Over.

Carola Rackete

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché non posso fare  a meno di parlare e riflettere su questa capitana coraggiosa?

Perché, consapevole di ciò che faceva, l’ha fatto.

Sapeva di infrangere regole, di andare contro una nuova legge italiana ma ha considerato di maggiore importanza condurre in un porto sicuro quelle restanti quarantadue persone, salvandole di fatto da un destino quanto mai incerto.

Colpisce la decisione nella sua voce, quell’ << Over >> ( “chiudo”) che conclude le sue comunicazioni e un po’ tutti abbiamo sentito in queste ultime ore. 

Okay: poteva portarli da qualche altra parte?

Sì, ma non sarebbe stato il “porto sicuro più vicino”.

Vengono tutti in Italia?

Niente di più falso: questi sono i dati ufficiali UNHCR riguardo all’ <<emergenza sbarchi>> aggiornati a giugno 2019.sbarchi 2019 UNHCR

Questa è la realtà dei numeri, che nessuno ha smentito, il resto è la percezione distorta della realtàNon ho il coraggio di questa ragazza, non credo l’avrò mai, ma l’ammiro: si è assunta le proprie responsabilità davanti al mondo intero, in “diretta streaming” che tanto piaceva, per esempio, al M5S “prima maniera” (come mai niente più streaming, a proposito, ragazzi?) Mentre scrivo, nel pomeriggio di oggi giovedì 27 giugno 2019, questa giovane donna trentunenne che ha già navigato nell’Artico, ha tre lauree e parla cinque lingue, ha provato di nuovo ad oltrepassare il blocco tentando l’approdo ma è stata bloccata ad un miglio da Lampedusa; leggo che ora (sedici e trenta circa) a bordo della Sea Watch 3 c’è la Guardia di Finanza con lo scopo di identificare i quarantadue migranti; c’è anche una delegazione di politici.

Ora da quando la Capitana è balzata agli onori della cronaca per ciò che sta facendo – l’ha fatto e lo sta continuando a fare, non ne sta parlando, non lo sta promettendo, non lo sta ipotizzando – decine se non centinaia di onanisti (come altro definirli?) dalla facilissima tastiera hanno rovesciato addosso a lei tutte le loro repressioni (ovviamente sgrammaticate quanto mai…) soprattutto sessuali. A cominciare da quel “campione” che le ha augurato di essere impalata con un tubo d’acciaio (tralascio il percorso anatomico suggerito, tanto l’abbiamo letto tutti) …

Bene – si fa per dire – io vorrei proprio essere davanti a questo mezzo uomo che ha scritto una bestialità simile mentre magari entra in chiesa e si comunica pure.

Sì, vorrei essere proprio lì davanti e guardarlo in faccia, o feccia, se volete.

Ammesso che l’ostia consacrata non prenda fuoco piuttosto che essere ricevuta, il che non mi stupirebbe affatto.

Mi sono stufato del razzismo mascherato, dell’ipocrisia falso – cristiana, dell’ignoranza dilagante, della realtà distorta, di quell’uomo lì che non nomino altrimenti faccio un favore al suo stramaledetto algoritmo che lo tiene a galla…

Perché è ora che ci svegliamo, che capiamo che il vero avversario NON è lui, ma un algoritmo, anzi un’altra persona che sta dietro sia a “lui” sia ad un intero team chiamato la “Bestia”.

Ogni tanto se ne parla ma in maniera marginale, perché così dev’essere, chi deve stare sempre in prima pagina o meglio su ogni schermo possibile è quello lì.

Sì, perché per quanto vi sembri assurdo e paradossale, episodi come questo a quello lì servono – eccome se servono – ad aumentare o consolidare il suo consenso.

Questo algoritmo (o il team composto da quanti si occupano della sua immagine) fa sì che ogni volta che lo si nomini, lo si insulti, comunque se ne parli, aumenti.

Tutto ciò l’ha inventato un “nerd” che si chiama Luca Morisi (accanto nella foto)Luca Morisi, definito “spin – doctor” … Occhei, mi fermo e andiamo a vedere cosa significa…

Recita mamma Wiki:

Lo spin doctor (dall’inglese [top] spin «colpo a effetto» nel gioco del tennis e doctor, «esperto») è un esperto di comunicazione che lavora come consulente per conto di personaggi politici. Il suo compito è elaborare mediante precise strategie di immagine un’apparenza del politico adeguata da sottoporre attraverso i media all’opinione pubblica, al fine di ottenere consenso elettorale o più in generale per ottenere consensi riguardo al proprio mandato politico

In poche parole, un bravissimo “costruttore d’immagine” nell’era dei social.

A dirla tutta lui rifiuta questa definizione e nega l’esistenza di bot o algoritmi, affermando invece che l’unico spin – doctor di quello lì è…

Quello lì stesso.

Probabilmente lo direi anch’io se…

Nato nel 1973, Morisi ha unito i suoi destini a quelli di Salvini dal 2013, da quando è diventato responsabile della comunicazione e social media strategist dell’allora neosegretario del Carroccio. Imprenditore, libero professionista e professore a contratto all’Università degli studi di Verona, ha insegnato dal 2004 al 2015 nel corso “Siti Web di Filosofia” e in quello “Laboratorio di informatica filosofica”. Con un compenso annuo di sessantacinque mila euro, è consigliere strategico della comunicazione di Salvini da quando quest’ultimo è diventato ministro dell’Interno.

Sono circa cinquemila cinquecento euro mensili: non un super stipendio astronomico ma di questi tempi direi che ci si possa abbondantemente accontentare.

Dunque, per quanto io possa pensarla molto diversamente in ambito politico, sarei un idiota a non ammettere che quest’uomo sappia fare benissimo il suo lavoro

È sempre lui, tra le altre cose,  ad inventare il soprannome “il Capitano” per…

Quello lì.

Data l’assonanza, torniamo a Carola Rackete, la “capitana” – sul serio però – della Sea Watch 3, al momento in cui scrivo in stallo a poco meno di due chilometri (per parlare semplice, altrimenti un miglio marino, cioè poco più di un chilometro e ottocento metri) da Lampedusa e che va incontro al suo destino entrando nella Storia, se già non l’ha fatto. Rischia grosso, lo sapeva, lo sa benissimo, ma conta su tantissime altre persone in Italia e nel mondo che hanno scelto, per quanto ancora possibile, di … #restareumani.

Over, capitana.

Davide De Vita

Fonti:

https://www.ilsole24ore.com/art/chi-e-luca-morisi-guru-web-che-ha-postato-foto-salvini-col-mitra-ABQLG7qB

https://tg24.sky.it/cronaca/2019/06/27/sea-watch-ultima-ora-diretta.html

Intellettuali di tutto il mondo unitevi. L’appello di Massimo Cacciari.

Massimo Cacciari con scritta

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché ritengo giusto diffondere quanto più possibile un appello come questo, già apparso in centinaia se non migliaia di bacheche? 

Intanto, perché credo così, a occhio e croce, sia meglio che sparare da un balcone e poi mentire alla polizia, tanto per dirne una. 

Poi perché ho sempre detto, scritto e ripetuto che preferisco sperare piuttosto che sparare. 

Poi perché questo appello somiglia in maniera eclatante (chi l’avrebbe mai detto, solo poco tempo fa) alle accorate parole di Papa Francesco contro il clima disumano che stiamo vivendo. 

Poi perché, forse, la parola scritta e ragionata è l’unico strumento rimastoci per arginare questa deriva apparentemente irrefrenabile. 

Il testo. 

INTELLETTUALI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI

Non ho vissuto l’età dei totalitarismi, l’età della morte del pensiero critico ma oggi più che mai posso considerare quanto sia pericoloso il sonno della ragione. Nell’età del ritorno dei Malvolio di montaliana memoria un semplice prendere le distanze non può bastare, non è più possibile una “fuga immobile” anzi può rappresentare una scelta immorale, un disimpegno colpevole. Oggi non è più tempo di tacere, è tempo di prendere una posizione perché ogni esitazione potrebbe mettere a rischio le grandi conquiste culturali del secondo dopoguerra. La cooperazione internazionale, la democrazia, l’integrazione, la tolleranza non possono essere valori negoziabili.

Quello che maggiormente preoccupa non è il ristretto e circoscritto disegno politico di Salvini ma la constatazione dei consensi numerosi che colleziona, non è di Di Maio, che mi preoccupo e del suo serbatoio di voti “protestanti” ma la constatazione che la protesta sinistroide abbia consegnato il paese ad una destra becera e livida e che una larga fetta anche di intellettuali non si sia resa ancora conto che si è prostituita alla peggiore delle destre , non a quella progressista e europeista ma alla destra razzista e violenta di Salvini. Ad una destra incapace di cogliere i segni del tempo, incapace di progettare un mondo di uomini in grado di vivere insieme pacificamente nella consapevolezza che ogni vero progresso raggiunge la sua pienezza col contributo di molti e con l ‘inclusione di tutti, seguendo l’insegnamento terenziano alla base della nostra cultura occidentale: “Homo sum humani nihil a me alienum puto“.

(letteralmente: «Sono un essere umano, niente di ciò ch’è umano ritengo estraneo a me»; in parole più semplici: «Nulla che sia umano mi è estraneo». La frase è di Publio Terenzio Afro che la usò nella sua commedia Heautontimorùmenos – Il punitore di sé stesso, v. 77 – del 165 a.C.)

Appartengo al mondo della formazione, sto, pertanto, in trincea a contatto con una generazione vivace, intelligente, elettronica e “veloce” che “vivendo in burrasca” rischia di precipitare nel baratro dell’indifferenza o, nel peggiore delle ipotesi, dell’intolleranza, dell’aggressività pericolosa e ignorante.

Questi stessi giovani, invece, meritano di essere salvati, meritano una cultura in grado di coniugare pathos e logos, una cultura che percepisca l ‘uomo come fine e non come mezzo, che consideri l ‘”altro da sé “una risorsa importante giammai una minaccia.

Nell’età delle interconnessioni non c ‘è niente di più assurdamente anacronistico dei muri e dei silenzi colpevoli. È solo nelle DIVERSITÀ che si può cogliere il vero senso della BELLEZZA e l’essenza di un impegno costruttivo che non è mai discriminante ma sempre inclusivo, totalizzante e interdipendente.

Non è neanche questione di destra o di sinistra, di rosso o nero ma il problema è, soprattutto, di carattere culturale. La vera emergenza è quella di costruire un argine contro ogni forma di populismo, contro la xenofobia, contro i nuovi razzismi in nome di una società civile che riparta dall’ UOMO, non prima dall’uomo Italiano, né come in passato, prima dall’uomo della Padania ma dall’ UOMO  in quanto umanità È necessario che in ogni campo sia politico che economico, culturale e sociale non si perda mai di vista l’uomo, la sua dignità, il suo inestimabile valore e, al di là di ogni faglia e filo spinato, lo si consideri il fine ultimo di ogni progetto.

INTELLETTUALI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI, c ‘è molto da fare, a partire dalla formazione scolastica. Se uniti si costituirà una forza inarrestabile, la forza della cultura, la sola che possa costituire un argine autentico contro la deriva pericolosa del populismo e della miseria, principalmente di quella della mente.

Massimo Cacciari

(Testo raccolto e riprodotto da Davide De Vita)

Zingari, Zingarelli e Zingaretti.

Zingari Zingarelli e Zingaretti immagine

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché, ad esempio, siamo arrivati a questo punto in Italia?

Perché ce ne siamo fregati, sempre, da decenni, di quanto accadeva e soprattutto sarebbe potuto accadere e infatti …

È accaduto, sta accadendo: non è il mondo che sognavamo. 

Gli zingari li ho inseriti nel titolo non solo perché purtroppo per i più sono il simbolo di qualcosa o qualcuno che dà estremamente fastidio, ma mi serviva il termine per il giochino di parole.

Tra loro ci sono ladri e ladre, borseggiatori e borseggiatrici ma…

Siamo sicuri che tra noi non ce ne siano altrettanti e magari ci sia anche di peggio?

Un esempio di queste ore: un italianissimo marito ha ammazzato l’italianissima moglie a martellate (sì, a martellate…) perché la sospettava di adulterio o qualcosa del genere.

La donna massacrata e coperta di sangue è stata scoperta dalla figlia di dieci anni.

Tutto rigorosamente “made in Italy”: prima gli italiani. ( 1) 

Ora, parliamoci chiaro perché ormai i coglioni me li sono rotti davvero anch’io: se a compiere un simile,  orribile delitto fossero stati gli zingari o altra minoranza a lui sgradita, l’indegno uomo (vabbèh… ) che ricopre la carica di ministro dell’interno ne avrebbe fatto, come sempre,  uso e abuso sui social che gli piacciono tanto.

Egli – sui social – è impegnatissimo sempre e così evita di andare a lavorare sul serio (ma non l’ha mai fatto in vita sua, meglio ricordarlo all’infinito) come invece dovrebbe fare, pagato dallo Stato, cioè da tutti noi.

Non approfondisco sul fatto che gli zingari sono tra le etnie più perseguitate di sempre e da sempre, anche moltissimi di loro sono finiti nei forni crematori nazisti, ma lo cito perché ricordare fa sempre bene, anche se dà fastidio, anzi forse proprio per quello.(2)

L’elemento in questione, che tanto si è riempito la bocca nelle piazze e nei comizi (non ha mai smesso di fare campagna elettorale, ho enormi dubbi su come, quando e per quanto sia stato nel suo ufficio…) della questione migranti e sul come l’Europa se ne sia disinteressata, quando è stato il momento di andare a confrontarsi con gli altri ministri degli interni proprio su questa precisa questione…

Non c’è andato.

Attenzione: non c’è andato per la sesta volta.

Quelli erano il luogo e il momento giusti per far valere le sue idee oltre la propaganda e dove fare il suo lavoro.

Non c’è andato.

S’è invece burlato in un ennesimo comizio di un ragazzo che esponeva un pericolosissima, letale, distruttiva sciarpa con su scritto:

<< Ama il prossimo tuo come te stesso. >>

Lui, che bacia il rosario e si appella al Sacro Cuore di Maria.

Lui, che per il sottoscritto un Vangelo se l’ha aperto di sicuro non l’ha capito, mai.

Lui, che per il sottoscritto è sempre di più un cialtrone, un pagliaccio, un buffone che prima o poi cadrà e non farà nemmeno tanto chiasso, inconsistente com’è.

Abbiamo una grossa responsabilità in merito all’ascesa di uno così.

L’abbiamo permessa.

Qui entra in ballo lo Zingarelli, sì, uno dei dizionari o vocabolari più noti.

Lo cito come esempio perché ormai ce lo siamo dimenticato in tanti, troppi: storpiamo ogni giorno parole di cui ci riempiamo la bocca senza conoscerne il vero significato e senza prenderci la briga di andare a cercarlo, perché costa fatica e ci siamo dimenticati anche della nobiltà della fatica fisica.

Studiare è faticoso, richiede tempo e concentrazione, che però preferiamo dedicare ad altro, da tempo, troppo.

Leggere viene prima di studiare, apre la mente, ma la mente va educata ad imparare e ci vuole metodo e di nuovo fatica, tempo, concentrazione, dedizione, passione.

Molti insegnanti di questa maltratta, maltrattatissima scuola italiana queste qualità le hanno, insieme ad anni di esperienza che però rischiano di non valere più nulla, oppure sono incatenati sia da un precariato pluridecennale sia da uno stipendio tra i più bassi d’Europa.

Ce ne siamo fregati, ce ne stiamo ancora fregando anche di questo.

Così nei decenni passati abbiamo lasciato che generazioni di giovani, oggi adulti, si diseducassero prima dalle regole base, anche della grammatica, quindi dal rispetto reciproco, infine dalla capacità di analisi, sintesi, critica e ragionamento.

Abbiamo sempre più velocemente abbandonato quei valori che comunque la Chiesa (con tutti i suoi enormi problemi e difetti, che non nego, ma condanno) ha tramandato per secoli, per poi rifarli nostri (anche qui senza conoscerli davvero, con un’enorme ipocrisia) a seconda delle circostanze, come feticci ai quali aggrapparci una volta smarriti nel mondo nuovo che avanza e avanza comunque.

Mi si è detto che ci stiamo islamizzando.

Non mi risulta, non ci sono dati statistici che lo dimostrino, ma loro (non parlo degli estremisti e dei fanatici, quelli li condanno senza esitazione, ma di qualsiasi credo, ideologia, pensiero) non hanno vergogna di pregare, anche in pubblico, noi sì, ammesso che ci ricordiamo come si fa.

Se poi degli sgherri portano via tra le risa della folla, incitati dal ministro del’interno in carica ( ! )  una sciarpa con su scritto << Ama il prossimo tuo come te stesso >> (3) ad un ragazzo che poi solo per miracolo non è stato pestato beh, non ci staremo islamizzando, ma di certo non possiamo dirci cristiani.

Attenzione: non voglio fare il moralizzatore di turno, non ne ho i requisiti, sono un peccatore come e più di altri e potrei essere di certo un cristiano migliore, ma il vizio di dire o scrivere ciò che penso, scusate, finché lo posso fare non me lo tolgo.

Zingaretti.

Credo che sia una brava persona, ma …

Non ci siamo ancora.

Perdonate, ma sia Bersani prima sia lui adesso mi hanno fatto tornare in mente la caricatura del vecchio comunista messa in scena da “Ferrini” nei programmi di Arbore. Chi ha qualche annetto se lo ricorderà: l’ho rivisto su YouTube e m’ha fatto tenerezza.

Zingaretti, dicevo: manca qualcosa.

Non ha quel carisma necessario, forse sarà un traghettatore come dicono alcuni, oppure verrà fuori alla lunga distanza.

Il problema è che, proprio in questi giorni in cui si ricorda la scomparsa di Berlinguer, manca al Centro Sinistra o alla Sinistra in generale uno se non come lui (sarebbe chiedere troppo…) almeno che…

Gli si avvicini anche solo un tanto così.

Zingaretti ha il merito di aver tenuto in piedi un partito dato per spacciato, ma sarà come sempre la Storia ad emettere il suo verdetto.

Se siete arrivati fin qui pur non pensandola come me, vi ringrazio moltissimo, il mio rispetto per voi è massimo.

Sottolineo, ribadisco, scrivo in grassetto se volete: non pretendo di avere ragione a tutti i costi, se qualche volta l’ho fatto me ne scuso, ma cerco di ragionare sulla base di quanto vedo e sento ogni giorno, del mio vissuto e delle mie conoscenze, sempre da perfezionare.

Se siete arrivati fin qui e la pensate come me, beh, pensare non basta più, il tempo è scaduto.

Davide De Vita

O il Vangelo, o la Lega. 

Fonti:

(1) : https://www.iltempo.it/cronache/2019/06/10/news/cisterna-latina-elisa-ciotti-uccisa-marito-fabio-trabacchin-martello-figlia-via-palmarola-1170193/

(2): http://tuttoin1.it/rom-zingari-non-sono-chi-pensate/

(3): https://www.vice.com/it/article/a3xyvk/cartello-ama-il-prossimo-tuo-comizio-di-salvini

Perché ho votato a queste europee

Elezioni europee 2019

Buongiorno, buona domenica  e chiediamoci un perché.

Perché ho votato anche per queste elezioni europee e ritengo sia molto importante che lo si faccia?

Perché non vedo alternative valide e realmente realizzabili rispetto all’Unione Europea.

Mi si dirà: ma quella stessa Unione Europea è piena di difetti.

D’accordo.

Quindi che facciamo, ce ne andiamo, noi italiani che siamo stati tra i fondatori di quella stessa Unione, proprio quando la barca affonda?

Passiamo da “fondare” ad “affondare”?

Tra l’altro, andiamoci piano con le critiche al Parlamento Europeo.

Siamo sicuri di avere tutte le carte in regola per poterci permettere di aprire bocca in merito?

Riporto alcune righe di un giornale che non è il << Manifesto >>, non è <<la Repubblica>> e nemmeno << l’Espresso >> giusto per citare alcune testate palesemente antigovernative.

Il pezzo è di metà 2018, ma ricordare alcuni concetti è sempre importante, soprattutto per chi, come noi, ha la memoria corta e sezionata a seconda di ciò che serve di più al momento.

Solo qualche mese fa, infatti, sia Lega sia 5 Stelle parlavano ancora della possibile uscita dalla moneta unica; forse ce lo siamo scordati, o voluti scordare, ma nessuna delle due forze politiche ne ha più fatto cenno.

Perché anche loro, gioco forza, sanno che l’uscita non solo è impossibile, ma sarebbe oltremodo dannosa. Parlarne nei giorni scorsi, a ridosso delle elezioni di oggi, sarebbe stata una sicura perdita di consenso e quindi di voti.

Ecco il primo stralcio dell’articolo di cui parlavo:

<< … i continui rimbrotti da Bruxelles sui conti dell’Italia sono fastidiosi, come quelli di un professore troppo severo. L’ancoraggio all’euro, però, ha salvato l’Italia dal tracollo finanziario. L’attuale situazione economica del Paese non è dovuta alla moneta unica. Del debito pubblico sono responsabili i governi del passato, che preferivano scaricare gli oneri sulle generazioni future, invece di assumersi, fino in fondo, le proprie responsabilità davanti agli elettori. Smettiamola di parlare male dell’euro e dell’Unione Europea, come se si trattasse di una banale partita di pallone tra Italia e Germania. Solo il rigore nella tenuta dei conti impostoci dall’Europa, ha salvato e sta tutelando il futuro dell’Italia e dei nostri figli. L’Unione è come una famiglia, dove ci sono delle regole da rispettare, anche se in Italia c’è sempre stata la tendenza allo scaricabarile: «Piove, governo ladro». Ora, se qualcosa non va per il verso giusto, si dà la colpa all’Europa.

I nostri parlamentari sono tra i più assenteisti di tutti a Strasburgo, nonostante le lussuose prebende.

(Salvini ha il record assoluto in questo, è un dato di fatto, n. d. a.).

Cambiano ogni cinque anni, perché vedono il Parlamento europeo come una panchina rispetto a quello italiano.

Parlano poco e male le lingue.

Mancando questi requisiti, come possiamo contenere la tendenza della Germania, ad apparire la prima della classe, e l’asse franco-tedesco? >>

Questo un primo assaggio, che condivido in toto e ritengo ancora attuale, attualissimo, perché tra gli sport più diffusi tra noi, intendo italiani, c’è quello della non assunzione di responsabilità.

Esempio pratico, su me stesso, non su altri, che quello dello scaricabarile (<< è sempre colpa di qualcun altro, o di chi c’era prima >>) è un altro degli sport diffusissimi: qualche giorno fa m’è arrivata una multa perché son passato col rosso, qui ad Iglesias, in un incrocio.

Era mattina presto e andavo al lavoro, ma ho fatto memoria ed è vero, ho sbagliato, devo pagare.

Non ci sono “se “o “ma”: la responsabilità è tutta mia e di nessun altro, dovevo stare più attento, mi costa, oltre che parecchi euro,  anche sei punti in meno sulla patente (per fortuna il mio comportamento precedente, considerato “virtuoso” fa sì che questo non sia “gravissimo”) ma è giusto così, per quanto amara sia la “medicina” da mandar giù.

Così se esistono degli accordi internazionali, da noi sottoscritti, per passare da leggi “piccole” che riguardano l’individuo a leggi “grandi” che riguardano invece interi Stati o, appunto, l’Unione di questi, vanno rispettati, non si possono cambiare le regole del gioco… Durante il gioco stesso, troppo comodo.

Un altro stralcio, sempre dallo stesso giornale on line:

<< I Paesi europei, oggi più che mai, devono restare uniti, per competere sulla scena internazionale con i colossi in ascesa. Basti pensare agli Stati che contano ciascuno circa un miliardo e trecentomila abitanti, la Cina, con un PIL che, nel primo trimestre 2018, è cresciuto del 6,8%, e l’India, con una crescita del 6,5% annuo. Oserebbe mai qualcuno fare promesse così mirabolanti se vi fosse la percezione nell’opinione pubblica che l’Italia ha il terzo debito mondiale al mondo? Per decenni l’Italia ha vissuto con la triade inflazione-debito-svalutazione. Con l’entrata nella Eurozona l’inflazione si è ridotta a cifre insignificanti, la svalutazione non è più possibile, rimane il debito. >>

Questa è la realtà: il terzo debito mondiale al mondo.

Sì, ce l’abbiamo noi, ma in pochi lo ricordano o lo vogliono ricordare, non porta voti, anzi.

Attenzione: non assolvo nessuno, da destra a sinistra le responsabilità sono tante e molto grandi, ma questo non basta a convincermi che l’Europa sia da buttare nel cesso.

Credo invece che dovremmo conoscerla meglio e praticarla di più.

Come ho già scritto più volte uno dei miglioramenti urgenti verso cui si dovrebbe tendere è la realizzazione definitiva di quegli “Stati Uniti d’Europa” che ancora purtroppo non esistono, sul modello sì degli Stati Uniti d’America ma con quello spirito appunto europeo e moderno che ci dovrebbe contraddistinguere, quindi comunque più attento alle varie identità locali, alle differenze e alle diversità intese come ricchezze e non come problemi, alle sfide poste dai sempre più ingenti flussi migratori, ai cambiamenti climatici, alle innovazioni tecnologiche, ai problemi del lavoro che non c’è, agli investimenti su scuola e ricerca. Mi rendo conto di sognare e sognare in grande, ma non mi sono mai piaciute le persone prive di sogni.

Se nessuno avesse sognato di raggiungere la Luna, non ci saremmo arrivati.

Sono dunque per un’Europa che abbia una legge comune non solo per l’economia ma anche per altri ambiti altrettanto importanti, così come vedo favorevolmente la creazione di un esercito di professionisti ugualmente europeo.

Un’Europa sì fatta avrebbe molta più voce in capitolo sullo scacchiere internazionale, dove davvero si decidono le “cose del mondo”, ma se ne usciamo, allora sì che conteremmo ancora meno.

Ecco perché, in conclusione, ho votato anche questa volta per le elezioni europee.

Ah sì, il giornale on line dal quale ho tratto gli stralci è…

<< L’ eco di Bergamo >>!

Davide De Vita

Fonti:

https://www.ecodibergamo.it/stories/luoghi-non-comuni

 

La migliore idea che abbiamo mai avuto.

Mattarella a Montecassino

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché.

Perché il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Montecassino ha ribadito che quella dell’Europa è la

<< Migliore idea che abbiamo mai avuto>>?

Perché ha ragione.

Deve divenire più inclusiva e giusta, ma è la migliore idea che abbiamo mai avuto

ha detto nel corso della cerimonia per il 75° anniversario della battaglia di Montecassino, cui ha preso parte anche il presidente polacco Andrzej Duda.

Ha poi proseguito:

“Coloro che qui combatterono e caddero, lo fecero per liberare l’Italia dal nazifascismo, e per rendere possibile la nascita di una nuova Europa, i cui popoli, abbattute le ultime barriere che troppo a lungo hanno diviso il nostro Continente, potessero sentirsi uniti. Come oggi possono dirsi, in un’Europa finalmente libera dal giogo della dittatura e del conflitto. Un’Europa della libertà contrapposta all’Europa della prevaricazione e degli orrori. I tre quarti di secolo trascorsi non hanno intaccato il senso di profonda riconoscenza degli italiani per chi ha combattuto”, ha aggiunto. “Un sentimento che è anche un monito per le generazioni che si susseguono, a non cadere più negli errori della guerra, a rispondere alle sfide del nostro tempo rilanciando il progetto di cooperazione europea, rinsaldando il legame fra i nostri popoli e i nostri Paesi, unico antidoto al ripetersi di conflitti fratricidi“.

La Storia gli dà ragione.

Sì, non si può dimenticare la tragedia della guerra nei Balcani, ma anche da quella tristissima vicenda avremmo dovuto imparare qualcosa: la disgregazione dell’ex Iugoslavia (pur tenuta insieme dal vigilante potere sovietico e da un regime non esattamente democratico) ha riportato a galla odio e recriminazioni a vari livelli, ammantati di motivi etnici e religiosi che nascondevano – come sempre, in ogni guerra, da quando esiste l’uomo – meri interessi economici e strategico – militari.

La stessa cosa che sta ancora accadendo in Libia, dove la frantumazione dello Stato (che pure era sotto lo spietato controllo di Gheddafi) ha riportato alla luce una costellazione di fazioni, tribù e clan che combattono l’uno contro l’altro e dove ad avere la peggio sono sempre i più deboli.

Fatte queste premesse, ribadendo che l’Europa come concetto è ancora parecchio perfettibile, tornare indietro, rimettere in piedi confini, muri, filo spinato e cannoni da una parte e dall’altra è sbagliato.

Giusto, invece, è fare in modo che si arrivi una buona volta a quegli Stati Uniti d’Europa che credo fossero il vero sogno non solo di chi lo sognò a Ventotene, ma addirittura di Mazzini quando pensò alla “Giovine Europa” dopo aver pensato alla “Giovine Italia”, mentre era ricercato ovunque e considerato un pericolosissimo terrorista.

Sono con lei signor Presidente, non posso che essere con lei, mentre non potrò mai essere con chi in un delirio di onnipotenza se la prende con una professoressa che ha avuto il “torto” di lasciare che i suoi alunni pensassero con la propria testa, oppure, mentre si circonda di cosiddetti “sovranisti” e impropriamente impugna un rosario e si appella a vari santi prendendosela contemporaneamente col papa,  ordina ai vigili del fuoco di rimuovere striscioni che manifestano il dissenso: roba da Minculpop se non peggio, molto peggio.

Ho paura di raduni di “sovranisti” come quelli di Milano, che cavalcano il malcontento generale senza risolvere realmente i problemi ma procedendo per slogan e mentendo spudoratamente sulla realtà dei fatti. I nodi arrivano sempre al pettine, prima o poi e quelli in arrivo saranno sotto forma di aumenti salatissimi per tutti, a cominciare dai prezzi assurdi ai quali arriveranno anche i generi di prima necessità: quando questo avverrà, perché avverrà, allora forse anche i più ciechi e i più sordi capiranno l’errore madornale compiuto andando dietro a chi ha tanta voglia di sbraitare da un balcone, dichiarando off limits i balconi altrui.

Ecco perché la ringrazio, signor Presidente.

Davide De Vita

Fonte: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Mattarella-Ue-ancora-in-cammino-ma-ha-portato-liberta-5c84d3d9-6685-41f9-b8ce-a0fb93d97883.html

25 aprile 2019: rivendico la mia dignità.

donne partigiane

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Altri l’hanno fatto tanti anni fa, nella stessa, cruciale data di oggi, 25 aprile, per ribellarsi a qualcosa di profondamente sbagliato: il fascismo, o nazifascismo, riferito a quella scellerata alleanza.

Non c’è niente di giusto nel fascismo e, dati storici reali alla mano, non ha fatto nulla di buono: come mi ha ricordato poco tempo fa un caro amico,

il fascismo è un crimine,

punto e basta.

Già il concetto della privazione della e delle libertà, da quella personale a quella di espressione, o di stampa, ne delineano la natura liberticida, quando la libertà, invece, è riconosciuta in qualunque Stato civile e democratico come principio naturale irrinunciabile di qualsiasi essere umano.

Irrinunciabile” e “di qualsiasi essere umano”.

In Italia soprattutto ragazze e ragazzi intorno ai vent’anni lasciarono le loro case, il loro lavoro per imbracciare un fucile e combattere contro il fascismo e per la libertà, sacrificandosi anche per me, gettando i semi di quella libertà che ancora oggi mi permette di scrivere queste righe.

E non erano solo comunisti: c’erano partigiane e partigiani provenienti dalle più diverse esperienze politiche.

Libertà, dicevo, che permette ad altri di dire, scrivere o urlare idiozie senza fondamento, ma di nuovo piuttosto pericolose.

Possono esprimersi però anche loro proprio grazie al quel “25 aprile”, nonostante non ne siano consapevoli e forse nemmeno sappiano quando e perché accadde.

Bene, oggi rivendico la mia dignità di uomo che, pentendosi fino alla fine dei propri giorni per non aver proseguito gli studi universitari, ha provato e continua a provare ad elevarsi culturalmente leggendo decine, centinaia, forse migliaia di libri per imparare, imparare, imparare e capire, ragionare, pensare una volta acquisiti gli “utensili” per farlo.

Rivendico il mio tentativo di confrontarmi finché possibile, rivendico il diritto di riconoscere “casi limite” coi quali ho solo sprecato tempo, rivendico, con tutte le mie forze, la mia libertà di pensiero.

Questo perché, chi mi conosce e conosce la mia storia, sa dei miei “no” ad allettanti offerte di prostituzione della mia penna, che se avessi accettato mi avrebbero portato di sicuro “in alto”, ma sarebbero state una vergogna e un’infamia incancellabili.

Non sono ricco, non lavoro per un giornale prestigioso, non ho una grande casa editrice alle spalle, ma non mi lamento: scrivo ciò che penso, qualcuno mi legge, gliene sono infinitamente grato.

Non è un reato leggere, non è un marchio d’infamia possedere e curare la propria cultura: oggi più che mai, come hanno scritto in tanti prima di me, è una forma di lotta e resistenza.

Non mi è mai stata simpatica la Murgia, ma la sua “sinossi dei curriculum” (inspiegabilmente sparita dalla mia e da molte altre pagine Facebook dopo la condivisione, a proposito di libertà d’espressione…) che spero abbiate fatto in tempo a leggere, dice tutto.

Condivido la sua frase “leggere, studiare è come avere i calli nelle mani”, perché di questo si tratta, anche se a molti non andrà a genio; perché sono profondamente convinto che questa bruttissima parentesi di incompetenza, di pseudo – politica fatta di slogan e incapace di risolvere i problemi veri, finirà, è già alle corde, i nodi stanno venendo al pettine e la verità, quella basata su fatti concreti e non sulla propaganda, proverbialmente … Viene sempre a galla.

L’ultimo di tanti esempi è quel signore felpato costretto ad ammettere – ed era ora – che non esiste alcuna invasione… Visti i dati diffusi dal Ministero del quale lui stesso è a capo.

Oppure un esempio ancora più semplice: avete fatto benzina per Pasqua o nei giorni successivi?

Sempre quel signore lì aveva detto che…

Appunto, aveva detto.

I fatti sono altra cosa.

Una casa costruita sulla sabbia crollerà.

Buon 25 aprile, ora e sempre resistenza.

Davide De Vita

 

Perché Massimo Zedda

Massimo Zedda candidato presidente regione Sardegna 2019

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché.

Perché votare Massimo Zedda e chi lo sostiene, per esempio?

Sarebbe facile rubargli lo slogan e scrivere

<< perché è tutta un’altra storia >>

Ma sarebbe troppo e rischierei il plagio.

Come sempre, invece, alcune doverose premesse.

Massimo Zedda non è il salvatore della patria, o dell’isola, così come non lo è stato nessun altro fino adesso e di sicuro non fa miracoli, però è attualmente colui che esprime idee, progetti e programmi che più si avvicinano a come la penso.

La coalizione che lo sostiene ha tante anime, come capita spesso, così tante che, come sanno i diretti interessati, ho avuto e avrò difficoltà nell’esprimere le mie preferenze, a causa delle regole del voto disgiunto e altre leggi che, se infrante, inficerebbero il mio voto.

Mi limiterò quindi ad una sola, chi mi conosce e la diretta interessata lo sanno.

Non credo che i gravissimi problemi che da troppo tempo stritolano la Sardegna saranno risolti dall’oggi al domani (dalla recentissima e ancora in discussione “questione latte”, alla spaventosa situazione della sanità (bisogna avere il coraggio di ammetterlo), all’altrettanto tremenda questione lavoro – che non c’è – ai trasporti inadeguati, alla NON continuità territoriale, alla questione scuola mettendoci dentro tutto, non solo per quanto riguarda gli studenti, ma anche i docenti, i precari, gli stessi edifici e aggiungete quello che sappiamo tutti e forse qui, in questo momento mi sfugge) come qualcuno ha millantato dall’altra parte ultimamente, ma penso ci si possa muovere meglio e proprio sulla scia di quanto Zedda ha fatto a e per Cagliari. 

Ci sono, inoltre, delle potenzialità inespresse – o quasi – che ancora non siamo riusciti a far esplodere come in tanti avremmo voluto, il primo tema che mi viene in mente è quello del turismo sostenibile col quale stiamo facendo i primi, timidi passi qui nella macro-provincia del Sud Sardegna, che in sigla è “SU” ma in realtà, ancora, sa tanto di “GIU’”.

Non ci saranno miracoli, dunque, però credo che la strada, la direzione, la rotta che Massimo Zedda una volta eletto seguirà vada nella giusta direzione.

Un altro dei motivi che mi spingono a votare e votare in questo modo è che ho gli anni che ho (57) e per troppo tempo durante la mia vita sono rimasto a guardare, lasciando che altri decidessero per me: non mi va più, non è giusto, ho una mente che grazie al Cielo funziona ancora, la uso e la userò finché mi sarà possibile.

Agli amici del PD: voterò una donna espressione sì del partito, ma per la persona in sé, non per la sua tessera.

Così come voterò Massimo Zedda anche perché NON è espressione del PD attuale.

Questo vorrei fosse chiaro, perché ahimè non vedo ancora (perdete voti ovunque per questo motivo) quel bagno d’umiltà che le persone vi chiedono. 

So che il parlar semplice l’avete dimenticato, ma vi si chiede, in buona sostanza e poiché pare non lo vogliate capire,  di andare in pubblico e dire:

<< avete ragione, in molte cose abbiamo SBAGLIATO e ci siamo allontanati da voi >>

Questo, in parole semplici, vi chiede l’elettorato e vi chiedo anch’io, ma mai “orecchie da mercante” furono più emblematiche delle vostre. 

Credo proprio dovreste farlo, riprendendo ad usare non solo il linguaggio delle persone semplici, ma tornando tra loro, ad ascoltarle sul serio facendovi carico dei problemi reali, di ogni giorno.

Non continuando a rinchiudervi in anguste stanze – o salotti sempre più borghesi, per usare un termine a voi noto, dove vi ritrovate sempre in meno ad usare paroloni che capite solo voi mentre vi rimirate l’ombelico.

Mi permetto di dirvi questo proprio perché vi ho votato spesso, ma la deriva l’ho cominciata a denunciare anni fa, in tempi non sospetti e mentre tante delle mie aspettative venivano puntualmente deluse.

Certo, non ho un gran nome e la redazione di un prestigioso giornale o una grossa casa editrice alle spalle, ma sono un elettore come tanti altri, quindi penso, parlo e scrivo.

Scelta vostra dunque, altrimenti io e altri milioni di elettori – come è già successo – letteralmente continueremo a

Lasciarvi perdere.

Con la speranza, invece, che davvero questa volta, sia …

Tutta un’altra storia.

In bocca al lupo a tutti noi.

Davide De Vita.

 

Il governo del cambia… Vento.

vento

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché per esempio c’è da temere il peggio?

Perché l’abbiamo già raggiunto e superato ma ahimè come dice il detto “al peggio non c’è mai fine”.

L’arma di distrAzione di massa del puntare i riflettori sul falsamente “gravissimo” (rispetto ad altri problemi italiani come la disoccupazione o il debito pubblico) problema dei migranti, oltre a mostrare il volto disumano della politica, distribuire chissà dove persone che si stavano integrando o addirittura già integrate, chiudere centri dove lavoravano italiani (vedi centro di S. Angelo, Fluminimaggiore, in merito al quale riporto un bello scritto[1] del dottor Mauro Liggi apparso sulla sua pagina Facebook, oppure il CARA di Palese, Bari, a forte rischio chiusura stando alle notizie che circolano in queste ore ) e creare più disoccupati proprio dove davvero ne avremmo fatto a meno,  non ha impedito a questo Paese – ripetiamo dal debito pubblico spaventoso – con un Prodotto Interno Lordo molto al di sotto delle aspettative, di scivolare in recessione.

Mi fermo un attimo. 

Poiché parliamo di “casa nostra”, proprio qui vicino, raccolgo e riporto le parole di una – ormai ex – dipendente del centro di Sant’Angelo:

<< La nostra politica è sempre stata di lavorare nel silenzio. Non abbiamo mai pubblicizzato le tante iniziative realizzate coi ragazzi nel territorio, così come non abbiamo nemmeno risposto alle assurde e infondate accuse rivolteci da un noto politico sardo di gestire un centro di prostituzione al suo interno. In realtà da noi il processo di integrazione non solo era già avviato ma procedeva sempre meglio: avevamo ragazzi che seguivano la scuola qui e altri ospiti che lavoravano ad Iglesias. Purtroppo insieme a me perdono il lavoro circa quaranta persone, nonostante ci sia stato detto che centri come il nostro, che funzionano, se ne vedano raramente. >>

Il centro chiude, per parlare “semplice” in quanto i “famosi” € 35 che, lo ripetiamo fino allo sfinimento NON vanno in mano al migrante o al rifugiato, ma alla struttura che poi li amministra, (purtroppo non nego che ci sia stato e ci sia chi su questo ha speculato e speculi, ma sempre sulla pelle dei migranti) siano stati ridotti a € 19 per decreto di questo governo. Altra faccenduola di non poca importanza è che

l’Italia NON conteggia le spese per i migranti nel computo del debito e del disavanzo pubblico, perché l’Unione Europea le riconosce come straordinarie“. [2]

Tornando a noi, si diceva della recessione, confermata “a destra e a manca”.

La chiamano “tecnica”, ma sempre recessione è.

Fermi tutti: non sto “assolvendo” i governi precedenti, che diverse colpe le hanno comunque, ma ciò non mi impedisce di affermare che questo sia peggio e che, nella migliore delle ipotesi,  ci aspettino ancora e sempre “lacrime e sangue”.

Tradotto: nell’immediato futuro saranno più che probabili un peggioramento dell’economia, una manovra “correttiva” tra i cinque e i sei miliardi di euro (a star bassi) quindi tagli alla spesa pubblica e nuove tasse.

Come, se non peggio, di chi questo governo l’ha preceduto.

L’attuale è quindi, per me, un governo del cambia… Vento.

Ci doveva essere il nuovo “boom economico”, ricordate?

Guarda un po’, siamo in recessione.

Perché, così come cambia il vento è cambiata,  a seconda dell’occasione e della convenienza (leggi “come ottengo più consenso elettorale”?) la linea politica dell’esecutivo, dettata – questo è innegabile – da Salvini, che oltre ad aumentare il proprio (consenso) già altissimo, erode ora dopo ora, giorno dopo giorno quello del sempre più smarrito Di Maio e dell’intero M5S.

L’ultimo degli esempi:

<< Sono pronto a farmi processare. >>

<< Ma anche no. >>

Col M5S la cui base è in fermento, tradita in non so più quanti temi – sfruttati alla grande in campagna elettorale – dal signor Di Maio, di fatto maggiordomo di Salvini.

Conte?

Ah già, il terzier

Ooops, scusate, volevo dire “premier”, ma le dita sulla tastiera devono essere scivolate, un lapsus…

Conclusione: già dalla prima metà di quest’anno, ma dopo le elezioni europee, comunque vadano, quando finalmente ci si sarà resi conto che anche solo “accedere” a quello che sarà rimasto del reddito di cittadinanza è e sarà impresa più che ardua, quando si conteranno, a migliaia se non più, i “furbetti del redditino”, mentre lo spread sarà risalito imperiosamente e saremo COSTRETTI a ridurre drasticamente le spese, lievitate ben oltre ciò che s’era pattuito con Bruxelles, anzi, che s’era strappato a Bruxelles, beh forse anche altri si accorgeranno finalmente che

il re è nudo”.

Peccato però che a gelare saremo noi, tutti noi.

Con la speranza di sbagliarmi

Davide De Vita

[1]  Lo scritto del dottor Liggi.

Io non posso tacere. Da oggi il Centro di Sant’Angelo a Fluminimaggiore che ospitava allo stato 145 migranti, esseri umani con storie atroci alle spalle, uomini, donne, ragazzi, bambini è stato evacuato. La convenzione scadeva il 31/12/2018. Di molti uomini, in assenza di permesso umanitario abolito dal DL Salvini, non si sa sorte, destino, destinazione: verso la macchia, la criminalità, costretti a vivere in strutture di fortuna, nei campi, al gelo. Ad ogni migrante è stato fornito un codice fiscale solo numerico che ne impedisce l’accesso alle cure sanitarie. Non possono avere carta d’identità e quindi non possono aspirare ad alcuna forma di lavoro che non sia sfruttamento. La presenza del centro generava per il piccolo comune uno straordinario indotto per l’acquisto di pane, verdura, lenzuola, cibo, beni di prima necessità, oltre a finanziamenti copiosi. I 50 operatori assunti a tempo indeterminato sono ora licenziati, a casa. Immolati sull’altare del razzismo imperante. I percorsi di inserimento, istruzione, integrazione, cura, interrotti in un crescente clima di ostilità, razzismo, intolleranza. Volevo ringraziare gli operatori per il loro impegno tenace. Dal cuore. Vorrei chiedere scusa a 145 fratelli che abitavano vicino a me e non ho saputo proteggere. Mi dicono che non conviene parlare di questi argomenti. Ma io non posso tacere. Da uomo e da uomo di sinistra. E non lo farò. Perché la mia coscienza non me lo permette. Perché i valori in gioco sono troppo alti. Perché una vita umana, ogni vita umana, vale più di voto. Vale te stesso.

Mauro Liggi (per gentile concessione)

[2] https://www.agi.it/fact-checking/migranti_salvini_spese_accoglienza-3990982/news/2018-06-05/

[3] https://www.pugliain.net/75192-migranti-cara-palese-chiusura-abaterusso/

Dal basso.

dal basso immagini

Buonasera e chiediamoci un perché.

Perché, nonostante tutto, nonostante l’aria che tira c’è ancora speranza per questo Paese e per l’umanità che – per impegno civile e sociale, fortuna o grazie a Dio, fate voi – in molti di noi è rimasta e insorge di fronte alle storture?

Perché ci sono finalmente dei segnali di vita provenienti dalle più diverse esperienze e realtà ma con un fortissimo denominatore comune: restare umani.

Nel 2017 un ragazzo, uno studente di Pistoia, Bernard Dika, ha fatto ad Auschwitz un discorso degno di uno statista; postato da pochi giorni su Facebook,  il video[1] sta girando e ha già superato le seicentomila visualizzazioni; è lo stesso ragazzo che, durante l’Assemblea Nazionale PD ha chiesto ai troppi volti del partito una linea politica unica e chiara[2]; a Castelnuovo di Porto, proprio quello del CARA sgomberato con l’esercito, famiglie e persone normalissime accolgono i profughi nelle loro case: sì, l’hanno fatto, è stato fatto; a Salerno, purtroppo la notizia m’è arrivata per caso e solo via Internet, c’è stato un corteo anti decreto “(IN)sicurezza” e contro Salvini organizzata dal movimento “Potere al popolo[3] e al quale hanno partecipato CGIL, Arci, Legambiente, studenti e associazioni; il senatore Luigi Manconi, dei Radicali Italiani, ha scritto un appello sulla base della lettera straziante di una migrante, intitolato “Non siamo pesci”[4] al quale hanno aderito, per ora, circa seicento tra rappresentanti dell’arte e della cultura in generale, in vista di un presidio davanti a Montecitorio previsto per lunedì. Queste sono solo alcune delle cose di cui m’è giunta notizia tramite la rete; sono sicuro che ci sono state, ci sono e ci saranno altre iniziative e manifestazioni in ogni parte d’Italia, come la lettera dell’ex allenatore della nazionale di pallavolo (che ho riportato anch’io) sia di singoli che di associazioni e movimenti, tranne… Uno. Anche se, a dire il vero, cominciano ad essere parecchi i “pentiti” e i “disillusi” di… Quel movimento lì. Su Gino Strada, per esempio, che loro stessi avevano proposto come candidato Presidente della Repubblica e ora, poiché è inviso a Salvini, per i “capoccia” è diventato il nemico dall’oggi al domani…

Chiacchiere da Facebook o altro social a scelta che dir si voglia, ma non è così, non può e non deve più essere così.

Questo è un mezzo, uno strumento e come tale va usato: se serve a far circolare le idee ben venga, ma come diceva un mio caro amico, “alle idee servono gambe e braccia, altrimenti sono inutili”.

Appunto.

Potendo scenderei in piazza, ma non senza un coordinamento, che è proprio quello che manca.

Un coordinamento una volta tanto (o come si usava dire una volta) “dal basso”.

Perché a scrivere e leggerci siamo tanti, molti di più di quanto forse noi stessi immaginiamo, ma non siamo coordinati, ognuno coltiva un po’ il proprio orticello e gli altri, gli avversari (attenzione: sempre “avversari”, mai nemici, i nemici sono in guerra e l’ultima cosa di cui questo Paese ha bisogno è una guerra civile, pur possibile secondo molti analisti) vincono. Non è un trucco, è una regola vecchia quanto l’umanità: dividi et impera. D’altra parte, uniti si vince. Due regole DIMENTICATE da ciò che resta della sinistra, questo bisogna che ce lo diciamo e lo metabolizziamo, insieme al fatto che nelle stanze ovattate delle segreterie di partito, sempre più simili a consigli d’amministrazione, ci si è dimenticati anche del significato e dell’importanza di quel “dal basso”. Dove, infatti, gli “altri” hanno trovato terreno fertilissimo e fatto man bassa di voti. Sperando che non sia già troppo tardi è il momento di reagire, perché non è questa l’Italia che speravamo. Bisogna che si sappia chi, come, dove e quando sta facendo qualcosa, da promuovere e pubblicizzare proprio qui perché gli altri mezzi di comunicazione come sempre in mano ai potenti di turno snobberanno quelle notizie, cercheranno di oscurarle in qualsiasi modo.

Mi si dirà: il M5S è nato proprio così.

Benissimo, ci hanno fatto vedere come si fa: facciamolo meglio.

Sono piccole idee di un signor nessuno, il sottoscritto, pensate in quest’angolo quasi dimenticato del Sud Ovest sardo, ma le voglio offrire, proporre lo stesso, perché non c’è più un solo istante da sprecare in indifferenza.

Un’indifferenza che uccide, chiedere al Mar Mediterraneo.

Davide De Vita.

[1] 

[2] https://www.youtube.com/watch?v=Q3ANYVUVfS0&ab_channel=VictorioNovikos

[3]https://www.ottopagine.it/sa/attualita/175556/decreto-sicurezza-salerno-in-corteo-contro-salvini.shtml

[4] https://www.huffingtonpost.it/luigi-manconi/non-siamo-pesci_a_23652421/

Mauro Berruto: io non me ne vado.

mauro berruto io non me ne vado

Buongiorno e lasciamo che a chiedersi non uno ma tanti perché sia Mauro Berruto, ex CT della Nazionale Italiana di Volley, con una lettera aperta e diretta senza se e senza ma ai componenti dell’attuale governo; lettera che sta spopolando e alla quale, nel mio piccolissimo, provo a dare ancora più visibilità. 

IO NON ME NE VADO

Cialtroni.

Il vostro difetto non è l’incapacità, ma l’arroganza.

La vostra colpa non è di non aver idea di come si governi un Paese, ma quello di credere di saperlo fare e di aver fatto credere di saperlo fare.

Vi siete smentiti su tutto. Avete dimostrato un’incompetenza abissale, tipica di chi crede di poter parlare di immunologia avendo studiato su Facebook, di politiche del lavoro avendo fatto lo steward al San Paolo o di riforma dello sport avendo fatto l’istruttore in una palestra della Virgin (gli esempi si riferiscono a fatti e persone realmente esistiti!).

Decine di piroette da circo non vi risparmiano il fatto di esservi dimostrati più trasformisti dei peggiori trasformisti.

Avete fatto retromarcia su Euro, Europa, salvataggi delle banche, streaming, impeachment, Tap, Tav, Ilva, chiusure domenicali, alleanze di governo, voti di fiducia, Nato, Ius soli, accise, condoni, trivellazioni, F35 e chissà quante altre cose. Sono talmente tante che non riesco a ricordare!

Siete il peggior governo della storia di questo Paese e siete riusciti a raggiungere questo traguardo in poco più di sei mesi. Nonostante questo non accettate l’evidenza di essere inadeguati.

Sarete spazzati via dalla storia, questo è certo.

Ma prima farete dei danni. Tanti.

Lascerete morti e feriti sul campo (e in mare) e ci vorrà del tempo prima di poter calcolare per bene il disastro creato e il deserto intellettuale e morale che avrete generato.

Sì, perché oltre ai danni all’economia, al mondo del lavoro, alla salute (proprio quella fisica) del Paese, alla capacità di aver ridato polmoni a odio, rabbia, razzismo, fascismo ci saranno anche danni che non si potranno quantificare con la calcolatrice, quelli che farete agli esseri umani. Non mi riferisco (solo) agli stranieri con la cui vita giocate, tenendoli in mezzo al mare in un modo disumano o ai clochard a cui vi bullate di buttare le coperte in un cassonetto, ma al cervello e all’umanità di tanto nostri connazionali, specialmente quelli più giovani. State insegnando ai ragazzi, ai nostri giovani, che studiare non serve a niente, state seminando incompetenza, bullismo, arroganza, sfregio delle istituzioni di qualunque genere.

Siete riusciti a sbeffeggiare lo Stato, la Chiesa, il Presidente della Repubblica, il Papa.

Avete sventolato il Vangelo e il Rosario usandoli come quei fondamentalisti dai quali ci dite di volerci difendere. Un po’ come offrire un bicchiere di acqua zuccherata dentro a cui c’è una pillola di veleno. È perfino peggio dell’essere crudeli e basta: significa essere crudeli con metodo, con premeditazione. Quelle persone in difficoltà (di nuovo parlo dei nostri concittadini non degli immigrati) che avete strumentalmente usato per raggiungere il vostro scopo, sono la vostra spada di Damocle e saranno proprio loro a travolgervi e a spazzarvi via. Proprio quelle persone che hanno paura, che fanno fatica davvero (mentre la madre della Vicepresidente del Senato ricorre al Tar, perdendo, alla richiesta di lasciare una casa popolare). Proprio perché avete giocato con la loro paura e rabbia.

Nel frattempo continuate pure ad attaccare quella che voi chiamate élite.

Per dire, avete schedato gli uomini di scienza. Sono operazioni che se aveste studiato un po’ di storia, vi farebbero venire in mente qualcosa di già visto.

Sicuramente, ai più anziani, qualcosa viene in mente di sicuro: ne hanno già viste di persone come voi.

Peggio di voi, forse, no. Non credo sia possibile, ma di gentaglia arrogante e inadeguata ne è già passata tanta e alla fine, ineluttabilmente, è stata spazzata via. Non passerà giorno, in questo 2019, in cui io e tanti altri faremo tutto il possibile per accelerare il fatto che voi diventiate un orribile ricordo. Qualcosa di talmente spregevole da non poter dimenticare, in modo da diventare uno di quei vaccini, ai quale (infatti) non credete.

Voi e i vostri eroi, bulletti di periferia, che buttano nei cassonetti le coperte ai senzatetto, che sfilano urlando slogan razzisti, che metteranno in tasca il reddito di cittadinanza (se mai almeno questo lo farete) continuando a lavorare regolarmente in nero, che condoneranno un’evasione fiscale o una casa fuorilegge a Ischia.

Un po’ come quei sciacalli che ridevano alla notizia del terremoto. Ricordate? Un po’ come quegli artigiani che: “Finalmente al governo qualcuno di onesto! Dottore, facciamo 120 euro con la fattura o 100 cash e non ci pensiamo più?”

Già, “l’onestà tornerà di moda” dicevate, insegnando al Paese la disonestà.

Siete macellai che si fingono chef di ristoranti vegani.

Vi ha presi a schiaffi istituzionali il Presidente Mattarella, nel suo discorso al Paese, vi prenderà a schiaffi il Paese, democraticamente, ci mancherebbe.

Perché questo è il Paese di Dante Alighieri, di Leonardo, di Michelangelo, di Giotto, di San Francesco, di De Gasperi, di Einaudi, di Togliatti, di Berlinguer, di Pertini e guardate cosa arrivo a dire, cari cialtroni, persino di Almirante.

Questo è il Paese di Venezia, di Firenze, di Siena, di Roma, di Napoli, di Palermo, di Torino. Dell’arte, della cultura, della scienza, della tecnologia, della biodiversità. Ma come è possibile che tutto questo sia finito nelle vostre mani sciagurate? Non solo qualcuno lo ha permesso, creando un vuoto riempito dal vostro livore e dalla vostra arroganza, ma c’è anche chi ha preferito stare a guardare.

“Odio gli indifferenti”, diceva Antonio Gramsci e io non sopporto più né voi né tutti quelli che vi stanno a guardare, senza fare o dire niente.

Siete la sciagura di questo Paese, che grazie al cielo, è talmente grande, pieno di intelligenza e di bellezza che vi spazzerà via e vi condannerà a dover rappresentare per sempre l’esempio perfetto dell’incompetenza assoluta, del vuoto morale e culturale.

Io non vado via.

Resto qui a presidiare il territorio e a fare quello che posso per restituirlo, ripulito da questa immondizia, a chi verrà dopo grazie a una doppia operazione: un Risorgimento, che ci restituisca un’unità nazionale vera, (niente a che fare con quello che fate finta di raccontare) e un Rinascimento, di bellezza, di cultura, di ambizioni, di sogni.

Io non vado via. Resto qui, perché il mio Paese lo rivoglio indietro.

E quando infilare un messaggio di odio fra un paio di foto di gattini o del piatto della cena non funzionerà più, questo Paese ritornerà ad essere il più bello del mondo.

Sì, perché questo crimine è proprio imperdonabile: avete imbruttito il Paese più bello del mondo. Siete vandali che hanno disegnato i baffi sulla tela della Gioconda, avete abbattuto con le vostre ruspe il Colosseo e la Torre di Pisa, avete imbrattato con lo spray e con una frase volgare e sgrammaticata il marmo della Valle dei Templi.

Ricostruiremo, ripuliremo e ricorderemo.

Perché siete un pericolosissimo niente, ma non ci sarà nessuna damnatio memoriae per voi.

La vostra maledizione sarà nell’essere ricordati, per sempre.

Come i peggiori.

Senza nessun affetto,

Mauro Berruto

CT Nazionale Italiana Volley 2010-2015

Fonte:

http://www.mauroberruto.com/

Riportato da Davide De Vita