Iglesias, Venerdì Santo 2020: il suono delle matracche.

foto Cucca

(foto di Angelo Cucca; per gentile concessione dell’autore)

Buongiorno, buona Pasqua e chiediamoci un perché.

Perché venerdì 10 aprile 2020, ad Iglesias, sarà ricordato per sempre?

Certo, perché a causa del CoVid 19 e delle conseguenti restrizioni imposte dal governo la sentitissima, secolare processione del Venerdì Santo non c’è stata.

Sicuri?

Secondo chi scrive – e secondo moltissimi iglesienti – c’è stata lo stesso.

Perché nonostante le strade deserte, dai balconi è arrivato il suono delle matracche, specialmente in sa Costera ma anche in tutto il centro storico, insieme al suono ritmato di tamburi, alcuni improvvisati, che idealmente accompagnavano il tradizionale percorso della Processione.

Su tutti, a dare il tempo, quello suonato dal campanile della cattedrale.

C’erano bambini vestiti da “baballotti” sui balconi, c’era la magia di una città che si è voluta ritrovare intorno alle proprie radici sia sacre e religiose sia storiche, in un momento di condivisione toccante.

Iglesias è sì miniere, chiese, mare, montagne, storia, tradizioni, ma è anche e soprattutto composta dai suoi abitanti che quando vogliono sanno essere straordinari.

Lo testimonia la splendida foto di Angelo Cucca riportata in apertura e che l’autore mi ha gentilmente concesso di utilizzare, così come Davide Contu, bravissimo batterista non nuovo a proposte inconsuete della sua arte, mi ha permesso di citarlo: c’era lui sotto il cappuccio, sul campanile, a suonare il tamburo.

Diciamo di più e meglio: sempre citando una sua frase, non c’era lui o solo lui, ma tutta una comunità.

Partiamo dal principio: l’idea è nata da Stefano Ardau e Angelo Pani e ha trovato il favore dell’ Arciconfraternita della Vergine della Pietà del Santo Monte, perché la città “vivesse” lo stesso quell’atmosfera tanto cara, così sentita e tramandata nei secoli.

«Sì, l’idea è mia e di Angelo, ci è venuta qualche settimana fa

mi conferma Stefano al quale ho chiesto via Messenger

«L’intenzione era quella di tenere vivo il legame con il rito che ci rappresenta, ci unisce tutti. Perciò cosa meglio delle “matracche” e del loro suono? Così è nata la pagina, che ha subito ottenuto numerosissime adesioni e condivisioni. A queste si sono aggiunte decine di foto e testimonianze che hanno arricchito le pagine. Un grazie va senza dubbio all’ Arciconfraternita che ha subito accolto con entusiasmo l’iniziativa, al Comune in particolare nella persona di Claudia Sanna che ci ha appoggiato in tutto ma soprattutto ai cittadini: per merito loro il suono delle matracche, venerdì, è diventato la voce di Iglesias.»

L’augurio è che tutto ciò rimanga presto solo un ricordo incancellabile, per tornare quanto prima a quella “normalità” e serenità che purtroppo davamo per scontate.

L’autore ringrazia per la loro gentile disponibilità ed il permesso di citare nomi ed opere Stefano Ardau, Angelo Pani, Davide Contu, Angelo Cucca.

Rivolge inoltre un rispettoso e grato saluto all’ Arciconfraternita, consapevole che i riti della Settimana Santa sono solo una parte delle secolari opere di carità da essa compiute e con la speranza e l’augurio che l’anno prossimo si torni alla splendida tradizione nota in tutto il mondo.

Ringrazia inoltre tutta l’amministrazione comunale e la minoranza, che sa uniti per il bene della città.

Ringrazia ancora, soprattutto, gli iglesienti.

Tutti.

Buona Pasqua.

Davide De Vita

Manca il pane nel mio villaggio

mani che offrono pane

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché.

Perché “manca il pane” nel nostro villaggio?

Perché questa pandemia sta paralizzando il mondo, in troppi non possono lavorare e quindi non hanno soldi per comprarlo.

Qui è anche peggio, perché la crisi economica c’era già, pesantissima, anche prima di quel coso lì, si quello sferico con le punte.

Si badi bene che chi scrive non è nessuno, sta solo mettendo per iscritto considerazioni e riflessioni che si agitano da giorni nella sua mente e se permettete nel suo cuore.

Quindi che si fa?

Si fa come si fa nei villaggi.

Ho spesso paragonato Iglesias ad un villaggio, ma in questo caso il paragone è in senso positivo: so per certo di molti gesti di solidarietà autentica già compiuti e che si continuano a compiere.

Dovremmo continuare su questa strada, ognuno per quanto può, come può.

Se possiamo permetterci una “spesa” pensiamo di lasciare una o una parte “sospesa” come si usa dire, per chi non ce la fa.

Lasciamola al nostro piccolo market di fiducia, o al Mercato Civico come è stato suggerito, oppure alle varie istituzioni, associazioni, enti, organizzazioni già presenti e operative da tempo in città o alla nostra parrocchia, sempre se e quando possibile e rispettando le regole.

In molti si stanno organizzando per il ritiro e la distribuzione a domicilio.

Credo che questa catastrofe ci stia offrendo l’opportunità di rivalutare cosa significhi vivere in una comunità tutto sommato non troppo grande – per questo “villaggio” ma, ripeto, nel senso migliore del termine – dove alla fine ci si conosce tutti o quasi.

Davvero qui e ora ci giochiamo la nostra dignità di esseri umani: proprio perché siamo “altro” da chi, oltre Atlantico, ha già le armi pronte – parlo proprio di fucili e pistole – da usare contro chiunque non gli vada a genio.

Ci sarà tempo per riprendere le schermaglie politiche, più che lecite in quanto diversità e dialogo anche serrato sono ricchezza.

Ora è tempo di guardare se e quanto chi vive ad un passo da noi ha bisogno e fare ciò che possiamo per dare una mano.

Così come è tempo di favorire in ogni modo medici e personale sanitario, anche facendo un passo indietro quando in una fila qualsiasi c’è qualcuno di loro.

Come in molti stanno ripetendo, non sono eroi, ma persone che tentano in mezzo a mille difficoltà di fare al meglio il loro lavoro.

Se ne abbiamo la possibilità, seguiamo il loro esempio e anche noi cerchiamo di fare al meglio il nostro: ora più che mai ne va del bene di tutti.

Come in un villaggio.

Stiamo a casa quanto è possibile, usciamo solo se assolutamente necessario, teniamo duro.

Auguri a tutti da un nessuno che ogni tanto prova a buttar giù due righe ma che oggi più che mai preferisce sperare piuttosto che sparare.

Davide De Vita

Un severissimo insegnante

 

dottoressa che culla l Italia

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Come tanti, come tutti, ho ancora in mente l’ormai abituale bollettino della Protezione Civile, Borrelli e Brusaferro – diventati insieme al Presidente del Consiglio Conte i volti più noti d’Italia – le loro implacabili cifre ufficiali.

Mi sono rattristato, ieri sera, davanti all’assessore al Welfare per la Lombardia Gallera, anche lui ormai notissimo, che mostra le mascherine arrivate al posto di quelle richieste definendole con enorme amarezza “carta igienica”.

Nel sottopancia passa la scritta: non ci sono più abbastanza ambulanze in Lombardia e con i posti di terapia intensiva siamo prossimi al punto di non ritorno.

Ho degli amici in Lombardia e nel Veneto: il mio pensiero corre molto spesso a loro, perché qui, rispetto al dramma di quelle due regioni, possiamo dirci ancora enormemente fortunati.

La fortuna però davvero non basta: serve STARE A CASA, non finiamo di sentirlo, ripeterlo, scriverlo.

Un’altra delle fortune che personalmente ritengo mi siano capitate è che qui, ad Iglesias, alla mia età e in questo periodo (anche prima del virus) ho ancora un lavoro e posso svolgerlo, adesso con tutte le precauzioni e cautele del caso.

Esco perciò per andare al lavoro, col debito modulo compilato, per poi tornare a casa a fine turno il giorno dopo, stop.

Oggi, per non farlo fare a Rita, sono uscito anche per la spesa alimentare, sempre con debita autocertificazione: chi ha già provato quest’esperienza surreale sa cosa intendo.

Esaurite tutte queste premesse, uno dei perché che mi chiedo è il seguente: che insana, folle gioia ci provano le persone che continuano a fregarsene di tutto, come se niente fosse e senza alcun valido e importante motivo se ne vanno in giro, addirittura al mare e, non bastasse, si filmano pure e mettono in rete il proprio video?

Ce n’è uno che gira, l’avrete visto tutti, con due “signore” che si fanno tranquillamente il bagno col salvagente e indossando la mascherina (chissà dove l’hanno trovata e quanto l’hanno pagata…) che a quel punto non solo è inutile ma addirittura ridicola.

In una lettera aperta pubblicata da uno dei quotidiani locali, una signora, lei sì senza virgolette, con una felice terminologia le definisce “contesse miseria”.

Proseguendo la lettura si capisce che la signora, quella vera e senza virgolette, si sta trattenendo parecchio e la capisco benissimo.

Preciso che le “contesse” non sono nostre conterranee e non hanno assolutamente l’aspetto di chi è tornato qui dai parenti ma quello di chi, da vile fin nel più profondo dell’anima, semplicemente è scappato.

Non so se il video sia ancora presente in rete, ma si capisce anche da ciò che dicono.

Riporto questo che è uno dei simboli negativi di questo periodo in merito al comportamento delle persone, ma – per fortuna – sono molti di più gli esempi positivi e carichi prima di responsabilità e di conseguenza di speranza.

Provo a fare una carrellata e dei paralleli, le persone “studiate” direbbero in modo sinottico ma … Non credo di avere abbastanza titoli per usare questo termine! 😊

Non credo di essere il solo ad aver fatto queste considerazioni, perché siamo tutti in casa e il tempo a nostra disposizione, che prima pareva non avessimo mai, è ora tanto e sembra non passare mai.

Le pubblicità televisive.

Sono diventate grottesche, vedere gruppi di persone allegre intorno ad un cane parlante, oppure che passeggiano in città piene di gente indaffarata sembrano provenire da un mondo alieno, che al momento non ci appartiene più, ma che ora più che mai è l’obiettivo al quale tendere.

La riscoperta delle persone e del calore umano.

Essere costretti in casa ci ha fatto giocoforza riscoprire le persone che più amiamo e con le quali – finalmente? – parliamo senza l’ausilio dei dispositivi diventati ormai nostre protesi apparentemente irrinunciabili.

Il tempo che c’era e credevamo non avessimo più.

Da un giorno all’altro, da un momento all’altro, il tempo è diventato tantissimo, con l’insorgere del problema di come occuparlo; la tecnologia in questo aiuta molto, perché quegli stessi dispositivi usati per ciò che sono in sostanza, mezzi di comunicazione, più che mai adesso aiutano a tenerci in contatto e farci sentire meno soli; c’è addirittura chi, così mi hanno scritto, sostiene che il telefono cellulare possa essere usato anche per… Telefonare! Incredibile!

Chi ha la fortuna e il dono di saper suonare uno strumento lo fa e magari posta in rete la propria perfomance, oppure lo fa dal balcone di casa propria; altri riscoprono il piacere della lettura e si accorgono che quegli strani oggetti ricoperti di polvere chiamati “libri” non sono poi così male; ci si sbizzarrisce ad inventare le cose più strane e possibilmente divertenti, si aiutano i bambini a disegnare e colorare milioni di arcobaleni carichi di speranza, si spera e si continua a combattere, insieme.

La riduzione dei consumi e dell’inquinamento.

L’hanno già scritto e lo stiamo scrivendo in molti, ma la Terra vista dallo spazio dopo alcuni mesi di CoVid 19 – lei sì, Madre Terra – ha un aspetto più sano. Sopra la Cina è diminuito del trenta per cento e presto sarà così anche sopra l’Europa.

Come se per il pianeta la vera infezione fossimo noi; non sono certo il primo a sostenerlo, ma danni nei suoi confronti ne abbiamo fatto davvero parecchi e gravissimi; in un certo senso è come se la Terra, visto che da decenni ce ne freghiamo di qualsiasi richiamo, allerta, avviso, come un severissimo insegnante ci avesse messo tutti quanti in castigo per prendere drastici provvedimenti; vi ospito, vi tollero – pare dire – e avete ricambiato con ogni sorta di nefandezza, illudendovi di poter fare ciò che più vi piace senza, alla fine, doverne pagare un prezzo; il prezzo, lo vediamo tutti in questi giorni e in queste ore, è invece altissimo, ma lei, Madre Terra, pare continuare a dire, per chi vuole ascoltare:

«Sono stata costretta, mi avete costretta a prendere provvedimenti drastici e immediati per rallentare la vostra folle corsa.»

Così, visto il fermo obbligato in intere nazioni di milioni di auto e altri mezzi, anche i consumi di combustibili fossili, che non sono inesauribili, tutt’altro, sono stati ridotti parecchio.

Le Messe in streaming dalle chiese vuote.

Per chi è credente, non è semplice accettare questa condizione che fino a “prima” sarebbe parsa semplicemente assurda; la nuova esigenza però così impone, per cui prima di ringraziare la tecnologia che ancora una volta lo permette, lodevole l’iniziativa di tanti sacerdoti che celebrano “in streaming” portando comunque le parole di conforto delle Scritture (e loro personali) a chiunque ancora una volta voglia ascoltare; con così tanto tempo a disposizione, forse anche qualche non credente ascolterà (se non ha già ascoltato) con maggiore attenzione, ma qui entriamo nel campo delle coscienze personali per cui chi scrive si tira rispettosamente indietro.

La riscoperta della solidarietà e dell’unità nazionale.

Non siamo in tempi di mondiali di calcio, pure sono spuntate sui balconi, accanto agli arcobaleni dei bambini,  le bandiere tricolore, mentre la canzone più cantata dalle persone normali è l’inno di Mameli; gesti e note carichi sì di retorica, ma necessari in questo momento difficilissimo, dove davvero sentirsi “fratelli d’Italia” è indispensabile, serve a darci coraggio l’un l’altro, perché nonostante la cialtroneria di pochi, a qualsiasi livello, le persone comuni nella nostra Storia quando è stato il momento di darci dentro sul serio l’hanno sempre fatto stupendo il mondo: l’esempio corrente sono le migliaia di medici, infermieri, personale medico – sanitario che continuano ad immolarsi negli ospedali e al quale ieri, non potendo fare altro, è stato rivolto un applauso comunitario sempre dalle finestre e dai balconi; ci sono poi migliaia e migliaia di piccoli gesti di solidarietà (penso a chi si è offerto di fare la spesa per persone impossibilitate ad uscire di casa, o ritirare ricette e analisi, pagare bollette e così via) quotidiana che non troveranno mai spazio sui titoloni dei giornali e quindi resteranno ignoti, ma lo si sta facendo, chi fa del bene lo fa in silenzio, ma c’è.

Conclusioni (temporanee):

Come scrivo spesso e non mi stancherò mai di ripetere, non sono esperto in nulla né mi permetto di “dar lezioni” a nessuno; scrivo ciò che penso, in base a ciò che vedo e sento; se qualcuno ha voglia di leggermi gliene sono grato, tutto qui. Ribadisco però continuo a sperare, perché possiamo uscirne e ne usciremo, il sole fuori c’è già, ma voglio smetterla presto di poterlo vedere solo dalla finestra.

Si va avanti, venceremos!

Davide De Vita

Il sole tornerà anche qui.

Iglesias per post 11 marzo il sole tornerà

Iglesias, 11 marzo 2020, terzo giorno di Red Zone nazionale.

Buon pomeriggio,  chiediamoci un perché.

Chissà quanti e quali sono, i perché da chiederci, a pensarci…

Ho iniziato a scrivere questo blog qualche anno fa con questo incipit e così proseguo anche se non ho risposte alle innumerevoli domande, agli infiniti “perché” che tutti ci poniamo in questo periodo.

Scrivo rigorosamente da un’abitazione, durante qualche minuto di pausa di lavoro.

Giro i turni,  per cui esco da casa mia intorno alle sette e trenta del mattino per essere qui a lavoro alle otto, poi smonto il giorno dopo, sempre alle otto, quindi percorro sempre lo stesso tragitto.

Da alcuni giorni è cambiato tutto: non vedo più all’andata, dalla macchina, la ragazza persa nel suo mondo e nella sua musica ascoltata dalle cuffiette andava a scuola un po’ imbronciata, pensierosa ma spedita.

Non vedo più, al ritorno, un’altra ragazzina dai capelli lunghi e ricci, sbarazzina, coi jeans strappati come si usa, parlare al cellulare immagino col proprio fidanzatino: lei era sempre sorridente, apparentemente padrona del mondo e col futuro davanti.

Solo per fare due piccoli esempi di normale vita quotidiana.

Non vedo più tante altre persone che incontravo nel mio percorso abituale e – come stiamo scrivendo in tanti – mi colpiscono il silenzio e le strade deserte.

Tutto appare innaturale, surreale, come in un sogno o in un incubo.

Provo ansia, non lo nascondo, scrivo per combatterla, ma nutro speranza.

Provo sdegno per comportamenti a dir poco irresponsabili e non aggiungo altro, tutti sappiamo, leggiamo, vediamo.

Provo grande tristezza per i bar e altri esercizi commerciali che stanno chiudendo volontariamente, senza aspettare qualche ordinanza da un qualsiasi livello, locale o centrale.

Non si navigava in buone acque prima di questa sciagura, ora siamo peggio che in ginocchio.

Pure, non voglio credere che crolleremo, non è da noi.

Per rialzarci,  però,  dobbiamo finalmente avere il coraggio di lasciare – temporaneamente, se volete – le sciocchezze, le cose inutili e concentrarci su ciò che conta davvero più di tutto: la nostra residua umanità.

Quella bella, quella che non fa rumore se non quando si sacrifica, si immola come stanno facendo migliaia di medici e infermieri in tutta Italia, con turni senza fine (al loro confronto i miei diventano ridicoli), sottopagati, derisi, insultati, picchiati fino a pochi giorni fa e ora in prima linea, in trincea.

Notizia di ieri: alcuni di loro si sono presi degli sputi in faccia da uno che “aveva perso la pazienza” e non voleva più aspettare.

Pure, medici, infermieri, operatori sanitari ci sono sempre stati, lì, solo che non ci volevamo pensare.

C’eravamo sempre “prima noi”.

Prima “io”.

Quando tornerà il sole – e tornerà – saremo chiamati tutti a ricostruire, ripartire, riprendere la strada: spero avremo imparato tanto da tutto questo, soprattutto che continuare a pensare “prima io” non solo è sbagliato, ma estremamente dannoso.

Analisti, psicologi, antropologi, storici esamineranno questo fenomeno globale senza precedenti e, come già stanno facendo alcuni di loro, ci faranno notare come questa situazione ci abbia fatto comprendere, drasticamente, che rallentare il ritmo della vita è possibile; fermare il campionato di calcio è possibile; ridurre notevolmente l’inquinamento (vedi Cina dallo spazio) è possibile; che le sciocchezze, le idiozie prive di fondamento scientifico prima o poi si rivelano per ciò che sono, con  valore pari a zero; che leggere non è poi così brutto; che studiare è assolutamente necessario, indispensabile; che i confini – lo ribadisco – esistono solo nella nostra testa e in un rapidissimo giro di giostra si può passare da “respingenti” a “respinti”.

Amara, dura e cruda come lezione, ma esemplare: non la apprenderemo tutti, purtroppo, spero però che si sia in tanti, soprattutto tra quelli che prima “chi se ne frega“.

Non sono il primo a scriverlo però condivido il pensiero: è come se la Natura, il Pianeta, o anche Dio se volete e per chi ci crede, si fossero rotti abbastanza i cosiddetti per la nostra presunzione, superficialità, pressapochismo, egoismo, intolleranza e ci stesse prendendo a schiaffoni ogni giorno (“a talleri”, con un tagliere di legno spesso, diceva un mio caro zio…) per metterci di fronte alla nostra mancanza di responsabilità.

Da giorni, settimane – in attesa di poterlo rifare serenamente – non è più tempo di giocare ma di assumerla, tutti e ciascuno, questa responsabilità.

Così il sole, se gli avremo facilitato la strada, tornerà prima.

Davide De Vita

 

 

Iglesias? Village People!

Iglesias Village People

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Come va? Come state?

Sono stato un po’ assente su queste pagine in quanto impegnato a vivere, lavorare, scrivere altro.

Cominciamo con le solite, doverose premesse: intanto, il sottoscritto è il primo a battersi la mano sul petto pronunciando “mea culpa, mea maxima culpa” in quanto ha fatto e detto cose di cui si vergogna.

Sono errori che ho commesso, non li disconosco, ma – superati l’imbarazzo, il disagio e lo sconforto – come tali li reputo.

Poi: il gruppo musicale al quale faccio riferimento in questo articolo mi piaceva pure, lo utilizzo in questo contesto perché i loro travestimenti erano usati in maniera intelligente, simbolica e auto-ironica.

Aggiungo: non sono esperto di nulla, assolutamente di nulla.

Perciò ultimamente più che rispondere a provocazioni dette o scritte faccio un respiro profondo e… Tiro avanti.

Perché rispondere sarebbe facile, veramente facile: un ragionamento sensato penso di essere in grado di sostenerlo, ma …

A che scopo?

Servirebbe?

Purtroppo no, non più.

Soprattutto di questi tempi (ma anche in tempi passati, ahimè…) e ad Iglesias, cari concittadini…

Okay, “cari concittadini” è un’espressione che sa fin troppo di politica e lungi da me pensare soltanto di sfiorare l’idea di entrarvi (in politica, appunto): non ne ho le capacità, non ne sarei in grado e soprattutto non lo voglio fare.

Tra l’altro sono uno qualunque, senza titoli, amen. 

Ciò che mi ha fatto riflettere,  invece,  è l’ergersi di qualcuno, ogni tanto, a moralizzatore, giudice, urbanista, commercialista, architetto, critico d’arte, esperto di tutto e di più e via di questo passo, come al solito chi più ne ha più ne metta.

Ribadisco: l’ho fatto anch’io e ho sbagliato a farlo, me ne rendo conto e lo ammetto, spero di non ripetere l’errore.

Perché – qui arriviamo al nocciolo della questione – c’è una bella differenza tra esprimere un’opinione (più che lecita, sia positiva sia negativa) e, invece, sputare sentenze come se si fosse depositari di chissà quale Verità Assoluta e Dogmatica.

Non solo non la possiede nessuno, ma in special modo non la possiede nessuno qui ad Iglesias.

L’ho scritto in altra sede e lo ribadisco: questo è un villaggio un po’ troppo cresciuto, vestito da signora, che ambisce ad essere signora e diventare finalmente città.

Per questo il riferimento a quel vecchio gruppo musicale.

A me piace, intendiamoci, amo Iglesias, contraddizioni e problemi compresi, perché siede sulla Storia (purtroppo spesso ci ha dormito anche, nonostante ultimamente si siano moltiplicate le iniziative in senso contrario e ben vengano!) e ha potenzialità che – sempre a mio parere – sono state valorizzate ancora in minima parte ed è giusto che ci si provi, ci si impegni anche in questo campo come in tanti altri.

Il rovescio della medaglia è però, appunto,  l’aspetto “villaggio”: qui – come in qualsiasi altro centro di provincia del mondo – ci si conosce tutti bene o male e si sa tutto di tutti.

Perciò di ogni gallo che canta si conoscono pollaio, confini dello stesso, vita morte e miracoli, “segreti” che difficilmente sono ancora tali.

Di tutti, nessuno escluso, me compreso e me per primo, sottolineo ancora una volta.

Se questo può essere per certi aspetti un difetto, da un altro punto di vista può essere una garanzia:

<< Cosa stai dicendo? Parli proprio tu che… >>

A tutto ciò aggiungete l’enorme amplificatore dei social, che appunto ingigantisce sia le – poche, ahimè … – buone idee sia le – troppe, ahimè… – cazzate intergalattiche.

Siamo però ad Iglesias, perciò – ripeto – è fin troppo facile fare e disfare.

Mi correggo: fare è difficile, disfare (anche solo a parole…) un’inezia.

Il mio umile appello perciò – e concludo – è quello di guardarci prima allo specchio prima di sparare a zero contro chiunque e qualsiasi cosa.

Sarà un appello inascoltato, non letto?

Pazienza.

Almeno ci avrò provato.

Perché anche qui non solo siamo un po’ tutti “Village People”, ma vale più che mai l’evangelico

<< Chi è senza peccato… >>

Davide De Vita

La migliore idea che abbiamo mai avuto.

Mattarella a Montecassino

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché.

Perché il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Montecassino ha ribadito che quella dell’Europa è la

<< Migliore idea che abbiamo mai avuto>>?

Perché ha ragione.

Deve divenire più inclusiva e giusta, ma è la migliore idea che abbiamo mai avuto

ha detto nel corso della cerimonia per il 75° anniversario della battaglia di Montecassino, cui ha preso parte anche il presidente polacco Andrzej Duda.

Ha poi proseguito:

“Coloro che qui combatterono e caddero, lo fecero per liberare l’Italia dal nazifascismo, e per rendere possibile la nascita di una nuova Europa, i cui popoli, abbattute le ultime barriere che troppo a lungo hanno diviso il nostro Continente, potessero sentirsi uniti. Come oggi possono dirsi, in un’Europa finalmente libera dal giogo della dittatura e del conflitto. Un’Europa della libertà contrapposta all’Europa della prevaricazione e degli orrori. I tre quarti di secolo trascorsi non hanno intaccato il senso di profonda riconoscenza degli italiani per chi ha combattuto”, ha aggiunto. “Un sentimento che è anche un monito per le generazioni che si susseguono, a non cadere più negli errori della guerra, a rispondere alle sfide del nostro tempo rilanciando il progetto di cooperazione europea, rinsaldando il legame fra i nostri popoli e i nostri Paesi, unico antidoto al ripetersi di conflitti fratricidi“.

La Storia gli dà ragione.

Sì, non si può dimenticare la tragedia della guerra nei Balcani, ma anche da quella tristissima vicenda avremmo dovuto imparare qualcosa: la disgregazione dell’ex Iugoslavia (pur tenuta insieme dal vigilante potere sovietico e da un regime non esattamente democratico) ha riportato a galla odio e recriminazioni a vari livelli, ammantati di motivi etnici e religiosi che nascondevano – come sempre, in ogni guerra, da quando esiste l’uomo – meri interessi economici e strategico – militari.

La stessa cosa che sta ancora accadendo in Libia, dove la frantumazione dello Stato (che pure era sotto lo spietato controllo di Gheddafi) ha riportato alla luce una costellazione di fazioni, tribù e clan che combattono l’uno contro l’altro e dove ad avere la peggio sono sempre i più deboli.

Fatte queste premesse, ribadendo che l’Europa come concetto è ancora parecchio perfettibile, tornare indietro, rimettere in piedi confini, muri, filo spinato e cannoni da una parte e dall’altra è sbagliato.

Giusto, invece, è fare in modo che si arrivi una buona volta a quegli Stati Uniti d’Europa che credo fossero il vero sogno non solo di chi lo sognò a Ventotene, ma addirittura di Mazzini quando pensò alla “Giovine Europa” dopo aver pensato alla “Giovine Italia”, mentre era ricercato ovunque e considerato un pericolosissimo terrorista.

Sono con lei signor Presidente, non posso che essere con lei, mentre non potrò mai essere con chi in un delirio di onnipotenza se la prende con una professoressa che ha avuto il “torto” di lasciare che i suoi alunni pensassero con la propria testa, oppure, mentre si circonda di cosiddetti “sovranisti” e impropriamente impugna un rosario e si appella a vari santi prendendosela contemporaneamente col papa,  ordina ai vigili del fuoco di rimuovere striscioni che manifestano il dissenso: roba da Minculpop se non peggio, molto peggio.

Ho paura di raduni di “sovranisti” come quelli di Milano, che cavalcano il malcontento generale senza risolvere realmente i problemi ma procedendo per slogan e mentendo spudoratamente sulla realtà dei fatti. I nodi arrivano sempre al pettine, prima o poi e quelli in arrivo saranno sotto forma di aumenti salatissimi per tutti, a cominciare dai prezzi assurdi ai quali arriveranno anche i generi di prima necessità: quando questo avverrà, perché avverrà, allora forse anche i più ciechi e i più sordi capiranno l’errore madornale compiuto andando dietro a chi ha tanta voglia di sbraitare da un balcone, dichiarando off limits i balconi altrui.

Ecco perché la ringrazio, signor Presidente.

Davide De Vita

Fonte: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Mattarella-Ue-ancora-in-cammino-ma-ha-portato-liberta-5c84d3d9-6685-41f9-b8ce-a0fb93d97883.html

Il Grande Nulla… Felpato.

il grande nulla

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché il “Felpato” dopo aver buttato giù una dopo l’altra come le tessere del domino le regioni italiane prima in mano al FU centro sinistra vincerà e alla grande anche le Europee?

Perché sì.

Perché non si vede al momento all’orizzonte, a contrastarlo o a cercare di provarci, nulla di veramente significativo.

Il FU centro sinistra persiste nel concentrarsi intorno al proprio ombelico, con Zingaretti che ha un carisma pari a quello di un palo telegrafico.

In disuso da tempo.

Forse per adeguarsi all’aria che tira, o – i video non mentono – ignorante di suo si lancia anche lui più volte nel massacro dei congiuntivi, ma questo non basta a dargli credito e puff!

È volata via anche la Basilicata.

Ampiamente previsto, tranne da chi ancora spera nello sbarco degli alieni che tutto risolveranno ma ah già, la terra è piatta e quindi il loro disco volante, sullo slancio è scivolato via ed è caduto oltre il bordo…

Ora, la realtà è che un uomo che non sa fare assolutamente nulla, non ha mai lavorato in vita sua, non ha un titolo di studio decente, è fuori corso da trentasette anni, a capo di un partito riconosciuto colpevole di aver RUBATO ad ogni italiano, quindi a ciascuno di noi compresi i suoi ottusi seguaci una parte di quarantanove milioni di euro (roba che al confronto Bettino Craxi passa subito al processo di beatificazione) beh quest’uomo qui acquista sempre più potere e consenso, nonostante sia nient’altro che, appunto, il Grande Nulla.

Però funziona: per un’anomalia tutta italiana, raccoglie consensi ovunque, mentre il FU centro sinistra non è che gli prepara ogni volta la strada, no, gliel’asfalta pure e gli piazza anche guardrail e la segnaletica.

Ogni volta che Zingaretti apre bocca, mille o millecinquecento voti si spostano a destra.

Non ce la fanno, a sinistra, nelle stanze dei bottoni, a capire che devono levarsi di torno, fare spazio ai tanti giovani capaci, competenti, rampanti alla Bernard Dika, giusto per fare un esempio ormai abbastanza noto. No, niet, non si può, il potere geriatrico è ancora saldamente in mano agli (scarsamente) sognatori ombelicali.

E si continua a perdere, come previsto e predetto e come succederà ancora.

Il Felpato ringrazia, tutto grasso che cola, lui è il Grande Nulla, ma se come avversario ha il Piccolo Nulla, il gioco è fatto.

E giù tutti noi simpatizzanti delusi e orfani del FU centro sinistra a dirci addosso quanto siamo razionali e intelligenti e lavoratori e quelli sono beceri, ignoranti, rozzi, grevi eccetera eccetera …

Tutto quello che vi pare, ma continuano a vincere loro e vinceranno ancora, ergo, scusate, non ci sarà almeno qualcosina ina ina ina da cambiare?

Così, giusto per provare.

Facciamo un esempio “da bar” che una volta mi è stato snobbato perché parlavo troppo semplice (ricordo a lor signori che anche i frequentatori dei bar votano…) e prendiamo Mancini, sì, il grande calciatore, il Mancio nazionale ora CT appunto della Nazionale di calcio.

Ha guardato in faccia molti dei “vecchi” e, per dirla come si dice in molte parti di Sardegna (ma si capisce benissimo ovunque) e ha detto loro:

<< A casino. >>

Poi ha guardato nei vivai delle squadre di serie A, perché ne capisce, ha voluto fortemente dei giovani talentuosi e con la voglia di farsi valere e toh, l’Italia calcistica piace di nuovo, stadio pieno, ascolti record e vittoria bella.

Incredibile, vero?

In pratica ha pensato, Mancini, che con giocatori bravi, giovani e forti, che corrono pure, magari qualcosa la si portava a casa.

Che genio!

Capito Zingaretti, PD e FU Centro Sinistra?

Mettere in squadra persone valide e con carisma no, guai eh?

Ah già, ma che ve lo dico a fare (sì, la citazione è proprio da “Donnie Brasco”) voi mica li frequentate i bar dove potreste trovare – non sia mai – la gente comune, le persone che hanno problemi veri, seri, grossi e magari cercano un istante di “staccare la spina” bevendosi una birra, no, voi no, voi siete ancora rinchiusi nei salottini ovattati a bere Chardonett in flut di cristallo del costo di uno stipendio medio l’uno…

Quindi se ancora non ve ne siete accorti, quella che ERA la vostra gente vota il Felpato e lo voterà ancora, in massa, finché quando sarà ormai troppo tardi (lo è già da tempo, ma niente, siete sordi con volontà ferrea di restarlo) qualcuno si sveglierà (non del tutto, può far male) e si renderà conto di NON ESISTERE PIU’.

Arrivederci a dopo le Europee, quando il Grande Nulla sarà ancora più forte, forse più forte che mai, anche, se non soprattutto, non per merito suo ma per la vostra INEDIA.

Davide De Vita

Perché Massimo Zedda

Massimo Zedda candidato presidente regione Sardegna 2019

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché.

Perché votare Massimo Zedda e chi lo sostiene, per esempio?

Sarebbe facile rubargli lo slogan e scrivere

<< perché è tutta un’altra storia >>

Ma sarebbe troppo e rischierei il plagio.

Come sempre, invece, alcune doverose premesse.

Massimo Zedda non è il salvatore della patria, o dell’isola, così come non lo è stato nessun altro fino adesso e di sicuro non fa miracoli, però è attualmente colui che esprime idee, progetti e programmi che più si avvicinano a come la penso.

La coalizione che lo sostiene ha tante anime, come capita spesso, così tante che, come sanno i diretti interessati, ho avuto e avrò difficoltà nell’esprimere le mie preferenze, a causa delle regole del voto disgiunto e altre leggi che, se infrante, inficerebbero il mio voto.

Mi limiterò quindi ad una sola, chi mi conosce e la diretta interessata lo sanno.

Non credo che i gravissimi problemi che da troppo tempo stritolano la Sardegna saranno risolti dall’oggi al domani (dalla recentissima e ancora in discussione “questione latte”, alla spaventosa situazione della sanità (bisogna avere il coraggio di ammetterlo), all’altrettanto tremenda questione lavoro – che non c’è – ai trasporti inadeguati, alla NON continuità territoriale, alla questione scuola mettendoci dentro tutto, non solo per quanto riguarda gli studenti, ma anche i docenti, i precari, gli stessi edifici e aggiungete quello che sappiamo tutti e forse qui, in questo momento mi sfugge) come qualcuno ha millantato dall’altra parte ultimamente, ma penso ci si possa muovere meglio e proprio sulla scia di quanto Zedda ha fatto a e per Cagliari. 

Ci sono, inoltre, delle potenzialità inespresse – o quasi – che ancora non siamo riusciti a far esplodere come in tanti avremmo voluto, il primo tema che mi viene in mente è quello del turismo sostenibile col quale stiamo facendo i primi, timidi passi qui nella macro-provincia del Sud Sardegna, che in sigla è “SU” ma in realtà, ancora, sa tanto di “GIU’”.

Non ci saranno miracoli, dunque, però credo che la strada, la direzione, la rotta che Massimo Zedda una volta eletto seguirà vada nella giusta direzione.

Un altro dei motivi che mi spingono a votare e votare in questo modo è che ho gli anni che ho (57) e per troppo tempo durante la mia vita sono rimasto a guardare, lasciando che altri decidessero per me: non mi va più, non è giusto, ho una mente che grazie al Cielo funziona ancora, la uso e la userò finché mi sarà possibile.

Agli amici del PD: voterò una donna espressione sì del partito, ma per la persona in sé, non per la sua tessera.

Così come voterò Massimo Zedda anche perché NON è espressione del PD attuale.

Questo vorrei fosse chiaro, perché ahimè non vedo ancora (perdete voti ovunque per questo motivo) quel bagno d’umiltà che le persone vi chiedono. 

So che il parlar semplice l’avete dimenticato, ma vi si chiede, in buona sostanza e poiché pare non lo vogliate capire,  di andare in pubblico e dire:

<< avete ragione, in molte cose abbiamo SBAGLIATO e ci siamo allontanati da voi >>

Questo, in parole semplici, vi chiede l’elettorato e vi chiedo anch’io, ma mai “orecchie da mercante” furono più emblematiche delle vostre. 

Credo proprio dovreste farlo, riprendendo ad usare non solo il linguaggio delle persone semplici, ma tornando tra loro, ad ascoltarle sul serio facendovi carico dei problemi reali, di ogni giorno.

Non continuando a rinchiudervi in anguste stanze – o salotti sempre più borghesi, per usare un termine a voi noto, dove vi ritrovate sempre in meno ad usare paroloni che capite solo voi mentre vi rimirate l’ombelico.

Mi permetto di dirvi questo proprio perché vi ho votato spesso, ma la deriva l’ho cominciata a denunciare anni fa, in tempi non sospetti e mentre tante delle mie aspettative venivano puntualmente deluse.

Certo, non ho un gran nome e la redazione di un prestigioso giornale o una grossa casa editrice alle spalle, ma sono un elettore come tanti altri, quindi penso, parlo e scrivo.

Scelta vostra dunque, altrimenti io e altri milioni di elettori – come è già successo – letteralmente continueremo a

Lasciarvi perdere.

Con la speranza, invece, che davvero questa volta, sia …

Tutta un’altra storia.

In bocca al lupo a tutti noi.

Davide De Vita.

 

Mauro Usai sindaco di Iglesias: i primi cento giorni.

 

Mauro Usai foto intervista ottobre 2018

Mi riceve puntuale nel suo ufficio, il giovane sindaco di Iglesias Mauro Usai, a circa cento giorni dalla sua elezione. Ci spostiamo dalla saletta principale, più di rappresentanza, ad una adiacente meno informale, dove ci sediamo intorno ad un tavolo ingombro di carte e documenti, che nel corso dell’intervista mi mostrerà più volte, a seconda dell’argomento affrontato. È in maniche di camicia – Obama ha fatto scuola ovunque – e mi guarda dritto negli occhi: glielo faccio notare e gli dico che per un politico quale lui è ormai da tempo, non è scontato.

Questo primo cittadino – espressione del PD ma con una grande vocazione alla critica e all’indipendenza di pensiero, come vedremo più avanti – non siede, metaforicamente parlando, su una poltrona comoda.

Cominciamo così l’intervista seguendo uno schema che presto andrà bonariamente a farsi benedire, perché domanda su domanda l’uomo si infervora e spazia a ruota libera, partendo dai temi più attuali, caldi e appunto “scomodi”.

Sanità, disoccupazione, povertà.  

<< L’argomento sanità mi fa incazzare (usi pure questo termine, l’autorizzo). Non è un discorso demagogico, perché siamo stati l’unica comunità a dire sì alla riforma sanitaria, di cui non chiediamo altro che la vera, reale e piena applicazione, che invece non c’è mai stata. Il polo unico ospedaliero Iglesias – Carbonia dovrebbe essere degno di chiamarsi DEA di 1° livello [1], ma come tutti sappiamo e purtroppo vediamo ogni giorno così non è. Si tratta di una battaglia che continuo a combattere ogni giorno e alla quale tengo moltissimo, non c’è giorno che non mi scontri contro qualcuno dell’Amministrazione Regionale in merito. Non è possibile che un presidio ospedaliero chiuda nel fine settimana, così come non è accettabile che non si possano ottenere in un’ora delle analisi d’urgenza ma si debba aspettare un giro vizioso che va e torna da Carbonia, con disagi enormi per chi già è sofferente di suo. Ripeto, è una battaglia continua che ho intenzione di proseguire, è troppo importante per i cittadini.

La disoccupazione e la povertà, indissolubilmente legati, sono invece temi che mi fanno soffrire, soprattutto perché, almeno in questo caso, degli strumenti per provare almeno a contrastarla esistono ma sono o male interpretati o male applicati. Mi riferisco per esempio al REIS, per esteso Reddito di Inclusione Sociale che non ha niente a che fare col più noto “reddito di cittadinanza” di cui si parla tanto. Credo che sulla carta questo strumento sia molto valido, in quanto prevede appunto l’“inclusione” in realtà produttive o di interesse sociale, con una sorta di avviamento e formazione, quando occorre, alle stesse attività verso le quali si intende indirizzare il o la richiedente aiuto. Manca però – purtroppo – il personale per compiere per intero questo percorso, in quanto normalmente si arriva al più facile compromesso di dare e ottenere un semplice sussidio economico, snaturando lo strumento e scivolando pericolosamente verso il mero assistenzialismo. >>

La visione della città.

<< Essendo stato presidente della Giunta Comunale nella passata amministrazione non mi sono estranei né questi uffici né le dinamiche amministrative, ma mi sono chiesto spesso, durante quel periodo “cos’avrei fatto da sindaco”. Ora lo sono e credo che una delle tante priorità sia stata curare l’aspetto e il decoro urbano; credo infatti che Iglesias possa e debba essere un gioiellino, ma deve esserci, in parallelo con l’impegno che l’amministrazione comunale come squadra ci sa mettendo, anche la maggiore consapevolezza del singolo cittadino. In quest’ottica, per esempio, abbiamo riattivato la fontana all’ingresso di Iglesias prima del viale Villa di Chiesa, riaperto al pubblico la torre Guelfa, per parlare di piccole cose, ma – nell’ambito del vero e proprio decoro urbano – ci siamo visti costretti all’installazione delle telecamere di sorveglianza per combattere quello che potremmo definire il malcostume del “sacchetto selvaggio”. Proprio queste telecamere (ce ne sono altre in via di installazione e attivazione, alcune si chiamano “Scout” e funzionano con dei sensori di movimento, prima cioè filmano e poi fotografano) ci hanno permesso di individuare senza ombra di dubbio i “lanciatori” che, paradossalmente, a verifica si sono rivelati del tutto in regola (per la maggior parte) con il pagamento della tassa sui rifiuti, come se questo potesse giustificare il “faccio come mi pare”, a discapito della reale differenziazione, che a danno dell’intera comunità non è più virtuosa e proprio per questo peserà parecchio sulle prossime bollette. Mi dispiace, ma è proprio così. >>

Grandi opere.

<< Abbiamo ripreso in mano la programmazione dell’Amministrazione precedente, per esempio per quanto riguarda la realizzazione del Centro Intermodale. C’erano ostacoli burocratici quasi infiniti da superare, così spesso mi sono ritrovato personalmente a farmi firmare dal funzionario di turno il documento che impediva questo o quello. Ora siamo in grado di affermare che manca proprio un ultimo passo, da approvare in giunta, relativo all’estensione del procedimento di Verifica di Impatto Ambientale (VIA), dopo il quale potremmo finalmente affidare ad una nuova ditta (quella che c’era prima è fallita) che riprenda in concreto i lavori. Parliamo, per essere chiari, di un milione e mezzo di euro in ballo.

Molti di più, invece, ma dobbiamo aspettare il bilancio, sono in gioco per la bonifica del Rio San Giorgio, alla quale teniamo ugualmente moltissimo: qui parliamo di 43 (quarantatré) milioni di euro.

Turismo.

<< È ancora uno dei cavalli di battaglia di questa amministrazione, che ci crede moltissimo; i risultati ci danno ragione, dati alla mano: solo grazie alle presenze – accertate dai dati ufficiali – a Porto Flavia, infatti, siamo arrivati a poco meno di novemila (ottomila settecento circa) biglietti staccati in un mese, per un totale di sedicimila presenze in tre mesi. Questo in controtendenza con il resto della Sardegna, dove un po’ ovunque s’è registrato il segno “meno”. C’è moltissimo lavoro dietro questi dati, per esempio l’accordo col Parco Geominerario per la gestione “coordinata” appunto del sito di Porto Flavia e per una più oculata e condivisa gestione dei costi. Non posso – e mi dispiace – dire lo stesso per gli altri due siti che potremmo (sarebbero fruibili anche ora, ma preferiamo aspettare che le cose siano più chiare e, senza mezzi termini, meno onerose per il comune) proporre sul mercato turistico, cioè la Grotta Santa Barbara e la galleria Villamarina di Monteponi. Puntiamo infatti ad un chiarimento definitivo con Igea, che attualmente gestisce i siti, al loro effettivo passaggio al Comune insieme ad una riperimetrazione delle due concessioni minerarie.>>

Politica nazionale, crisi della sinistra.

<< Che la sinistra soffra di una grave crisi non lo scopro io e non lo scopro oggi. Certo, ho visto le due piazze di Roma e Milano ieri (si riferisce alle manifestazioni contro il razzismo in Lombardia e in genere contro il governo attuale a Roma del 30 settembre, n.d.c.) gremite e tinte di rosso come non si vedeva da tempo, ma personalmente non credo sia quella la strada giusta. Ho sempre creduto e affermato che un partito, proprio come dice la parola, debba rappresentare una parte. Questo si è smarrito, si è tradita la nostra identità. A mio avviso le cose da fare sono due: rinnovare completamente l’attuale dirigenza e invertire l’agenda politica, mettendo al primo posto i poveri e non la Confindustria, che corteggiata da Renzi è andata poi ad appoggiare la Lega. Papa Francesco insegna e, paradossalmente, sembra una delle poche voci autorevoli che oggi dicono ancora “cose di sinistra”. Oppure, seguire sia i poveri sia la Confindustria, ma privilegiando i primi. >>

Il futuro politico di Mauro Usai.

<< Guardi, come ogni politico non nego di pensarci e magari un pizzico d’ambizione c’è, non sarebbe normale il contrario, ma l’impegno che richiede Iglesias è grande e non posso permettermi di distrarmi. Sto anche cercando di rendere più trasparente il nostro operato (intendo mio e della squadra, senza la quale ben poco potrei fare e che quindi ringrazio anche qui) con mezzi non convenzionali come per esempio i social dove stiamo comunicando quanto facciamo. Vede, prima di diventarlo mi sarebbe piaciuto fare il sindaco. Oggi mi piacerebbe riuscire a farlo bene: sto provando in questo senso a fare del mio meglio. >>

Davide De Vita

[1] Il dipartimento d’emergenza e accettazione (detto anche dipartimento emergenza-urgenza in acronimo, rispettivamente, DEA o DEU), in Italia, indica un dipartimento di una azienda ospedaliera.

Svolge funzioni di pronto soccorso, e comprende varie unità operative incentrate sulla cura del paziente in area critica. L’obiettivo del DEA è creare un’integrazione funzionale delle divisioni e dei servizi sanitari atti ad affrontare i problemi diagnostico-terapeutici dei pazienti in situazioni critiche.

Esso è perciò organizzato con un modello multidisciplinare che riunisce, nella stessa struttura, personale specialista in ambiti diversi. È quindi costituito da unità operative omogenee, affini o complementari, che perseguono comuni finalità e sono tra loro interdipendenti, pur mantenendo le proprie autonomie e responsabilità professionali.

Mauro Usai è il sindaco di Iglesias

Mauro Usai campagna elettorale ballottaggio San Benedetto giugno 2018

Buongiorno (o quel che vi pare, non so a che ora leggerete) e chiediamoci un perché.

Perché Mauro Usai è il nuovo sindaco di Iglesias? 

Dopo una campagna elettorale aspra ed un turno di ballottaggio molto più combattuto di quanto ci si potesse aspettare, Mauro Usai è il nuovo sindaco di Iglesias (52,08% contro il 47,92% di Valentina Pistis); molto triste il dato sull’enorme numero di astenuti, in pratica più del doppio dei votanti: undicimila cento quindici su ventiquattromila aventi diritto in città. Sono cifre allarmanti che testimoniano l’incontestabile disaffezione di tantissimi per la politica a vari livelli, cominciando proprio dal più vicino… Alla porta di casa.

Comunque sia la maggioranza di chi ha votato (ricordiamo che nel ballottaggio sarebbe bastato anche un solo, singolo voto in più dell’avversario per vincere) ha eletto Mauro Usai, che è il più che legittimo nuovo sindaco di Iglesias.

Ho il piacere e l’onore di riproporre qui un’intervista che mi rilasciò circa un anno e mezzo fa, in tempi assolutamente non sospetti, quando non gli passava nemmeno per la testa un’eventuale candidatura alla carica di primo cittadino di Iglesias.

Nonostante questo, rileggere oggi le sue parole non fa che confermare la coerenza di questo ragazzo, chiamato a misurarsi con problemi gravissimi – che non ha mai negato – per provare a risolvere i quali ha comunque le idee chiare e progetti concreti.

L’intervista.

È impegnato, Mauro, nel senso che il termine aveva negli anni settanta, quando lo erano anche i cantautori. Però vive, studia ed è politicamente attivo nel presente, nel “qui ed ora” come ribadirà spesso durante la nostra chiacchierata. Mauro è Mauro Usai, ventottenne presidente del consiglio comunale di Iglesias da due anni e mezzo (consigliere comunale più votato in assoluto) e da più d tre anni segretario regionale dei giovani del Partito Democratico. Impegnato, si diceva, ma anche molto disponibile: l’appuntamento è fuori dalla sede del Partito, all’interno della quale lo vedo parlare di rientro dal viaggio a Roma, dove ha reso omaggio alla salma di Pietro Ingrao. Da fuori non si sente ciò che dice – ne avrò un esauriente riassunto poco più tardi – ma l’atteggiamento, la determinazione e la convinzione del suo argomentare sono palesi. Ci “crede” e si vede.

Puntuale, lascia la sezione e mi raggiunge, quindi cominciamo, anzi, comincia lui.

<< Una volta si sarebbe detto che sono “nato in una sezione” >>

attacca, facendo riferimento al fatto che il padre, Siro, attivissimo in politica, prima col Partito Radicale, poi dirigente dei Democratici di Sinistra, persona molto nota ed apprezzata ad Iglesias, fece respirare quell’aria a lui e a suo fratello Fabio fino alla sua prematura scomparsa nel duemilauno.

<< Sì, in un certo senso posso definirmi “figlio d’arte”, ma in quel periodo ho avuto un grande sostegno anche dallo scoutismo i cui principi, per esempio quello del “servizio” o “cercare di lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato” ho cercato di non dimenticare, anche in politica. >>

La domanda successiva è inevitabile:

<< Come Renzi? >>

<< No, Renzi non mi piace, ho votato per Bersani a suo tempo, mi sembrava e lo considero ancora molto più serio. Però è innegabile che Renzi, con tutti i pro e i contro, abbia restituito prestigio e credibilità all’Italia nel panorama europeo oltre aver ridato un minimo di speranza al Paese, gli ultimi dati stanno confermando un – seppur minimo – accenno di ripresa. >>

In teoria l’argomento avrebbe dovuto essere “il futuro dei giovani”, ma arginare Mauro è difficile. Mi spiega che è “molto adirato” (ha usato un altro termine, più diretto …) con i suoi coetanei, perché in tanti, troppi, percepiscono la politica come la somma di inciuci, manfrine e compromessi, mentre per lui significa

<< coniugare le istanze di tutti per raggiungere il bene comune.>>

Aggiunge che la politica

<< È una sola, dove servono l’esempio, l’umiltà e la conoscenza degli argomenti che si intendono affrontare. Per questo ho qualche perplessità ad accettare frasi come quella di Grillo nella quale si afferma che anche una casalinga può fare la contabile del Parlamento. >>

Si spinge oltre, questo giovane politico al quale, pochi mesi fa, hanno incendiato l’auto dopo una lunga serie di minacce a lui e al fratello, a scopo palesemente intimidatorio.

<< A proposito di soldi, sono anche favorevole al finanziamento pubblico ai partiti, ma questi dovrebbero impegnarsi a fare “formazione”, come faceva il vecchio PCI quando, nelle sezioni, insegnava a leggere e a scrivere agli operai. >>

Gli faccio notare che quanto afferma potrebbe essere considerata una visione “antica” ma lui ribatte che è il suo pensiero, anzi si spinge oltre e, tornando all’argomento che sarebbe dovuto essere il filo conduttore della chiacchierata, aggiunge

<< Non cedo all’odierna visione distorta della politica: il peggio che un ragazzo oggi possa fare è farsi manovrare, non pensare con la propria testa. Dicono, a me e ai miei coetanei, che “siamo il futuro”: non lo accetto, questo significa solo rimandare. Siamo il presente, dobbiamo agire qui ed ora. Il risorgimento, l’unità d’Italia, l’hanno fatto ragazzi anche più giovani di noi, nel loro presente. Aspiro all’“armonia”, nel senso di mettere ognuno nelle condizioni di avere le stesse occasioni. Anche per questo ho promosso ed è nata la “Consulta dei Giovani”, una specie di “Consiglio Comunale dei Giovani”, alla quale partecipano già circa un centinaio di persone, istituita con statuto e istituzione ufficiale del Comune di Iglesias. Tra i suoi scopi la promozione delle politiche giovanili. Tra le manifestazioni invece mi preme ricordare la N2Week, cioè la settimana della “Numero 2” (è una scuola con un cortile purtroppo abbandonato per anni al degrado, n.d.c.) dove i ragazzi organizzano una settimana di sport, cultura, musica, arte (writers) con crescente successo. >>

L’ultimo, cruciale argomento, è il lavoro, che da queste parti proprio non c’è. Tra industria e turismo, come possibili fonti di occupazione, non sceglie ma abbraccia entrambi, anzi sottolinea che

<< Anche quella del turismo è un’industria, ma attenzione, non esiste un paese senza industrie. Quelle “tradizionali” però dovrebbero a mio avviso, magari sotto la spinta delle forze sindacali, investire molto di più sulla ricerca, ispirandosi, per esempio, ad alcune acciaierie tedesche che sono immerse nel verde. Ancora, sono per la compartecipazione degli operai agli utili delle industrie, proprio sul modello statunitense. >>

Mi dice tante altre cose, Mauro, che sconfinano nel troppo personale ed entrambi non riteniamo giusto riportare.

Sì, è proprio cresciuto, questo ragazzo, che agisce, vive e studia nel “qui ed ora”, ma mi perdonerà se, parlandoci, ho avuto la sensazione che lo stia comunque costruendo, un pezzettino di futuro.

Oggi, nella notte tra il 24 e il 25 giugno 2018, Mauro Usai è stato eletto nuovo sindaco di Iglesias.

Auguri, signor sindaco e… Buon lavoro!

Davide De Vita