Recensioni: “Il ponte del diavolo”, di Cristiano Niedojadko

Coperttina Il Ponte del Diavolo

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché leggere “Il ponte del diavolo – I fenomeni del diavolo”, ultima fatica letteraria appena data alle stampe dall’autore Cristiano Niedojadko?

Intanto, perché è un bellissimo romanzo.

Cerchiamo di capirci ancora meglio: prendete dallo scaffale, se li avete, “I pilastri della Terra” di Ken Follett e “Il codice da Vinci” di Dan Brown, più qualche “giallo” a scelta di Michael Connelly.

Fatto?

Bene, ora rimetteteli pure sullo scaffale, ma teneteli in mente.

Perché questo non è un semplice romanzo, quali che siano i vostri gusti di lettrice o lettore. 

Avrete tra le mani, infatti, una vera e propria macchina del tempo a quattro corsie, correlate sì l’una con l’altra, ma indipendenti tra loro. 

Attraverserete i secoli, partendo dall’epoca dell’incredibile, ma assolutamente vera Matilde di Canossa, passando poi per il XV e sorvolando con maestria le vicende italiane legate alla Seconda Guerra Mondiale, l’occupazione nazista e la resistenza partigiana, per atterrare magistralmente ai giorni nostri.  

La vicenda, o le vicende, si snodano lungo un intreccio apparentemente molto complesso, ma piacevole da districare pagina dopo pagina.  

Niedojadko mette moltissima carne al fuoco, sommergendo il lettore fin dall’inizio di indizi più o meno criptici, ma raggiunge pagina dopo pagina livelli che ricordano molto da vicino gli autori più sopra citati, senza mai rinunciare però al suo personalissimo stile, grazie al quale i personaggi balzano fuori da queste pagine in tutta la loro umanità. 

Una o più cacce al tesoro, omicidi ed esorcismi, sette segrete e monaci dalla fede incrollabile che le contrastano e le combattono con ogni mezzo, “male inferiore per bene superiore”: questo e molto altro è il “Ponte del diavolo”, un romanzo incantato che ti ghermisce pian piano paragrafo dopo paragrafo, fino a non mollarti più perché sarai con gli eroi delle varie storie nascosto su un carro in compagnia della reliquia di un santo e di un gatto enigmatico, oppure in un sotterraneo inseguito da feroci nazisti come nella migliore tradizione di “Indiana Jones”. Nel “Ponte” c’è azione, ricerca, filosofia, storia, passione, il tutto ben mescolato con sapiente maestria da chi l’ha saputo scrivere con autentica passione. 

Svelare altro di questo romanzo sorprendente sarebbe sacrilegio: vale la pena, perciò,  vivere personalmente quest’avventura che attraversa e intreccia tempo, Storia, enigmi, passioni e molto altro.

Il volume, presto in libreria ad Iglesias, al momento può essere richiesto direttamente all’autore.

Davide De Vita

“Quinte Emotive” presenta ad Iglesias “Il berretto a sonagli” di Pirandello

Quinte Emotive scena corale 1

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, la Verità spesso ci atterrisce, sgomenta e terrorizza?

Fermi, calmi, zitti e buoni.

Non è necessario rispondere subito: sono millenni che l’Uomo si pone questa domanda e ancora stiamo tutti cercando una risposta accettabile, oppure accettabile per noi, per ciascuno di noi, intendo.

C’è chi la trova nella Fede, chi nelle formule della realtà scientifica, chi un ideale sociale e politico e così via.

Un signore che si chiamava Luigi Pirandello[1] ha provato a rispondere a modo suo a questa domanda, scrivendo nel 1916 “Il berretto a sonagli”[2], logica prosecuzione delle novelle “La verità” e “Certi obblighi”.

La commedia, nella quale il “berretto” altri non è che quello del buffone, del giullare, per tutti simbolo della vergogna, del disonore e dello scandalo, ma sotto il quale chi lo indossa – pur tacciato di follia – dice appunto la verità che non vogliamo vedere e sentire, è stata portata in scena ad Iglesias dalla compagnia teatrale “Quinte emotive”[3] al Teatro Electra, domenica sera 16 dicembre.

Il teatro era pieno e lo spettacolo, andato in crescendo sia per il molto apprezzato “lasciarsi andare ai personaggi” degli attori sia per la calorosa risposta del pubblico, che alla fine non ha lesinato applausi.

Personaggi e interpreti: Cristina Pillola “Beatrice”, Giusy Fogu “Saracena” e “Assunta, madre di Beatrice”, Gisella Biggio “Fana”, Andrea Zucca “Fifì”, Leonardo Pani “Ciampa”, Efisio Deiola “Delegato Spanò”, Manuela Perria “Nina, moglie di Ciampa”. Musiche dal vivo Pinuccio Pumoni, costumi Rosa Pinna, audio – luci Service Eventi. Regia di Paolo Angioni.

Giusy Fogu, presidente di “Quinte Emotive” e in quest’occasione portavoce della compagnia (nella piece interpreta sia la “Saracena” sia la madre di “Beatrice”), spiega il lungo, faticoso e impegnativo percorso che ha portato attori e regista fino al palco dell’Electra.

<< Abbiamo scelto tempo fa Pirandello in contemporanea con “Il processo” o poco prima, per avere un classico in repertorio. Consapevoli che col tempo della preparazione, saremmo andati in scena ai 100 anni dalla prima messa in scena dell’opera, avvenuta il 27 giugno 1917 a Roma. Il “Berretto a sonagli” si adattava inoltre al numero e alla tipologia degli attori che potessero comporre il cast. Una scelta nata come una sfida a crescere ancora che il regista, accogliendo la nostra richiesta di un simile spettacolo, ci ha proposto. >>

<< Un lavoro spianato >> prosegue l’attrice << per quanto riguarda la dizione, che abbiamo cercato di curare meglio con l “esercizio” (virgolette obbligatorie) dello spettacolo sul “Processo” di Francoforte. Pirandello necessitava anche di questa particolare preparazione, che stiamo ancora curando in quanto consapevoli della necessità di anni di studio. Per questo la preparazione del “Berretto” è durata circa un anno, ma ormai con quella dell’“Electra” siamo arrivati alla dodicesima replica e ci sentiamo molto stimolati a continuare a crescere >>

<< Iglesias come ha risposto e risponde? >> chiedo

<< La città ha fame di cultura e di teatro. Purtroppo spesso mancano spazi idonei, adeguati, per esempio per portare avanti il laboratorio di “teatro sociale” al quale la nostra compagnia tiene molto. Abbiamo alle spalle lunghi anni di onesto e faticoso lavoro, oggi siamo andati in scena davanti al teatro pieno e non può che farci piacere, ma bisogna pensare anche in prospettiva. Abbiamo molto apprezzato la presenza del sindaco Mauro Usai e dell’assessore alla cultura e allo spettacolo Claudia Sanna, speriamo che loro abbiano apprezzato noi. Non abbiamo, infatti, ancora una sede definitiva, se non due stanze per le riunioni. Dove lavoriamo da circa nove anni prima come laboratorio Arci poi come Compagnia vera e propria siamo per così dire ospiti, ma il nostro progetto di “Teatro sociale” di cui accennavo prima è fermo proprio a causa della mancanza di ambienti adeguati. Abbiamo visto entusiasmo e raccolto applausi, confidiamo in qualcosa di più concreto. >>

La compagnia teatrale “Quinte emotive” di Iglesias è tra le compagnie locali selezionate dal CeDAC[4] per completare il prestigioso cartellone teatrale della prossima stagione a Carbonia.

Sipario, applausi.

Davide De Vita

cartellone stagione teatrale Carbonia

[1] Luigi Pirandello:

(Girgenti, 28 giugno 1867Roma, 10 dicembre 1936) è stato un drammaturgo, scrittore e poeta italiano, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1934. Per la sua produzione, le tematiche affrontate e l’innovazione del racconto teatrale è considerato tra i maggiori drammaturghi del XX secolo. Tra i suoi lavori spiccano diverse novelle e racconti brevi (in lingua italiana e siciliana) e circa quaranta drammi, l’ultimo dei quali incompleto.

[2]Il berretto a sonagli” è una commedia in due atti di Pirandello; il titolo si riferisce al cappello che una volta portavano i buffoni ed era noto a tutti come il “copricapo della vergogna”; la trama si snoda in una non meglio precisata cittadina siciliana dell’interno ed è ambientata nei primi anni del Novecento (1916) con la Grande Guerra appena cominciata ma lontana da quel contesto. Riprende le tematiche già affrontate dall’autore nelle due novelle “La verità” (1912) e “Certi obblighi” (sempre 1912).

La trama: Beatrice Fiorica, gelosa e insoddisfatta, vuole denunciare al delegato Spano’, amico di famiglia, il tradimento del marito, cavalier Fiorica, con la giovane moglie del suo scrivano Ciampa, anziano e a conoscenza dei fatti, che tollera la situazione purché venga salvato il suo “pupo”, cioè la sua rispettabilità e la “faccia”. Inutilmente questi cerca di evitare la denuncia tentando di persuadere Beatrice a girare la corda “seria” quella che fa ragionare ed evita i disastri. Secondo Ciampa portiamo tutti sulla fronte tre corde come d’orologio: “la seria, la civile, la pazza. Sopra tutto, dovendo vivere in società, ci serve la civile, per cui sta qua in mezzo alla fronte…; su la tempia destra, c’è la corda seria, per parlare seriamente, a quattr’occhi; a sinistra la corda pazza…quella che fa perdere la vista degli occhi…  ed uno non sa più quello che fa”. Beatrice però non ci vuol sentire da quell’orecchio e fa scoppiare lo scandalo, ma tutta la famiglia le va contro: madre, fratello, serva e così alla fine il delegato cerca di far apparire che non c’è stato alcun rapporto tra il cavaliere e la giovane Nina Ciampa. Ma è proprio al Ciampa, al marito tradito, che la cosa non va più bene, egli è offeso e ferito, tutti sanno ora, dopo tutto quel chiasso, che porta “il berretto a sonagli”, il cappello da buffone e da becco, e vuole la rivincita. Sarà la signora Beatrice che si è tolta il capriccio di far girare la corda “pazza” a subire le conseguenze dello scandalo e a salvare il buon nome del Ciampa. Come? Facendosi ricoverare per tre mesi in un manicomio… Si è comportata da pazza, “…Ha bollato con un marchio d’infamia tre persone: uno, d’adulterio; un’altra, di sgualdrina e me (Ciampa), di becco. Deve dimostrare di essere pazza-pazza davvero- da rinchiudere!… Bisogna chiuderla! Bisogna chiuderla!  …È pazza! È pazza!” La commedia termina con una ‘orribile risata di Ciampa, risata di rabbia, selvaggio piacere e disperazione ad un tempo.

[3] La compagnia teatrale “Quinte Emotive”:

La compagnia nasce dopo molti anni di laboratori teatrali gestiti dal Centro Iniziative Culturali gestito dall’ARCI di Iglesias e tenuti dall’attore professionista argentino Coco Leonardi; questi parteciperà nel 2011 alla fondazione della Compagnia stessa; con la guida, la regia e la direzione artistica di Leonardi gli attori della compagnia hanno lavorato secondo il metodo Stanislavskij, basato sull’approfondimento psicologico del personaggio e la ricerca di affinità tra il mondo interiore di quest’ultimo e quello dell’attore. Ha debuttato sempre nel 2011 con “Memorie di un tavolo” e vanta ad oggi più di cinquanta repliche dei suoi spettacoli, andati in scena ad Iglesias, Cagliari, Carbonia, Mogoro, Serramanna, Sinnai, Assemini, Sant’Antioco, Monserrato. Ha vinto nel 2016 la prima edizione del “Premio di teatro Amelia Camboni” indetto dal Comune di Villamassargia; attualmente ospitata presso i locali dell’ex mattatoio di Iglesias, prosegue con il nuovo regista e attore Paolo Angioni il lavoro di formazione, seguendo corsi di dizione e approfondimento del metodo già citato. È affiliata UILT (Unione Italiana Libero Teatro); lo spettacolo “Il processo”, liberamente tratto da “L’istruttoria” di Peter Weiss è il primo lavoro messo in scena dalla Compagnia per la regia di Angioni; è stato inserito nelle manifestazioni per la “Giornata della memoria 2017” ed è stato richiesto da alcuni istituti scolastici come materia di studio relativa alla persecuzione nazista.

Compongono l’Associazione Culturale Teatrale “Quinte Emotive”: Giusy Fogu col ruolo di presidente, Leonardo Pani vicepresidente, Manuela Perria segretaria; M. Cristina Pillola tesoriere; Gisella Biggio socia; Corrado Cicilloni socio; Efisio Deiola socio.

[4] CeDAC: Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna.

 

 

Memesias : intervista esclusiva!

Memesias intervista immagine da proporre

Buonasera e chiediamoci un perché.

Anzi, un “perché no”?

Solita e doverosa premessa: questo è uno dei pezzi più seri che abbia mai scritto…

(Ehia, se vedi…) Insomma, forse… Forse no… Mah… 

Pero ci siamo divertiti tantissimo, anzi, come direbbero loro, in francese, un casino! 😊

Vabbè, la faccio breve: poiché ad Iglesias la seguiamo tutti, sì, anche tu che stai storcendo il naso (togliti le dita da dentro, anzi, che fa schifo… ) la leggi, lo so, me l’hanno detto loro… Ho pensato di azzardare un’intervista ai “Memesias”, o meglio allo staff che c’è dietro, se possiamo dire così. Gli accordi erano e sono rimasti: anonimato totale, niente incontri veri “di persona”, tutto solo scritto e solo on line.

E questi qua non hanno accettato la proposta?

That’s incredible!

Beh, ciò che segue è il risultato del nostro “incontro” 😊

Domanda 1: Ciao, cominciamo dall’idea: una pagina autoironica su Iglesias. Non me ne vorranno i nostri concittadini, ma si sfiora il paradosso, l’ossimoro… Scusate, avevamo detto niente parolacce…

Risposta 1: Ciao a te. “Ge sesi pagu ossimoro!” : sì, suona bene. Comunque una pagina autoironica su Iglesias era stata già creata (non da noi) anni fa ed era spassosissima: “Villano ecclesiae”.  E già da allora avevamo notato che questa cosa dell’ iglesiente che non ride è poco vera, la maggior parte di quelli che ci seguono ci mandano messaggi di incoraggiamento. Troppo toghi.

D 2: spiegate a me e a chi legge la scelta del nome della pagina?

R 2: Il nome? Due di noi che chiameremo “Gigino e Gigetto” stavano parcheggiando vicino a signora Bastiana e Gigino ha detto

<<Ma il nome della pagina lo abbiamo deciso?>>

Gigetto ha risposto:

<<Iglesias in breve? Per il Breve di Villa di Chiesa! >>

e Gigino:

<<Fa cagare. E memesias? Uniamo la parola meme a Iglesias. >>

Gigetto: 

<<Va bene, basta che esci la colazione.>>

Più o meno è andata così.

D 3: questa la tenevo da tempo in serbo (ma anche in croato): chi ve lo fa fare?

R 3: Boh? Ce lo chiediamo anche noi. Forse il Sindaco? (ahahahhahahaha ). No dai, In realtà siamo crastuli come tutti gli iglesienti. Speriamo solo di essere in grado di dire in maniera ironica e comprensibile quello che pensano gli iglesienti degli iglesienti.

D 4: Rispetto la vostra scelta, ma potete spiegare, se volete, perché rimanete anonimi?

R 4: Perché siamo ad Iglesias … E siccome per ogni meme che si mette qualcuno ha qualcosa da dire, non vogliamo ritrovarci teste di “tigoddiri” appese alla porta di casa. Lo preferiamo in un piatto con prezzemolo e aglio.

D 5: di recente qualcuno al quale evidentemente non piace la vostra ironia vi ha aspramente criticato: come ci siete rimasti, onestamente?

R 5: Non ci siamo rimasti male perché non sappiamo leggere, quindi non abbiamo idea di quali critiche tu stia parlando. Scherzi a parte, no non ci offendiamo sinceramente. Riceviamo screenshot di offese molto pesanti rivolte non solo alla battuta ma anche a noi personalmente (che non abbiamo un’identità quindi è come offendere Batman!). Ci ridiamo sopra e cerchiamo di replicare con ironia perché è quello che accomuna noi quattro  memesiani, la coglionaggine.

D 6: pare abbiate migliaia di “followers”, per usare un termine tanto di moda; vi fa piacere? Mirate ad averne molti di più? A quando il film? Ooops, scusate, sto esagerando!

R 6 : Ci fa piacere vedere che l’iNglesiente si riconosce in quello che scriviamo. Ci fa piacere sentire in un posto pubblico che si parla delle nostre battute e noi siamo li a ridere con loro. Ci sarebbe da dire:

Oh calloni lah che l’ho fatta io stamattina questa coglionata, la so già!”

Ma non fa. Più che fare un film, ci piacerebbe poter mettere meme con foto usando “personaggi” attualmente viventi di Iglesias… Ma ci servirebbe il permesso ….

D 7: come preparate i testi o le vignette? Vi incontrate di persona come una vera e propria redazione o … Ad catzium?

R 7 : Abbiamo una chat su WhatsApp , postiamo qualche vignetta o meme che troviamo carina e vediamo se ispira qualcuno di noi per la coglionate del giorno. Oppure parliamo del disagio iglesiente giornaliero e vediamo il primo di noi quattro che lo rende “meme”. Di solito funziona. Come puoi vedere, graficamente fanno schifo per la maggior parte delle volte, perché tra di noi le due donne e un uomo fanno le battute, il quarto uomo usa solo Photoshop e lo fa male. Non serbiri a nudda alla fine.

D 8: qual è la vostra età media?

R 8: 37,3.

D 9: quale ritenete sia la vostra età mentale?

R 9 : 4.

D 10: Qual è il pubblico al quale vi rivolgete?

R 10 : Facciamo roba nuova e roba vecchia. Citazioni di meme moderni legati anche alle figure e alla storia di Iglesias. In modo che chiunque le possa apprezzare. (questa risposta era serissima. Eh ascò non ci vengono is cazzarasa a comando!)

D 11: Perché avete accettato quest’intervista?

R 11 : Perché non ci caga nessuno. Grazie Davide, ci hai reso felici.

D 12: La domanda delle domande, la più importante, fondamentale: quante mattonelle ci sono in piazza Sella?

R 12 : Gli anni di quintino moltiplicato per il numero di frastimmi che lanci quando becchi un fosso in strada. Minchia, sempre!

Scherzi a parte davvero, ringrazio di cuore lo staff della pagina Facebook “memesias”, in quanto chi è capace di ironia e di autoironia, nonostante sembri non si prenda mai sul serio, dimostra invece intelligenza e capacità d’osservazione non comuni. Di questi tempi, merce rara e preziosa. 

Siete stati voi a rendere felice me, ragazzi, chiunque voi siate! 😉

Auguri per tutto! 

Davide De Vita

Mauro Usai sindaco di Iglesias: i primi cento giorni.

 

Mauro Usai foto intervista ottobre 2018

Mi riceve puntuale nel suo ufficio, il giovane sindaco di Iglesias Mauro Usai, a circa cento giorni dalla sua elezione. Ci spostiamo dalla saletta principale, più di rappresentanza, ad una adiacente meno informale, dove ci sediamo intorno ad un tavolo ingombro di carte e documenti, che nel corso dell’intervista mi mostrerà più volte, a seconda dell’argomento affrontato. È in maniche di camicia – Obama ha fatto scuola ovunque – e mi guarda dritto negli occhi: glielo faccio notare e gli dico che per un politico quale lui è ormai da tempo, non è scontato.

Questo primo cittadino – espressione del PD ma con una grande vocazione alla critica e all’indipendenza di pensiero, come vedremo più avanti – non siede, metaforicamente parlando, su una poltrona comoda.

Cominciamo così l’intervista seguendo uno schema che presto andrà bonariamente a farsi benedire, perché domanda su domanda l’uomo si infervora e spazia a ruota libera, partendo dai temi più attuali, caldi e appunto “scomodi”.

Sanità, disoccupazione, povertà.  

<< L’argomento sanità mi fa incazzare (usi pure questo termine, l’autorizzo). Non è un discorso demagogico, perché siamo stati l’unica comunità a dire sì alla riforma sanitaria, di cui non chiediamo altro che la vera, reale e piena applicazione, che invece non c’è mai stata. Il polo unico ospedaliero Iglesias – Carbonia dovrebbe essere degno di chiamarsi DEA di 1° livello [1], ma come tutti sappiamo e purtroppo vediamo ogni giorno così non è. Si tratta di una battaglia che continuo a combattere ogni giorno e alla quale tengo moltissimo, non c’è giorno che non mi scontri contro qualcuno dell’Amministrazione Regionale in merito. Non è possibile che un presidio ospedaliero chiuda nel fine settimana, così come non è accettabile che non si possano ottenere in un’ora delle analisi d’urgenza ma si debba aspettare un giro vizioso che va e torna da Carbonia, con disagi enormi per chi già è sofferente di suo. Ripeto, è una battaglia continua che ho intenzione di proseguire, è troppo importante per i cittadini.

La disoccupazione e la povertà, indissolubilmente legati, sono invece temi che mi fanno soffrire, soprattutto perché, almeno in questo caso, degli strumenti per provare almeno a contrastarla esistono ma sono o male interpretati o male applicati. Mi riferisco per esempio al REIS, per esteso Reddito di Inclusione Sociale che non ha niente a che fare col più noto “reddito di cittadinanza” di cui si parla tanto. Credo che sulla carta questo strumento sia molto valido, in quanto prevede appunto l’“inclusione” in realtà produttive o di interesse sociale, con una sorta di avviamento e formazione, quando occorre, alle stesse attività verso le quali si intende indirizzare il o la richiedente aiuto. Manca però – purtroppo – il personale per compiere per intero questo percorso, in quanto normalmente si arriva al più facile compromesso di dare e ottenere un semplice sussidio economico, snaturando lo strumento e scivolando pericolosamente verso il mero assistenzialismo. >>

La visione della città.

<< Essendo stato presidente della Giunta Comunale nella passata amministrazione non mi sono estranei né questi uffici né le dinamiche amministrative, ma mi sono chiesto spesso, durante quel periodo “cos’avrei fatto da sindaco”. Ora lo sono e credo che una delle tante priorità sia stata curare l’aspetto e il decoro urbano; credo infatti che Iglesias possa e debba essere un gioiellino, ma deve esserci, in parallelo con l’impegno che l’amministrazione comunale come squadra ci sa mettendo, anche la maggiore consapevolezza del singolo cittadino. In quest’ottica, per esempio, abbiamo riattivato la fontana all’ingresso di Iglesias prima del viale Villa di Chiesa, riaperto al pubblico la torre Guelfa, per parlare di piccole cose, ma – nell’ambito del vero e proprio decoro urbano – ci siamo visti costretti all’installazione delle telecamere di sorveglianza per combattere quello che potremmo definire il malcostume del “sacchetto selvaggio”. Proprio queste telecamere (ce ne sono altre in via di installazione e attivazione, alcune si chiamano “Scout” e funzionano con dei sensori di movimento, prima cioè filmano e poi fotografano) ci hanno permesso di individuare senza ombra di dubbio i “lanciatori” che, paradossalmente, a verifica si sono rivelati del tutto in regola (per la maggior parte) con il pagamento della tassa sui rifiuti, come se questo potesse giustificare il “faccio come mi pare”, a discapito della reale differenziazione, che a danno dell’intera comunità non è più virtuosa e proprio per questo peserà parecchio sulle prossime bollette. Mi dispiace, ma è proprio così. >>

Grandi opere.

<< Abbiamo ripreso in mano la programmazione dell’Amministrazione precedente, per esempio per quanto riguarda la realizzazione del Centro Intermodale. C’erano ostacoli burocratici quasi infiniti da superare, così spesso mi sono ritrovato personalmente a farmi firmare dal funzionario di turno il documento che impediva questo o quello. Ora siamo in grado di affermare che manca proprio un ultimo passo, da approvare in giunta, relativo all’estensione del procedimento di Verifica di Impatto Ambientale (VIA), dopo il quale potremmo finalmente affidare ad una nuova ditta (quella che c’era prima è fallita) che riprenda in concreto i lavori. Parliamo, per essere chiari, di un milione e mezzo di euro in ballo.

Molti di più, invece, ma dobbiamo aspettare il bilancio, sono in gioco per la bonifica del Rio San Giorgio, alla quale teniamo ugualmente moltissimo: qui parliamo di 43 (quarantatré) milioni di euro.

Turismo.

<< È ancora uno dei cavalli di battaglia di questa amministrazione, che ci crede moltissimo; i risultati ci danno ragione, dati alla mano: solo grazie alle presenze – accertate dai dati ufficiali – a Porto Flavia, infatti, siamo arrivati a poco meno di novemila (ottomila settecento circa) biglietti staccati in un mese, per un totale di sedicimila presenze in tre mesi. Questo in controtendenza con il resto della Sardegna, dove un po’ ovunque s’è registrato il segno “meno”. C’è moltissimo lavoro dietro questi dati, per esempio l’accordo col Parco Geominerario per la gestione “coordinata” appunto del sito di Porto Flavia e per una più oculata e condivisa gestione dei costi. Non posso – e mi dispiace – dire lo stesso per gli altri due siti che potremmo (sarebbero fruibili anche ora, ma preferiamo aspettare che le cose siano più chiare e, senza mezzi termini, meno onerose per il comune) proporre sul mercato turistico, cioè la Grotta Santa Barbara e la galleria Villamarina di Monteponi. Puntiamo infatti ad un chiarimento definitivo con Igea, che attualmente gestisce i siti, al loro effettivo passaggio al Comune insieme ad una riperimetrazione delle due concessioni minerarie.>>

Politica nazionale, crisi della sinistra.

<< Che la sinistra soffra di una grave crisi non lo scopro io e non lo scopro oggi. Certo, ho visto le due piazze di Roma e Milano ieri (si riferisce alle manifestazioni contro il razzismo in Lombardia e in genere contro il governo attuale a Roma del 30 settembre, n.d.c.) gremite e tinte di rosso come non si vedeva da tempo, ma personalmente non credo sia quella la strada giusta. Ho sempre creduto e affermato che un partito, proprio come dice la parola, debba rappresentare una parte. Questo si è smarrito, si è tradita la nostra identità. A mio avviso le cose da fare sono due: rinnovare completamente l’attuale dirigenza e invertire l’agenda politica, mettendo al primo posto i poveri e non la Confindustria, che corteggiata da Renzi è andata poi ad appoggiare la Lega. Papa Francesco insegna e, paradossalmente, sembra una delle poche voci autorevoli che oggi dicono ancora “cose di sinistra”. Oppure, seguire sia i poveri sia la Confindustria, ma privilegiando i primi. >>

Il futuro politico di Mauro Usai.

<< Guardi, come ogni politico non nego di pensarci e magari un pizzico d’ambizione c’è, non sarebbe normale il contrario, ma l’impegno che richiede Iglesias è grande e non posso permettermi di distrarmi. Sto anche cercando di rendere più trasparente il nostro operato (intendo mio e della squadra, senza la quale ben poco potrei fare e che quindi ringrazio anche qui) con mezzi non convenzionali come per esempio i social dove stiamo comunicando quanto facciamo. Vede, prima di diventarlo mi sarebbe piaciuto fare il sindaco. Oggi mi piacerebbe riuscire a farlo bene: sto provando in questo senso a fare del mio meglio. >>

Davide De Vita

[1] Il dipartimento d’emergenza e accettazione (detto anche dipartimento emergenza-urgenza in acronimo, rispettivamente, DEA o DEU), in Italia, indica un dipartimento di una azienda ospedaliera.

Svolge funzioni di pronto soccorso, e comprende varie unità operative incentrate sulla cura del paziente in area critica. L’obiettivo del DEA è creare un’integrazione funzionale delle divisioni e dei servizi sanitari atti ad affrontare i problemi diagnostico-terapeutici dei pazienti in situazioni critiche.

Esso è perciò organizzato con un modello multidisciplinare che riunisce, nella stessa struttura, personale specialista in ambiti diversi. È quindi costituito da unità operative omogenee, affini o complementari, che perseguono comuni finalità e sono tra loro interdipendenti, pur mantenendo le proprie autonomie e responsabilità professionali.

Otto anni fa usciva di scena signor Pinotto

Pinotto giovane

Buonasera e chiediamoci un perché.

Occhei, me lo chiedo io, stavolta scivoliamo proprio sul personale, ma mi sento di scriverlo e quindi forse è giusto così.

Perché voglio ricordare una persona, mio padre, scomparso esattamente otto anni fa ad oggi.

Ciao signor Pinotto, sono sicuro che da dove sei da diversi anni osservi con interesse tutto ciò che sta accadendo in questa città che amavi come nessun’altra al mondo.

È vero che su molti argomenti non ci trovavamo – diciamola tutta, non andavamo d’accordo – ma non posso negare che fossi un esempio di gran lavoratore e, appunto, di “super tifoso” di Iglesias.

Mia sorella ti teneva testa, eccome, mentre io non ci riuscivo…

Avevi dei sogni però, li avevo anch’io ma…

Non erano gli stessi, non tutti almeno.

Perché, questo devo proprio riconoscertelo, avevi più di un sogno: avevi una visione.

Sai? Ti piacerebbe quello che sta succedendo: come sognavi quaranta, cinquanta anni fa, i sindaci di Iglesias e Gonnesa hanno trovato un accordo concreto per gestire l’intero litorale – scusa il gioco di parole – in comune.

Non capivo bene quello che facevi e succedeva allora, ma ricordo l’entusiasmo col quale ti eri dato da fare insieme alla prima giunta Pili per migliorare le cose, andando di persona – senza chiedere assolutamente nulla in cambio – a pulire i giardini pubblici in quel periodo in stato di degrado e abbandono oppure quando – sempre gratis – avevi offerto il tuo magazzino per custodire temporaneamente i libri della biblioteca comunale che finalmente si stava ristrutturando e si preparava ad aprire al pubblico.

Tu che di libri non ne avevi  letto proprio tanti ne riconoscevi l’assoluta importanza…

Ricordo i primi passi di quelle che poi diventarono tutte le varie associazioni medievali, dove c’eri ugualmente, a discutere magari dell’origine e dell’uso proprio o improprio – storicamente parlando – del velluto

Ricordo i tuoi sogni in grande che capisco solo adesso che li vedo in parte realizzati, con migliaia di turisti provenienti da ogni parte del mondo che da due – tre anni hanno scoperto Iglesias ed i suoi gioielli.

Ricordo il massimo rispetto che avevi per gli avversari politici, ne contestavi magari le idee che non condividevi, ma finivate sempre al bar insieme per un caffè o un aperitivo, perché vi interessava davvero Iglesias ed il suo futuro.

Eravate una bella squadra, signor Pinotto, nonostante tutto avremmo ancora tantissimo da imparare da te e da voi tutti, se soltanto ne avessimo l’umiltà.

Siamo tutti presi, invece,  dalla frenesia di questo ventunesimo secolo, dove troppe cose sono state dimenticate, sacrificate in nome di non si sa più bene cosa e di una velocità che non vi apparteneva ma vi rendeva molto più… Umani.

Ciao signor Pinotto, ovunque tu sia.

Davide De Vita

Iglesias e le michelamurgiate in aeroporto

michela murgia con pubblicita porto flavia

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché.

Sembra che alla scrittrice Michela Murgia non piacciano le foto, o meglio le didascalie che le accompagnano, presenti in aeroporto a Cagliari e che pubblicizzano Iglesias e l’iglesiente; l’autrice si spinge oltre e definisce “cialtroni” gli autori di quella pubblicità. Peggio, ironizza – secondo lei – addirittura sulle vesti bianche e incappucciate della Settimana Santa, affermando che, per seguire la falsariga di “non è questo e non è quello”, si sarebbe dovuto scrivere “no, non è il ku-klux-klan” (testuale da suo post, verificate).

Il tutto, rimbalzato dai social al più diffuso quotidiano locale è “argomento da ombrellone” (mi riferisco alle considerazioni della scrittrice, non alla promozione turistica, che invece apprezzo molto), quindi come tale cerco di trattarlo.

Ora, di sicuro le immagini – tra l’altro bellissime, almeno questo lo riconosce – e le didascalie non pubblicizzano qualcosa di gretto e meschino ma dei veri e propri gioielli che negli ultimi due, tre anni sono stati visitati – anche grazie a quel tipo di pubblicità – da un numero sempre crescente di turisti, dati alla mano mai visti prima da queste parti in numero così elevato.

Lei – leggete il suo post – cita il complesso di inferiorità dei sardi, una brutta pubblicità di una spugnetta abrasiva in cui quest’ultima era usata per rimuovere le tracce di un delitto atroce, un femminicidio come si dice ora, assimilandola a quelle di cui sopra.

Io non sono lei e non ho venduto tante copie di libri quante ne ha vendute dei suoi, ma permettetemi di non essere d’accordo.

Da sempre, il principio cardine della pubblicità – o uno dei suoi principi – è: se ne parli bene, se ne parli male, l’importante è che se ne parli.

In soldoni, paradossalmente sto facendo anch’io un piccolissimo regalo alla stessa Murgia: sto comunque parlando di lei.

Avrei potuto ignorare il tutto, ma fa caldo ed è l’argomento estivo, locale ed effimero (ribadisco: effimero…) del momento, ergo eccomi qui.

Fateci caso, anzi fate memoria, sono gli slogan più stupidi e i ritornelli al limite dell’imbecillità quelli che più restano in testa, per la gioia dei pubblicitari e dei loro committenti.

A me quelle foto e anche le didascalie piacciono: possono essere discutibili, ma sono riuscite a non passare inosservate: un dato di fatto.

Non mi fanno sentire inferiore, anzi: comunicano a chi per tutta la sua vita non ha mai sentito parlare di Iglesias e dintorni che l’una e gli altri esistono e sono meraviglie da scoprire e apprezzare: questa è la mia interpretazione e, per esperienza diretta, di chi non avendole mai viste prima provenendo da Londra ed essendo anche abituato a viaggiare nel mondo, ne è stato fortemente incuriosito.

Non sarà, mi chiedo, che forse dovremmo essere noi ad avere – finalmente – una maggiore apertura mentale proprio nei confronti di quel mondo al quale cominciamo solo ora ad affacciarci sperando che si accorga della nostra esistenza?

Non solo: a mio avviso quelle pubblicità sono qualcosa di “alternativo” a quello che per tanti è “il solito viaggio in Sardegna”, fermo restando che le cose da fare e da migliorare sono ancora tantissime se ci si vuole affacciare al mercato mondiale del turismo, perché di questo si sta parlando.

Ora la Murgia è nata a Cabras, posto altrettanto bello e ricco di storia e tradizioni, però non vorrei – come si dice, “a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca spesso … “– che il tutto fosse dettato da semplice …

Invidia.

Poiché in questo Paese vige ancora la libertà di pensiero, mi prendo questa libertà e…

Lo scrivo qui, nel mio blog.

Ricordando che anche la signora ha cominciato con un blog e confessando senza pudore la mia invidia per il numero delle sue copie vendute!

Di seguito stralci di un’intervista rilasciata dalla Murgia a “ilmiolibro.it”, dalla quale ho estratto i suoi dati di vendita aggiornati.

«Chiaro che per farcela devi vendere a sufficienza», spiega la Murgia. «Io sono stata fortunata. Ho avuto successo già con il primo libro e questo mi ha permesso di mollare gli altri lavori. Uno scrittore che venda intorno alle 50 mila copie guadagna come un avvocato di provincia. Io ho già venduto 210 mila copie, dunque guadagno più di un avvocato di provincia». Prima di diventare scrittrice per mestiere la Murgia è stata operatrice fiscale, venditrice di multiproprietà e anche portiere di notte. «Quando ho esordito ho avuto un anticipo abbastanza consistente» – racconta – «ma adesso so che le cose sono cambiate. Gli esordienti sono pagati dalle piccole case editrici cifre irrisorie intorno ai 200-300 euro».

Venga ad Iglesias quando vuole, signora, sarà comunque la benvenuta.

Davide De Vita

Fonte:

https://ilmiolibro.kataweb.it/articolo/scrivere/851/la-scrittura-non-paga-insegnanti-editor-o-impiegati-il-vero-lavoro-dei-romanzieri/

Link al post della Murgia:

https://www.facebook.com/kelleddamurgia/posts/10214686702735577?hc_location=ufi

 

Mauro Usai è il sindaco di Iglesias

Mauro Usai campagna elettorale ballottaggio San Benedetto giugno 2018

Buongiorno (o quel che vi pare, non so a che ora leggerete) e chiediamoci un perché.

Perché Mauro Usai è il nuovo sindaco di Iglesias? 

Dopo una campagna elettorale aspra ed un turno di ballottaggio molto più combattuto di quanto ci si potesse aspettare, Mauro Usai è il nuovo sindaco di Iglesias (52,08% contro il 47,92% di Valentina Pistis); molto triste il dato sull’enorme numero di astenuti, in pratica più del doppio dei votanti: undicimila cento quindici su ventiquattromila aventi diritto in città. Sono cifre allarmanti che testimoniano l’incontestabile disaffezione di tantissimi per la politica a vari livelli, cominciando proprio dal più vicino… Alla porta di casa.

Comunque sia la maggioranza di chi ha votato (ricordiamo che nel ballottaggio sarebbe bastato anche un solo, singolo voto in più dell’avversario per vincere) ha eletto Mauro Usai, che è il più che legittimo nuovo sindaco di Iglesias.

Ho il piacere e l’onore di riproporre qui un’intervista che mi rilasciò circa un anno e mezzo fa, in tempi assolutamente non sospetti, quando non gli passava nemmeno per la testa un’eventuale candidatura alla carica di primo cittadino di Iglesias.

Nonostante questo, rileggere oggi le sue parole non fa che confermare la coerenza di questo ragazzo, chiamato a misurarsi con problemi gravissimi – che non ha mai negato – per provare a risolvere i quali ha comunque le idee chiare e progetti concreti.

L’intervista.

È impegnato, Mauro, nel senso che il termine aveva negli anni settanta, quando lo erano anche i cantautori. Però vive, studia ed è politicamente attivo nel presente, nel “qui ed ora” come ribadirà spesso durante la nostra chiacchierata. Mauro è Mauro Usai, ventottenne presidente del consiglio comunale di Iglesias da due anni e mezzo (consigliere comunale più votato in assoluto) e da più d tre anni segretario regionale dei giovani del Partito Democratico. Impegnato, si diceva, ma anche molto disponibile: l’appuntamento è fuori dalla sede del Partito, all’interno della quale lo vedo parlare di rientro dal viaggio a Roma, dove ha reso omaggio alla salma di Pietro Ingrao. Da fuori non si sente ciò che dice – ne avrò un esauriente riassunto poco più tardi – ma l’atteggiamento, la determinazione e la convinzione del suo argomentare sono palesi. Ci “crede” e si vede.

Puntuale, lascia la sezione e mi raggiunge, quindi cominciamo, anzi, comincia lui.

<< Una volta si sarebbe detto che sono “nato in una sezione” >>

attacca, facendo riferimento al fatto che il padre, Siro, attivissimo in politica, prima col Partito Radicale, poi dirigente dei Democratici di Sinistra, persona molto nota ed apprezzata ad Iglesias, fece respirare quell’aria a lui e a suo fratello Fabio fino alla sua prematura scomparsa nel duemilauno.

<< Sì, in un certo senso posso definirmi “figlio d’arte”, ma in quel periodo ho avuto un grande sostegno anche dallo scoutismo i cui principi, per esempio quello del “servizio” o “cercare di lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato” ho cercato di non dimenticare, anche in politica. >>

La domanda successiva è inevitabile:

<< Come Renzi? >>

<< No, Renzi non mi piace, ho votato per Bersani a suo tempo, mi sembrava e lo considero ancora molto più serio. Però è innegabile che Renzi, con tutti i pro e i contro, abbia restituito prestigio e credibilità all’Italia nel panorama europeo oltre aver ridato un minimo di speranza al Paese, gli ultimi dati stanno confermando un – seppur minimo – accenno di ripresa. >>

In teoria l’argomento avrebbe dovuto essere “il futuro dei giovani”, ma arginare Mauro è difficile. Mi spiega che è “molto adirato” (ha usato un altro termine, più diretto …) con i suoi coetanei, perché in tanti, troppi, percepiscono la politica come la somma di inciuci, manfrine e compromessi, mentre per lui significa

<< coniugare le istanze di tutti per raggiungere il bene comune.>>

Aggiunge che la politica

<< È una sola, dove servono l’esempio, l’umiltà e la conoscenza degli argomenti che si intendono affrontare. Per questo ho qualche perplessità ad accettare frasi come quella di Grillo nella quale si afferma che anche una casalinga può fare la contabile del Parlamento. >>

Si spinge oltre, questo giovane politico al quale, pochi mesi fa, hanno incendiato l’auto dopo una lunga serie di minacce a lui e al fratello, a scopo palesemente intimidatorio.

<< A proposito di soldi, sono anche favorevole al finanziamento pubblico ai partiti, ma questi dovrebbero impegnarsi a fare “formazione”, come faceva il vecchio PCI quando, nelle sezioni, insegnava a leggere e a scrivere agli operai. >>

Gli faccio notare che quanto afferma potrebbe essere considerata una visione “antica” ma lui ribatte che è il suo pensiero, anzi si spinge oltre e, tornando all’argomento che sarebbe dovuto essere il filo conduttore della chiacchierata, aggiunge

<< Non cedo all’odierna visione distorta della politica: il peggio che un ragazzo oggi possa fare è farsi manovrare, non pensare con la propria testa. Dicono, a me e ai miei coetanei, che “siamo il futuro”: non lo accetto, questo significa solo rimandare. Siamo il presente, dobbiamo agire qui ed ora. Il risorgimento, l’unità d’Italia, l’hanno fatto ragazzi anche più giovani di noi, nel loro presente. Aspiro all’“armonia”, nel senso di mettere ognuno nelle condizioni di avere le stesse occasioni. Anche per questo ho promosso ed è nata la “Consulta dei Giovani”, una specie di “Consiglio Comunale dei Giovani”, alla quale partecipano già circa un centinaio di persone, istituita con statuto e istituzione ufficiale del Comune di Iglesias. Tra i suoi scopi la promozione delle politiche giovanili. Tra le manifestazioni invece mi preme ricordare la N2Week, cioè la settimana della “Numero 2” (è una scuola con un cortile purtroppo abbandonato per anni al degrado, n.d.c.) dove i ragazzi organizzano una settimana di sport, cultura, musica, arte (writers) con crescente successo. >>

L’ultimo, cruciale argomento, è il lavoro, che da queste parti proprio non c’è. Tra industria e turismo, come possibili fonti di occupazione, non sceglie ma abbraccia entrambi, anzi sottolinea che

<< Anche quella del turismo è un’industria, ma attenzione, non esiste un paese senza industrie. Quelle “tradizionali” però dovrebbero a mio avviso, magari sotto la spinta delle forze sindacali, investire molto di più sulla ricerca, ispirandosi, per esempio, ad alcune acciaierie tedesche che sono immerse nel verde. Ancora, sono per la compartecipazione degli operai agli utili delle industrie, proprio sul modello statunitense. >>

Mi dice tante altre cose, Mauro, che sconfinano nel troppo personale ed entrambi non riteniamo giusto riportare.

Sì, è proprio cresciuto, questo ragazzo, che agisce, vive e studia nel “qui ed ora”, ma mi perdonerà se, parlandoci, ho avuto la sensazione che lo stia comunque costruendo, un pezzettino di futuro.

Oggi, nella notte tra il 24 e il 25 giugno 2018, Mauro Usai è stato eletto nuovo sindaco di Iglesias.

Auguri, signor sindaco e… Buon lavoro!

Davide De Vita

Modalità: mente inserita e funzionante.

 

Progetto

Buonasera e chiediamoci un perché, visto che da un po’ non lo facevamo.

Come va in questo giugno che sembra ottobre?

Sì, anch’io lo chiamo giugnembre e mi piacerebbe tanto poter andare al mare ma al momento, meteorologicamente parlando, non è consigliabile.

Arriverà, l’estate, magari a Natale, ma arriverà, dicono.

Scusate, divagavo.

Perché, dicevo, personalmente preferisco chi espone le sue idee, le sue opinioni, i suoi progetti con calma e sicuro della fondatezza del suo ragionamento piuttosto che chi tenta di sopraffare l’avversario con urla, strepiti se non addirittura con l’insulto?

Forse perché sono fuori moda, ho ricevuto una certa educazione, di cui sono grato e infine perché nonostante ne abbia già letti migliaia spero di poter continuare a leggere libri finché campo.

Anche questo, vista l’aria che tira, non è di moda, anzi, scusate, non è << trendy >>, di tendenza, oppure << cool >>, fico.

Mi hanno dato dell’intellettuale (ripeto che non credo proprio di esserlo, non mi ci sento, non sono laureato e quello che so deriva dai libri letti e da una gigantesca curiosità nei confronti del sapere in generale) ma non sapevo e non so tuttora se prenderlo come un complimento o mettermi a ridere, però scrivere no, scrivere non smetto: è una delle cose che riesco a fare meglio e mi piace moltissimo, perciò eccomi di nuovo.

Mi piacciono le persone che ragionano per molti motivi, forse c’entrano anche gli scacchi, nei quali  si analizza un problema, si ragiona su come affrontarlo, si studia una strategia e poi si mettono in atto le tattiche per raggiungere un determinato obiettivo, lo scacco matto, la vittoria, oppure la resa dell’avversario che, se sportivo, abbandona riconoscendo la manifesta inferiorità.

Questo sulla scacchiera, come sanno i miei amici che praticano il nobil giuoco, ma nella vita reale non è molto diverso.

Partiamo dalle parole, che come diceva quello là, sono importanti.

Dunque, cos’è il ragionamento?

Un procedimento mentale volto a dimostrare una verità, a risolvere un problema; è un’argomentazione ed è sinonimo di riflessione.

Risolvere un problema: questa cosa mi piace, riporta a ciò che scrivevo sopra.

Non basta: ci troviamo di fronte ad un problema, di qualsiasi natura, ma per risolverlo dobbiamo avere degli strumenti, ammesso che sia nostra precisa volontà risolverlo, naturalmente!

Poniamo il caso che il nostro problema sia, per esempio,  l’assenza di un bene o di un servizio oppure la necessità di migliorare quelli già esistenti: come si procede?

Uno degli strumenti è il progetto.

Cos’è il progetto?

Un progetto consiste, in senso generale, nell’organizzazione di azioni nel tempo per il perseguimento di uno scopo predefinito, attraverso le varie fasi di progettazione da parte di uno o più progettisti. Scopo finale è la realizzazione di un bene o servizio il cui ciclo di sviluppo è gestito tipicamente attraverso tecniche di project management.

Ah già, gli anglicismi. Okay, okay, cos’è il project management?

In ingegneria gestionale ed economia aziendale, con l’espressione project management (in italiano gestione di progetto) si intende l’insieme delle attività di back office e front office aziendale, svolte tipicamente da una o più figure dedicate e specializzate dette project manager, volte all’analisi, progettazione, pianificazione e realizzazione degli obiettivi di un progetto, gestendolo in tutte le sue caratteristiche e fasi evolutive, nel rispetto di precisi vincoli (tempi, costi, risorse, scopi, qualità).

Sì, sì, tranqui che me li sono cercati anch’io, ma vi risparmio la fatica:

back office:

Nell’organizzazione aziendale il back office (letteralmente dietro ufficio, nel significato di retro-ufficio) è quella parte di un’azienda (o di un’organizzazione) che comprende tutte le attività proprie dell’azienda che contribuiscono alla sua gestione operativa, come il sistema di produzione o la gestione.

Ci siete?

E’ in soldoni, tutta quella parte del lavoro che non si vede ma non per questo è meno importante.

front office:

Nell’organizzazione aziendale il termine front office (letteralmente “ufficio davanti“), indica l’insieme delle strutture di un’organizzazione che gestiscono l’interazione con il cliente. Si contrappone al back office che rappresenta invece il motore aziendale.

Il front office può essere chiamato anche sportello, sistema di facciata o accoglienza clienti.

Chiaro? Ciò che si vede del lavoro fatto, dalla commessa al supermercato che vi vende la merendina, all’impiegato allo sportello di un’azienda, una banca, un ufficio compresi quelli della pubblica amministrazione, nel bene e nel male.

Più semplice ancora: voi od io ci accorgiamo che a casa mancano il pane, il latte e il limone; la nostra analisi nel back office ci porta a concludere che sì, è un problema da risolvere in quanto questi beni mancano in dispensa e in frigorifero; indossiamo i panni del project manager domestico (vanno bene anche i jeans e una maglietta o una camicia, se preferite), studiamo un progetto poi lo mettiamo per iscritto. Sì, lo so, si può chiamare anche “lista della spesa”, ma volete mettere? 

Poi passiamo all’azione, ci rechiamo nel market sotto casa o nel super market un po’ più lontano – a seconda della strategia e delle tattiche scelte – quindi, nel nostro front office di destinazione ( leggi << cassa del supermercato, lato cliente >> ) poiché abbiamo calcolato in precedenza il nostro budget ( leggi << ho preso abbastanza soldi e li ho messi nel portafoglio, oppure uso la carta di credito o la prepagata, ora non sottilizziamo >>) paghiamo la merce, la ritiriamo, torniamo a casa, rimpinguiamo (non usavo questa parola dal ’73 ! ) la dispensa e abbiamo risolto il nostro problema. 

Torniamo un pochino seri, ma spero l’esempio precedente non sia stato troppo fuorviante… 

Ora è chiaro che la perfezione non appartiene a questo mondo, ma c’è una notevole differenza, a parer mio, tra il mettere in piedi strategie a medio e lungo termine atte quanto meno a tentare di risolvere il problema in essere – spesso riuscendoci – rispetto a chi, non avendo argomenti altrettanto seri, ragionati e discussi, pretende di risolvere quello stesso problema con le suddette urla e/o strepiti, pretendendo di avere ragione solo per la quantità di decibel utilizzati.

Fino, come detto, ad utilizzare l’insulto come ultima risorsa.

Per par condicio, riporto anche la definizione di insulto:

Grave offesa ai sentimenti e alla dignità, all’onore di una persona (per estensione anche a istituzioni,  cose astratte), arrecata con parole ingiuriose, con atti di spregio volgare (come per esempio. lo sputo, un gesto sconcio, ecc.) o anche con un contegno intenzionalmente offensivo e umiliante.

C’è chi – liberissimo di farlo, questione di scelte – preferisce quest’ultimo modo di affrontare i problemi.

Beh, io no.

Davide De Vita

Fonti:

http://www.treccani.it/vocabolario/insulto/

http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/R/ragionamento.shtml

https://it.wikipedia.org/wiki/Progetto

 

 

 

 

 

 

Iglesias: Mauro Usai candidato sindaco.

Mauro Usai candidato sindaco di Iglesias

Buongiorno   e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, ad Iglesias alle imminenti amministrative si potrebbe scegliere Mauro Usai (candidato con una propria lista, “Rinnova Iglesias”) come futuro sindaco?

È lui stesso a spiegarlo alla cittadinanza in una conferenza stampa dove presenta sé stesso in questa nuova veste (è il Presidente del Consiglio Comunale uscente) e i punti principali del suo programma politico.

Con la commovente presenza del nonno in prima fila (padre del mai dimenticato e notissimo sindacalista Siro), Usai si è scusato per non avere un microfono ma ha ugualmente illustrato la sua visione non solo di sindaco ma di amministrazione condivisa (ha ribadito più volte questo concetto) della città.

Rivendica quindi le cose ben fatte, a partire dalla promozione turistica di un certo livello che ha permesso ad Iglesias di affacciarsi sul mercato mondiale del settore, come testimonia l’Ufficio Turistico che non teme paragoni in materia di innovazione.

Affronta il tema scottante della disoccupazione e in quest’ambito “promette di non promettere”, ribadendo forte e chiaro che il comune non può dare posti di lavoro, mentre può impegnarsi a far sì che vengano create occasioni e possibilità di inclusione sociale, anche per mezzo di strumenti che si possono finanziare con i Fondi Europei.

Batte forte questo tasto dei Fondi Europei, ai quali non si sarebbe e non si potrebbe accedere senza un bilancio in ordine e virtuoso, che si deve – ringrazia pubblicamente il sindaco uscente Emilio Gariazzo – al lavoro dell’amministrazione uscente.

Cita il proseguimento dei lavori per la realizzazione del Centro Intermodale, che confermerà ad Iglesias il ruolo di snodo centrale per la viabilità del territorio del Sud Ovest sardo.

Parla della possibilità di creare rete anche per quanto riguarda i vari uffici e la possibilità di snellire quelle pratiche burocratiche così snervanti e antipatiche a tutti, con l’obiettivo di facilitare l’ottenimento di quei documenti indispensabili anche per la sola ricerca di un lavoro.

Si dichiara pubblicamente favorevole al mantenimento del Polo Industriale di Porto Vesme, ma nel rispetto totale delle attuali norme vigenti, soprattutto in materia ambientale, senza per questo mettere in secondo piano il turismo: anzi, secondo Usai i due settori possono marciare di pari passo.

Sempre per quanto riguarda l’ambiente, parla delle bonifiche dei vari territori che interessano aree comunali e limitrofe e auspica il proseguimento di una politica comune tra i vari attori interessati, quali lo stesso Comune, Igea, Parco Geominerario: grazie ad accordi presi intorno ad un tavolo, infatti, è stato possibile riaprire Porto Flavia o la Grotta Santa Barbara, per citare le attrattive turistiche più note, ma c’è ancora molto da fare.

Rivendica quanto è stato fatto per le politiche giovanili citando le varie edizioni dell’“N2 Week”, durante le quali studio, sport, spettacolo e arte si sono fuse in quello che è già diventato un valido centro di aggregazione e a favore del quale sono previsti investimenti importanti.

Ribadisce più volte che è suo intento costruire ponti e non muri, ma allo stesso tempo vuole fare appello al cuore e all’intelligenza delle persone e non sfruttare la rabbia, la “pancia” degli sfiduciati e di chi ha già espresso un voto di protesta oppure non ha votato e non ha più intenzione di farlo.

Proprio a queste persone si rivolge, a chi non crede più nella politica con la “P” maiuscola, illustrando la sua intenzione di aprire le porte del “palazzo” per un’amministrazione che vorrà essere la più trasparente possibile, anche con l’apporto di eccellenze, competenze ed esperienze che Iglesias ha già e che non è giusto ignorare.

Per questo propone l’istituzione di una Conferenza Permanente di esperti geologi, tecnici ed esperti nei vari settori da consultare prima di affrontare i vari problemi del territorio.

Non si sottrae ma affronta di petto il rovente argomento sanità: spiega ancora una volta che non solo gli attori interessati in questo caso sono diversi, a partire dalla Regione Sardegna, ma che le esigenze sono cambiate negli ultimi anni e che Iglesias è destinata a diventare anche in questo settore parte di una rete sanitaria più articolata nel territorio e adatta a queste stesse nuove esigenze. Questo senza escludere che il lavoro all’interno del CTO (di cui cita il recentissimo crollo avvenuto in una parte dell’edificio) deve essere assolutamente ripreso e ultimato nonostante questo non dipenda direttamente dal Comune.

Non ci sono temi più importanti l’uno dell’altro, per Usai, che parla anche delle frazioni e delle loro esigenze: cita per esempio san Benedetto dove non funziona ancora nemmeno il telefono, ma non dimentica le altre, con problemi di collegamento come Nebida o Bindua.

Conclude con la speranza e l’intenzione di lavorare sodo per riportare ad Iglesias intelligenze e competenze, commuovendosi al pensiero di tante sue amiche e amici che sono dovuti emigrare per cercare lavoro, data la crisi che tutti stiamo vivendo da decenni.

Conclude abbracciando il sindaco uscente e poi il nonno, in un ideale – molto più umano che politico ma comunque tutto iglesiente – passaggio di consegne tra generazioni che non può che far ben sperare.

Davide De Vita

Iglesias 2018: lettera aperta al futuro signor sindaco (o signora)

Immagine per lettera aperta al futuro sindaco

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché.

Chiediamocene tanti, non smettiamo mai: è l’unico, pacifico strumento che abbiamo – dando gambe e sostanza, o fondi o per essere ancora più chiari soldi alle idee – per provare a cambiare e migliorare il mondo, cominciando per esempio dalla nostra piccola grande città.

Questa perciò è una lettera aperta al futuro sindaco di Iglesias, chiunque esso sia, di qualsiasi colore o orientamento, uomo o donna, di cui come sempre mi assumo la totale responsabilità e rivendico unica proprietà intellettuale.

Solita doverosa premessa: le mie simpatie politiche sono note, ma in questo caso specifico non hanno molta importanza, la lettera è rivolta alla persona che ricoprirà il ruolo e riguarda naturalmente i problemi della città, stra – noti a tutti.

Lavoro (o meglio assenza di esso), sanità (nota dolentissima), difficoltà nel e per il commercio in grave sofferenza, ricadute nel bene e nel male delle scelte industriali (prese a livelli più alti di quello strettamente comunale e/o territoriale) sono temi (come si dice oggi) o problemi (come si sono sempre chiamati) di difficile soluzione e che purtroppo ci trasciniamo da anni, nonostante sia stato tentato di contrastarli da destra, da sinistra, dal basso, dall’alto, di fianco e di striscio.

Senza tralasciare, per stare sempre “a casa nostra” i problemi delle periferie e delle frazioni, fin troppo spesso lasciati in secondo se non addirittura terzo piano…

Oppure la maggiore valorizzazione delle tante eccellenze che la nostra città vanta per esempio in ambito sportivo.

Chi scrive non ha bacchette magiche di sorta e ritiene che non le abbia nessuno, ma crede che l’impegno di chiunque indossi a breve la fascia tricolore non possa prescindere dall’occuparsi – possibilmente a tempo pieno – dei temi suddetti.

Non credo nemmeno però che si debba negare quanto di buono è stato fatto ultimamente in materia di promozione culturale e turistica a trecentosessanta gradi: i dati parlano chiaro, i numeri anche e un’eventuale inversione di tendenza significherebbe fare non uno ma parecchi passi indietro.

Ritengo infatti che la suddetta promozione  – di ampio respiro come non s’era mai vista prima – insieme a quella culturale, che ha radici profonde nella Storia della città ma non solo, alimentata dalla passione di tantissime persone e associazioni nate, sviluppatesi e prosperate dentro, intorno e fuori le mura, possa continuare a viaggiare di pari passo con l’impegno nel contrasto alla povertà (altro triste tema che non si può ignorare) e al far fronte ai temi ricordati più sopra.

Compito arduo e di difficile realizzazione, lo ammetto, ma – forse – raggiungibile se si trova – o si vuol trovare – un maggiore equilibrio negli sforzi, negli intenti, in quello stesso impegno di cui si parlava in precedenza.

La perfezione naturalmente non è di questo mondo e tanto si può correggere e migliorare, ma non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca…

Iglesias può essere e fare molto, noi suoi abitanti possiamo essere migliori e fare tantissimo, in quanto anche noi siamo – se lo vogliamo – ricchezza.

Non ci sono segreti, si tratta di rimboccarsi le maniche ognuno per quanto gli compete e per quanto crede e ama questa città, possibilmente nel rispetto reciproco della e delle persone e della diversità di idee e di vedute.

Ovviamente, caro futuro signor sindaco o signora sindaco, ognuno di lor signori ha la sua veduta e come tale la rispetto, seppur differente dalla mia, però questa fino a prova contraria è ancora una democrazia vissuta, per cui da elettore come tutti gli altri (non ho alcuna ambizione, non mi sento né migliore né peggiore) rispetterò – com’è giusto – il responso delle urne.

Quel che mi preme, non mi stancherò mai di dirlo o scriverlo, è il futuro – anche immediato – di questa città, in quanto mi sento debitore nei confronti delle nuove generazioni, poiché probabilmente – mea culpa mea maxima culpa – avrei potuto fare di più e meglio e non l’ho fatto.

Ho ancora speranza però: quelle stesse nuove generazioni hanno uno sguardo più ampio e aperto sul mondo, prospettiva che io a vent’anni non avrei nemmeno potuto immaginare e si danno da fare, parecchio, in tutti i campi come da tempo non succedeva: c’è interesse, c’è partecipazione e questo non può che far piacere, così come un rinnovato confronto politico purché, seppure acceso, non scada solamente nel mero e sterile insulto contro l’avversario di turno.

Ecco, questo sì, questo lo chiedo proprio esplicitamente, caro futuro signor sindaco, cara futura signora sindaco: qualunque sia la sua veduta, la trasformi in visione e guardi lontano, molto lontano, anche fuori dal nostro orticello o, per restare in casa nostra, dal perimetro delle mura pisane 😉

Ne guadagneremo tutti, ne trarrà giovamento la città che amiamo e dove viviamo insieme ai nostri figli.

Davide De Vita