Recensioni: “Storie Minime” di Stefano Ardau

Storie Minime Stefano Ardau

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché acquistare, leggere e recensire “Storie Minime” di Stefano Ardau?

Perché lo merita il testo e lo merita lui.

Mi piace la Storia e mi piacciono le storie o, come le chiama l’autore con azzeccata intuizione, appunto “Storie Minime”.

Più che una raccolta di racconti su persone di Iglesias esistenti od esistite l’ho trovata una godibile galleria di ritratti, dipinti (o scritti, ma in questo caso è lo stesso) con pennellate rapide e precise, a volte ruvide e malinconiche, mai banali.

Un testo onesto scritto di testa e di cuore: di questi tempi non è poco.

Lo sguardo è quello attento di chi ha avuto spesso a che fare col pubblico, magari da dietro il bancone di un bar, con un’attenzione particolare per gli ultimi, gli invisibili, i dimenticati.

Si narra di donne e uomini alcune delle quali e alcuni dei quali ho conosciuto anch’io e di sicuro in tanti in città abbiamo incontrato o visto almeno una volta, per poi – presi come siamo sempre dal nostro imminente e pressante quotidiano – resettarli nella memoria “altra” se non proprio nell’oblio.

Stefano no, Stefano si ferma – o si è fermato – a scattare delle istantanee a queste persone che forse con un brutto termine moderno si potrebbero chiamare “borderline”.

In questo libro però non si cercano etichette e si preferisce, invece,  parlare di persone vere e concrete, dei loro drammi e del loro a volte incredibile e tortuoso vissuto.

Parla di sconfitte, Stefano.

In un mondo e in un periodo storico dove pare che se non sei vincente non sei nessuno.

Con grande coraggio – che gli ammiro molto, lo dichiaro pubblicamente – parla anche delle proprie, arrivando a concludere il testo con quello che immagino sia stato un dolore senza confini per l’improvvisa perdita di una persona a lui molto cara.

Ci sarebbe stata bene – ma per carità, il libro va benissimo così com’è – un’introduzione del tipo:

<< I fatti, le persone, i luoghi di cui si parla NON sono da ritenersi puramente casuali ma precisi e mirati >>

Perché così è: a volte i ritratti non sono più lunghi di una pagina, ma ben delineati, più che sufficienti a far tornare alla mente e alla memoria l’uomo o la donna di cui si parla.

Conosco Stefano da tanti anni anche se non benissimo: leggo ciò che scrive perché m’interessa, nonostante spesso la pensiamo in maniera diversa, soprattutto in ambito politico.

Questo non mi impedisce di apprezzare molto alcune sue idee – che ritengo validissime – come appunto questo libro e il progetto “Favolandia” che consiste – se non sbaglio – nello scrivere favole apposta su richiesta per ogni bambina o bambino che glielo chiede e realizzarla poi oltre che scritta anche colorata.

Un’ottima idea: lui l’ha avuta, io no.

Per tornare a “Storie Minime”, con dieci euro si può comprare una ricarica telefonica oppure proprio questo libro, che invece è una ricarica per la memoria e…

Per l’anima.

Davide De Vita

Recensioni: “B 17: ali sull’isola”, Alessandro Lai

copertina estesa b 17 per recensione

Buonasera e chiediamoci un perché.

Tranquilli, niente politica oggi, non mi va.

Chiediamoci invece perché leggere un libro per il quale mi sono offerto di fare il lavoro di revisione e editing.

La prima risposta è perché l’autore è un amico di vecchissima data e, presso la sua azienda di famiglia produce un miele (e altri prodotti affini) fantastico, che vi invito ad assaggiare, ma non è il motivo principale.

Il motivo principale è che, con “B 17: ali sull’isola”, che da ieri è disponibile sul sito “ilmiolibro.it”, Alessandro Lai è riuscito a raccontare una bella storia e parlare di Sardegna a modo suo, con un suo stile molto personale che, a mio modo di vedere, di questi tempi non è poco.

Alla prima esperienza come scrittore, Lai mette in scena una vicenda nella quale s’intrecciano ricordi delle due guerre mondiali, la conoscenza e lo sviscerato amore per la terra di Sardegna e una non comune fantasia narrativa.

Ci prende quindi per mano e ci invita a seguire le avventure di un immaginario aviere statunitense che, dopo aver attraversato gli Stati Uniti per finire a bordo di una “fortezza volante”, il “B – 17 “del titolo, si trova impegnato col suo equipaggio in una delle più feroci battaglie aeree svoltesi nei cieli del Mediterraneo durante la Seconda Guerra Mondiale. Il suo aereo avrà la peggio, ma lui si salverà paracadutandosi e atterrando in Sardegna, più precisamente nel Supramonte selvaggio.

Qui entrerà in contatto con una banda di latitanti e, soprattutto, con l’altro co-protagonista del romanzo, tale Borore Tanas di Oliena, figura sì altrettanto immaginaria, ma che racchiude in sé quanto l’Autore ha raccolto e conosce sui banditi e sul banditismo sardo, sulle montagne per le quali i banditi si muovono, sulla vita, gli usi, i costumi, le tradizioni e le usanze della società agro-pastorale sarda di ottanta e più anni fa.

Altri ne hanno scritto e ne scriveranno ancora, magari con il lustro di titoli accademici, però Lai ci mette del suo e lo fa con grande cuore e passione: tutto questo, oltre a dare una vena di romanticismo al testo (che non guasta) gli conferisce lo stesso profumo del pane carasau appena sfornato o lo stupore che conquista chiunque si trovi per la prima volta nella valle di Lanaittu o nell’incredibile rifugio naturale di Tiscali.

Non mancano i racconti di guerra, narrati da Tanas intorno al fuoco, come si faceva un tempo, nei quali lo stesso personaggio acquista ancora più spessore essendo anche un veterano della Grande Guerra che ha conosciuto Emilio Lussu…

“B 17” è insomma una lettura piacevole e sorprendente, scritto da chi, ex sottufficiale di Marina e trekker professionista, proprio durante un periodo difficile della sua vita ne ha voluto fare un dono d’amore per sua moglie, sua figlia e l’aspra e selvaggia terra di Sardegna.

Davide De Vita

“Liberi di Volare” presenta “Una Miniera di Talenti”

studio collage per articolo Miniera di talenti

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, anziché puntare i riflettori su quello che non va riguardo ai ragazzi, agli adolescenti della tormentata epoca in cui viviamo, non si prova, invece, a prestare occhi e orecchie a quanto di buono hanno da offrire a noi e al mondo?

E’ la scommessa fatta dall’Associazione “Liberi di Volare – Scrittori Iglesienti” che ieri sera, domenica 22 aprile ad Iglesias, presso i locali di via Sarcidano 14 (ex erboristeria, gentilmente concessa ancora una volta come tante altre in precedenza dagli attuali proprietari, che la stessa associazione sentitamente ringrazia) ha proposto insieme ad alcune autrici ed un autore rappresentanti di quella che, come recitava il titolo della manifestazione, è una vera e propria “Miniera di Talenti”, in questo caso letterari.

Come ha sottolineato il presidente dell’Associazione, Marco Cocco, davanti ad una sala gremita di pubblico, ieri:

<< È successo qualcosa di bello e grande: dei ragazzi, degli adolescenti hanno accettato con grande e inaspettato coraggio di confrontarsi con un pubblico adulto, venendo a patti con le proprie paure, la propria timidezza, le insicurezze tipiche della loro età ed esporre – attraverso i loro racconti – le proprie idee, le proprie aspettative, le proprie idee sul presente e sul futuro, per esempio sulla società e sulla scuola.  Peccato per chi non c’era.>>

Così Federico Manis, Sonia Martinelli, Valentina Scema e Sara Saragat hanno parlato ognuno del proprio racconto (tutti pubblicati sull’antologia del Primo Premio Letterario Vera Caproni, in vendita presso l’Associazione) ma anche dei propri gusti e delle proprie fascinazioni letterarie, che vanno dai classici greci a Pirandello, da Ungaretti a Montale ma senza tralasciare i più moderni Palahniuk [1] o Joanne Rowling [2] o Antoine de Saint-Exupery[3] e passando da Jane Austen[4] e Oscar Wilde[5] solo per citare i nomi più noti al grande pubblico.

Si scopre così che questi ragazzi, assolutamente normali e non “secchioni” come si potrebbe pensare, hanno coltivato la passione della lettura – indissolubile da quella per la scrittura – fin da molto piccoli e da allora sperimentano quanto lo scrivere sia strumento altro e alto per proporre prima a sé stessi e poi ad un eventuale pubblico sensazioni, sentimenti, sensazioni ma anche rabbia e frustrazioni (così in un certo modo esorcizzate) altrimenti difficilmente esprimibile.

Usano i social questi ragazzi?

Certo, sono figli del loro tempo ed è normale che lo facciano, avendo però – forse – una consapevolezza maggiore della loro natura di strumenti dei quali non abusare.

Vorrebbero maggiore attenzione – nella scuola – alle materie letterarie, di cui hanno scoperto e testimoniano la ricchezza spesso ignorata, o quasi nascosta da – ahimè – spiegazioni noiosissime e prive di passione…

Ci raccontano che nei libri hanno cercato, scoperto, trovato anche più livelli di interpretazione, magari mutati e mutuati con il passare del tempo e il loro passare da bambini a, appunto, adolescenti e/o giovani donne e uomini.

Possiamo, in conclusione, definire questi ragazzi dei piccoli geni?

No.

Alcuni di loro non si vedono per niente, in futuro, scrittrici o scrittori: sono solo persone in crescita verso una maturità già ora più consapevole, che hanno probabilmente una marcia in più rispetto ai loro coetanei: una passione bifronte (lettura & scrittura) per la parola scritta, non importa con quale mezzo.

Come si diceva in apertura e recita il titolo della manifestazione, appunto, una vera e propria “Miniera di Talenti”.

Davvero, peccato per chi non c’era.

Davide De Vita

[1] Chuck Palahniuk, all’anagrafe Charles Michael Palahniuk (Pasco, 1962), è uno scrittore e giornalista freelance  statunitense. Il suo primo romanzo Fight Club (1996) è diventato un best-seller dopo l’uscita del film omonimo del 1999, diretto da David Fincher.

[2] La sua fama è legata alla serie di romanzi di Harry Potter, che ha scritto firmandosi con lo pseudonimo J. K. Rowling (in cui “K” sta per Kathleen, nome della nonna paterna), motivo per cui la scrittrice è spesso indicata impropriamente come Joanne Kathleen Rowling

[3] Antoine Jean Baptiste Marie Roger de Saint-Exupéry, meglio conosciuto come Antoine de Saint-Exupéry (Lione, 29 giugno 1900 – mar Mediterraneo, presso l’Île de Riou, 31 luglio 1944), è stato uno scrittore e aviatore francese.

 [4] Jane Austen (Steventon, 16 dicembre 1775 – Winchester, 18 luglio 1817) è stata una scrittrice britannica, figura di spicco della narrativa neoclassica nonché tra le autrici del panorama letterario del Regno Unito e mondiale più famose e conosciute: ricordiamo tra tutte le sue opere “Orgoglio e pregiudizio”.

[5] Oscar Fingal O’Flahertie Wills Wilde, noto come Oscar Wilde (Dublino, 16 ottobre 1854 – Parigi, 30 novembre 1900), è stato uno scrittore, aforista, poeta, drammaturgo, giornalista e saggista irlandese; tra le sue opere più famose: “Il ritratto di Dorian Gray”

Recensioni: “Il conte Ugolino” di Cristiano Niedojadko

immagine composta per recensione ugolino

Questa recensione è stata pubblicata in precedenza su TeleGM24, quindi sulla pagina Facebook << De Vita autore>> ed è ora recuperata per l’archivio personale dello stesso autore. 

Buongiorno e chiediamoci un perché: per esempio, perché ad Iglesias ormai da decenni siamo affascinati dal Medioevo?

Perché ci piacerebbe avere, storicamente, un passato illustre e, dunque, nobili origini, come si usa dire.

Il vostro umile scrivano non entrerà nel merito, riconosce di non averne la capacità né la preparazione, ma qualcun altro sì, eccome se ce l’ha, unita alla dote innata del saper raccontare storie.

“Il conte Ugolino” di Cristiano Niedojadko è un bellissimo esempio, una sintesi di quanto appena scritto, con la piacevole aggiunta di uno stile di scrittura del tutto personale.

Per chi conosce un minimo di Storia il più noto (grazie o a causa dei celebri versi danteschi, presenti in appendice) dei Donoratico della Gherardesca potrebbe apparire privo di sorprese o fascino, invece non è così.

Quello dipinto con maestria da Niedojadko è un uomo del suo tempo, quel tredicesimo secolo fecondo di avvenimenti e sconvolgimenti che avrebbero posto le basi, in Italia e non solo, di moltissime e travagliate vicende.

Partendo dal presente in mountain bike, di cui l’autore è appassionato, dalla valle del Cixerri o dalle grotte di san Giovanni presso Domusnovas, i due ruote diventa una sorta di macchina del tempo, il suddetto Cixerri torna ad essere l’antico Sigerro, Iglesias Villa Ecclesiae.

Si diceva della Storia: i dettagli, le armi e i luoghi, i particolari architettonici o il nome di determinate formazioni da battaglia sono citati, senza pedanteria inutile, al momento giusto e senza intralciare la storia, quella di Ugolino appunto e della sua umanità.

Piena di pregi e difetti, forse condannabile con gli occhi del presente, ma perfettamente inquadrata e plausibile in quel contesto, sia storico sia sociale: ecco così le pulsioni primordiali e la brama di potere, il sospetto e l’intrigo, i rovesciamenti di fronte e i cambi di “casacca”, ghibellino che parteggia per i guelfi, prima con l’imperatore e poi col Papa, a stringere alleanze con alti prelati che si riveleranno più maligni del demonio stesso…

La famiglia, i figli, i nipoti, i figliastri, Pisa e la lotta senza quartiere contro Genova sfociata nella disfatta della battaglia della Meloria, anche questa mostrata con taglio quasi cinematografico.

Niedojadko racconta, mostra, fa vedere e non annoia, mai, fino all’epilogo quasi epico.

Ci offre uno spaccato di vita medievale originalissimo, in un crescendo che lascia sempre in primo piano le storie di uomini e donne, a cominciare certamente dallo stesso Ugolino, con la Storia a far da cornice, senza “ingombrare” o pesare.

Un libro da gustare come un buon vino, che ad Iglesias, legati come siamo a quella Storia e a quelle storie, dovremmo proprio leggere.

Il romanzo è disponibile previo contatto con l’autore.

Davide De Vita

Storia (2): la scrittura, alba della Storia

dalla tavoletta alla tastiera

Buongiorno e chiediamoci un perché. Perché, ad esempio, in molte aree geografiche e in tempi diversi (sì, proprio “in tutti i luoghi e in tutti i laghi”, canta quello) si avvertì l’esigenza di andare oltre la precedente tradizione orale e si cominciò a scrivere.

L’invenzione della scrittura è ormai unanimemente considerata l’alba della Storia, il suo inizio, che ha però molteplici aspetti.

Occhei, ma cos’è, scrivendo difficile, ma preciso, la scrittura?

Recita al solito mamma Wikipedia:

La scrittura è la fissazione di un significato in una forma esterna durevole, che nelle scritture alfabetiche diventa rappresentazione grafica della lingua parlata, per mezzo di un insieme di segni detti grafemi che compongono un sistema di scrittura e di lettura. I grafemi denotano sovente suoni o gruppi di suoni. Come il linguaggio parlato, la scrittura è un modo fondamentale di comunicazione umana, ed è il mezzo finora più efficace per la conservazione e la trasmissione della memoria.

In un senso più ampio, si definisce dunque scrittura ogni mezzo che permette la trasmissione durevole di informazioni, che sia o no rappresentazione grafica del parlato, come accade nelle scritture della musica, dell’algebra, della chimica e altri.

Allo stato attuale delle ricerche, gli studiosi concordano sulla data, piuttosto approssimativa, il 3400 a.C. mentre il luogo è abbastanza preciso, la Mesopotamia (celebre “valle tra due fiumi”) così come il popolo, i Sumeri.

Proviamo insieme a capire meglio: “a.C.”  (“avanti Cristo”) è un concetto tutto occidentale, secondo il quale la Storia si divide in un prima e in un dopo la nascita di Gesù Cristo, fatta risalire ad un ipotetico “anno zero” (questione anche questa parecchio dibattuta, ma che affronteremo appunto a suo tempo) utilizzato, appunto, come “spartiacque temporale”.

La Mesopotamia non era altro che l’attuale Iraq o Irak, che non tanto tempo fa (vedi “Guerre del Golfo”), dopo le nefandezze commesse da Saddam Hussein & suoi accoliti, le “Forze Occidentali” hanno quasi raso al suolo, lasciando purtroppo un caos politico, tribale ed etnico che ha favorito moltissimo lo svilupparsi dell’Isis; questo, giusto per ricollegarci al presente, nonostante la “liberazione” di Raqqa, (Siria) avvenuta giusto pochi giorni fa in uno dei Paesi che con l’Iraq confina.

Ah già: si contano oltre tremila morti “ufficiali”, solo nell’ultima battaglia, ma noi siamo evoluti, siamo civili, mica arretrati come cinque millenni e passa fa…

Torniamo a noi e ai Sumeri: chi erano ‘sti signori?

Sumeri (abitanti di Šumer, egiziano Sangar, biblico Shinar, nativo ki-en-gir, da ki = terra, en = titolo usualmente tradotto come Signore, gir = colto, civilizzato, quindi “luogo dei signori civilizzati”) sono considerati la prima civiltà urbana assieme a quella dell’antico Egitto. Si trattava di un’etnia della Mesopotamia meridionale (l’odierno Iraq sud-orientale), autoctona o stanziatasi in quella regione dal tempo in cui vi migrò (attorno al 4000 a.C.) fino all’ascesa di Babilonia (attorno al 1500 a.C.). Preceduta da una scrittura fondamentalmente figurativa, a base di pittogrammi, la successiva stilizzazione condusse alla scrittura cuneiforme che sembra aver preceduto ogni altra forma di scrittura codificata, comparendo attorno alla fine del IV millennio a.C.

Roba antica, antichissima, lontanissima da noi e dal nostro vivere quotidiano, giusto? Babilonia! Se ne parla anche nella Bibbia! Ma dai, cosa ce ne può importare…

Molto, moltissimo: se ora sto scrivendo, non importa che lo stia facendo con la tastiera di un portatile o con uno stiletto su una tavoletta d’argilla, mentre voi leggete (o leggerete) questi strani segni sullo schermo, comprendendo ciò che significano con una certa precisione, beh, ragazzi, lo si deve a questi oscuri “signori” di quasi cinquemila anni fa.

Attenzione però, in quanto il merito non è tutto loro: sempre secondo le ultimissime ricerche e scoperte, non solo si è cercato di rintracciare nel contesto del Vicino Oriente antico le premesse forti della scrittura cuneiforme, ma si è anche indagato su altri centri dove la scrittura si sia potuta sviluppare indipendentemente. Sul fatto che l’America centrale, culla delle civiltà mesoamericane a partire dal 600 a.C., possa essere annoverato tra questi centri c’è un ampio consenso nella comunità scientifica, molto più dubbia è invece la natura delle incisioni Rongorongo rinvenute sull’Isola di Pasqua. Particolarmente fruttuose sono state le intuizioni di Marija Gimbutas e le sue indagini sui sistemi di registrazione su terrecotte in uso nei Balcani già tra il 6000 e il 5000 a.C. (cultura di Vinča), dove però, a differenza che nel Vicino Oriente, la scrittura si sarebbe sviluppata a scopi cultuali, in particolare per i riti legati alla Dea Madre. Tali scritture, precedenti il primo apparire delle cosiddette popolazioni indoeuropee, sono datate tra il 5400 e il 4000 a.C. Sono state avanzate ipotesi secondo cui le forme di registrazione di Vinča avrebbero influenzato la scrittura cuneiforme, mentre più probabile sembra un’influenza diretta sulla Lineare A cretese (II millennio a.C.) e la scrittura sillabica di Cipro.

Perché, dunque, in più parti del pianeta si cominciò a scrivere?

Per ragioni di amministrazione, contabilità, commercio. Motivi molto pratici, insomma, in quanto si comprese che i soli numeri (nati molto prima per le stesse ragioni) non erano sufficienti a “tenere memoria” dei fatti, degli scambi, degli avvenimenti più importanti.

L’alba della Storia, appunto, come scrivevo in apertura.

Con la speranza di non avervi annoiato, ci rileggiamo alla prossima… Puntata!

Davide De Vita

Fonti:  

https://it.wikipedia.org/wiki/Scrittura

http://www.corriere.it/esteri/17_ottobre_17/siria-raqqa-stata-liberata-cade-capitalo-stato-islamico-058eaca0-b328-11e7-9cef-7c546dada489.shtml

 

[1] Attributo di quelle popolazioni che, stanziate da epoca remota in un determinato territorio, si ritenevano nate dalla terra stessa; per estensione aborigeno, indigeno.