Perché Massimo Zedda

Massimo Zedda candidato presidente regione Sardegna 2019

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché.

Perché votare Massimo Zedda e chi lo sostiene, per esempio?

Sarebbe facile rubargli lo slogan e scrivere

<< perché è tutta un’altra storia >>

Ma sarebbe troppo e rischierei il plagio.

Come sempre, invece, alcune doverose premesse.

Massimo Zedda non è il salvatore della patria, o dell’isola, così come non lo è stato nessun altro fino adesso e di sicuro non fa miracoli, però è attualmente colui che esprime idee, progetti e programmi che più si avvicinano a come la penso.

La coalizione che lo sostiene ha tante anime, come capita spesso, così tante che, come sanno i diretti interessati, ho avuto e avrò difficoltà nell’esprimere le mie preferenze, a causa delle regole del voto disgiunto e altre leggi che, se infrante, inficerebbero il mio voto.

Mi limiterò quindi ad una sola, chi mi conosce e la diretta interessata lo sanno.

Non credo che i gravissimi problemi che da troppo tempo stritolano la Sardegna saranno risolti dall’oggi al domani (dalla recentissima e ancora in discussione “questione latte”, alla spaventosa situazione della sanità (bisogna avere il coraggio di ammetterlo), all’altrettanto tremenda questione lavoro – che non c’è – ai trasporti inadeguati, alla NON continuità territoriale, alla questione scuola mettendoci dentro tutto, non solo per quanto riguarda gli studenti, ma anche i docenti, i precari, gli stessi edifici e aggiungete quello che sappiamo tutti e forse qui, in questo momento mi sfugge) come qualcuno ha millantato dall’altra parte ultimamente, ma penso ci si possa muovere meglio e proprio sulla scia di quanto Zedda ha fatto a e per Cagliari. 

Ci sono, inoltre, delle potenzialità inespresse – o quasi – che ancora non siamo riusciti a far esplodere come in tanti avremmo voluto, il primo tema che mi viene in mente è quello del turismo sostenibile col quale stiamo facendo i primi, timidi passi qui nella macro-provincia del Sud Sardegna, che in sigla è “SU” ma in realtà, ancora, sa tanto di “GIU’”.

Non ci saranno miracoli, dunque, però credo che la strada, la direzione, la rotta che Massimo Zedda una volta eletto seguirà vada nella giusta direzione.

Un altro dei motivi che mi spingono a votare e votare in questo modo è che ho gli anni che ho (57) e per troppo tempo durante la mia vita sono rimasto a guardare, lasciando che altri decidessero per me: non mi va più, non è giusto, ho una mente che grazie al Cielo funziona ancora, la uso e la userò finché mi sarà possibile.

Agli amici del PD: voterò una donna espressione sì del partito, ma per la persona in sé, non per la sua tessera.

Così come voterò Massimo Zedda anche perché NON è espressione del PD attuale.

Questo vorrei fosse chiaro, perché ahimè non vedo ancora (perdete voti ovunque per questo motivo) quel bagno d’umiltà che le persone vi chiedono. 

So che il parlar semplice l’avete dimenticato, ma vi si chiede, in buona sostanza e poiché pare non lo vogliate capire,  di andare in pubblico e dire:

<< avete ragione, in molte cose abbiamo SBAGLIATO e ci siamo allontanati da voi >>

Questo, in parole semplici, vi chiede l’elettorato e vi chiedo anch’io, ma mai “orecchie da mercante” furono più emblematiche delle vostre. 

Credo proprio dovreste farlo, riprendendo ad usare non solo il linguaggio delle persone semplici, ma tornando tra loro, ad ascoltarle sul serio facendovi carico dei problemi reali, di ogni giorno.

Non continuando a rinchiudervi in anguste stanze – o salotti sempre più borghesi, per usare un termine a voi noto, dove vi ritrovate sempre in meno ad usare paroloni che capite solo voi mentre vi rimirate l’ombelico.

Mi permetto di dirvi questo proprio perché vi ho votato spesso, ma la deriva l’ho cominciata a denunciare anni fa, in tempi non sospetti e mentre tante delle mie aspettative venivano puntualmente deluse.

Certo, non ho un gran nome e la redazione di un prestigioso giornale o una grossa casa editrice alle spalle, ma sono un elettore come tanti altri, quindi penso, parlo e scrivo.

Scelta vostra dunque, altrimenti io e altri milioni di elettori – come è già successo – letteralmente continueremo a

Lasciarvi perdere.

Con la speranza, invece, che davvero questa volta, sia …

Tutta un’altra storia.

In bocca al lupo a tutti noi.

Davide De Vita.

 

Il governo del cambia… Vento.

vento

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché per esempio c’è da temere il peggio?

Perché l’abbiamo già raggiunto e superato ma ahimè come dice il detto “al peggio non c’è mai fine”.

L’arma di distrAzione di massa del puntare i riflettori sul falsamente “gravissimo” (rispetto ad altri problemi italiani come la disoccupazione o il debito pubblico) problema dei migranti, oltre a mostrare il volto disumano della politica, distribuire chissà dove persone che si stavano integrando o addirittura già integrate, chiudere centri dove lavoravano italiani (vedi centro di S. Angelo, Fluminimaggiore, in merito al quale riporto un bello scritto[1] del dottor Mauro Liggi apparso sulla sua pagina Facebook, oppure il CARA di Palese, Bari, a forte rischio chiusura stando alle notizie che circolano in queste ore ) e creare più disoccupati proprio dove davvero ne avremmo fatto a meno,  non ha impedito a questo Paese – ripetiamo dal debito pubblico spaventoso – con un Prodotto Interno Lordo molto al di sotto delle aspettative, di scivolare in recessione.

Mi fermo un attimo. 

Poiché parliamo di “casa nostra”, proprio qui vicino, raccolgo e riporto le parole di una – ormai ex – dipendente del centro di Sant’Angelo:

<< La nostra politica è sempre stata di lavorare nel silenzio. Non abbiamo mai pubblicizzato le tante iniziative realizzate coi ragazzi nel territorio, così come non abbiamo nemmeno risposto alle assurde e infondate accuse rivolteci da un noto politico sardo di gestire un centro di prostituzione al suo interno. In realtà da noi il processo di integrazione non solo era già avviato ma procedeva sempre meglio: avevamo ragazzi che seguivano la scuola qui e altri ospiti che lavoravano ad Iglesias. Purtroppo insieme a me perdono il lavoro circa quaranta persone, nonostante ci sia stato detto che centri come il nostro, che funzionano, se ne vedano raramente. >>

Il centro chiude, per parlare “semplice” in quanto i “famosi” € 35 che, lo ripetiamo fino allo sfinimento NON vanno in mano al migrante o al rifugiato, ma alla struttura che poi li amministra, (purtroppo non nego che ci sia stato e ci sia chi su questo ha speculato e speculi, ma sempre sulla pelle dei migranti) siano stati ridotti a € 19 per decreto di questo governo. Altra faccenduola di non poca importanza è che

l’Italia NON conteggia le spese per i migranti nel computo del debito e del disavanzo pubblico, perché l’Unione Europea le riconosce come straordinarie“. [2]

Tornando a noi, si diceva della recessione, confermata “a destra e a manca”.

La chiamano “tecnica”, ma sempre recessione è.

Fermi tutti: non sto “assolvendo” i governi precedenti, che diverse colpe le hanno comunque, ma ciò non mi impedisce di affermare che questo sia peggio e che, nella migliore delle ipotesi,  ci aspettino ancora e sempre “lacrime e sangue”.

Tradotto: nell’immediato futuro saranno più che probabili un peggioramento dell’economia, una manovra “correttiva” tra i cinque e i sei miliardi di euro (a star bassi) quindi tagli alla spesa pubblica e nuove tasse.

Come, se non peggio, di chi questo governo l’ha preceduto.

L’attuale è quindi, per me, un governo del cambia… Vento.

Ci doveva essere il nuovo “boom economico”, ricordate?

Guarda un po’, siamo in recessione.

Perché, così come cambia il vento è cambiata,  a seconda dell’occasione e della convenienza (leggi “come ottengo più consenso elettorale”?) la linea politica dell’esecutivo, dettata – questo è innegabile – da Salvini, che oltre ad aumentare il proprio (consenso) già altissimo, erode ora dopo ora, giorno dopo giorno quello del sempre più smarrito Di Maio e dell’intero M5S.

L’ultimo degli esempi:

<< Sono pronto a farmi processare. >>

<< Ma anche no. >>

Col M5S la cui base è in fermento, tradita in non so più quanti temi – sfruttati alla grande in campagna elettorale – dal signor Di Maio, di fatto maggiordomo di Salvini.

Conte?

Ah già, il terzier

Ooops, scusate, volevo dire “premier”, ma le dita sulla tastiera devono essere scivolate, un lapsus…

Conclusione: già dalla prima metà di quest’anno, ma dopo le elezioni europee, comunque vadano, quando finalmente ci si sarà resi conto che anche solo “accedere” a quello che sarà rimasto del reddito di cittadinanza è e sarà impresa più che ardua, quando si conteranno, a migliaia se non più, i “furbetti del redditino”, mentre lo spread sarà risalito imperiosamente e saremo COSTRETTI a ridurre drasticamente le spese, lievitate ben oltre ciò che s’era pattuito con Bruxelles, anzi, che s’era strappato a Bruxelles, beh forse anche altri si accorgeranno finalmente che

il re è nudo”.

Peccato però che a gelare saremo noi, tutti noi.

Con la speranza di sbagliarmi

Davide De Vita

[1]  Lo scritto del dottor Liggi.

Io non posso tacere. Da oggi il Centro di Sant’Angelo a Fluminimaggiore che ospitava allo stato 145 migranti, esseri umani con storie atroci alle spalle, uomini, donne, ragazzi, bambini è stato evacuato. La convenzione scadeva il 31/12/2018. Di molti uomini, in assenza di permesso umanitario abolito dal DL Salvini, non si sa sorte, destino, destinazione: verso la macchia, la criminalità, costretti a vivere in strutture di fortuna, nei campi, al gelo. Ad ogni migrante è stato fornito un codice fiscale solo numerico che ne impedisce l’accesso alle cure sanitarie. Non possono avere carta d’identità e quindi non possono aspirare ad alcuna forma di lavoro che non sia sfruttamento. La presenza del centro generava per il piccolo comune uno straordinario indotto per l’acquisto di pane, verdura, lenzuola, cibo, beni di prima necessità, oltre a finanziamenti copiosi. I 50 operatori assunti a tempo indeterminato sono ora licenziati, a casa. Immolati sull’altare del razzismo imperante. I percorsi di inserimento, istruzione, integrazione, cura, interrotti in un crescente clima di ostilità, razzismo, intolleranza. Volevo ringraziare gli operatori per il loro impegno tenace. Dal cuore. Vorrei chiedere scusa a 145 fratelli che abitavano vicino a me e non ho saputo proteggere. Mi dicono che non conviene parlare di questi argomenti. Ma io non posso tacere. Da uomo e da uomo di sinistra. E non lo farò. Perché la mia coscienza non me lo permette. Perché i valori in gioco sono troppo alti. Perché una vita umana, ogni vita umana, vale più di voto. Vale te stesso.

Mauro Liggi (per gentile concessione)

[2] https://www.agi.it/fact-checking/migranti_salvini_spese_accoglienza-3990982/news/2018-06-05/

[3] https://www.pugliain.net/75192-migranti-cara-palese-chiusura-abaterusso/

Dal basso.

dal basso immagini

Buonasera e chiediamoci un perché.

Perché, nonostante tutto, nonostante l’aria che tira c’è ancora speranza per questo Paese e per l’umanità che – per impegno civile e sociale, fortuna o grazie a Dio, fate voi – in molti di noi è rimasta e insorge di fronte alle storture?

Perché ci sono finalmente dei segnali di vita provenienti dalle più diverse esperienze e realtà ma con un fortissimo denominatore comune: restare umani.

Nel 2017 un ragazzo, uno studente di Pistoia, Bernard Dika, ha fatto ad Auschwitz un discorso degno di uno statista; postato da pochi giorni su Facebook,  il video[1] sta girando e ha già superato le seicentomila visualizzazioni; è lo stesso ragazzo che, durante l’Assemblea Nazionale PD ha chiesto ai troppi volti del partito una linea politica unica e chiara[2]; a Castelnuovo di Porto, proprio quello del CARA sgomberato con l’esercito, famiglie e persone normalissime accolgono i profughi nelle loro case: sì, l’hanno fatto, è stato fatto; a Salerno, purtroppo la notizia m’è arrivata per caso e solo via Internet, c’è stato un corteo anti decreto “(IN)sicurezza” e contro Salvini organizzata dal movimento “Potere al popolo[3] e al quale hanno partecipato CGIL, Arci, Legambiente, studenti e associazioni; il senatore Luigi Manconi, dei Radicali Italiani, ha scritto un appello sulla base della lettera straziante di una migrante, intitolato “Non siamo pesci”[4] al quale hanno aderito, per ora, circa seicento tra rappresentanti dell’arte e della cultura in generale, in vista di un presidio davanti a Montecitorio previsto per lunedì. Queste sono solo alcune delle cose di cui m’è giunta notizia tramite la rete; sono sicuro che ci sono state, ci sono e ci saranno altre iniziative e manifestazioni in ogni parte d’Italia, come la lettera dell’ex allenatore della nazionale di pallavolo (che ho riportato anch’io) sia di singoli che di associazioni e movimenti, tranne… Uno. Anche se, a dire il vero, cominciano ad essere parecchi i “pentiti” e i “disillusi” di… Quel movimento lì. Su Gino Strada, per esempio, che loro stessi avevano proposto come candidato Presidente della Repubblica e ora, poiché è inviso a Salvini, per i “capoccia” è diventato il nemico dall’oggi al domani…

Chiacchiere da Facebook o altro social a scelta che dir si voglia, ma non è così, non può e non deve più essere così.

Questo è un mezzo, uno strumento e come tale va usato: se serve a far circolare le idee ben venga, ma come diceva un mio caro amico, “alle idee servono gambe e braccia, altrimenti sono inutili”.

Appunto.

Potendo scenderei in piazza, ma non senza un coordinamento, che è proprio quello che manca.

Un coordinamento una volta tanto (o come si usava dire una volta) “dal basso”.

Perché a scrivere e leggerci siamo tanti, molti di più di quanto forse noi stessi immaginiamo, ma non siamo coordinati, ognuno coltiva un po’ il proprio orticello e gli altri, gli avversari (attenzione: sempre “avversari”, mai nemici, i nemici sono in guerra e l’ultima cosa di cui questo Paese ha bisogno è una guerra civile, pur possibile secondo molti analisti) vincono. Non è un trucco, è una regola vecchia quanto l’umanità: dividi et impera. D’altra parte, uniti si vince. Due regole DIMENTICATE da ciò che resta della sinistra, questo bisogna che ce lo diciamo e lo metabolizziamo, insieme al fatto che nelle stanze ovattate delle segreterie di partito, sempre più simili a consigli d’amministrazione, ci si è dimenticati anche del significato e dell’importanza di quel “dal basso”. Dove, infatti, gli “altri” hanno trovato terreno fertilissimo e fatto man bassa di voti. Sperando che non sia già troppo tardi è il momento di reagire, perché non è questa l’Italia che speravamo. Bisogna che si sappia chi, come, dove e quando sta facendo qualcosa, da promuovere e pubblicizzare proprio qui perché gli altri mezzi di comunicazione come sempre in mano ai potenti di turno snobberanno quelle notizie, cercheranno di oscurarle in qualsiasi modo.

Mi si dirà: il M5S è nato proprio così.

Benissimo, ci hanno fatto vedere come si fa: facciamolo meglio.

Sono piccole idee di un signor nessuno, il sottoscritto, pensate in quest’angolo quasi dimenticato del Sud Ovest sardo, ma le voglio offrire, proporre lo stesso, perché non c’è più un solo istante da sprecare in indifferenza.

Un’indifferenza che uccide, chiedere al Mar Mediterraneo.

Davide De Vita.

[1] 

[2] https://www.youtube.com/watch?v=Q3ANYVUVfS0&ab_channel=VictorioNovikos

[3]https://www.ottopagine.it/sa/attualita/175556/decreto-sicurezza-salerno-in-corteo-contro-salvini.shtml

[4] https://www.huffingtonpost.it/luigi-manconi/non-siamo-pesci_a_23652421/

Mauro Berruto: io non me ne vado.

mauro berruto io non me ne vado

Buongiorno e lasciamo che a chiedersi non uno ma tanti perché sia Mauro Berruto, ex CT della Nazionale Italiana di Volley, con una lettera aperta e diretta senza se e senza ma ai componenti dell’attuale governo; lettera che sta spopolando e alla quale, nel mio piccolissimo, provo a dare ancora più visibilità. 

IO NON ME NE VADO

Cialtroni.

Il vostro difetto non è l’incapacità, ma l’arroganza.

La vostra colpa non è di non aver idea di come si governi un Paese, ma quello di credere di saperlo fare e di aver fatto credere di saperlo fare.

Vi siete smentiti su tutto. Avete dimostrato un’incompetenza abissale, tipica di chi crede di poter parlare di immunologia avendo studiato su Facebook, di politiche del lavoro avendo fatto lo steward al San Paolo o di riforma dello sport avendo fatto l’istruttore in una palestra della Virgin (gli esempi si riferiscono a fatti e persone realmente esistiti!).

Decine di piroette da circo non vi risparmiano il fatto di esservi dimostrati più trasformisti dei peggiori trasformisti.

Avete fatto retromarcia su Euro, Europa, salvataggi delle banche, streaming, impeachment, Tap, Tav, Ilva, chiusure domenicali, alleanze di governo, voti di fiducia, Nato, Ius soli, accise, condoni, trivellazioni, F35 e chissà quante altre cose. Sono talmente tante che non riesco a ricordare!

Siete il peggior governo della storia di questo Paese e siete riusciti a raggiungere questo traguardo in poco più di sei mesi. Nonostante questo non accettate l’evidenza di essere inadeguati.

Sarete spazzati via dalla storia, questo è certo.

Ma prima farete dei danni. Tanti.

Lascerete morti e feriti sul campo (e in mare) e ci vorrà del tempo prima di poter calcolare per bene il disastro creato e il deserto intellettuale e morale che avrete generato.

Sì, perché oltre ai danni all’economia, al mondo del lavoro, alla salute (proprio quella fisica) del Paese, alla capacità di aver ridato polmoni a odio, rabbia, razzismo, fascismo ci saranno anche danni che non si potranno quantificare con la calcolatrice, quelli che farete agli esseri umani. Non mi riferisco (solo) agli stranieri con la cui vita giocate, tenendoli in mezzo al mare in un modo disumano o ai clochard a cui vi bullate di buttare le coperte in un cassonetto, ma al cervello e all’umanità di tanto nostri connazionali, specialmente quelli più giovani. State insegnando ai ragazzi, ai nostri giovani, che studiare non serve a niente, state seminando incompetenza, bullismo, arroganza, sfregio delle istituzioni di qualunque genere.

Siete riusciti a sbeffeggiare lo Stato, la Chiesa, il Presidente della Repubblica, il Papa.

Avete sventolato il Vangelo e il Rosario usandoli come quei fondamentalisti dai quali ci dite di volerci difendere. Un po’ come offrire un bicchiere di acqua zuccherata dentro a cui c’è una pillola di veleno. È perfino peggio dell’essere crudeli e basta: significa essere crudeli con metodo, con premeditazione. Quelle persone in difficoltà (di nuovo parlo dei nostri concittadini non degli immigrati) che avete strumentalmente usato per raggiungere il vostro scopo, sono la vostra spada di Damocle e saranno proprio loro a travolgervi e a spazzarvi via. Proprio quelle persone che hanno paura, che fanno fatica davvero (mentre la madre della Vicepresidente del Senato ricorre al Tar, perdendo, alla richiesta di lasciare una casa popolare). Proprio perché avete giocato con la loro paura e rabbia.

Nel frattempo continuate pure ad attaccare quella che voi chiamate élite.

Per dire, avete schedato gli uomini di scienza. Sono operazioni che se aveste studiato un po’ di storia, vi farebbero venire in mente qualcosa di già visto.

Sicuramente, ai più anziani, qualcosa viene in mente di sicuro: ne hanno già viste di persone come voi.

Peggio di voi, forse, no. Non credo sia possibile, ma di gentaglia arrogante e inadeguata ne è già passata tanta e alla fine, ineluttabilmente, è stata spazzata via. Non passerà giorno, in questo 2019, in cui io e tanti altri faremo tutto il possibile per accelerare il fatto che voi diventiate un orribile ricordo. Qualcosa di talmente spregevole da non poter dimenticare, in modo da diventare uno di quei vaccini, ai quale (infatti) non credete.

Voi e i vostri eroi, bulletti di periferia, che buttano nei cassonetti le coperte ai senzatetto, che sfilano urlando slogan razzisti, che metteranno in tasca il reddito di cittadinanza (se mai almeno questo lo farete) continuando a lavorare regolarmente in nero, che condoneranno un’evasione fiscale o una casa fuorilegge a Ischia.

Un po’ come quei sciacalli che ridevano alla notizia del terremoto. Ricordate? Un po’ come quegli artigiani che: “Finalmente al governo qualcuno di onesto! Dottore, facciamo 120 euro con la fattura o 100 cash e non ci pensiamo più?”

Già, “l’onestà tornerà di moda” dicevate, insegnando al Paese la disonestà.

Siete macellai che si fingono chef di ristoranti vegani.

Vi ha presi a schiaffi istituzionali il Presidente Mattarella, nel suo discorso al Paese, vi prenderà a schiaffi il Paese, democraticamente, ci mancherebbe.

Perché questo è il Paese di Dante Alighieri, di Leonardo, di Michelangelo, di Giotto, di San Francesco, di De Gasperi, di Einaudi, di Togliatti, di Berlinguer, di Pertini e guardate cosa arrivo a dire, cari cialtroni, persino di Almirante.

Questo è il Paese di Venezia, di Firenze, di Siena, di Roma, di Napoli, di Palermo, di Torino. Dell’arte, della cultura, della scienza, della tecnologia, della biodiversità. Ma come è possibile che tutto questo sia finito nelle vostre mani sciagurate? Non solo qualcuno lo ha permesso, creando un vuoto riempito dal vostro livore e dalla vostra arroganza, ma c’è anche chi ha preferito stare a guardare.

“Odio gli indifferenti”, diceva Antonio Gramsci e io non sopporto più né voi né tutti quelli che vi stanno a guardare, senza fare o dire niente.

Siete la sciagura di questo Paese, che grazie al cielo, è talmente grande, pieno di intelligenza e di bellezza che vi spazzerà via e vi condannerà a dover rappresentare per sempre l’esempio perfetto dell’incompetenza assoluta, del vuoto morale e culturale.

Io non vado via.

Resto qui a presidiare il territorio e a fare quello che posso per restituirlo, ripulito da questa immondizia, a chi verrà dopo grazie a una doppia operazione: un Risorgimento, che ci restituisca un’unità nazionale vera, (niente a che fare con quello che fate finta di raccontare) e un Rinascimento, di bellezza, di cultura, di ambizioni, di sogni.

Io non vado via. Resto qui, perché il mio Paese lo rivoglio indietro.

E quando infilare un messaggio di odio fra un paio di foto di gattini o del piatto della cena non funzionerà più, questo Paese ritornerà ad essere il più bello del mondo.

Sì, perché questo crimine è proprio imperdonabile: avete imbruttito il Paese più bello del mondo. Siete vandali che hanno disegnato i baffi sulla tela della Gioconda, avete abbattuto con le vostre ruspe il Colosseo e la Torre di Pisa, avete imbrattato con lo spray e con una frase volgare e sgrammaticata il marmo della Valle dei Templi.

Ricostruiremo, ripuliremo e ricorderemo.

Perché siete un pericolosissimo niente, ma non ci sarà nessuna damnatio memoriae per voi.

La vostra maledizione sarà nell’essere ricordati, per sempre.

Come i peggiori.

Senza nessun affetto,

Mauro Berruto

CT Nazionale Italiana Volley 2010-2015

Fonte:

http://www.mauroberruto.com/

Riportato da Davide De Vita

 

 

Adesso.

befana polidori

Buongiorno, buona domenica, buona Epifania e chiediamoci un perché.

Non lo ricordavo, così sono andato a cercare il significato della parola “epifania”: beh, significa “manifestazione della (o delle, poiché in greco era al plurale) divinità”, nella religione cristiana si riferisce alla prima apparizione di Cristo; significa anche “rivelazione”; dal greco epiphàneia, manifestazioni della divinità, dal verbo epiphànein, composto di epì “dall’alto” e “phànein” apparire. Come da questo significato profondo si sia giunti alla vecchietta dalle fattezze di una strega è altra storia, interessante anche quella, ma non è ciò di cui voglio parlare, se non a fine pezzo, perciò mettetela da una parte e, se vi va, seguitemi.

Oggi voglio parlare, invece e finché mi sarà ancora consentito (guardate che non è così scontata, non è “gratuita” la libertà di pensiero e di parola, è stato versato del sangue, molto, perché voi ed io ne potessimo godere, ma ci dimentichiamo fin troppo spesso anche di quello…) di quanto, forse, sia già troppo tardi, per tutto…

Sto parlando di politica?

Sì, forse la sto pure facendo, nel mio piccolissimo.

Perché, nonostante scriva quasi ogni giorno “quand’è che è troppo?” a corredo dei miei post, evidentemente per tanti, per troppi non lo è mai, non lo è ancora.

Pure, la gente muore, continua a morire in mare, ora gelido ma che è già “concimato”, passatemi il termine, con migliaia, decine di migliaia se non di più, di cadaveri di cui, abbiamo almeno il coraggio di ammettere questo, a molti non è mai fregato, non frega e non fregherà niente.

Sono “altro da noi”, diversi, neri, magari puzzolenti, “ci tolgono il lavoro” e così via.

Non è vero, non è assolutamente vero, non esiste la cosiddetta invasione, basta leggersi i dati ufficiali e dare uno sguardo alle percentuali sia europee sia mondiali.

Ah già, l’Europa, bella anche quella, inesistente, incapace e ipocrita: dura ammetterlo, ma su questo – mi sa solo su questo – sono d’accordo con “quelli là”.

Non leggiamo i dati ufficiali, dicevo e se lo facciamo o non li capiamo proprio o non li vogliamo capire. Non lo facciamo, non lo vogliamo fare, è più facile credere a ciò che ci piace sentirci dire, “quello lìè uno tosto, sta ripulendo l’Italia, lui sì che ci sa fare e via di questo passo.

Semplicemente, non è vero.

Così come, sia ben chiaro, non hanno fatto molto meglio i suoi predecessori: anche questo non può essere motivo di vanto e, purtroppo, è vero.

Questo però non mi impedisce di affermare, sostenere con forza che ritengo quello attuale un governo di incapaci e incompetenti e che il prezzo del suo scellerato operato lo pagheranno le prossime generazioni, proprio anche i figli di leghisti e pentastellati ora osannati su e giù per la Penisola, anzi, isole comprese…

Attenzione però, lo ripeto ancora: se al governo c’è questa classe di mediocri come mai se n’è vista, senza titoli, senza la minima preparazione in qualsivoglia campo, presuntuosi al punto da voler dialogare alla pari con scienziati di chiara fama quando non premi Nobel, non è merito loro.

È colpa nostra, che li abbiamo lasciati fare.

È colpa nostra, che ci siamo girati troppe volte dall’altra parte, convinti, presuntuosamente anche noi, che “il tutto si sarebbe sgonfiato presto da sé.”

Sono nati esattamente nello stesso modo il fascismo in Italia e il nazionalsocialismo in Germania e non sono paragoni esagerati: è, semplicemente, Storia, basta studiarla.

L’ultima – di una lunga serie – scena di questa grottesca rappresentazione è il vicesindaco di Trieste che butta via i vestiti di un barbone prima vantandosene sui social, poi ritrattando il suo stesso post vista la mala parata…

Successero cose simili agli ebrei, poi lo sappiamo – nonostante i tentativi dei “negazionisti” di ridurre o eliminare dalla memoria quell’orrendo sterminio – come andò a finire.

Allora, tornando alla o alle “epifanie”, qui e ora più che alla “manifestazione di una o più divinità” stiamo assistendo, ogni giorno, alla manifestazione degli aspetti più vili e meschini dell’umanità.

Questo mi spaventa, è grave, gravissimo, non è da prendere sottogamba, se lo facessi me ne pentirei, direi tra non molto a me stesso (e a voi che avete la pazienza di leggermi, bontà vostra): perché non hai fatto, o almeno scritto, o almeno detto qualcosa, quando ne avevi ancora il tempo e la possibilità, prima che succedesse?

Beh, quel “prima” è proprio adesso.

Lo sto facendo, io che non ho figli, anche per i vostri, perché un giorno non siano loro a farvi – quando ormai sarà troppo tardi – quelle stesse domande.

Non sono solo io, intendiamoci, sono solo uno dei tanti che ci prova, ma appunto pur essendo tanti, non siamo abbastanza, non ancora almeno.

Riprendendo il discorso sul “voltare la faccia dall’altra parte”, invece, facciamo, perché ci conviene, come le celebri tre scimmiette: non vediamo, non sentiamo, non parliamo.

L’aria che tira è questa, perciò la seguiamo, da campioni del mondo di opportunismo quali siamo e forse siamo sempre stati.

Ci piace l’“uomo forte”, penserà lui a tutto, perché dovrei farlo io?

Perché, semplicemente, ho occhi per vedere, orecchie per sentire, bocca per parlare e, soprattutto, una mente per ragionare con la mia testa.

E tutto questo, non da adesso, ma da parecchio, non mi va, non mi va per niente giù.

Chi me lo fa fare?

L’incrollabile speranza che un futuro migliore sia, nonostante tutto, possibile, lo si possa costruire – rubando una frase al Vangelo – insieme, donne e uomini di buona volontà.

Non solo: la certezza che esistano altre strade, vie che ripudiano l’odio, l’intolleranza, il razzismo, l’incomprensione.

Vie faticose e sempre in salita perché, come lessi una volta, con lo zaino sulle spalle “la strada piana non porta mai in alto.”

Crescere è faticoso, maturare è faticoso, studiare è faticoso, lavorare con coscienza e responsabilità è faticoso, ragionare è faticoso: le altre vie sono ignobili scorciatoie, degne di donne e uomini ignobili.

Sarò l’ultimo degli utopisti, dei sognatori?

Può darsi: ma è seguendo dei sogni, ispirandoci ad essi che, per esempio, alla fine sulla Luna ci siamo arrivati.

Se questo è fare politica, mi sta bene, ci sto, mi ci sporco le mani e come sempre ci metto faccia e firma.

Mi schiero, perché la penso come padre Zanotelli, l’ho scritto di recente, credo che anche Dio stesso sia schierato, con gli ultimi, i poveri, gli schiavi, gli oppressi.

Senza tirarla tanto per le lunghe sì, o Salvini (e vista la brutta virata verso destra anche dei Cinque Stelle…) e il “Movimento”, oppure il Vangelo e i suoi valori, che mai come in questi ultimi tempi hanno assunto un sapore rivoluzionario.

Non è più tempo di imitare le tre scimmiette, è tempo di muoversi, agire e reagire, con le parole e la non violenza, sempre, ma bisogna smetterla di voltarsi dall’altra parte e prendere posizione, prima che sia troppo tardi, prima che “gridino le pietre”.

Non ci sono più scuse, bisogna farlo…

Adesso.

Davide De Vita

 

Recensioni: “Prima che gridino le pietre”, padre Alex Zanotelli.

Prima che gridino le pietre immagine per blog

Buongiorno, buon anno e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, leggere (e capire bene) “Prima che gridino le pietre” non è diventato ormai necessario, ma indispensabile?

Perché quest’urlo di “santa collera” (cit.) di padre Alex Zanotelli è illuminante, smentisce ancora una volta tutte le menzogne che ci sono state propinate in questi ultimi anni, ultimi mesi, con dati alla mano raccolti da chi, per decenni, “a casa loro” ci ha vissuto, la conosce, la ama pur devastata da secoli dalla cosiddetta civiltà dell’uomo bianco occidentale (ma non solo).

Il libro comincia col racconto di una miniera di sale controllata dai francesi (sì, i nostri “cari cugini d’oltralpe” …) nel diciannovesimo secolo. Lì erano les italiens a vivere nelle baracche, ad essere sfruttati ai limiti della schiavitù, ad essere accusati di puzzare e di essere sempre ubriachi oltre che pigri… Beh, prendete tutte, proprio tutte le accuse che oggi rivolgiamo agli immigrati e calatele in quel contesto: ora avete il quadro completo, preciso. Aggiungete poi il diffondersi di una falsa notizia di un gravissimo crimine (poi rivelatasi assolutamente infondata) e il gioco è fatto: l’odio esplose, ci furono morti, una strage.

Questo è quanto: l’odio non porta ricchezza, non è di certo portatore di pace, genera soltanto altro odio e violenza sempre più feroce.

“Casa loro”, dicevamo.

A “casa loro”, l’Africa, la schiavitù, quella proprio delle navi negriere, delle catene, degli indicibili inferni, l’abbiamo portata noi, bianchi “civili” e “bravi cristiani”, spesso giustificandola citando la Bibbia… Beh, a loro e ai loro discendenti questa cosa (chissà come mai… ) non è andata giù, è rimasta come un marchio indelebile nell’anima che li ha sempre fatti sentire – mentre noi gettavamo benzina sul fuoco e magari anche un bel po’ di loro stessi – inferiori.

Noi, invece, cari signori, tutti quanti, tutta l’umanità, dall’Africa discendiamo: l’uomo come lo conosciamo è nato qui. Solo questo dovrebbe farci riflettere e non poco, in un mondo ideale…

Questo però non è un mondo ideale: questo è un mondo dove l’Africa, da sempre, è il grande magazzino gratuito (o quasi) dell’Occidente industrializzato, ma non solo: anche gli stati arabi e di recente i cinesi (che stanno comprando vastissime aree di territorio a prezzi stracciati) se ne sono accorti e si servono comodamente, prendendo quello che vogliono.

Avete un cellulare o un pc?

Se state leggendo queste righe, evidentemente sì. Ne scrissi tempo fa, ne hanno scritto in tanti prima di me e ne scriveranno ancora: la maggior parte di questi apparecchi è costruito col coltan, una sorta di silicio indispensabile per il loro funzionamento.

Questo materiale è estratto da bambini e bambine, uomini e donne ridotti in schiavitù (sì, ancora oggi duemila diciannove appena cominciato) dai signori della guerra che controllano le aree nelle quali si trovano le miniere a cielo aperto e che lucrano vendendolo ai grandi colossi occidentali, inutile fare i nomi delle varie aziende, non ne manca una.

Ci sono poi l’uranio, il legname pregiato, l’oro, i diamanti, il petrolio

Per non parlare del fantastico sbocco del traffico d’armi internazionale: anche all’interno di uno stesso stato africano (di tanti di essi…) ci sono varie fazioni, i cui eserciti più o meno raffazzonati hanno – tutti – fame di fucili mitragliatori automatici e mine antiuomo (giusto per fare qualche esempio).

Armi che molto spesso, vista l’altissimo tasso di mortalità in generale, non solo infantile, finiscono tra le mani dei bambini-soldato.

All’Occidente questo stato di cose fa comodo, è sempre stato così: le nefandezze commesse “a casa loro” da noi italiani (“brava gente”?) in Etiopia, Eritrea, Somalia non sono state dimenticate. Non sono stati da meno però francesi, inglesi, tedeschi, belgi. Tutti hanno preso, depredato, stuprato, incendiato, distrutto tutto ciò che volevano e in certi casi continuano a farlo impunemente. Chi osa opporsi a questo stato di cose, oggi, è torturato, stuprato, ucciso insieme a tutta la sua famiglia…

Ecco perché scappano da “casa loro”: quella è casa loro.

Non ditemi che non sareste contenti anche voi di essere violentati, abusati, torturati davanti a vostra madre e alla vostra famiglia intera mentre a tutti loro viene tagliata la testa e altre parti del corpo, a “casa vostra”, no?

Mi raccomando, non vi venga in mente di fuggire (e perché?), potreste sempre sperare nell’aiuto “a casa vostra” di un Salvini di turno…

Padre Zanotelli è cristallino anche su questo:

o la Lega di Salvini (ma anche la Lega prima di lui) o il Vangelo.

Non c’è scampo, per chi ha ancora una coscienza.

Non evita di puntare il dito anche contro la “sua” Chiesa, colpevole, con i suoi rappresentanti a vario titolo, di essersi voltata fin troppe volte “dall’altra parte”.

Perché, afferma ma sembra di sentirlo urlare, con quella “santa collera” di cui sopra:

<< Dio è schierato, è il Dio degli oppressi, degli schiavi, dei poveri. >>

Concetto che non stride nemmeno un po’ col messaggio evangelico.

Zanotelli, inoltre, riconosce a papa Francesco il merito di parlare apertamente di queste cose, di aver fatto discorsi importanti su questo tema.

Però lo vede solo, troppo solo.

Il testo prosegue descrivendo con dati, cifre, statistiche precise e non modificate a favore della propaganda in eccesso o per difetto (tutti dati verificabili da chiunque, basta volerlo fare davvero e ragionare con la propria testa…) la reale situazione dei più noti stati africani dai quali provengono i migranti.

I quali, in tutta Europa, sono un numero enormemente inferiore a quello che ci si vuole far percepire per incrementare la paura del “nero a chilometro zero” e con quel terrore, il consenso di chi ora è al governo.

Non manca di spiegare molto bene come funziona davvero il sistema inefficace dei centri di accoglienza diversi dal modello SPRAR, che invece ritiene sì anche quelli migliorabili, ma già un buon passo nella giusta direzione. Il libro andava in stampa mentre Mimmo Lucano, sindaco di Riace, veniva fermato con diversi capi d’accusa; il “modello Riace” però nel frattempo è diventato famoso nel mondo, mentre molti di quegli stessi capi d’accusa non hanno trovato fondamento giudiziario. Il tutto è ancora in corso, staremo a vedere.

Tornando al business dei migranti, Zanotelli spiega, dati alla mano, come quei famosi trentacinque euro per migrante finiscano invece sempre e per la maggior parte nelle mani di albergatori e “benefattori” senza scrupoli, che gestiscono questi “centri” (diffusi in tutta Italia, da nord a sud isole comprese) come facevano gli agenti delle “riserve indiane” nel West dei giovani Stati Uniti della fine Ottocento…

Dalla Storia, però, non vogliamo imparare mai.

Concludo con quella che nel libro è una “piccola premessa”:

<< Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr), i rifugiati nel mondo sono sessantacinque milioni, l’86 per cento dei quali è ospitato nei paesi più poveri. Appena il 14 per cento si trova nell’Occidente ricco e sviluppato. Eppure l’Europa si sente sotto assedio, si sente invasa, reagisce con paura e ostilità, erge muri, srotola filo spinato, chiude i porti, respinge i migranti. Quella stessa Europa che pretende di essere l’esempio della civiltà tollera episodi di discriminazione e xenofobia. Gli italiani, emigrati negli anni in tutto il mondo, hanno dimenticato la loro storia, o fanno finta di non ricordarla. >>

Perché dunque leggere e comprendere bene questo libro è indispensabile?

Perché, tra le altre cose, è uno degli strumenti pacifici che abbiamo per difendere il futuro prossimo, prima che gridino le pietre.

Il 23 e il 26 maggio 2019 ci saranno le prossime elezioni europee.

“Prima che gridino le pietre – manifesto contro il NUOVO RAZZISMO”, padre Alex Zanotelli, chiarelettere, 2018

Davide De Vita

 

Decreto (in)sicurezza: le mafie ringraziano.

Salvini Blowing in the wind

Buongiorno e chiediamoci un…

No, un momento, oggi voglio prima raccontarvi una storiella.

Poniamo che, per esempio il prossimo 24 dicembre, in un paese a caso, che so, mettiamo “Codroipo”, un papà leghista tenga per mano il proprio figlio, che so, di otto, dieci anni, non ancora avvezzo alle amenità della politica.

Poniamo che questo bambino abbia una sorellina più piccola, che – anche lei poco avvezza ai “grandi temi” – avrebbe voluto per Natale un bambolotto molto scuro, ma sì, diciamo proprio nero, uno di quelli bellissimi…

Chiede allora il bimbo al padre:

<< Perché hai detto a Licia che Babbo Natale non le porterà mai un bambolotto nero? >>

<< Perché è contrario alla nostra cultura, credimi, le sta facendo un favore, un giorno sarai grande e capirai anche tu … >>

Il bimbo non è molto convinto, ma se glielo dice papà…

Più avanti, per strada, quello stesso bambino vede tante persone intirizzite dal freddo, molte sono donne, altri bambini come lui; non hanno più un posto dove andare, vagano senza meta in circa di cibo, calore, riparo…

Le accomuna la pelle scura, molto scura, nera proprio come quella del bambolotto che avrebbe voluto sua sorellina Licia e che quest’anno Babbo Natale – dice papà – non le porterà..

Il bambino si fa coraggio e chiede:

<< Papà ma quelle persone hanno freddo e fame, non hanno un posto dove andare, perché non le aiutiamo? >>

Il papà, che pensa di essere molto religioso e fedele a cultura e tradizioni, per tutta risposta molla uno scappellotto al figlio e risponde:

<< Non guardarli: quelli non sono come noi. Ora muoviti che altrimenti facciamo tardi a Messa. >>

(Sic!…)

Fine della storiella.

Ora possiamo chiederci il perché.

Perché, per esempio, non si può stare indifferenti davanti a ciò che accade?

Perché il limite è stato oltrepassato, da tempo, ma si continua a fingere che non sia così.

Perché il signor Matteo Salvini ha giurato sulla Bibbia e sul Vangelo, ma non ha messo in pratica non dico una parola, ma nemmeno il risvolto di copertina di questi testi, ammesso che li abbia mai letti. (se li avesse capiti, non sarebbe… Matteo Salvini.)

Non sapevo nemmeno dell’esistenza di Codroipo, così come ignoravo fosse famosa per essere l’anagramma della più triste delle bestemmie: ora lo so, ma ne avrei fatto volentieri a meno.

Come ormai sappiamo tutti, la storia del divieto dei bambolotti neri è vera.

Questo è il delirio fatto legge.

Bisogna dirlo, urlarlo a gran voce, scriverlo sui muri e gridarlo nelle piazze: è troppo.

No, non è vero: c’è di peggio.

Il decreto (in)sicurezza che passerà alla Storia col nome del vero primo ministro in carica, ha – di fatto – reso un enorme favore alle mafie, fornendo materia prima in quantità industriale e a costo zero alla criminalità organizzata.

Come hanno capito anche i sassi, infatti, decine di migliaia di persone, molte delle quali donne e bambini, seppur regolari in quanto possessori di “permesso di soggiorno umanitario” da un giorno all’altro non lo sono o non lo saranno più, trasformandosi in quei clandestini di cui il “nostro” (va beh, il “vostro”, tenetevelo pure…) si è sempre tanto lamentato…

In breve: lui stesso ha creato il “nemico” di cui – evidentemente – sentiva tanto bisogno…

Non è il primo e non è il solo ad averlo fatto: l’ultimo che mi viene in mente si chiamava

Göring.

Ora, anche questo lo sanno pure i sassi, da sempre la criminalità, organizzata o meno, pesca tra gli ultimi, gli emarginati, i disperati.

Non dico che proprio ogni centro di accoglienza fosse il massimo della perfezione (che non è di questo mondo), però decine di migliaia di persone regolari potevano sperare in un futuro appena migliore del passato lasciato alle spalle attraversando inferni che non possiamo nemmeno lontanamente immaginare.

Tutto questo – bisogna dirlo – peserà anche sul tanto lodato presidente Mattarella che il decreto l’ha firmato.

Perché queste cose bisogna dirle?

Perché – sperando come sempre di sbagliarmi – scorrerà sangue per le strade italiane, aumenterà l’odio a dismisura e ci sarà qualche ingenuo che si chiederà, troppo tardi:

<< Come siamo arrivati a tutto questo? >>

Beh, s’è cominciato in questi giorni, settimane, mesi.

E perché non si può più restare indifferenti?

Perché tutto questo è davvero troppo e l’indifferenza, ora e sempre, è…

Complicità.

Buon Natale.

Davide De Vita

Silvia, le altre, il fuoco e gli insulti.

Silvia e incendio

Buonasera e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, non parlare anche qui di Silvia Romano? Sì, la cooperante rapita che, solo per aver scelto di fare ciò che voleva, per cui si era preparata (laureata – a 23 anni – in Mediazione Linguistica per la Sicurezza e Difesa sociale al “CIELS”, Centro di Intermediazione Linguistica Europea) ed essere stata rapita probabilmente proprio in quanto simbolo, ha ricevuto tanti di quegli insulti sui social da riempire pagine intere.

Insulti. Minacce, volgarità irripetibili.

Silvia, che non ho il piacere di conoscere, era ed è però una volontaria.

Ha ventitré anni, è una persona adulta, vota.

Ha fatto una scelta e, come hanno fatto notare in tantissimi, pensate un po’, è andata – più volte, perché questa non era la prima – “ad aiutarli a casa loro”.

<<Non va bene. >> dicono e scrivono, magari gli stessi che un minuto prima dicevano e scrivevano << Bisogna aiutarli a casa loro. >>

Mi chiedo: questi che dicono e scrivono sia << bisogna aiutarli a casa loro>> e << prima gli italiani >>, hanno mai fatto qualcosa di concreto, fuori di casa, lontano dai pc o dagli smartphone, che so, per il vicino di casa in difficoltà o per i propri genitori anziani?

Gesti concreti, come andare a fare la spesa per loro, o “sciocchezze” come passare qualche ora in loro compagnia?

Beh, qualche dubbio, permettetemi, ce l’ho.

E sono il primo pieno di difetti e peccati, sia ben inteso.

Il fatto è che pare non vada bene niente, in questo Paese, mai.

Se qualcuno si permette di darsi da fare, in prima persona, consapevole di rischiare anche la pelle (vi rimando alla laurea di questa ragazza…) è una cretino, per non dire altro che tanto l’hanno già detto.

Tra le altre cose, bisogna dirlo, è donna.

Per molti cerebrolesi (uso una metafora, non voglio in alcun modo offendere chi lo è davvero) fallocrati che si masturbano sulla tastiera o con la tastiera non avendo nient’altro nella vita, essere donna è “palese condizione di inferiorità”.

Dove voglio andare a parare?

Qui: il signor (si fa per dire…) Gianfranco Zani, cinquantaduenne di Sabbioneta, poiché la moglie voleva lasciarlo, ha dato fuoco alla casa dove stava lei, uccidendo il figlio undicenne per soffocamento da fumo. L’uomo aveva ricevuto un divieto ad avvicinarsi alla casa familiare quattro giorni prima dal gip di Mantova.

Cosa c’entra questo con la vicenda della cooperante rapita?

A mio modestissimo modo di vedere, moltissimo.

Sono facce diverse della stessa medaglia, la prima espressa con insulti, ingiurie e volgarità contro chi, donna, ha avuto il coraggio delle proprie scelte, la seconda espressa col fuoco, contro chi – donna – ha avuto l’enorme coraggio di ribellarsi ad una situazione evidentemente insostenibile.

Chi paga?

Le donne, sempre e comunque, da millenni.

Facciamo – noi “uomini veri, duri e puri” – tanto i gradassi, ma se ci viene sbattuto in faccia un bel “no” secco e deciso, non lo accettiamo, riprendiamo la clava e ammazziamo, bruciamo, stupriamo magari pure in branco, ovunque a prescindere da provenienza geografica, religione, etnia…

In molti – non tutti, grazie al Cielo – ci siamo evoluti sono in coglioneria.

Se poi, visto che ci siamo, diffondiamo ignoranza, falsità e odio, tanto meglio, il “brodo primordiale di ritorno” è prossimo ad essere servito di nuovo, chi se ne frega dei posteri, che tanto non li conosceremo mai e i nostri debiti – ah! I nostri debiti … – li pagheranno loro…  

Non mi va di parlare di “femminicidio”: sono assassinii, brutalità senza fine che stanno diventando così frequenti da fare a malapena notizia, ci siamo abituati, non ci indigniamo più per niente, se non quel quarto d’ora o più durante il quale anche noi pestiamo sui tasti per aggiungere un “like” o condividere il post del momento…

Abbiamo perso il contatto con la realtà e il mondo corre in direzioni che non riusciamo più a comprendere, ma che purtroppo lasciano dietro terribili scie di sangue, quello verissimo…

Fino al prossimo argomento del giorno…

Su Gramellini solo qualche riga, poiché oggi è uscito un nuovo suo articolo in cui il giornalista prova a “correggere il tiro”: ora io non sono nemmeno pubblicista, ma se è stato costretto a farlo, viste le reazioni furiose dei lettori, evidentemente qualcosa che proprio non andava nel primo doveva esserci…

P.S.: al momento in cui scrivo la polizia keniota si dice fiduciosa nel ritenere possibile una conclusione positiva della vicenda Romano, vista la collaborazione della popolazione e gli arresti già effettuati di almeno quattordici persone probabilmente implicate nel sequestro.

Davide De Vita

Fonti:

https://tg24.sky.it/mondo/2018/11/21/kenya-silvia-romano.htm

https://milano.repubblica.it/cronaca/2018/11/22/news/mantova_da_fuoco_alla_casa_con_dentro_moglie_e_figlio_di_11_anni_il_bimbo_e_gravissimo-212337222/

 

Mauro Usai sindaco di Iglesias: i primi cento giorni.

 

Mauro Usai foto intervista ottobre 2018

Mi riceve puntuale nel suo ufficio, il giovane sindaco di Iglesias Mauro Usai, a circa cento giorni dalla sua elezione. Ci spostiamo dalla saletta principale, più di rappresentanza, ad una adiacente meno informale, dove ci sediamo intorno ad un tavolo ingombro di carte e documenti, che nel corso dell’intervista mi mostrerà più volte, a seconda dell’argomento affrontato. È in maniche di camicia – Obama ha fatto scuola ovunque – e mi guarda dritto negli occhi: glielo faccio notare e gli dico che per un politico quale lui è ormai da tempo, non è scontato.

Questo primo cittadino – espressione del PD ma con una grande vocazione alla critica e all’indipendenza di pensiero, come vedremo più avanti – non siede, metaforicamente parlando, su una poltrona comoda.

Cominciamo così l’intervista seguendo uno schema che presto andrà bonariamente a farsi benedire, perché domanda su domanda l’uomo si infervora e spazia a ruota libera, partendo dai temi più attuali, caldi e appunto “scomodi”.

Sanità, disoccupazione, povertà.  

<< L’argomento sanità mi fa incazzare (usi pure questo termine, l’autorizzo). Non è un discorso demagogico, perché siamo stati l’unica comunità a dire sì alla riforma sanitaria, di cui non chiediamo altro che la vera, reale e piena applicazione, che invece non c’è mai stata. Il polo unico ospedaliero Iglesias – Carbonia dovrebbe essere degno di chiamarsi DEA di 1° livello [1], ma come tutti sappiamo e purtroppo vediamo ogni giorno così non è. Si tratta di una battaglia che continuo a combattere ogni giorno e alla quale tengo moltissimo, non c’è giorno che non mi scontri contro qualcuno dell’Amministrazione Regionale in merito. Non è possibile che un presidio ospedaliero chiuda nel fine settimana, così come non è accettabile che non si possano ottenere in un’ora delle analisi d’urgenza ma si debba aspettare un giro vizioso che va e torna da Carbonia, con disagi enormi per chi già è sofferente di suo. Ripeto, è una battaglia continua che ho intenzione di proseguire, è troppo importante per i cittadini.

La disoccupazione e la povertà, indissolubilmente legati, sono invece temi che mi fanno soffrire, soprattutto perché, almeno in questo caso, degli strumenti per provare almeno a contrastarla esistono ma sono o male interpretati o male applicati. Mi riferisco per esempio al REIS, per esteso Reddito di Inclusione Sociale che non ha niente a che fare col più noto “reddito di cittadinanza” di cui si parla tanto. Credo che sulla carta questo strumento sia molto valido, in quanto prevede appunto l’“inclusione” in realtà produttive o di interesse sociale, con una sorta di avviamento e formazione, quando occorre, alle stesse attività verso le quali si intende indirizzare il o la richiedente aiuto. Manca però – purtroppo – il personale per compiere per intero questo percorso, in quanto normalmente si arriva al più facile compromesso di dare e ottenere un semplice sussidio economico, snaturando lo strumento e scivolando pericolosamente verso il mero assistenzialismo. >>

La visione della città.

<< Essendo stato presidente della Giunta Comunale nella passata amministrazione non mi sono estranei né questi uffici né le dinamiche amministrative, ma mi sono chiesto spesso, durante quel periodo “cos’avrei fatto da sindaco”. Ora lo sono e credo che una delle tante priorità sia stata curare l’aspetto e il decoro urbano; credo infatti che Iglesias possa e debba essere un gioiellino, ma deve esserci, in parallelo con l’impegno che l’amministrazione comunale come squadra ci sa mettendo, anche la maggiore consapevolezza del singolo cittadino. In quest’ottica, per esempio, abbiamo riattivato la fontana all’ingresso di Iglesias prima del viale Villa di Chiesa, riaperto al pubblico la torre Guelfa, per parlare di piccole cose, ma – nell’ambito del vero e proprio decoro urbano – ci siamo visti costretti all’installazione delle telecamere di sorveglianza per combattere quello che potremmo definire il malcostume del “sacchetto selvaggio”. Proprio queste telecamere (ce ne sono altre in via di installazione e attivazione, alcune si chiamano “Scout” e funzionano con dei sensori di movimento, prima cioè filmano e poi fotografano) ci hanno permesso di individuare senza ombra di dubbio i “lanciatori” che, paradossalmente, a verifica si sono rivelati del tutto in regola (per la maggior parte) con il pagamento della tassa sui rifiuti, come se questo potesse giustificare il “faccio come mi pare”, a discapito della reale differenziazione, che a danno dell’intera comunità non è più virtuosa e proprio per questo peserà parecchio sulle prossime bollette. Mi dispiace, ma è proprio così. >>

Grandi opere.

<< Abbiamo ripreso in mano la programmazione dell’Amministrazione precedente, per esempio per quanto riguarda la realizzazione del Centro Intermodale. C’erano ostacoli burocratici quasi infiniti da superare, così spesso mi sono ritrovato personalmente a farmi firmare dal funzionario di turno il documento che impediva questo o quello. Ora siamo in grado di affermare che manca proprio un ultimo passo, da approvare in giunta, relativo all’estensione del procedimento di Verifica di Impatto Ambientale (VIA), dopo il quale potremmo finalmente affidare ad una nuova ditta (quella che c’era prima è fallita) che riprenda in concreto i lavori. Parliamo, per essere chiari, di un milione e mezzo di euro in ballo.

Molti di più, invece, ma dobbiamo aspettare il bilancio, sono in gioco per la bonifica del Rio San Giorgio, alla quale teniamo ugualmente moltissimo: qui parliamo di 43 (quarantatré) milioni di euro.

Turismo.

<< È ancora uno dei cavalli di battaglia di questa amministrazione, che ci crede moltissimo; i risultati ci danno ragione, dati alla mano: solo grazie alle presenze – accertate dai dati ufficiali – a Porto Flavia, infatti, siamo arrivati a poco meno di novemila (ottomila settecento circa) biglietti staccati in un mese, per un totale di sedicimila presenze in tre mesi. Questo in controtendenza con il resto della Sardegna, dove un po’ ovunque s’è registrato il segno “meno”. C’è moltissimo lavoro dietro questi dati, per esempio l’accordo col Parco Geominerario per la gestione “coordinata” appunto del sito di Porto Flavia e per una più oculata e condivisa gestione dei costi. Non posso – e mi dispiace – dire lo stesso per gli altri due siti che potremmo (sarebbero fruibili anche ora, ma preferiamo aspettare che le cose siano più chiare e, senza mezzi termini, meno onerose per il comune) proporre sul mercato turistico, cioè la Grotta Santa Barbara e la galleria Villamarina di Monteponi. Puntiamo infatti ad un chiarimento definitivo con Igea, che attualmente gestisce i siti, al loro effettivo passaggio al Comune insieme ad una riperimetrazione delle due concessioni minerarie.>>

Politica nazionale, crisi della sinistra.

<< Che la sinistra soffra di una grave crisi non lo scopro io e non lo scopro oggi. Certo, ho visto le due piazze di Roma e Milano ieri (si riferisce alle manifestazioni contro il razzismo in Lombardia e in genere contro il governo attuale a Roma del 30 settembre, n.d.c.) gremite e tinte di rosso come non si vedeva da tempo, ma personalmente non credo sia quella la strada giusta. Ho sempre creduto e affermato che un partito, proprio come dice la parola, debba rappresentare una parte. Questo si è smarrito, si è tradita la nostra identità. A mio avviso le cose da fare sono due: rinnovare completamente l’attuale dirigenza e invertire l’agenda politica, mettendo al primo posto i poveri e non la Confindustria, che corteggiata da Renzi è andata poi ad appoggiare la Lega. Papa Francesco insegna e, paradossalmente, sembra una delle poche voci autorevoli che oggi dicono ancora “cose di sinistra”. Oppure, seguire sia i poveri sia la Confindustria, ma privilegiando i primi. >>

Il futuro politico di Mauro Usai.

<< Guardi, come ogni politico non nego di pensarci e magari un pizzico d’ambizione c’è, non sarebbe normale il contrario, ma l’impegno che richiede Iglesias è grande e non posso permettermi di distrarmi. Sto anche cercando di rendere più trasparente il nostro operato (intendo mio e della squadra, senza la quale ben poco potrei fare e che quindi ringrazio anche qui) con mezzi non convenzionali come per esempio i social dove stiamo comunicando quanto facciamo. Vede, prima di diventarlo mi sarebbe piaciuto fare il sindaco. Oggi mi piacerebbe riuscire a farlo bene: sto provando in questo senso a fare del mio meglio. >>

Davide De Vita

[1] Il dipartimento d’emergenza e accettazione (detto anche dipartimento emergenza-urgenza in acronimo, rispettivamente, DEA o DEU), in Italia, indica un dipartimento di una azienda ospedaliera.

Svolge funzioni di pronto soccorso, e comprende varie unità operative incentrate sulla cura del paziente in area critica. L’obiettivo del DEA è creare un’integrazione funzionale delle divisioni e dei servizi sanitari atti ad affrontare i problemi diagnostico-terapeutici dei pazienti in situazioni critiche.

Esso è perciò organizzato con un modello multidisciplinare che riunisce, nella stessa struttura, personale specialista in ambiti diversi. È quindi costituito da unità operative omogenee, affini o complementari, che perseguono comuni finalità e sono tra loro interdipendenti, pur mantenendo le proprie autonomie e responsabilità professionali.

Otto anni fa usciva di scena signor Pinotto

Pinotto giovane

Buonasera e chiediamoci un perché.

Occhei, me lo chiedo io, stavolta scivoliamo proprio sul personale, ma mi sento di scriverlo e quindi forse è giusto così.

Perché voglio ricordare una persona, mio padre, scomparso esattamente otto anni fa ad oggi.

Ciao signor Pinotto, sono sicuro che da dove sei da diversi anni osservi con interesse tutto ciò che sta accadendo in questa città che amavi come nessun’altra al mondo.

È vero che su molti argomenti non ci trovavamo – diciamola tutta, non andavamo d’accordo – ma non posso negare che fossi un esempio di gran lavoratore e, appunto, di “super tifoso” di Iglesias.

Mia sorella ti teneva testa, eccome, mentre io non ci riuscivo…

Avevi dei sogni però, li avevo anch’io ma…

Non erano gli stessi, non tutti almeno.

Perché, questo devo proprio riconoscertelo, avevi più di un sogno: avevi una visione.

Sai? Ti piacerebbe quello che sta succedendo: come sognavi quaranta, cinquanta anni fa, i sindaci di Iglesias e Gonnesa hanno trovato un accordo concreto per gestire l’intero litorale – scusa il gioco di parole – in comune.

Non capivo bene quello che facevi e succedeva allora, ma ricordo l’entusiasmo col quale ti eri dato da fare insieme alla prima giunta Pili per migliorare le cose, andando di persona – senza chiedere assolutamente nulla in cambio – a pulire i giardini pubblici in quel periodo in stato di degrado e abbandono oppure quando – sempre gratis – avevi offerto il tuo magazzino per custodire temporaneamente i libri della biblioteca comunale che finalmente si stava ristrutturando e si preparava ad aprire al pubblico.

Tu che di libri non ne avevi  letto proprio tanti ne riconoscevi l’assoluta importanza…

Ricordo i primi passi di quelle che poi diventarono tutte le varie associazioni medievali, dove c’eri ugualmente, a discutere magari dell’origine e dell’uso proprio o improprio – storicamente parlando – del velluto

Ricordo i tuoi sogni in grande che capisco solo adesso che li vedo in parte realizzati, con migliaia di turisti provenienti da ogni parte del mondo che da due – tre anni hanno scoperto Iglesias ed i suoi gioielli.

Ricordo il massimo rispetto che avevi per gli avversari politici, ne contestavi magari le idee che non condividevi, ma finivate sempre al bar insieme per un caffè o un aperitivo, perché vi interessava davvero Iglesias ed il suo futuro.

Eravate una bella squadra, signor Pinotto, nonostante tutto avremmo ancora tantissimo da imparare da te e da voi tutti, se soltanto ne avessimo l’umiltà.

Siamo tutti presi, invece,  dalla frenesia di questo ventunesimo secolo, dove troppe cose sono state dimenticate, sacrificate in nome di non si sa più bene cosa e di una velocità che non vi apparteneva ma vi rendeva molto più… Umani.

Ciao signor Pinotto, ovunque tu sia.

Davide De Vita