Storia (2): la scrittura, alba della Storia

dalla tavoletta alla tastiera

Buongiorno e chiediamoci un perché. Perché, ad esempio, in molte aree geografiche e in tempi diversi (sì, proprio “in tutti i luoghi e in tutti i laghi”, canta quello) si avvertì l’esigenza di andare oltre la precedente tradizione orale e si cominciò a scrivere.

L’invenzione della scrittura è ormai unanimemente considerata l’alba della Storia, il suo inizio, che ha però molteplici aspetti.

Occhei, ma cos’è, scrivendo difficile, ma preciso, la scrittura?

Recita al solito mamma Wikipedia:

La scrittura è la fissazione di un significato in una forma esterna durevole, che nelle scritture alfabetiche diventa rappresentazione grafica della lingua parlata, per mezzo di un insieme di segni detti grafemi che compongono un sistema di scrittura e di lettura. I grafemi denotano sovente suoni o gruppi di suoni. Come il linguaggio parlato, la scrittura è un modo fondamentale di comunicazione umana, ed è il mezzo finora più efficace per la conservazione e la trasmissione della memoria.

In un senso più ampio, si definisce dunque scrittura ogni mezzo che permette la trasmissione durevole di informazioni, che sia o no rappresentazione grafica del parlato, come accade nelle scritture della musica, dell’algebra, della chimica e altri.

Allo stato attuale delle ricerche, gli studiosi concordano sulla data, piuttosto approssimativa, il 3400 a.C. mentre il luogo è abbastanza preciso, la Mesopotamia (celebre “valle tra due fiumi”) così come il popolo, i Sumeri.

Proviamo insieme a capire meglio: “a.C.”  (“avanti Cristo”) è un concetto tutto occidentale, secondo il quale la Storia si divide in un prima e in un dopo la nascita di Gesù Cristo, fatta risalire ad un ipotetico “anno zero” (questione anche questa parecchio dibattuta, ma che affronteremo appunto a suo tempo) utilizzato, appunto, come “spartiacque temporale”.

La Mesopotamia non era altro che l’attuale Iraq o Irak, che non tanto tempo fa (vedi “Guerre del Golfo”), dopo le nefandezze commesse da Saddam Hussein & suoi accoliti, le “Forze Occidentali” hanno quasi raso al suolo, lasciando purtroppo un caos politico, tribale ed etnico che ha favorito moltissimo lo svilupparsi dell’Isis; questo, giusto per ricollegarci al presente, nonostante la “liberazione” di Raqqa, (Siria) avvenuta giusto pochi giorni fa in uno dei Paesi che con l’Iraq confina.

Ah già: si contano oltre tremila morti “ufficiali”, solo nell’ultima battaglia, ma noi siamo evoluti, siamo civili, mica arretrati come cinque millenni e passa fa…

Torniamo a noi e ai Sumeri: chi erano ‘sti signori?

Sumeri (abitanti di Šumer, egiziano Sangar, biblico Shinar, nativo ki-en-gir, da ki = terra, en = titolo usualmente tradotto come Signore, gir = colto, civilizzato, quindi “luogo dei signori civilizzati”) sono considerati la prima civiltà urbana assieme a quella dell’antico Egitto. Si trattava di un’etnia della Mesopotamia meridionale (l’odierno Iraq sud-orientale), autoctona o stanziatasi in quella regione dal tempo in cui vi migrò (attorno al 4000 a.C.) fino all’ascesa di Babilonia (attorno al 1500 a.C.). Preceduta da una scrittura fondamentalmente figurativa, a base di pittogrammi, la successiva stilizzazione condusse alla scrittura cuneiforme che sembra aver preceduto ogni altra forma di scrittura codificata, comparendo attorno alla fine del IV millennio a.C.

Roba antica, antichissima, lontanissima da noi e dal nostro vivere quotidiano, giusto? Babilonia! Se ne parla anche nella Bibbia! Ma dai, cosa ce ne può importare…

Molto, moltissimo: se ora sto scrivendo, non importa che lo stia facendo con la tastiera di un portatile o con uno stiletto su una tavoletta d’argilla, mentre voi leggete (o leggerete) questi strani segni sullo schermo, comprendendo ciò che significano con una certa precisione, beh, ragazzi, lo si deve a questi oscuri “signori” di quasi cinquemila anni fa.

Attenzione però, in quanto il merito non è tutto loro: sempre secondo le ultimissime ricerche e scoperte, non solo si è cercato di rintracciare nel contesto del Vicino Oriente antico le premesse forti della scrittura cuneiforme, ma si è anche indagato su altri centri dove la scrittura si sia potuta sviluppare indipendentemente. Sul fatto che l’America centrale, culla delle civiltà mesoamericane a partire dal 600 a.C., possa essere annoverato tra questi centri c’è un ampio consenso nella comunità scientifica, molto più dubbia è invece la natura delle incisioni Rongorongo rinvenute sull’Isola di Pasqua. Particolarmente fruttuose sono state le intuizioni di Marija Gimbutas e le sue indagini sui sistemi di registrazione su terrecotte in uso nei Balcani già tra il 6000 e il 5000 a.C. (cultura di Vinča), dove però, a differenza che nel Vicino Oriente, la scrittura si sarebbe sviluppata a scopi cultuali, in particolare per i riti legati alla Dea Madre. Tali scritture, precedenti il primo apparire delle cosiddette popolazioni indoeuropee, sono datate tra il 5400 e il 4000 a.C. Sono state avanzate ipotesi secondo cui le forme di registrazione di Vinča avrebbero influenzato la scrittura cuneiforme, mentre più probabile sembra un’influenza diretta sulla Lineare A cretese (II millennio a.C.) e la scrittura sillabica di Cipro.

Perché, dunque, in più parti del pianeta si cominciò a scrivere?

Per ragioni di amministrazione, contabilità, commercio. Motivi molto pratici, insomma, in quanto si comprese che i soli numeri (nati molto prima per le stesse ragioni) non erano sufficienti a “tenere memoria” dei fatti, degli scambi, degli avvenimenti più importanti.

L’alba della Storia, appunto, come scrivevo in apertura.

Con la speranza di non avervi annoiato, ci rileggiamo alla prossima… Puntata!

Davide De Vita

Fonti:  

https://it.wikipedia.org/wiki/Scrittura

http://www.corriere.it/esteri/17_ottobre_17/siria-raqqa-stata-liberata-cade-capitalo-stato-islamico-058eaca0-b328-11e7-9cef-7c546dada489.shtml

 

[1] Attributo di quelle popolazioni che, stanziate da epoca remota in un determinato territorio, si ritenevano nate dalla terra stessa; per estensione aborigeno, indigeno.

Perché scrivere? I primi vincitori del “Vera Caproni” edizione 2017

Foto di gruppo vincitori premio Vera Caproni 2017 venerdi 13 ottobre sala Lepori Iglesias

Buongiorno e chiediamoci un perché. Oggi stiamo a casa, ad Iglesias, a chiederci perché il sottoscritto e altri suoi amici e colleghi credono e lavorano – gratis – con e per la parola scritta.

L’occasione per rispondere a questa domanda è stata, ieri venerdì 13 ottobre, dalle diciotto circa presso la sala Lepori, la cerimonia di premiazione della prima edizione del Premio Letterario “Vera Caproni”.

L’insegnante di lettere al quale il premio è intestato e si ispira era molto nota ed apprezzata in città, sia per la passione che metteva nel suo lavoro, sia per la particolare attenzione verso i ragazzi, considerati non solo come alunni ma persone in divenire, da accompagnare verso l’età adulta insegnando loro a non avere paura delle sfide che la vita, inevitabilmente, pone di fronte a ciascuno di noi.

Organizzato dall’associazione “Liberi di Volare – Scrittori iglesienti” con la collaborazione di alcune insegnanti che hanno composto la giuria, il concorso in questa prima edizione si è rivolto alle ragazze e ai ragazzi delle scuole superiori; la qualità dei racconti giunti alla selezione, di tutti i racconti, non solo di quelli dei vincitori, ha premiato questa scelta, confermando ancora una volta le grandissime potenzialità di queste scrittrici e di questi scrittori in erba.

Tutto ciò, per rispondere ad uno dei tanti perché riportati in apertura di pezzo, la scrittura ancora oggi è un ottimo veicolo per trasmettere e comunicare sentimenti, emozioni, inventare e raccontare storie coinvolgenti, fossero anche e soltanto il ricordo di un brandello di vissuto.

Così come ha fatto la simpaticissima e applauditissima signora Carmela Crovetti, ragazzina ultra novantenne che ha messo sulla carta – letteralmente, a mano, con la penna su un quaderno – alcuni dei ricordi della sua vita e che l’associazione ha deciso di premiare con una targa e la pubblicazione all’interno dell’antologia che raccoglie i racconti del premio.

Questi, per tornare alla cronaca, hanno visto tra i vincitori i seguenti testi:

<< Invidia >>, di Federico Manis, premio speciale del direttivo;

<<Quando arrivi al capolinea >> di Sonia Martinelli, terzo classificato;

<< Francesco>>, di Matteo Cappai, secondo classificato;

<< Stelle che non sono le stesse>>, di Sara Saragat, primo classificato.

Quest’ultimo racconto ha dato il titolo all’antologia che l’associazione ha messo in vendita, com’è stato spiegato, all’esclusivo scopo di finanziare le prossime iniziative di “Liberi di Volare”.

Tra queste, come ha ricordato il presidente Marco Cocco, l’imminente Corso di Scrittura Creativa, che partirà mercoledì sera 25 ottobre presso i locali della Biblioteca Nicolò Canelles e la prossima edizione del “Vera Caproni”, che avrà un respiro più ampio rivolgendosi a tutta la Sardegna, sarà aperto a tutti e riguarderà racconti inediti.

Da annotare la presenza dell’assessore alla cultura e al turismo del Comune di Iglesias Simone Franceschi, sostenitore dell’Associazione sin dalla prima ora e del sindaco Emilio Gariazzo che ha espresso la sua ammirazione per le attività di “Liberi di Volare” e un personale ricordo di Vera Caproni, porgendo il suo saluto ai parenti presenti in sala.

Per maggiori informazioni sulle attività di “Liberi di Volare” è possibile consultare la pagina Facebook dell’associazione o mettersi in contatto con uno qualsiasi dei componenti il direttivo.

Davide De Vita

 

 

Perché scrivere?

Buonasera e chiediamoci un perché: questo è un blog, quindi mi concedo anche qualche passaggscrivere-libroio – come dire – un po’ più personale.

La domanda è molto cara ai miei amici e colleghi dell’Associazione Liberi di Volare – Scrittori Iglesienti, di cui faccio parte e che saluto, ma qui esporrò il mio punto di vista, che potrebbe anche divergere dal loro almeno sotto alcuni aspetti.

Da dove cominciamo?

Per me scrivere è un’esigenza, quasi fisica: se non lo faccio, a causa dei motivi più diversi, dopo un po’ mi rendo conto di non stare bene, mi manca qualcosa, fingo che non sia quello ma… Lo è.

Non è vero che si scrive per sé stessi: o meglio, lo si fa anche per quello, ma anche la persona più introversa del mondo, quella che tiene chiuso a chiave in un cassetto il proprio diario o quaderno dei sogni proibiti, desidera che prima o poi qualcuno legga ciò che ha scritto.

E’ stato dimostrato da innumerevoli studi psicologici e psichiatrici, non è più il caso di negarlo.

In questo esatto momento, per esempio, sto scrivendo per te, gentile lettrice, o per te, gentile lettore; a volte provo ad immaginarvi, sconosciuti dall’altra parte dello schermo che perdono il loro tempo per star dietro alle mie scempiaggini…

Il tempo è un fattore determinante, nello scrivere: è necessario averne, la passione brucia, consuma, si rinuncia ad altro, per essa, quindi si crea il tempo che magari, prima, si pensava di non avere.

Si conferma perciò l’antico adagio secondo il quale se si vuole, si può.

Credeteci o meno, ma stamattina, preso com’ero dalla realizzazione di un nuovo video pubblicitario per il mio ultimo romanzo, beh… Mi sono letteralmente dimenticato di mangiare; dovevo andare a lavoro, tempo non ne avevo più, amen.

Non sono esattamente un fuscello, chi mi conosce lo sa, quindi magari mi ha anche fatto bene!

Proseguendo “a braccio”: scrivo, falsa modestia a parte, perché lo so fare. Non è una forma di presunzione, ma un dato di fatto. Può darsi che sia tra le poche cose che so fare, ma è così.

Lo faccio da quand’ero bambino, per me è terapeutico, gratificante, necessario.

In tanti anni ho avuto la fortuna di seguire uno dei primi corsi di scrittura creativa, ho commesso un’infinità di errori e probabilmente ne commetterò molti altri, ma sempre meno.

Mi sono messo in gioco sempre, ho partecipato a concorsi e premi letterari, mi sono sentito umiliato e sconfitto molte volte, ma ho anche salito i gradini del podio, fino a quello più alto, una volta.

Persone molto più brave di me mi hanno insegnato la tecnica e i trucchi del mestiere, come costruire un dialogo efficace o dipingere con pochi tratti il carattere psicologico dei vari personaggi, giusto per citarne alcuni, ma preponderante, debordante, impossibile per me da fermare se la ritengo buona, è la storia.

Non so se può essere chiamata ispirazione, gli antichi si rifacevano alle Muse, ma forse, davvero, esiste una sorta di “coscienza cosmica” alla quale in pochi riusciamo ad attingere e da lì peschiamo le storie, per metterci sopra, dopo, il “cappello” della nostra firma.

Lo so, è un concetto da filosofia orientale che piacerebbe al mio amico Pietro e/o al suo compare Cris ( ciao Immorali! ) ma chi sono io per dire che non è così?

Ancora, chi scrive gioca ad essere e fare Dio ( con rispetto parlando, s’intende), creando per ogni storia un universo a parte, dove sue sono le regole, sue le anime dei personaggi, suo il tutto.

Il migliore, insuperabile, “videogioco” possibile, gratis, ecologico ( ormai si scrive quasi esclusivamente sul pc e anche i libri sono di carta riciclata, o almeno ci si sta muovendo in quella direzione) e – più o meno – alla portata di tutti.

Altra regola, condizione indispensabile per scrivere, prima di scrivere: leggere, leggere, leggere, leggere tantissimo fin quasi a consumarsi la vista… Va beh, è un eccesso da evitare, ma… Per capirci.

In conclusione, questi sono alcuni dei motivi per i quali io scrivo, ma chissà quanti altri ce ne saranno e… Non finiranno mai.

Scusate il disturbo, la lunghezza del post ma… Mi andava di scriverlo!

Davide De Vita