Memesias : intervista esclusiva!

Memesias intervista immagine da proporre

Buonasera e chiediamoci un perché.

Anzi, un “perché no”?

Solita e doverosa premessa: questo è uno dei pezzi più seri che abbia mai scritto…

(Ehia, se vedi…) Insomma, forse… Forse no… Mah… 

Pero ci siamo divertiti tantissimo, anzi, come direbbero loro, in francese, un casino! 😊

Vabbè, la faccio breve: poiché ad Iglesias la seguiamo tutti, sì, anche tu che stai storcendo il naso (togliti le dita da dentro, anzi, che fa schifo… ) la leggi, lo so, me l’hanno detto loro… Ho pensato di azzardare un’intervista ai “Memesias”, o meglio allo staff che c’è dietro, se possiamo dire così. Gli accordi erano e sono rimasti: anonimato totale, niente incontri veri “di persona”, tutto solo scritto e solo on line.

E questi qua non hanno accettato la proposta?

That’s incredible!

Beh, ciò che segue è il risultato del nostro “incontro” 😊

Domanda 1: Ciao, cominciamo dall’idea: una pagina autoironica su Iglesias. Non me ne vorranno i nostri concittadini, ma si sfiora il paradosso, l’ossimoro… Scusate, avevamo detto niente parolacce…

Risposta 1: Ciao a te. “Ge sesi pagu ossimoro!” : sì, suona bene. Comunque una pagina autoironica su Iglesias era stata già creata (non da noi) anni fa ed era spassosissima: “Villano ecclesiae”.  E già da allora avevamo notato che questa cosa dell’ iglesiente che non ride è poco vera, la maggior parte di quelli che ci seguono ci mandano messaggi di incoraggiamento. Troppo toghi.

D 2: spiegate a me e a chi legge la scelta del nome della pagina?

R 2: Il nome? Due di noi che chiameremo “Gigino e Gigetto” stavano parcheggiando vicino a signora Bastiana e Gigino ha detto

<<Ma il nome della pagina lo abbiamo deciso?>>

Gigetto ha risposto:

<<Iglesias in breve? Per il Breve di Villa di Chiesa! >>

e Gigino:

<<Fa cagare. E memesias? Uniamo la parola meme a Iglesias. >>

Gigetto: 

<<Va bene, basta che esci la colazione.>>

Più o meno è andata così.

D 3: questa la tenevo da tempo in serbo (ma anche in croato): chi ve lo fa fare?

R 3: Boh? Ce lo chiediamo anche noi. Forse il Sindaco? (ahahahhahahaha ). No dai, In realtà siamo crastuli come tutti gli iglesienti. Speriamo solo di essere in grado di dire in maniera ironica e comprensibile quello che pensano gli iglesienti degli iglesienti.

D 4: Rispetto la vostra scelta, ma potete spiegare, se volete, perché rimanete anonimi?

R 4: Perché siamo ad Iglesias … E siccome per ogni meme che si mette qualcuno ha qualcosa da dire, non vogliamo ritrovarci teste di “tigoddiri” appese alla porta di casa. Lo preferiamo in un piatto con prezzemolo e aglio.

D 5: di recente qualcuno al quale evidentemente non piace la vostra ironia vi ha aspramente criticato: come ci siete rimasti, onestamente?

R 5: Non ci siamo rimasti male perché non sappiamo leggere, quindi non abbiamo idea di quali critiche tu stia parlando. Scherzi a parte, no non ci offendiamo sinceramente. Riceviamo screenshot di offese molto pesanti rivolte non solo alla battuta ma anche a noi personalmente (che non abbiamo un’identità quindi è come offendere Batman!). Ci ridiamo sopra e cerchiamo di replicare con ironia perché è quello che accomuna noi quattro  memesiani, la coglionaggine.

D 6: pare abbiate migliaia di “followers”, per usare un termine tanto di moda; vi fa piacere? Mirate ad averne molti di più? A quando il film? Ooops, scusate, sto esagerando!

R 6 : Ci fa piacere vedere che l’iNglesiente si riconosce in quello che scriviamo. Ci fa piacere sentire in un posto pubblico che si parla delle nostre battute e noi siamo li a ridere con loro. Ci sarebbe da dire:

Oh calloni lah che l’ho fatta io stamattina questa coglionata, la so già!”

Ma non fa. Più che fare un film, ci piacerebbe poter mettere meme con foto usando “personaggi” attualmente viventi di Iglesias… Ma ci servirebbe il permesso ….

D 7: come preparate i testi o le vignette? Vi incontrate di persona come una vera e propria redazione o … Ad catzium?

R 7 : Abbiamo una chat su WhatsApp , postiamo qualche vignetta o meme che troviamo carina e vediamo se ispira qualcuno di noi per la coglionate del giorno. Oppure parliamo del disagio iglesiente giornaliero e vediamo il primo di noi quattro che lo rende “meme”. Di solito funziona. Come puoi vedere, graficamente fanno schifo per la maggior parte delle volte, perché tra di noi le due donne e un uomo fanno le battute, il quarto uomo usa solo Photoshop e lo fa male. Non serbiri a nudda alla fine.

D 8: qual è la vostra età media?

R 8: 37,3.

D 9: quale ritenete sia la vostra età mentale?

R 9 : 4.

D 10: Qual è il pubblico al quale vi rivolgete?

R 10 : Facciamo roba nuova e roba vecchia. Citazioni di meme moderni legati anche alle figure e alla storia di Iglesias. In modo che chiunque le possa apprezzare. (questa risposta era serissima. Eh ascò non ci vengono is cazzarasa a comando!)

D 11: Perché avete accettato quest’intervista?

R 11 : Perché non ci caga nessuno. Grazie Davide, ci hai reso felici.

D 12: La domanda delle domande, la più importante, fondamentale: quante mattonelle ci sono in piazza Sella?

R 12 : Gli anni di quintino moltiplicato per il numero di frastimmi che lanci quando becchi un fosso in strada. Minchia, sempre!

Scherzi a parte davvero, ringrazio di cuore lo staff della pagina Facebook “memesias”, in quanto chi è capace di ironia e di autoironia, nonostante sembri non si prenda mai sul serio, dimostra invece intelligenza e capacità d’osservazione non comuni. Di questi tempi, merce rara e preziosa. 

Siete stati voi a rendere felice me, ragazzi, chiunque voi siate! 😉

Auguri per tutto! 

Davide De Vita

Modalità: mente inserita e funzionante.

 

Progetto

Buonasera e chiediamoci un perché, visto che da un po’ non lo facevamo.

Come va in questo giugno che sembra ottobre?

Sì, anch’io lo chiamo giugnembre e mi piacerebbe tanto poter andare al mare ma al momento, meteorologicamente parlando, non è consigliabile.

Arriverà, l’estate, magari a Natale, ma arriverà, dicono.

Scusate, divagavo.

Perché, dicevo, personalmente preferisco chi espone le sue idee, le sue opinioni, i suoi progetti con calma e sicuro della fondatezza del suo ragionamento piuttosto che chi tenta di sopraffare l’avversario con urla, strepiti se non addirittura con l’insulto?

Forse perché sono fuori moda, ho ricevuto una certa educazione, di cui sono grato e infine perché nonostante ne abbia già letti migliaia spero di poter continuare a leggere libri finché campo.

Anche questo, vista l’aria che tira, non è di moda, anzi, scusate, non è << trendy >>, di tendenza, oppure << cool >>, fico.

Mi hanno dato dell’intellettuale (ripeto che non credo proprio di esserlo, non mi ci sento, non sono laureato e quello che so deriva dai libri letti e da una gigantesca curiosità nei confronti del sapere in generale) ma non sapevo e non so tuttora se prenderlo come un complimento o mettermi a ridere, però scrivere no, scrivere non smetto: è una delle cose che riesco a fare meglio e mi piace moltissimo, perciò eccomi di nuovo.

Mi piacciono le persone che ragionano per molti motivi, forse c’entrano anche gli scacchi, nei quali  si analizza un problema, si ragiona su come affrontarlo, si studia una strategia e poi si mettono in atto le tattiche per raggiungere un determinato obiettivo, lo scacco matto, la vittoria, oppure la resa dell’avversario che, se sportivo, abbandona riconoscendo la manifesta inferiorità.

Questo sulla scacchiera, come sanno i miei amici che praticano il nobil giuoco, ma nella vita reale non è molto diverso.

Partiamo dalle parole, che come diceva quello là, sono importanti.

Dunque, cos’è il ragionamento?

Un procedimento mentale volto a dimostrare una verità, a risolvere un problema; è un’argomentazione ed è sinonimo di riflessione.

Risolvere un problema: questa cosa mi piace, riporta a ciò che scrivevo sopra.

Non basta: ci troviamo di fronte ad un problema, di qualsiasi natura, ma per risolverlo dobbiamo avere degli strumenti, ammesso che sia nostra precisa volontà risolverlo, naturalmente!

Poniamo il caso che il nostro problema sia, per esempio,  l’assenza di un bene o di un servizio oppure la necessità di migliorare quelli già esistenti: come si procede?

Uno degli strumenti è il progetto.

Cos’è il progetto?

Un progetto consiste, in senso generale, nell’organizzazione di azioni nel tempo per il perseguimento di uno scopo predefinito, attraverso le varie fasi di progettazione da parte di uno o più progettisti. Scopo finale è la realizzazione di un bene o servizio il cui ciclo di sviluppo è gestito tipicamente attraverso tecniche di project management.

Ah già, gli anglicismi. Okay, okay, cos’è il project management?

In ingegneria gestionale ed economia aziendale, con l’espressione project management (in italiano gestione di progetto) si intende l’insieme delle attività di back office e front office aziendale, svolte tipicamente da una o più figure dedicate e specializzate dette project manager, volte all’analisi, progettazione, pianificazione e realizzazione degli obiettivi di un progetto, gestendolo in tutte le sue caratteristiche e fasi evolutive, nel rispetto di precisi vincoli (tempi, costi, risorse, scopi, qualità).

Sì, sì, tranqui che me li sono cercati anch’io, ma vi risparmio la fatica:

back office:

Nell’organizzazione aziendale il back office (letteralmente dietro ufficio, nel significato di retro-ufficio) è quella parte di un’azienda (o di un’organizzazione) che comprende tutte le attività proprie dell’azienda che contribuiscono alla sua gestione operativa, come il sistema di produzione o la gestione.

Ci siete?

E’ in soldoni, tutta quella parte del lavoro che non si vede ma non per questo è meno importante.

front office:

Nell’organizzazione aziendale il termine front office (letteralmente “ufficio davanti“), indica l’insieme delle strutture di un’organizzazione che gestiscono l’interazione con il cliente. Si contrappone al back office che rappresenta invece il motore aziendale.

Il front office può essere chiamato anche sportello, sistema di facciata o accoglienza clienti.

Chiaro? Ciò che si vede del lavoro fatto, dalla commessa al supermercato che vi vende la merendina, all’impiegato allo sportello di un’azienda, una banca, un ufficio compresi quelli della pubblica amministrazione, nel bene e nel male.

Più semplice ancora: voi od io ci accorgiamo che a casa mancano il pane, il latte e il limone; la nostra analisi nel back office ci porta a concludere che sì, è un problema da risolvere in quanto questi beni mancano in dispensa e in frigorifero; indossiamo i panni del project manager domestico (vanno bene anche i jeans e una maglietta o una camicia, se preferite), studiamo un progetto poi lo mettiamo per iscritto. Sì, lo so, si può chiamare anche “lista della spesa”, ma volete mettere? 

Poi passiamo all’azione, ci rechiamo nel market sotto casa o nel super market un po’ più lontano – a seconda della strategia e delle tattiche scelte – quindi, nel nostro front office di destinazione ( leggi << cassa del supermercato, lato cliente >> ) poiché abbiamo calcolato in precedenza il nostro budget ( leggi << ho preso abbastanza soldi e li ho messi nel portafoglio, oppure uso la carta di credito o la prepagata, ora non sottilizziamo >>) paghiamo la merce, la ritiriamo, torniamo a casa, rimpinguiamo (non usavo questa parola dal ’73 ! ) la dispensa e abbiamo risolto il nostro problema. 

Torniamo un pochino seri, ma spero l’esempio precedente non sia stato troppo fuorviante… 

Ora è chiaro che la perfezione non appartiene a questo mondo, ma c’è una notevole differenza, a parer mio, tra il mettere in piedi strategie a medio e lungo termine atte quanto meno a tentare di risolvere il problema in essere – spesso riuscendoci – rispetto a chi, non avendo argomenti altrettanto seri, ragionati e discussi, pretende di risolvere quello stesso problema con le suddette urla e/o strepiti, pretendendo di avere ragione solo per la quantità di decibel utilizzati.

Fino, come detto, ad utilizzare l’insulto come ultima risorsa.

Per par condicio, riporto anche la definizione di insulto:

Grave offesa ai sentimenti e alla dignità, all’onore di una persona (per estensione anche a istituzioni,  cose astratte), arrecata con parole ingiuriose, con atti di spregio volgare (come per esempio. lo sputo, un gesto sconcio, ecc.) o anche con un contegno intenzionalmente offensivo e umiliante.

C’è chi – liberissimo di farlo, questione di scelte – preferisce quest’ultimo modo di affrontare i problemi.

Beh, io no.

Davide De Vita

Fonti:

http://www.treccani.it/vocabolario/insulto/

http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/R/ragionamento.shtml

https://it.wikipedia.org/wiki/Progetto

 

 

 

 

 

 

Cronache domestiche puntata “boh”.

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Buongiorno e chiediamoci un perché.

Tranquilli, oggi ci vado leggero, ogni tanto è bello farlo e poterlo fare. Chiediamoci, ad esempio, come mai noi uomini nel senso di maschietti non siamo esattamente al top in materia di ordine e faccende di casa…

Okay, okay, parlo per me, d’accordo.

(Però almeno io l’ammetto, eh, fringuelli…)

Cominciamo col dire che sono un casinista puro, campione mondiale della categoria, cintura nera del caos domestico.

Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli che lascio tutto in giro – sì, lo so, mi faccio schifo da solo – e quindi chi vive con me, mi sopporta (mi ama, ci amiamo, ma questo vuol essere un post ironico, quindi procediamo…), trattenendosi a volte a stento dal buttarmi giù dal balcone insieme all’umido il venerdì sera.

D’accordo, stiamo al primo piano, sono tutto tranne che leggero e vorrei proprio vederla l’amore della mia vita sollevarmi e lanciarmi, ma questo è un altro discorso, che riguarda i nutrizionisti e/o presunti tali.

L’ordine, dicevamo: sono un creativo (beh, ho la presunzione di esserlo…) ergo l’ordine non solo non lo conosco, mi dà proprio fastidio.

Ella no, ella ama l’ordine.

Il suo.

Esempio: nel mio casino creativo, trovo e ritrovo le mie cose (sempre stupidaggini, lo ammetto, come un particolare fazzolettino di carta – ma cosa potrà mai avere di particolare un fazzolettino di carta? È un fazzolettino di carta, accidenti a me! – o una penna o un rotolo di nastro adesivo o un cavetto per pc o stampante e via di questo passo che gli smanettoni mi capiranno…), ma la sua idea di riportare ordine nel caos primordiale è diversa.

Purtroppo, muta anche di giorno in giorno e/o a seconda della luna calante o crescente.

Ne consegue che non esiste il posto giusto (e stabile, definitivo) di un oggetto, ma il posto giusto del mercoledì, del giovedì eccetera eccetera eccetera.

Dunque, anche il suo è un ordine creativo, ma, per assioma (tutto femminile) più…

Versatile.

Facciamo un esempio di vita vissuta.

Diciamo che io stia cercando i sandali, magari di mercoledì.

Lo scambio di battute più o meno risulta il seguente:

<< Dove sono i sandali? >>

<<Di nuovo? Non trovi davvero mai niente! >>

<< Sì, è vero, non trovo mai niente, ma dove sono?>>

<< Al loro posto. >>

<< E qual è (sono tentatissimo di aggiungere oggi, ma riesco a trattenermi)?>>

<< Non me lo ricordo, ma li ho messi a posto. >>

Ecco.

Versatilità allo stato puro.

Amo questa donna.

Ribadisco e sottolineo che ella si fa carico di un’immane mole di lavoro domestico che tende a sottovalutare e che invece ogni gentil signora che sta leggendo queste righe potrà facilmente immaginare, oltre, come avrete capito, sopportare un disastro come me.

Nota seria: ribadisco che questo è o vorrebbe essere un post ironico, perciò nella realtà, se capita, com’è capitato, che uno dei due lavori fuori casa, indifferentemente da chi sia, chi c’è fa quello che c’è da fare.

E se non ci credete, potete gentilmente andare a …

Dai, si scherza!

Davide De Vita