendo con insulti a quanti cercano di spiegar loro che hanno così torto che più torto non si può, negano cinque o seicento anni di ricerca e metodo scientifico, grazie al quale sono stati possibili tutti i progressi tecnologici – e non solo – di questi secoli.

Certo, nel bene e nel male, ma non possiamo tornare di botto a prima di Galileo, quando anche la stessa Chiesa Cattolica ne ha riabilitato in toto figura e scoperte, mentre chi per quella stessa Chiesa – o per tutte in generale – non prova troppa simpatia ha sempre fatto del metodo scientifico il cardine dei propri ragionamenti.

Ovviamente i sostenitori della “terra piatta”, chiamati per questo appunto “terrapiattisti” (sic …) affermano che si tratti di un complotto (e ti pareva…) atto ad ingannare l’umanità intera, ordito da non si sa bene chi e con non meglio identificati scopi … Così come – secondo loro – solo i terrapiattisti convinti sono “risvegliati” dal torpore mentale, mentre voi ed io, che ancora crediamo a quei fessacchiotti di Galileo, Einstein e via di questo passo, siamo i veri idioti.

Qual è dunque il pericolo, il problema -più serio di quanto possiamo pensare – ormai palese?

Quello di avere a che fare con sempre più persone di questo tipo, disinformate al massimo e per nulla intenzionate a mettersi anche solo un poco in discussione, inconsapevoli di essere manovrate e manovrabili in qualsiasi direzione, compresa quella, forse più pericolosa di tutte …

Elettorale.

Con un mondo sempre più complesso nel quale viviamo, con piccoli dittatori che minacciano di premere sinistri pulsanti nucleari posti sopra la propria scrivania e uomini potentissimi con improbabili zazzere che gli rispondono per le rime dall’altra parte del pianeta, neo-zar che manovrano altre persone sullo scacchiere internazionale trattandole né più né meno come proprie marionette e, nel nostro piccolo nazionale e quotidiano, nuove elezioni politiche alle porte, non c’è tanto da stare allegri.

Questo nuovo anno si sta aprendo con mille e un problema da affrontare, come quelli che l’hanno preceduto e quelli che lo seguiranno, ma se sempre più persone, più menti si rifiuteranno di funzionare secondo logica, rifugiandosi in quell’ignoranza così tanto comoda, quegli stessi problemi si moltiplicheranno, si aggraveranno.

Chiedersi un perché, cercare la ragione vera delle cose e degli accadimenti diventa allora, perdonate la presunzione, nuova arma di resistenza.

Per favore, non spegniamo l’intelligenza, o davvero …

È finita per tutti.

Davide De Vita

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Fahrenheit_451

 

Caos Venezuela: perché.

Assalto al parlamentoBuongiorno e chiediamoci un perché: perché, ad esempio, il Venezuela, prima o poi, scoppierà?

Per provare a capire ciò che sta accadendo oggi, meglio fare qualche passo indietro, fino a febbraio dell’anno scorso quando, su una testata on line ora scomparsa dal web, scrivevo:

(25 febbraio 2016, articolo pubblicato su teleGM24)

“Per tentare di porre rimedio a tutto ciò, il governo Maduro, in questi giorni, ha deciso di aumentare, dall’oggi al domani, del seimila (sì, avete letto benissimo, proprio seimila) per cento il prezzo della benzina, prima pari quasi a zero. Cerchiamo di capire meglio: la moneta corrente è il “bolivar”, per cui dopo le nuove misure, un litro di combustibile a 91 ottani costerà un bolivar, mentre ce ne vorranno sei per quello raffinato a 95 ottani. Per avere un’idea più chiara di cosa significhi, ricordiamo che un caffè, un semplicissimo caffè costa più di 100 (cento) bolivar. L’opposizione (fonte: Daniel Lozano, La Nacion, Argentina) denuncia i “regali” di milioni di barili a Cuba ed altri paesi alleati, criticando anche questa nuova misura, che ricorda fin troppo un precedente sollevamento popolare, verificatosi nel 1989 proprio in seguito ad un aumento del prezzo della benzina, costato la vita a centinaia di persone e passato alla storia col nome di “Caracazo” o “Sacudon”. A questo si aggiunge una svalutazione del cinquantanove per cento del bolivar, per cui ad oggi venticinque febbraio duemila sedici la moneta venezuelana è pari a zero virgola quindici dollari e zero virgola quattordici euro; perciò, nonostante le pompose dichiarazioni dello stesso Maduro che, soddisfatto per l’accordo raggiunto con Russia, Arabia Saudita e Qatar per rallentare la produzione petrolifera, afferma minacciando ( anche lui! ) l’avvento della terza guerra mondiale nel caso in cui trionfasse la politica imperialista: “Nessuno canti vittoria. L’obiettivo è distruggere Russia, Venezuela, Iran e Opec. Siamo appetibili per il nostro petrolio e anche per Bolivar, Chavez, il popolo, la rivoluzione. Siamo l’asse delle libertà in America.”

Nonostante questi proclami e queste misure a detta di tanti impopolari, il Venezuela ha attualmente la peggiore economia del pianeta ed è in testa alla classifica dell’inflazione, con pochi o nessuno spiraglio di miglioramento. Ora, con il disgelo tra Cuba e gli Stati Uniti, la fine dell’embargo all’Iraq, l’incertezza sulla sorte della Libia e degli altri paesi medio orientali interessati dal fenomeno Isis, si vedono davvero poco, purtroppo, reali speranze di salvezza per questa nazione, proiettata invece verso l’abisso di un altro (vedi Argentina) colossale “default”.

Ci siamo?

Lo so, magari non ci credete eppure esistono economie più disastrate della nostra.

Non tante, ma esistono.

Che succede oggi, invece, in Venezuela?

Quello che spesso diciamo tra amici al bar, o nelle chat di Whatsapp o sul social che preferite, come

<< Bisognerebbe entrare in Parlamento e prenderli tutti quanti a calci in c…>>

Beh, ragazzi, chiunque sia stato, da chiunque siano stati effettivamente spinti e più o meno “controllati”, alcuni individui hanno fatto esattamente questo all’interno del Parlamento di Caracas.

Secondo le agenzie, circa cento militanti chavisti ( seguaci dell’ex premier Chavez ) hanno assaltato e assediato il parlamento per oltre nove ore, invadendo il palazzo e aggredendo deputati, funzionari e giornalisti presenti al suo interno.

“Un minuscolo gruppo di persone pagate dal governo è venuto oggi in questa sede per sequestrare non i deputati o i giornalisti, bensì la sovranità popolare venezuelana, la nostra democrazia”

… Dichiara alla stampa Julio Borges, presidente dell’Assemblea Nazionale, rincarando poi la dose:

“per noi è molto chiaro che questo è solo un piccolo campione di quello che si sta preparando per il Venezuela con la Costituente fraudolenta lanciata dal presidente Maduro: siamo qui non per difendere un palazzo, ma i quattordici milioni di cittadini che hanno votato per noi. Maduro ha detto che condanna questi fatti di violenza, ma la verità è che è lui l’unico responsabile di questa violenza”.

Borges si riferisce alle dichiarazioni con le quali Maduro ha definito l’attacco:

Un fatto strano, una rissa nei corridoi del Parlamento”,

affermando poi di non essere

complice di nessun fatto violento

e di aver dato disposizioni affinché la giustizia indaghi su quanto è accaduto.

In un video, che lui stesso ha diffuso sui social network, Oswaldo Rivero, conosciuto come Cabeza de Mango (noto giornalista televisivo chavista), si è presentato come il responsabile dell’attacco, affermando:

 “Assumiamo la responsabilità storica di quello stiamo facendo. Siamo qui per protestare contro quelli che nascondono il cibo e commettono atti terroristici”

In conclusione, comunque vadano le cose, la verità (che come diceva già Eschilo prima di tutti, in guerra è sempre la prima vittima) è che il popolo venezuelano, in ginocchio da anni per la crisi economica durissima, è stanco della corruzione senza limiti e delle continue delusioni e disillusioni “offerte” dalla classe politica locale.

Non solo: è un popolo, letteralmente, affamato.

E i popoli affamati…

Davide De Vita

Fonte:

 http://www.repubblica.it/esteri/2017/07/06/news/venezuela_militanti_chavisti_assaltano_il_parlamento_deputati_sotto_assedio_per_9_ore-170083025/#gallery-slider=170080928

 

Ipotesi Qatar

QatarBuongiorno, dov’eravamo rimasti? Ah sì, chiediamoci un perché! Chiediamoci, per esempio, cosa potrebbe succedere da oggi, 5 luglio, in Qatar.

Guardate, sono il primo a consigliarvelo: se pensate che il Qatar sia uno sciroppo per la tosse, oppure un posto troppo lontano per avere – per noi – il benché minimo interesse, non leggete questo post, fate altro, impiegate meglio il vostro tempo.

Se invece, come me, ritenete che ciò che accade laggiù – o potrebbe accadere – sia molto importante per tutto ciò che accadrà – o potrebbe accadere – nel mondo, beh, allora andate, anzi andiamo avanti.

Ricordiamo: secondo molti analisti, il Qatar sarebbe lo stato che più di ogni altro non solo appoggia ma proprio finanzia il terrorismo radicalizzato di matrice islamica. Non una cosetta da niente, dunque.

Oggi scade (scadrebbe?) la data limite imposta dall’Arabia Saudita e dai suoi alleati al Qatar per accettare le richieste “non negoziabili “che però lo stato in questione rigetta in quanto “ricordano l’atteggiamento di stati arroganti che storicamente hanno sempre portato alla guerra”.

La data di oggi era già stata prorogata, a dimostrazione del fatto che quegli stessi “stati arroganti” non hanno proprio le idee chiare sul da farsi.

Quindi che succede?

L’Arabia Saudita invaderà il Qatar?

Potrebbe farlo: il Qatar ha un decimo della popolazione saudita, un confine di terra privo di difese e un esercito di piccole dimensioni, ma non solo: il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha il sostegno di Donald Trump (non quello del dipartimento di stato degli Stati Uniti) nella sua opera d’isolamento del Qatar e potrebbe convincere Trump ad accettare un’invasione. Sempre Salman ha spinto l’esercito saudita a scatenare la terribile guerra civile in Yemen per il semplice (e ampiamente infondato) sospetto che l’Iran stesse fornendo aiuto militare ai ribelli.

Piccolo appunto (i commenti di qualsiasi genere li lascio ad altri, qui riporto solo fatti): noi, Italia, esportiamo bombe prodotte in Sardegna, nello Yemen, giusto per capire quanto queste vicende non siano poi così tanto “lontane” dal nostro vissuto quotidiano…

 Le richieste impossibili

Secondo Salman il Qatar dovrebbe allinearsi “militarmente, politicamente, socialmente ed economicamente, oltre che finanziariamente” con l’Arabia Saudita e i suoi alleati.

Tradotto: niente più politica estera indipendente, controlli più serrati in patria.

Poi: chiudere completamente il gruppo d’informazione Al Jazeera, che ha sede in Qatar e il cui network televisivo satellitare è la testata d’informazione meno censurata e più affidabile del mondo arabo.

Interrompere ogni contatto coi Fratelli musulmani, un movimento islamico perlopiù non violento e democratico, che era stato tra le forze propulsive delle primavere arabe nel 2010 e 2011. Avrebbe dovuto smettere di sostenere i gruppi ribelli islamisti radicali siriani, in particolare l’organizzazione nota fino alla fine dello scorso anno come Fronte al nusra (prima che cambiasse nome per occultare i suoi legami con Al Qaeda).

Consegnare tutti gli individui accusati di “terrorismo” (un termine molto ampio nei quattro paesi che sostengono il blocco).

Espellere tutti i cittadini di questi paesi che vivono oggi in Qatar (presumibilmente per evitare che fossero contaminati dal clima sociale e politico relativamente aperto che vige nel paese).

Interrompere tutti i contatti diplomatici e commerciali con l’Iran, nonostante quasi tutte le sue entrate derivino dagli enormi giacimenti di gas che condivide con questo stato.

Non basta: pagare dei risarcimenti per il disturbo arrecato e accettare un regolare monitoraggio che verificasse il suo rispetto di queste condizioni nei prossimi dieci anni.

I quattro paesi che sostengono il blocco (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto, rispettivamente tre monarchie assolute e una dittatura militare) stanno in realtà tentando di sopprimere le idee democratiche nella regione. L’accusa secondo cui il Qatar “sostiene il terrorismo” sarebbe più convincente se l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti non stessero facendo esattamente la stessa cosa.

Entrambi i paesi hanno finanziato il Fronte al nusra e chiuso un occhio sui suoi legami con Al Qaeda, dal momento che stava combattendo il regime del presidente siriano Bashar al Assad, dominato dagli sciiti.

Il denaro è stato spesso consegnato in borse piene di contante depositate in alberghi turchi, quindi è probabile che parte di esso sia arrivato nelle mani del gruppo Stato islamico (ISIS).

L’ipotesi più probabile.

Il Qatar importa quasi tutto il cibo che consuma e in futuro dovrà farlo arrivare per via marittima o aerea, visto che il confine di terra con l’Arabia Saudita sarà chiuso in maniera permanente. Ma il Qatar è abbastanza ricco da pagare questo prezzo. L’Arabia Saudita (il principe Salman) si limiterà quindi in buona sostanza a usare le proprie risorse finanziarie per impedire agli altri di commerciare con lo stato isolato.

In conclusione non ci sarà un’invasione saudita: i diecimila soldati statunitensi stanziati nel piccolo stato non garantiscono protezione “politica” in quanto gli USA preferiranno sempre l’Arabia Saudita; le poche centinaia di soldati turchi presenti però lo difenderebbero:

 “Non ci serve il permesso di nessuno per creare delle basi militari tra paesi partner”

ha dichiarato il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan.

“Sosteniamo e apprezziamo la posizione del Qatar nei confronti delle 13 richieste. Si tratta di un modo estremamente sgradevole di cercare d’interferire con i nostri accordi”

Dice al Guardian l’ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Russia Omar Ghobash:

“una possibilità sarebbe imporre alcune condizioni ai nostri partner commerciali e dirgli che se vogliono collaborare con noi dovranno fare una scelta commerciale”

boicottando il Qatar.

Ma dai… Ma no… Ma vuoi vedere che … No… Non ditemi che, magari, dietro a tutta questa faccenda che sta insanguinando il mondo da anni, ci sono enormi interessi commerciali e finanziari e il fanatismo religioso è un’ottima copertura?

Non ci posso – QUASI – credere!

Davide De Vita

Fonte:

https://www.internazionale.it/opinione/gwynne-dyer/2017/07/04/resa-dei-conti-in-qatar

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte:

https://www.internazionale.it/opinione/gwynne-dyer/2017/07/04/resa-dei-conti-in-qatar