Recensioni: “Prima che gridino le pietre”, padre Alex Zanotelli.

Prima che gridino le pietre immagine per blog

Buongiorno, buon anno e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, leggere (e capire bene) “Prima che gridino le pietre” non è diventato ormai necessario, ma indispensabile?

Perché quest’urlo di “santa collera” (cit.) di padre Alex Zanotelli è illuminante, smentisce ancora una volta tutte le menzogne che ci sono state propinate in questi ultimi anni, ultimi mesi, con dati alla mano raccolti da chi, per decenni, “a casa loro” ci ha vissuto, la conosce, la ama pur devastata da secoli dalla cosiddetta civiltà dell’uomo bianco occidentale (ma non solo).

Il libro comincia col racconto di una miniera di sale controllata dai francesi (sì, i nostri “cari cugini d’oltralpe” …) nel diciannovesimo secolo. Lì erano les italiens a vivere nelle baracche, ad essere sfruttati ai limiti della schiavitù, ad essere accusati di puzzare e di essere sempre ubriachi oltre che pigri… Beh, prendete tutte, proprio tutte le accuse che oggi rivolgiamo agli immigrati e calatele in quel contesto: ora avete il quadro completo, preciso. Aggiungete poi il diffondersi di una falsa notizia di un gravissimo crimine (poi rivelatasi assolutamente infondata) e il gioco è fatto: l’odio esplose, ci furono morti, una strage.

Questo è quanto: l’odio non porta ricchezza, non è di certo portatore di pace, genera soltanto altro odio e violenza sempre più feroce.

“Casa loro”, dicevamo.

A “casa loro”, l’Africa, la schiavitù, quella proprio delle navi negriere, delle catene, degli indicibili inferni, l’abbiamo portata noi, bianchi “civili” e “bravi cristiani”, spesso giustificandola citando la Bibbia… Beh, a loro e ai loro discendenti questa cosa (chissà come mai… ) non è andata giù, è rimasta come un marchio indelebile nell’anima che li ha sempre fatti sentire – mentre noi gettavamo benzina sul fuoco e magari anche un bel po’ di loro stessi – inferiori.

Noi, invece, cari signori, tutti quanti, tutta l’umanità, dall’Africa discendiamo: l’uomo come lo conosciamo è nato qui. Solo questo dovrebbe farci riflettere e non poco, in un mondo ideale…

Questo però non è un mondo ideale: questo è un mondo dove l’Africa, da sempre, è il grande magazzino gratuito (o quasi) dell’Occidente industrializzato, ma non solo: anche gli stati arabi e di recente i cinesi (che stanno comprando vastissime aree di territorio a prezzi stracciati) se ne sono accorti e si servono comodamente, prendendo quello che vogliono.

Avete un cellulare o un pc?

Se state leggendo queste righe, evidentemente sì. Ne scrissi tempo fa, ne hanno scritto in tanti prima di me e ne scriveranno ancora: la maggior parte di questi apparecchi è costruito col coltan, una sorta di silicio indispensabile per il loro funzionamento.

Questo materiale è estratto da bambini e bambine, uomini e donne ridotti in schiavitù (sì, ancora oggi duemila diciannove appena cominciato) dai signori della guerra che controllano le aree nelle quali si trovano le miniere a cielo aperto e che lucrano vendendolo ai grandi colossi occidentali, inutile fare i nomi delle varie aziende, non ne manca una.

Ci sono poi l’uranio, il legname pregiato, l’oro, i diamanti, il petrolio

Per non parlare del fantastico sbocco del traffico d’armi internazionale: anche all’interno di uno stesso stato africano (di tanti di essi…) ci sono varie fazioni, i cui eserciti più o meno raffazzonati hanno – tutti – fame di fucili mitragliatori automatici e mine antiuomo (giusto per fare qualche esempio).

Armi che molto spesso, vista l’altissimo tasso di mortalità in generale, non solo infantile, finiscono tra le mani dei bambini-soldato.

All’Occidente questo stato di cose fa comodo, è sempre stato così: le nefandezze commesse “a casa loro” da noi italiani (“brava gente”?) in Etiopia, Eritrea, Somalia non sono state dimenticate. Non sono stati da meno però francesi, inglesi, tedeschi, belgi. Tutti hanno preso, depredato, stuprato, incendiato, distrutto tutto ciò che volevano e in certi casi continuano a farlo impunemente. Chi osa opporsi a questo stato di cose, oggi, è torturato, stuprato, ucciso insieme a tutta la sua famiglia…

Ecco perché scappano da “casa loro”: quella è casa loro.

Non ditemi che non sareste contenti anche voi di essere violentati, abusati, torturati davanti a vostra madre e alla vostra famiglia intera mentre a tutti loro viene tagliata la testa e altre parti del corpo, a “casa vostra”, no?

Mi raccomando, non vi venga in mente di fuggire (e perché?), potreste sempre sperare nell’aiuto “a casa vostra” di un Salvini di turno…

Padre Zanotelli è cristallino anche su questo:

o la Lega di Salvini (ma anche la Lega prima di lui) o il Vangelo.

Non c’è scampo, per chi ha ancora una coscienza.

Non evita di puntare il dito anche contro la “sua” Chiesa, colpevole, con i suoi rappresentanti a vario titolo, di essersi voltata fin troppe volte “dall’altra parte”.

Perché, afferma ma sembra di sentirlo urlare, con quella “santa collera” di cui sopra:

<< Dio è schierato, è il Dio degli oppressi, degli schiavi, dei poveri. >>

Concetto che non stride nemmeno un po’ col messaggio evangelico.

Zanotelli, inoltre, riconosce a papa Francesco il merito di parlare apertamente di queste cose, di aver fatto discorsi importanti su questo tema.

Però lo vede solo, troppo solo.

Il testo prosegue descrivendo con dati, cifre, statistiche precise e non modificate a favore della propaganda in eccesso o per difetto (tutti dati verificabili da chiunque, basta volerlo fare davvero e ragionare con la propria testa…) la reale situazione dei più noti stati africani dai quali provengono i migranti.

I quali, in tutta Europa, sono un numero enormemente inferiore a quello che ci si vuole far percepire per incrementare la paura del “nero a chilometro zero” e con quel terrore, il consenso di chi ora è al governo.

Non manca di spiegare molto bene come funziona davvero il sistema inefficace dei centri di accoglienza diversi dal modello SPRAR, che invece ritiene sì anche quelli migliorabili, ma già un buon passo nella giusta direzione. Il libro andava in stampa mentre Mimmo Lucano, sindaco di Riace, veniva fermato con diversi capi d’accusa; il “modello Riace” però nel frattempo è diventato famoso nel mondo, mentre molti di quegli stessi capi d’accusa non hanno trovato fondamento giudiziario. Il tutto è ancora in corso, staremo a vedere.

Tornando al business dei migranti, Zanotelli spiega, dati alla mano, come quei famosi trentacinque euro per migrante finiscano invece sempre e per la maggior parte nelle mani di albergatori e “benefattori” senza scrupoli, che gestiscono questi “centri” (diffusi in tutta Italia, da nord a sud isole comprese) come facevano gli agenti delle “riserve indiane” nel West dei giovani Stati Uniti della fine Ottocento…

Dalla Storia, però, non vogliamo imparare mai.

Concludo con quella che nel libro è una “piccola premessa”:

<< Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr), i rifugiati nel mondo sono sessantacinque milioni, l’86 per cento dei quali è ospitato nei paesi più poveri. Appena il 14 per cento si trova nell’Occidente ricco e sviluppato. Eppure l’Europa si sente sotto assedio, si sente invasa, reagisce con paura e ostilità, erge muri, srotola filo spinato, chiude i porti, respinge i migranti. Quella stessa Europa che pretende di essere l’esempio della civiltà tollera episodi di discriminazione e xenofobia. Gli italiani, emigrati negli anni in tutto il mondo, hanno dimenticato la loro storia, o fanno finta di non ricordarla. >>

Perché dunque leggere e comprendere bene questo libro è indispensabile?

Perché, tra le altre cose, è uno degli strumenti pacifici che abbiamo per difendere il futuro prossimo, prima che gridino le pietre.

Il 23 e il 26 maggio 2019 ci saranno le prossime elezioni europee.

“Prima che gridino le pietre – manifesto contro il NUOVO RAZZISMO”, padre Alex Zanotelli, chiarelettere, 2018

Davide De Vita

 

Silvia, le altre, il fuoco e gli insulti.

Silvia e incendio

Buonasera e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, non parlare anche qui di Silvia Romano? Sì, la cooperante rapita che, solo per aver scelto di fare ciò che voleva, per cui si era preparata (laureata – a 23 anni – in Mediazione Linguistica per la Sicurezza e Difesa sociale al “CIELS”, Centro di Intermediazione Linguistica Europea) ed essere stata rapita probabilmente proprio in quanto simbolo, ha ricevuto tanti di quegli insulti sui social da riempire pagine intere.

Insulti. Minacce, volgarità irripetibili.

Silvia, che non ho il piacere di conoscere, era ed è però una volontaria.

Ha ventitré anni, è una persona adulta, vota.

Ha fatto una scelta e, come hanno fatto notare in tantissimi, pensate un po’, è andata – più volte, perché questa non era la prima – “ad aiutarli a casa loro”.

<<Non va bene. >> dicono e scrivono, magari gli stessi che un minuto prima dicevano e scrivevano << Bisogna aiutarli a casa loro. >>

Mi chiedo: questi che dicono e scrivono sia << bisogna aiutarli a casa loro>> e << prima gli italiani >>, hanno mai fatto qualcosa di concreto, fuori di casa, lontano dai pc o dagli smartphone, che so, per il vicino di casa in difficoltà o per i propri genitori anziani?

Gesti concreti, come andare a fare la spesa per loro, o “sciocchezze” come passare qualche ora in loro compagnia?

Beh, qualche dubbio, permettetemi, ce l’ho.

E sono il primo pieno di difetti e peccati, sia ben inteso.

Il fatto è che pare non vada bene niente, in questo Paese, mai.

Se qualcuno si permette di darsi da fare, in prima persona, consapevole di rischiare anche la pelle (vi rimando alla laurea di questa ragazza…) è una cretino, per non dire altro che tanto l’hanno già detto.

Tra le altre cose, bisogna dirlo, è donna.

Per molti cerebrolesi (uso una metafora, non voglio in alcun modo offendere chi lo è davvero) fallocrati che si masturbano sulla tastiera o con la tastiera non avendo nient’altro nella vita, essere donna è “palese condizione di inferiorità”.

Dove voglio andare a parare?

Qui: il signor (si fa per dire…) Gianfranco Zani, cinquantaduenne di Sabbioneta, poiché la moglie voleva lasciarlo, ha dato fuoco alla casa dove stava lei, uccidendo il figlio undicenne per soffocamento da fumo. L’uomo aveva ricevuto un divieto ad avvicinarsi alla casa familiare quattro giorni prima dal gip di Mantova.

Cosa c’entra questo con la vicenda della cooperante rapita?

A mio modestissimo modo di vedere, moltissimo.

Sono facce diverse della stessa medaglia, la prima espressa con insulti, ingiurie e volgarità contro chi, donna, ha avuto il coraggio delle proprie scelte, la seconda espressa col fuoco, contro chi – donna – ha avuto l’enorme coraggio di ribellarsi ad una situazione evidentemente insostenibile.

Chi paga?

Le donne, sempre e comunque, da millenni.

Facciamo – noi “uomini veri, duri e puri” – tanto i gradassi, ma se ci viene sbattuto in faccia un bel “no” secco e deciso, non lo accettiamo, riprendiamo la clava e ammazziamo, bruciamo, stupriamo magari pure in branco, ovunque a prescindere da provenienza geografica, religione, etnia…

In molti – non tutti, grazie al Cielo – ci siamo evoluti sono in coglioneria.

Se poi, visto che ci siamo, diffondiamo ignoranza, falsità e odio, tanto meglio, il “brodo primordiale di ritorno” è prossimo ad essere servito di nuovo, chi se ne frega dei posteri, che tanto non li conosceremo mai e i nostri debiti – ah! I nostri debiti … – li pagheranno loro…  

Non mi va di parlare di “femminicidio”: sono assassinii, brutalità senza fine che stanno diventando così frequenti da fare a malapena notizia, ci siamo abituati, non ci indigniamo più per niente, se non quel quarto d’ora o più durante il quale anche noi pestiamo sui tasti per aggiungere un “like” o condividere il post del momento…

Abbiamo perso il contatto con la realtà e il mondo corre in direzioni che non riusciamo più a comprendere, ma che purtroppo lasciano dietro terribili scie di sangue, quello verissimo…

Fino al prossimo argomento del giorno…

Su Gramellini solo qualche riga, poiché oggi è uscito un nuovo suo articolo in cui il giornalista prova a “correggere il tiro”: ora io non sono nemmeno pubblicista, ma se è stato costretto a farlo, viste le reazioni furiose dei lettori, evidentemente qualcosa che proprio non andava nel primo doveva esserci…

P.S.: al momento in cui scrivo la polizia keniota si dice fiduciosa nel ritenere possibile una conclusione positiva della vicenda Romano, vista la collaborazione della popolazione e gli arresti già effettuati di almeno quattordici persone probabilmente implicate nel sequestro.

Davide De Vita

Fonti:

https://tg24.sky.it/mondo/2018/11/21/kenya-silvia-romano.htm

https://milano.repubblica.it/cronaca/2018/11/22/news/mantova_da_fuoco_alla_casa_con_dentro_moglie_e_figlio_di_11_anni_il_bimbo_e_gravissimo-212337222/

 

Vedo “nero”: appello a chi ha già letto almeno dai cinquanta libri … In su.

atlete italiane staffetta

Libania Grenot, Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo, oro italiano nella 4 x 400 ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona.

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Sì, ma non restiamocene seduti qui davanti, al sicuro dietro lo schermo del pc o dello smartphone o dell’i-phone o quello che vi pare.

Chiediamoci non solo

Salvini: perché?

ma anche

Questo mondo: perché?”.

O anche:

perché una foto come quella postata in apertura fa ancora notizia, quando dovrebbe essere assolutamente normale e avere solo connotati sportivi, tra l’altro encomiabili?

Perché anche noi siamo responsabili, dove per “noi” intendo persone che nella vita hanno letto almeno dai cinquanta ai cento libri.

In su.

Siamo responsabili – fatte naturalmente le debite eccezioni, ci sono persone che non hanno mai smesso di impegnarsi e bisogna dargliene atto – di questo imbarbarimento globale, di questo impoverimento culturale, di questa regressione che altri chiamano “progresso” e/o “cambiamento” e invece non è altro che il trionfo assoluto della mediocrità.

Come sempre è la mia opinione personale, sempre opinabile, ma i presupposti perché vada sempre peggio ci sono tutti e noi, io per primo, siamo rimasti a guardare, naturalmente, come già scritto, ma lo ribadisco,  fatte le debite eccezioni.

Sono stato additato come intellettuale (mah…) schierato, “signor Ovvio” e tante altre belle cose, ci stanno tutte e le accetto, ma una parte di me, che prima sussurrava, ora grida:

<< Ti sei svegliato tardi, ora forse è addirittura troppo tardi. >>

Spero di no, ma decisamente adesso è impossibile restare a guardare, impassibili.

Mi ero scelto un ruolo passivo di osservatore, poi mi sono schierato, apertamente, liberamente e democraticamente.

Spero, nel piccolo, non troppo tardi.

Per questo bisogna scrivere non solo qui ma cercare il contatto diretto con le persone che la pensano diversamente e tentare il dialogo, sempre.

Chiedere addirittura scusa (già fatto più volte), se serve: il fine ultimo è troppo più importante del nostro piccolo orgoglio personale.

Perché, se non proviamo a contrastare l’onda ignorante, retrograda, xenofoba, neanche troppo cripto-autarchica ci ritroveremo in una situazione che ahimè non solo questo Paese ma l’Europa intera ha già conosciuto; e già l’Europa come idea stessa sta scricchiolando parecchio …

Come si fa?

Bella domanda.

Una delle prime idee che mi è venuta in mente è: bisogna indossare il saio dell’umiltà – chi già lo indossa ne indossi uno ancora più “efficace” e cerchi di avere infinita pazienza… – e cerchi, usando le parole più semplici di cui è capace, di diffondere la cultura accumulata in tanti anni e che non può e non deve essere fine a sé stessa, ma appunto condivisa, un po’ come il pane evangelico.

Bisogna arrivare a far capire alle persone che l’ignoranza non è una cosa bella ma un’arma con la quale i leader attuali non stanno facendo altro – come sempre nella Storia – che prenderle per il culo in modo da mantenere il potere il più a lungo possibile, a loro stesso danno.

Com’è stato già detto e scritto più e più volte,

l’ignoranza è proprio la più grande e pericolosa arma di distrazione di massa

mai concepita dall’uomo, fin dalle origini della civiltà.

Contrastarla è quindi, oggi, compito sempre più ingrato e difficile, ma ora o mai più.

Ci costerà dunque abbandonare il linguaggio un po’ snob che – confessiamolo – utilizziamo spesso e ci fa sentire tanto superiori, ma adesso siamo fuori moda, adesso c’è un ministro che si vanta di non leggere da tre anni…

A me non va giù che continuino a morire centinaia, migliaia di persone nel Mediterraneo così come non va giù che ci siano più di cinque milioni di persone di nazionalità italiana al di sotto della soglia di povertà, ma non credo assolutamente che il primo problema sia la causa del secondo, non c’è riscontro nemmeno temporale in questo.

Non mi va giù lo stesso, per esempio, che non sia riconosciuto il reato di tortura, ma nemmeno che la Polizia e le forze dell’Ordine non abbiano personale e mezzi adeguati: come in tutte le cose, a mio modo di vedere, manca equilibrio nelle scelte e nelle decisioni, ai vari livelli.

Quindi è il momento, se già non è troppo tardi, ripeto, di usare ciò che sappiamo per cambiare il mondo sul serio, cominciando pezzettino per pezzettino, persona per persona, a spiegare con pazienza ciò che sta realmente accadendo; cito il grandioso film “Philadelphia”:

spiegarlo come se si fosse davanti ad un bambino di quattro anni”.

Potrebbe essere l’ultimo tentativo di salvarci tutti: dopo, sarò pure l’ennesima “Cassandra”, ma vedo nero, in tutti i sensi, tranne quello odiato dal leader leghista.

Con la forte speranza di sbagliarmi

Davide De Vita

Conoscenze di base? Zero. (la bufala della “prossima introduzione” delle cifre arabe che, invece, usiamo già da secoli)

Zero

Buongiorno e chiediamoci un perché.

So di non essere letto da molti che dovrebbero essere i veri destinatari di questi pezzi, però scrivo lo stesso nella speranza che qualcuno, di voi che mi leggete e ringrazio infinitamente per il tempo che mi dedicate, conosca qualcun altro che non mi legge, gliene parli, questi lo dica a qualcun altro e così via, fino a…

Raggiungere i suddetti soggetti.

Certo, recita un vecchio adagio che chi vive sperando non muoia proprio benissimo, però ci provo lo stesso, che volete, sarò l’ultimo dei romantici o dei sognatori, o tutt’e due, chi lo sa, fate voi.

Arriviamo al dunque: perché un esagerato numero di persone, tutti evidentemente tastieristi (da pc e/o smartphone) compulsivi e con tanto tempo a disposizione, ha sfogato la propria rabbia repressa quando un buontempone ha postato su un social (non ricordo quale) la “sconvolgente” notizia che a breve a scuola si sarebbero introdotti i… Numeri arabi?

Semplice: perché, purtroppo, l’ignoranza è sempre più diffusa, dannosa, insensibile allo spirito critico e anche al semplice buon senso.

Probabilmente avete già sentito parlare di questa storia, in ogni caso ne ha scritto Gramellini stamattina e il suo articolo è stato riportato da Radio24, la radio de ilSole24ore.

Fatto sta, lo ricordiamo ma sono cose che – un tempo era così, oggi non ne sono sicuro – si dovrebbero sapere dalle elementari, usiamo normalmente i numeri o cifre arabe sempre, tutti i giorni fin dal …

Decimo secolo, quando le imparammo da loro.

Come sempre (la ricerca mi è costata “addirittura” dieci secondi… Anche se ricordavo che la mia maestra ce lo insegnò a suo tempo, ma meglio fugare ogni eventuale dubbio) riportiamo cosa scrive mamma Wiki; ricordo ancora una volta, non mi stancherò mai di ripeterlo, che queste informazioni a loro volta sono presenti in quegli oggetti strani, fatti di carta, dimenticati, di forma rettangolare e pieni di cose scritte chiamati “libri” …

numeri arabi, anche conosciuti come numeri indo-arabici, sono la rappresentazione simbolica delle entità numeriche più comune al mondo. Sono considerati una pietra miliare nello sviluppo della matematica.

Si può distinguere tra il sistema posizionale utilizzato, conosciuto anche come sistema numerico indo-arabo, ed il preciso glifo utilizzato. I glifi più comunemente usati in associazione all’alfabeto latino sin dai tempi dell’era moderna sono 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9.

I numeri nacquero in India tra il 400 a.C. ed il 400 d.C. Furono trasmessi prima nell’Asia occidentale, dove trovano menzione nel IX secolo, ed in seguito in Europa nel X secolo. Poiché la conoscenza di tali numeri raggiunse l’Europa attraverso il lavoro di matematici ed astronomi arabi, i numeri vennero chiamati “numeri arabi“.

C’è di più: anche il concetto di “zero”, prima sconosciuto in Europa, ce lo insegnarono loro.

Lo zero (cf. arabo (sefr), ebraico אפס (éfes), sanscrito शून्य (śūnya), neol. greco μηδέν [inteso come nulla, niente]) è il numero che precede uno e gli altri interi positivi e segue i numeri negativi.

Dalla parola araba “sefr” o “sifr” secondo altre fonti, deriva la parola “cifra” tuttora in uso.

Purtroppo, questa ovvia ricerca – che dovrebbe essere superflua in un Paese che si ritiene alfabetizzato almeno per quanto riguarda le nozioni basilari della conoscenza – non è stata fatta dai signori di cui sopra, allarmati innanzitutto dalla “terribile” parola “arabi”.

Non è affatto un bel segnale, significa che un numero sempre maggiore di persone, in Italia,  non solo non ha più le minime conoscenze di base ma, ahimè, letteralmente non è più in grado di ragionareNon posso fare a meno di aggiungere che queste stesse persone hanno votato, votano e voteranno. 

Ancora, parafrasando un leit – motif molto usato ultimamente,  forse sarebbe meglio non solo “prima l’Italiano (inteso come lingua, anche quella assassinata quotidianamente da spietati serial killer di grammatica e ortografia)” ma anche tutte le altre materie andrebbero proprio come minimo… 

Ripassate.

Alla cultura araba dobbiamo anche, invece – è Storia, non un parere o un’opinione – le nozioni di base, tra le tante, dell’astronomia o dell’anatomia umana, per esempio…

Ricordarlo però – vabbé, saperlo proprio forse è chiedere troppo… – oggi non è di moda, non fa tendenza.

Sarà perché…

È vero?

Davide De Vita

 

 

Una scuola “social” ?

una scuola social photo

Buonasera e chiediamoci un perché. Perché, per esempio, non è giusto demonizzare i social e l’uso appropriato che ne fanno gli insegnanti? Ospito con grande piacere un pezzo dell’amica e collega scrittrice Giorgia Loi, insegnante con le idee molto chiare in merito. 

Una questione spinosa, quella dei rapporti virtuali tra docenti e studenti, sulla quale ora il governo vorrebbe addirittura mettere un diktat:

“vietato ai prof avere contatti Facebook e WhatsApp coi loro studenti”:

lapidaria e inopportuna, come al solito, la Fedeli e, sulla sua scia, alcuni presidi che con una circolare hanno categoricamente posto questo veto nei loro istituti.

Molti i pareri contrastanti.

Ora la vera domanda è: la scuola è “social” o è un mondo a parte che sta fuori dai portali a scandalizzarsi ed emettere sentenze, senza sporcarsi le mani e calpestare le piazze frequentate dai nostri studenti e figli per camminare con loro?

Con il dovuto rispetto per le opinioni di tutti, vorrei dire la mia.

Insegnare è anzitutto intessere relazioni, talvolta sapendo di dover espugnare fortini invalicabili. Come si può scegliere di prescindere a priori dall’utilizzo di certi linguaggi che caratterizzano i giovani?

Uso Facebook e WhatsApp quotidianamente per la mia professione. Li uso con l’entusiasmo che ogni giorno mi fa varcare la porta dell’aula. Li uso come strumenti insostituibili che mi consentono di intrecciare relazioni interessanti e proficue sotto il profilo educativo ed efficaci sotto l’aspetto didattico. Li considero una grandissima opportunità per “sfondare” letteralmente le pareti dell’aula creando un continuum nella relazione, che può davvero lasciare il segno.

O forse non lo lascerà, ma questo è secondario ed è la scommessa anche di tutte le altre risorse che abbiamo a disposizione. Creo gruppi chiusi che sono una vera e propria prosecuzione dell’attività d’aula, per dibattiti, riflessioni condivise su argomenti dei programmi o d’attualità, comunicazioni, esercizi, letture di approfondimento, suggerimenti, materiali vari. Non mi preoccupa affatto che i miei studenti leggano nella mia bacheca i post che pubblico, le riflessioni o i link che condivido, non ho motivo di tenerne oscurate delle parti: sono e penso nella piazza virtuale quello che di me vedono e sentono in aula.

Non mi fa paura il termine “amico” che viene dato ai contatti virtuali.

In classe affrontiamo spesso il tema dell’amicizia con riflessioni profonde nutrite da letture e approfondimenti che svelano anche le moderne implicazioni di questa parola e il fatto che sia poliedrica e versatile secondo i contesti comunicativi. È evidente che l’amico su Facebook non è e non può essere il confidente alla pari che si incontra talvolta nella vita reale: i nostri ragazzi sono abbastanza intelligenti da arrivarci da soli. Nella mia filosofia della scuola ben vengano tutte quelle risorse innovative il cui uso intelligente permette alle persone di incontrarsi e crescere insieme. L’autorevolezza non la si costruisce certo mantenendo le distanze in un gioco freddo e distaccato dei ruoli, ma

COSTRUENDO PONTI IN TUTTI I MODI POSSIBILI CHE LA CREATIVITA’ PUO’ SUGGERIRE

e tenendo a mente quel vecchio detto latino che è sempre attuale: “In medio stat virtus”: sono l’equilibrio e il senso di responsabilità la strada da percorrere. Facebook non può pagare a prescindere. Le persone fanno la differenza e a provarlo c’è il fatto che gli abusi, gli sconfinamenti dei ruoli, le offese esistono da prima che ci fossero i social.
Con questo non mi sognerei mai di dire che, viceversa, i colleghi che scelgono di fare a meno dei social non possano praticare un’ottima didattica e stabilire con gli studenti un’empatia altrettanto forte. Il problema è rispettare fino in fondo la libertà d’insegnamento, dettata dalla Costituzione, che comprende, per la verità, le scelte personali sui linguaggi da utilizzare per raggiungere gli studenti. Una libertà che va garantita dal legislatore, altrimenti un diktat suonerebbe come antidemocratico, ma che va anche rispettata tra colleghi, evitando la pretesa di avere la verità in tasca, poiché l’esperienza insegna che nel processo educativo non esistono verità universalmente valide, ma solo buone pratiche che andrebbero condivise nella consapevolezza che, se hanno funzionato in un contesto, potrebbero benissimo fallire in un altro.
Il vero pericolo per gli studenti non sono certo i social network, ma quei docenti che, non riuscendo a realizzarsi in altri contesti lavorativi, come avrebbero desiderato, fanno questo lavoro per ripiego, vivendo con frustrazione quotidiana la fatica di una delle professioni più belle ma anche più difficili.

 

Sanremo e le altre liturgie

Hermal Meta e Federico Moro vincono Sanremo 2018

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, è inevitabile parlare di Sanremo, come lo è stato nei giorni scorsi e lo sarà oggi, ora che sappiamo com’è andata a finire?

Perché Sanremo, giunto alla sessantottesima edizione, non è solo una gara tra cantanti e canzoni, un evento televisivo, un imperituro fenomeno sociale tutto italiano.

Certo, è senz’altro anche tutte queste cose, ma ormai è assurto al rango di liturgia laica.

Quest’anno inoltre, per tutti noi figli di mamma però orfani d’Italia ai mondiali di calcio, ha ancora più valore, è … Una rassicurante mammella alla quale attaccarci, tutto il resto lo mettiamo in stand by almeno per quella settimana lì.

Hanno vinto Hermal Meta con Federico Moro che cantavano “Non mi avete fatto niente”, canzone sospesa i primi giorni in quanto in odore di plagio, poi riammessa e arrivata prima, come in una bella favola… Italiana.

Così com’è tremendamente italiana la canzone “Una vita in vacanza”, filastrocca orecchiabile e “furba” che sentiremo ovunque, quest’estate e nelle feste di là da venire, neanche… Fosse stata scritta apposta…

Splendida infine la voce di Annalisa che guadagna il terzo gradino del podio con la sua “Il mondo prima di te”, ma tutto questo è già… Ieri.

Premio della critica a Ron con “Almeno pensami”, scritta da Lucio Dalla e che se fosse stata cantata da quest’ultimo sarebbe diventata un successo senza tempo ma… Lucio non c’è più, è rimasto Ron.

Un ragazzo che ha scelto come nome d’arte “Ultimo” è arrivato primo con la canzone “Il ballo delle incertezze” e anche questa è un’altra favola italiana che sembra, inoltre, un giochino di parole.

Baglioni ingessato che fa il “dittatore artistico” e non azzecca una battuta, ma canta da “Baglioni” e indovina sia la coppia di compagni d’avventura sia gli ospiti, stracciando ogni record di ascolti precedente… Da Fiorello che fa Fiorello e gli “apre” magnificamente la prima serata e lo show intero alla Hunziker forse un tantino esagerata ma di sicuro agli antipodi rispetto alle “vallette mute” di molte altre edizioni, ad un insuperabile e praticamente perfetto Favino che, scoprono gli italiani ma soprattutto le italiane, è simpatico, sexy, sa fare praticamente tutto e parla benissimo l’inglese… Per lui Sanremo è un trionfo, una consacrazione.

Questa la cronaca succinta di un fenomeno, una liturgia come scrivevo in apertura, che ha distratto gli italiani che so, dalle elezioni imminenti, da un caccia israeliano abbattuto nei cieli della Siria, dall’interminabile guerra in quel Paese dove, per il petrolio, è già in corso la “libanizzazione”, dagli ultimi orrendi fatti – purtroppo anche quelli tutti italiani – di cronaca nera e, nello specifico, ennesime violenze sulle donne…

Certo, alcuni sono stati meno distratti, non si può negare, ma in milioni ci siamo lasciati rassicurare da quella tetta di cui sopra, perché la realtà fa sempre più paura, è diventata ingestibile (cit. Pietro Martinetti) così come l’oscuro futuro che pare ci attenda, prodotto dalle nostre scelte passate, presenti e appunto future ma per le quali… Incolperemo qualcun altro.

È snob non guardare Sanremo?

È snob guardarlo?

Non lo so, pare io sia un intellettuale schierato (così mi è stato detto) ma non ho ancora ben capito come ci si comporta accettando il ruolo, quindi fate voi che siete più intelligenti e capaci di me…

Confesso di averlo visto zippato, utilizzando le registrazioni e la funzione avanzamento veloce – quando qualcosa non mi piaceva – offerte dal decoder Sky e dal suo telecomando, ma…

Anche questo è il ventunesimo secolo, la tecnologia permette lussi prima impensabili, pigramente italiani anche loro…

Nel frattempo anche questa kermesse (forse non l’avevo mai scritta prima, ‘sta parolaccia, ma fa tanto figo …) è andata, così come sta per finire anche il carnevale, per lasciare il posto alla Quaresima…

Il rischio è che lo sia in tutti i sensi, la quaresima alla quale andiamo incontro, “in tutti i luoghi e in tutti i laghi” per fare un’altra citazione.

È l’Italia però, siamo noi, che continueremo a blaterarci in merito e parlarci e sparlarci sopra, fino alla…

Prossima edizione.

Chiudo citando Elio e le Storie tese, che ci tenevano ad arrivare ultimi e ci sono riusciti: arrivedorci.

Davide De Vita

Fonte:

http://www.repubblica.it/speciali/sanremo/edizione2018/2018/02/10/news/sanremo_2018_quinta_serata_finale-188537030/