Terrore a Natale? Non credo, ma…

 

Babbo Natale terrorizzato da Isis e Mladic

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Quello di oggi è da brividi, fatta salva la solita premessa che chi scrive non è un esperto in materia ma un semplicissimo osservatore, come chiunque di voi stia leggendo queste righe e sia dotato, come sono certo, di neuroni attivi e funzionanti.

Mentre tutti i media – o quasi – parlano del Black Friday facendo un’enorme pubblicità gratuita ad Amazon (che in Italia dovrà vedersela con uno sciopero importante, ma di questo parleremo un’altra volta), il vostro umile scrivano vi parlerà d’altro: se v’aggrada, seguitemi, altrimenti fate altre cose, non m’offendo!

Bene, perché allora – qui è dove vado a parare stamattina – nonostante Natale sia alle porte, nonostante Roma sia stata minacciata anche negli ultimi giorni, nella capitale – secondo me – non ci saranno attentati di alcun genere e soprattutto di tipo terroristico?

Per molteplici motivi.

Cominciamo dal più evidente: attaccare Roma significherebbe attaccare il Papa, il simbolo di un miliardo e quasi trecento milioni di cattolici nel mondo, che sarebbero costretti, come minimo, a prendere una posizione netta e unitaria, cosa che ad Isis non converrebbe, in quanto sarebbe l’inizio di una vera guerra di religione o quasi, in quanto anche la maggioranza degli islamici pacifici (che, lo ripeto fino allo sfinimento, sono la maggioranza anche adesso) starebbero “dalla parte” del Vaticano, se non altro per il rispetto manifestato nei loro confronti dall’attuale pontefice in ben più di un’occasione.

Uno degli altri – tanti – motivi è sociologico e psicologico: compiere un attacco a Natale sarebbe veramente l’ultima provocazione che l’Occidente sarebbe disposto a subire, le destre attualmente già rimpolpate in tanti Paesi europei cavalcherebbero l’onda emotiva del desiderio di vendetta e la probabilità di militarizzazione delle città – non solo della capitale quindi – sarebbe altissima, con la conseguente fine dell’attuale – relativamente facile –  transito di terroristi e fiancheggiatori.

Un altro ancora è che la famosa intelligence italiana e le forze dell’ordine non sono così scarse come certa stampa le dipinge, ma annoverano al loro interno fior di professionisti che sanno fare molto bene il loro lavoro, alla faccia delle critiche, con dedizione e sacrificio, nonostante queste parole troppo abusate, appaiano spesso prive di significato.

Uomini e donne che svolgono bene il loro lavoro e, soprattutto, lo fanno in silenzio.

Un altro è che Isis – o Daesh – è comunque indebolito dalle offensive feroci subite negli ultimi mesi per esempio a Racca.

Anche per fare i terroristi servono soldi, fior di quattrini, quando questi cominciano a scarseggiare, il prodotto finito non è più di qualità.

Tornando a Roma, o alle principali città annoverate tra gli obiettivi sensibili e quindi più a rischio (ne sono stati censiti quasi tredicimila nel nostro Paese), ripeto non credo possa esserci qualche attentato, tanto meno a Natale o nei giorni più prossimi a quella festività.

Ulteriore premessa: statisticamente, tranne casi veramente rarissimi, i terroristi che poi hanno colpito in Europa non sono arrivati sui barconi ma erano nati e cresciuti o negli stessi posti in cui hanno poi sferrato il loro attacco solitario alla guida di un auto-articolato, o non troppo distante.

Allora?

Se fossi un terrorista – e non lo sono – proprio perché le minacce sono state fatte a Roma punterei il mirino da un’altra parte; userei dunque quelle stesse minacce come diversivo, per tentare un attacco, per esempio, contro una cittadina che si affaccia sull’Adriatico, come Rimini magari (simbolo del “divertimento osceno” agli occhi degli integralisti fanatici) o altre città abbastanza popolose sullo stesso litorale.

Perché?

Perché l’attenzione generale è puntata da un’altra parte, perché procurarsi armi ed esplosivo nella ex Jugoslavia è ancora – per chi conosce i canali giusti e sa come muoversi e con chi parlare e ovviamente abbia abbastanza soldi – relativamente facile, mentre arrivare in Italia con un simile bagaglio, francamente, non lo è più, ma non possiamo escludere l’eventualità che ci si riesca.

Jugoslavia o quello che era, ricordataci giusto ieri da un “simpaticissimo” signore a nome Ratko Mladic, condannato all’ergastolo dal Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia, dopo un processo durato cinque anni e che l’ha riconosciuto colpevole di dieci capi d’imputazione su undici, tra cui crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio.  Chi mastica un minimo di Storia avrà notato che si tratta degli stessi capi d’imputazione dei gerarchi nazisti al processo di Norimberga, giusto per capire bene di cosa stiamo parlando. Se volete rattristarvi, cercate cosa fu il massacro di Srebrenica. Il simpaticone qui sopra ordinò la strage.

Anche questa però è una divagazione, nonostante ci ricordi che la guerra in Europa è sempre possibile (e come si diceva reperire armi non è così difficile), anche a pochi chilometri da casa nostra, nonostante facciamo spesso e volentieri finta che non sia così, perché è molto più comodo.

Riprendendo il discorso sul terrorismo, rimane la possibilità di un attentato compiuto da un lupo solitario – non credo più alla guida di un camion (l’allerta contro questo tipo di attentati ormai è massima) – le cui gesta sono purtroppo imprevedibili per chiunque, ma questi dovrebbe godere di appoggi, fiancheggiatori, e supporto logistico; tutte cose che lascerebbero tracce.

Insomma la mia – con la speranza, quasi certezza che alla fine non accadrà proprio nulla – è solo un’ipotesi da fantapolitica, in quanto sono sicuro che gli addetti ai lavori, quelli veri, l’hanno già presa in considerazione, comportandosi di conseguenza.  

Inoltre, tornando a Roma, è una città che secondo la tradizione nasce proprio in seguito ad un omicidio, poi è stata invasa più volte, saccheggiata, incendiata, insomma “ha già dato” nei secoli e forse proprio per questo può dirsi preparata a fronteggiare qualsiasi cosa, compresa la famosa profezia attribuita a Nostradamus che vorrebbe i cavalli dei cosacchi abbeverarsi alle fonti vaticane… In questo caso, per la maggior parte si tratterebbe forse di cammelli, ma qui oltre che nella fantapolitica scivoliamo facilmente nel… Ridicolo.

Perciò, nonostante sia ancora un po’ presto, stiamo tranquilli e…

Buon Natale!

Davide De Vita

Fonti:

https://www.internazionale.it/opinione/jacopo-zanchini/2017/11/23/ratko-mladic-condanna-europa

https://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Srebrenica

 

 

Attentato oggi a Barcellona: la festa è finita.

Buonasera e chiediamoci un perché: perché, ad esempio, la guerra contro il terrorismo internazionale (di qualsiasi matrice) è ben lungi dall’essere conclusa.

La festa, signore e signori, se mai è cominciata, è finita.

Alle diciassette di oggi, diciassette agosto duemila diciassette (quante volte ricorre questo numero? Avrà qualche significato?) ancora una volta un furgone, con a bordo due terroristi armati, si è lanciato sulla folla a Barcellona, nelle ramblas piene zeppe di gente, persone di ogni provenienza in quanto siamo nel clou della stagione turistica.

Fonti ufficiali parlano di tre morti, mentre altre, ufficiose, di almeno tredici, con un numero imprecisato di feriti.

Mentre scrivo ascolto Sky TG 24 in diretta – sono le diciannove e trentacinque – l’area è stata evacuata ma i due terroristi armati sono asserragliati all’interno di un ristorante, con ostaggi, in una traversa secondaria della strada principale, nei pressi di un mercato.

Sono in due, quindi non si può più parlare di lupo solitario.

Il furgone contro la folla l’abbiamo già visto, purtroppo, altre volte, quindi era sicuramente prevedibile.

Siamo nessuno in confronto ad analisti ed esperti di anti terrorismo, ma dalle immagini vediamo che ancora non sono intervenute le forze speciali, ma è la polizia normale che, pare, sta cercando di trattare coi terroristi.

Il tutto è in divenire, ma il rischio che tutto si risolva in un ennesimo bagno di sangue è altissimo.

Speriamo di no, ma nel caso ci fossimo distratti un attimo in questi giorni di ferie e di selfie al mare, la festa è finita, gente.

Il mondo, la cronaca, la Storia, sono queste e grondano sangue.

Con tutto ciò, chissà per quanto tempo, dovremo (e dovremmo o avremmo dovuto già da tempo) fare i conti.

Davide De Vita

Ipotesi Qatar

QatarBuongiorno, dov’eravamo rimasti? Ah sì, chiediamoci un perché! Chiediamoci, per esempio, cosa potrebbe succedere da oggi, 5 luglio, in Qatar.

Guardate, sono il primo a consigliarvelo: se pensate che il Qatar sia uno sciroppo per la tosse, oppure un posto troppo lontano per avere – per noi – il benché minimo interesse, non leggete questo post, fate altro, impiegate meglio il vostro tempo.

Se invece, come me, ritenete che ciò che accade laggiù – o potrebbe accadere – sia molto importante per tutto ciò che accadrà – o potrebbe accadere – nel mondo, beh, allora andate, anzi andiamo avanti.

Ricordiamo: secondo molti analisti, il Qatar sarebbe lo stato che più di ogni altro non solo appoggia ma proprio finanzia il terrorismo radicalizzato di matrice islamica. Non una cosetta da niente, dunque.

Oggi scade (scadrebbe?) la data limite imposta dall’Arabia Saudita e dai suoi alleati al Qatar per accettare le richieste “non negoziabili “che però lo stato in questione rigetta in quanto “ricordano l’atteggiamento di stati arroganti che storicamente hanno sempre portato alla guerra”.

La data di oggi era già stata prorogata, a dimostrazione del fatto che quegli stessi “stati arroganti” non hanno proprio le idee chiare sul da farsi.

Quindi che succede?

L’Arabia Saudita invaderà il Qatar?

Potrebbe farlo: il Qatar ha un decimo della popolazione saudita, un confine di terra privo di difese e un esercito di piccole dimensioni, ma non solo: il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha il sostegno di Donald Trump (non quello del dipartimento di stato degli Stati Uniti) nella sua opera d’isolamento del Qatar e potrebbe convincere Trump ad accettare un’invasione. Sempre Salman ha spinto l’esercito saudita a scatenare la terribile guerra civile in Yemen per il semplice (e ampiamente infondato) sospetto che l’Iran stesse fornendo aiuto militare ai ribelli.

Piccolo appunto (i commenti di qualsiasi genere li lascio ad altri, qui riporto solo fatti): noi, Italia, esportiamo bombe prodotte in Sardegna, nello Yemen, giusto per capire quanto queste vicende non siano poi così tanto “lontane” dal nostro vissuto quotidiano…

 Le richieste impossibili

Secondo Salman il Qatar dovrebbe allinearsi “militarmente, politicamente, socialmente ed economicamente, oltre che finanziariamente” con l’Arabia Saudita e i suoi alleati.

Tradotto: niente più politica estera indipendente, controlli più serrati in patria.

Poi: chiudere completamente il gruppo d’informazione Al Jazeera, che ha sede in Qatar e il cui network televisivo satellitare è la testata d’informazione meno censurata e più affidabile del mondo arabo.

Interrompere ogni contatto coi Fratelli musulmani, un movimento islamico perlopiù non violento e democratico, che era stato tra le forze propulsive delle primavere arabe nel 2010 e 2011. Avrebbe dovuto smettere di sostenere i gruppi ribelli islamisti radicali siriani, in particolare l’organizzazione nota fino alla fine dello scorso anno come Fronte al nusra (prima che cambiasse nome per occultare i suoi legami con Al Qaeda).

Consegnare tutti gli individui accusati di “terrorismo” (un termine molto ampio nei quattro paesi che sostengono il blocco).

Espellere tutti i cittadini di questi paesi che vivono oggi in Qatar (presumibilmente per evitare che fossero contaminati dal clima sociale e politico relativamente aperto che vige nel paese).

Interrompere tutti i contatti diplomatici e commerciali con l’Iran, nonostante quasi tutte le sue entrate derivino dagli enormi giacimenti di gas che condivide con questo stato.

Non basta: pagare dei risarcimenti per il disturbo arrecato e accettare un regolare monitoraggio che verificasse il suo rispetto di queste condizioni nei prossimi dieci anni.

I quattro paesi che sostengono il blocco (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto, rispettivamente tre monarchie assolute e una dittatura militare) stanno in realtà tentando di sopprimere le idee democratiche nella regione. L’accusa secondo cui il Qatar “sostiene il terrorismo” sarebbe più convincente se l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti non stessero facendo esattamente la stessa cosa.

Entrambi i paesi hanno finanziato il Fronte al nusra e chiuso un occhio sui suoi legami con Al Qaeda, dal momento che stava combattendo il regime del presidente siriano Bashar al Assad, dominato dagli sciiti.

Il denaro è stato spesso consegnato in borse piene di contante depositate in alberghi turchi, quindi è probabile che parte di esso sia arrivato nelle mani del gruppo Stato islamico (ISIS).

L’ipotesi più probabile.

Il Qatar importa quasi tutto il cibo che consuma e in futuro dovrà farlo arrivare per via marittima o aerea, visto che il confine di terra con l’Arabia Saudita sarà chiuso in maniera permanente. Ma il Qatar è abbastanza ricco da pagare questo prezzo. L’Arabia Saudita (il principe Salman) si limiterà quindi in buona sostanza a usare le proprie risorse finanziarie per impedire agli altri di commerciare con lo stato isolato.

In conclusione non ci sarà un’invasione saudita: i diecimila soldati statunitensi stanziati nel piccolo stato non garantiscono protezione “politica” in quanto gli USA preferiranno sempre l’Arabia Saudita; le poche centinaia di soldati turchi presenti però lo difenderebbero:

 “Non ci serve il permesso di nessuno per creare delle basi militari tra paesi partner”

ha dichiarato il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan.

“Sosteniamo e apprezziamo la posizione del Qatar nei confronti delle 13 richieste. Si tratta di un modo estremamente sgradevole di cercare d’interferire con i nostri accordi”

Dice al Guardian l’ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Russia Omar Ghobash:

“una possibilità sarebbe imporre alcune condizioni ai nostri partner commerciali e dirgli che se vogliono collaborare con noi dovranno fare una scelta commerciale”

boicottando il Qatar.

Ma dai… Ma no… Ma vuoi vedere che … No… Non ditemi che, magari, dietro a tutta questa faccenda che sta insanguinando il mondo da anni, ci sono enormi interessi commerciali e finanziari e il fanatismo religioso è un’ottima copertura?

Non ci posso – QUASI – credere!

Davide De Vita

Fonte:

https://www.internazionale.it/opinione/gwynne-dyer/2017/07/04/resa-dei-conti-in-qatar

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte:

https://www.internazionale.it/opinione/gwynne-dyer/2017/07/04/resa-dei-conti-in-qatar