Il “governo Salvini” e la legge dei puri.

Salvini Conte Di Maio caricature

Buonasera e chiediamoci un perché.

Chiediamocene più d’uno, anzi, ch’è meglio.

Cominciamo col

<< Perché Matteo Salvini – attualmente a capo di questo governo e non è una battuta – vincerà o avrà comunque un enorme successo alle prossime elezioni europee? >>

Semplice: agli occhi dei suoi elettori, che lo chiamano il “Capitano”, sta facendo benissimo, tra ieri e oggi ha trasformato in decreto-legge uno dei suoi cavalli di battaglia, quello relativo alla “sicurezza” e in tv e sui social è onnipresente, non importa che se ne parli male o malissimo, lui c’è, gli altri no.

Punto.

Si badi bene che chi scrive NON condivide affatto le idee di questo signore, ma sarei il primo dei cretini a non riconoscere che, dal punto di vista del consenso, questo stesso signore sta andando alla grande.

Non così possiamo dire del suo attuale vassallo, Giggino Di Maio, le cui ultime figuracce cosmiche rimediate dalla sottosegretaria Castelli di certo non aiutano, così come gli accertamenti – attualmente in corso – sulle presunte assunzioni in nero di suo padre…

Vogliamo essere garantisti?

Proviamoci ed aspettiamo di saperne di più, ma quando di mezzo c’erano il padre di Renzi o il padre della Boschi (sia chiaro, stinchi di santo nemmeno loro…) si scatenarono – mediaticamente – fuoco e fiamme…

Già, perché come mi ricordano le orribili e sanguinose “purghe staliniane” (l’eliminazione sistematica – mediante campi di prigionia, tortura e assassinio) oppure la grande distopia politica del “1984” di George Orwell (da cui, per esempio, ha origine il termine “Grande Fratello”, ma le tante mie amiche e i tanti miei amici che leggono da sempre o comunque chi legge lo sa già benissimo) …:

<< C’è sempre uno più puro dei puri che ti epura. >>

Dicevamo quindi dell’attuale governo Salvini ( in teoria sarebbe il governo “Conte” ma al nominarlo la domanda sorge spontanea: “Conte chi?”) e del suo probabile futuro: non mi piace e non mi piacerà, ma… Potrebbe come si dice “far saltare il banco” e sbarazzarsi di Di Maio in men che non si dica, un Giggino che, al momento, visti gli imbarazzanti balbettii della Castelli, ma aspettiamo con ansia il nuovo assunto galileiano di mr. Toninelli (sarà un caso che i due cognomi facciano rima?) , sta facendo anche lui e a seconda di molti suoi elettori pentiti, la figura del “tenero Giacomo” di settimanale ed enigmistica memoria.

<< E allora il PD? >>

Guardate, stavolta c’azzecca.

Perché i capoccioni di quel che resta del partito ancora stanno guardandosi l’ombelico e giocando a chi ce l’ha più lungo o chi piscia più lontano.

Questo Salvini lo sa, ne trae giovamento e consenso, in poche parole, voti.

Lo capisco io, che non sono nessuno!

Spero di sbagliarmi, perché il conto da pagare sarà salato, enormemente salato, se pensavamo di aver conosciuto il “peggio” ci renderemo conto che invece davvero a questo non c’è limite e chissà a che santo ci voteremo…

Spero di sbagliarmi per il futuro dei figli degli altri: non ne ho, ma mi dispiace lo stesso, perché chi oggi è bambino un giorno crescerà, si volterà, guarderà dritto in padre i proprio genitori e a sua volta chiederà loro:

<< Perché? >>

P.S.: speravo di sbagliarmi anche quando scrivevo, in tempi non sospetti in cui tutti davano vincente Hillary Clinton, che sarebbe stato Trump a vincere le elezioni…

Stavolta, di essere in errore, lo spero proprio con tanta più forza.

Davide De Vita

Silvia, le altre, il fuoco e gli insulti.

Silvia e incendio

Buonasera e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, non parlare anche qui di Silvia Romano? Sì, la cooperante rapita che, solo per aver scelto di fare ciò che voleva, per cui si era preparata (laureata – a 23 anni – in Mediazione Linguistica per la Sicurezza e Difesa sociale al “CIELS”, Centro di Intermediazione Linguistica Europea) ed essere stata rapita probabilmente proprio in quanto simbolo, ha ricevuto tanti di quegli insulti sui social da riempire pagine intere.

Insulti. Minacce, volgarità irripetibili.

Silvia, che non ho il piacere di conoscere, era ed è però una volontaria.

Ha ventitré anni, è una persona adulta, vota.

Ha fatto una scelta e, come hanno fatto notare in tantissimi, pensate un po’, è andata – più volte, perché questa non era la prima – “ad aiutarli a casa loro”.

<<Non va bene. >> dicono e scrivono, magari gli stessi che un minuto prima dicevano e scrivevano << Bisogna aiutarli a casa loro. >>

Mi chiedo: questi che dicono e scrivono sia << bisogna aiutarli a casa loro>> e << prima gli italiani >>, hanno mai fatto qualcosa di concreto, fuori di casa, lontano dai pc o dagli smartphone, che so, per il vicino di casa in difficoltà o per i propri genitori anziani?

Gesti concreti, come andare a fare la spesa per loro, o “sciocchezze” come passare qualche ora in loro compagnia?

Beh, qualche dubbio, permettetemi, ce l’ho.

E sono il primo pieno di difetti e peccati, sia ben inteso.

Il fatto è che pare non vada bene niente, in questo Paese, mai.

Se qualcuno si permette di darsi da fare, in prima persona, consapevole di rischiare anche la pelle (vi rimando alla laurea di questa ragazza…) è una cretino, per non dire altro che tanto l’hanno già detto.

Tra le altre cose, bisogna dirlo, è donna.

Per molti cerebrolesi (uso una metafora, non voglio in alcun modo offendere chi lo è davvero) fallocrati che si masturbano sulla tastiera o con la tastiera non avendo nient’altro nella vita, essere donna è “palese condizione di inferiorità”.

Dove voglio andare a parare?

Qui: il signor (si fa per dire…) Gianfranco Zani, cinquantaduenne di Sabbioneta, poiché la moglie voleva lasciarlo, ha dato fuoco alla casa dove stava lei, uccidendo il figlio undicenne per soffocamento da fumo. L’uomo aveva ricevuto un divieto ad avvicinarsi alla casa familiare quattro giorni prima dal gip di Mantova.

Cosa c’entra questo con la vicenda della cooperante rapita?

A mio modestissimo modo di vedere, moltissimo.

Sono facce diverse della stessa medaglia, la prima espressa con insulti, ingiurie e volgarità contro chi, donna, ha avuto il coraggio delle proprie scelte, la seconda espressa col fuoco, contro chi – donna – ha avuto l’enorme coraggio di ribellarsi ad una situazione evidentemente insostenibile.

Chi paga?

Le donne, sempre e comunque, da millenni.

Facciamo – noi “uomini veri, duri e puri” – tanto i gradassi, ma se ci viene sbattuto in faccia un bel “no” secco e deciso, non lo accettiamo, riprendiamo la clava e ammazziamo, bruciamo, stupriamo magari pure in branco, ovunque a prescindere da provenienza geografica, religione, etnia…

In molti – non tutti, grazie al Cielo – ci siamo evoluti sono in coglioneria.

Se poi, visto che ci siamo, diffondiamo ignoranza, falsità e odio, tanto meglio, il “brodo primordiale di ritorno” è prossimo ad essere servito di nuovo, chi se ne frega dei posteri, che tanto non li conosceremo mai e i nostri debiti – ah! I nostri debiti … – li pagheranno loro…  

Non mi va di parlare di “femminicidio”: sono assassinii, brutalità senza fine che stanno diventando così frequenti da fare a malapena notizia, ci siamo abituati, non ci indigniamo più per niente, se non quel quarto d’ora o più durante il quale anche noi pestiamo sui tasti per aggiungere un “like” o condividere il post del momento…

Abbiamo perso il contatto con la realtà e il mondo corre in direzioni che non riusciamo più a comprendere, ma che purtroppo lasciano dietro terribili scie di sangue, quello verissimo…

Fino al prossimo argomento del giorno…

Su Gramellini solo qualche riga, poiché oggi è uscito un nuovo suo articolo in cui il giornalista prova a “correggere il tiro”: ora io non sono nemmeno pubblicista, ma se è stato costretto a farlo, viste le reazioni furiose dei lettori, evidentemente qualcosa che proprio non andava nel primo doveva esserci…

P.S.: al momento in cui scrivo la polizia keniota si dice fiduciosa nel ritenere possibile una conclusione positiva della vicenda Romano, vista la collaborazione della popolazione e gli arresti già effettuati di almeno quattordici persone probabilmente implicate nel sequestro.

Davide De Vita

Fonti:

https://tg24.sky.it/mondo/2018/11/21/kenya-silvia-romano.htm

https://milano.repubblica.it/cronaca/2018/11/22/news/mantova_da_fuoco_alla_casa_con_dentro_moglie_e_figlio_di_11_anni_il_bimbo_e_gravissimo-212337222/

 

Italia 2018: l’urna e il fazzolettone.

urna e fazzolettone

(Questo pezzo è rivolto principalmente ai capi scout, ma può essere letto e compreso – spero! – da chiunque )

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Solita e doverosa premessa: ciò che sto per scrivere è a titolo puramente personale; per quanto possa correre lungo linee molto simili, quando non perfettamente identiche, a quelle del Patto Associativo Agesci al quale ho aderito e nel quale mi riconosco, come tale va considerato. Sono solo un povero capo[1] di “periferia” con un sacco di peccati e difetti, lontanissimo sia dalla perfezione sia dalla santità, un cristiano in faticoso cammino ma che crede ancora nello scoutismo e nella sua valenza educativa.

Ciò detto, ieri, dopo aver postato e commentato un episodio di intolleranza di cui si sta ancora parlando,  mi sono trovato impegnato in una animata discussione con ex scout ed ex capi che non solo si dichiaravano fascisti, ma se ne vantavano pure, pubblicamente.

Perché?

Perché lo hanno fatto e lo fanno?

Perché, magari, l’ << aria che tira >> soffia un bel po’ da quella parte?

Semplicemente, non credo sia giusto.

Non lo credo, in quanto il fascismo è la negazione di ogni libertà e quello italiano, che ci riguarda direttamente, soppresse lo scoutismo.

Quello che mi ha lasciato sbalordito è che uno di loro, nello stesso post, si richiamasse contemporaneamente sia al fascismo sia allo scoutismo, affermando che di quest’ultimo seguiva i valori …

Beh, mi sembra una grossa, grossissima contraddizione in termini.

Scrivo tutto ciò in quanto non ho figli ma, sarò l’ultimo degli idealisti, mi preoccupo del futuro di quelli degli altri e…

Del presente.

Scout” nella sua accezione originale significa esploratore, persona cioè capace di guardarsi intorno e leggere la realtà: ci sono piste, segni e sentieri ben visibili anche in quella di oggi, molti dei quali non possono piacermi, stridono con tutto ciò in cui credo, avanzano minacciosi e non posso ignorarli, far finta di niente, in quanto ritengo che l’indifferenza, il “voltarmi da un’altra parte” non mi appartenga e non mi debba appartenere.

Per motivi di lavoro (ora faccio il badante e giro i turni) non posso più prestare il mio servizio come prima, per cui “ci sono quando posso e come posso” come tantissimi altri capi che magari (scrivo dal Sud Ovest sardo,  ma so bene che il problema, quello sì, accomuna tutta l’ Italia) il lavoro nemmeno ce l’hanno o sono ancora studenti però fanno i salti mortali pur di “dare una mano” sempre gradita e validissima, nel silenzio e lontano da telecamere e/o riflettori.

Detto ciò, questo non mi impedisce di riflettere e – finché mi sarà consentito – mettere per iscritto tali considerazioni.

Credo siano tempi difficili, molto difficili, in cui – se vogliamo restare credibili – è diventato necessario, quando non indispensabile, rimarcare la nostra testimonianza, anche se non soprattutto cristiana.

Può darsi che per qualcuno queste mie modeste considerazioni siano semplici sciocchezze (per non usare un altro termine volgare, me l’hanno già scritto spesso, mi son fatto scivolare via tutto) ma non per me: credo che quello che stiamo vivendo sia un momento cruciale della storia di questa società, per cui davvero, ancora una volta e come da scout dovremmo sapere molto bene, sia anche il momento dell’ennesima scelta.

Mi chiedo anche, ma non credo di essere il solo, come gli altri capi – sicuramente molto migliori di me – si rapportino al momento presente e se si pongano le mie stesse domande, mentre chissà perché mi tornano con insistenza in mente le “Aquile randagie[2]

Concludo riportando uno stralcio del capitolo del Patto Associativo[3] Agesci relativo alla “scelta politica”, ricordando che questa, tra le altre cose, è assolutamente apartitica:

 << Ci impegniamo a rifiutare decisamente, nel rispetto delle radici storiche e delle scelte democratiche e antifasciste espresse nella Costituzione del nostro Paese, tutte le forme di violenza, palesi ed occulte, che hanno lo scopo di uccidere la libertà e di instaurare l’autoritarismo e il totalitarismo a tutti i livelli, di imporre il diritto del forte sul debole, di dare spazio alle discriminazioni razziali. Ci impegniamo a spenderci particolarmente là dove esistono situazioni di marginalità e sfruttamento, che non rispettano la dignità della persona, e a promuovere una cultura della legalità e del rispetto delle regole della democrazia. >>

Buona Strada

Davide De Vita,

(attualmente “aiuto” presso lo Staff di Reparto del Reparto Maestrale del Gruppo Agesci Iglesias 6.)

 [1] Sono in associazione dal 1972, sono stato lupetto nell’ ASCI, poi promessa Agesci nel 1975, brevetto di capo dieci anni più tardi; sono stato Capo Reparto, Maestro dei Novizi, Capo Clan, Capo Gruppo, Addetto Stampa Zona Agesci Sulcis Iglesiente qualche anno fa;

[2] Si facevano chiamare Aquile randagie i ragazzi del gruppo di scout di Milano e Monza che svolgeva attività giovanili clandestine durante il periodo del fascismo. Una legge (la n. 5 del 9 gennaio 1927), una delle cosiddette Leggi Fascistissime, aveva decretato infatti lo scioglimento dei Reparti Scout nei centri inferiori a 20.000 abitanti, e l’obbligo di inserire l’acronimo ONB (Opera Nazionale Balilla) nelle insegne dei rimanenti. Papa Pio XI fu costretto a dichiarare sciolto l’Associazione Scautistica Cattolica Italiana (ASCI) il 24 gennaio dello stesso anno. Il 9 aprile 1928 tutto lo scautismo fu dichiarato soppresso dal Consiglio dei ministri.

[3] Il Patto Associativo è il documento a cui tutti i soci adulti dell’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani si devono impegnare ad aderire per poter far parte di una Comunità Capi e per poter svolgere un servizio educativo. I soci adulti si riconoscono nel Patto associativo, documento che esprime la sintesi condivisa delle motivazioni che hanno sostenuto la loro scelta di svolgere un servizio educativo in Associazione.

 

Analfabetismo funzionale: arma di distrAzione di massa.

asino che vola

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché si parla tanto di “analfabetismo funzionale” ?

Perché, purtroppo, è molto più diffuso – e pericoloso – di quanto si pensi, arrivando ad essere una se non la più importante e utilizzata arma politica di questi tempi travagliati.

Devo andar giù pesante proprio perché non è più tempo di andare per il sottile: questa è la settima riga del testo, ma un analfabeta funzionale si sarebbe già fermato alla quarta, così argomentando:

<< Davide sta scrivendo cazzate… >>

deviando quindi l’attenzione dal tema preciso, aggiungendo a scelta un

<< E allora il PD >> qualsiasi o << E’ un radical – chic >> e via di questo passo, frase fatta dopo frase fatta, nemmeno una volta con qualcosa di originale e – non sia mai! – frutto della propria mente.

Tutto ciò per mascherare l’incapacità non solo di comprensione di quanto appena letto, ma anche la propria bassissima soglia di attenzione.

Se qualcuno di voi, a questo punto, si sente offeso e mi sta lanciando parolacce, beh…

Conferma in pieno questa tesi.

Di sicuro però su certi argomenti sono anch’io un analfabeta funzionale, proprio perché, lo ripeto per l’ennesima volta, non sono un tuttologo o chi crede di avere la verità in tasca, ma uno al quale piace farsi domande e non fermarsi mai all’apparenza o al percepito.

Apparenza e percepito.

Entrambi sono enormemente distanti dalla realtà: per questo provo sempre a verificare ogni “notizia” quand’è possibile; tornando al tema, andiamo a chiedere come al solito a “mamma Wiki” che ci dice in merito:

Con il termine analfabetismo funzionale si intende l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. L’analfabetismo funzionale si concretizza quindi nell’incapacità di comprendere, valutare e usare le informazioni a disposizione nell’attuale società.

Ancora, nel dettaglio:

Un analfabeta funzionale si distingue per le seguenti caratteristiche:

  • incapacità di comprendere adeguatamente testi o materiali informativi pensati per essere compresi dalla persona comune: articoli di giornale, contratti legalmente vincolanti, regolamenti, bollette, corrispondenza bancaria, orari di mezzi pubblici, cartine stradali, dizionari, enciclopedie, foglietti illustrativi di farmaci, istruzioni di apparecchiature;
  • scarsa abilità nell’eseguire semplici calcoli matematici, ad esempio riguardanti la contabilità personale o il tasso di sconto su un bene in vendita;
  • scarse competenze nell’utilizzo degli strumenti informatici (sistemi operativi, uso della rete, software di videoscrittura, fogli di calcolo, ecc.);
  • conoscenza dei fenomeni scientifici, politici, storici, sociali ed economici molto superficiale e legata prevalentemente alle esperienze personali o a quelle delle persone vicine; tendenza a generalizzare a partire da singoli episodi non rappresentativi; largo uso di stereotipi e pregiudizi;
  • scarso senso critico, tendenza a credere ciecamente a tutto ciò che si legge o si sente, incapacità a distinguere le notizie vere da quelle false e a distinguere le fonti attendibili da quelle che non lo sono; pertanto, spesso gli analfabeti funzionali sono anche sostenitori di teorie complottiste e/o pseudoscientifiche.

Gli analfabeti funzionali, vista la loro scarsa capacità di riconoscere le informazioni corrette da quelle false o distorte, spesso tendono a credere a notizie non vere senza verificarle e a diffonderle. 

Nell’era di internet e dei social network, dove ognuno può pubblicare qualcosa e renderlo visibile a migliaia di persone, questo problema ha assunto dimensioni importanti.

Nel caso di disinformazione legata a temi medico-sanitari (vaccini, omeopatia o terapie alternative in genere) le conseguenze sociali possono essere drammatiche, in quanto le informazioni fuorvianti possono mettere a repentaglio la salute o la vita di molte persone, e anche dei loro figli minori.

La diffusione di notizie false o “bufale” basate sui pregiudizi verso alcune categorie di persone (per etnia, religione, orientamento sessuale..) può portare alla diffusione di atteggiamenti discriminatori e emarginanti nei loro confronti, aggravando ulteriormente la loro posizione minoritaria e rendendo più difficile la loro integrazione sociale e lavorativa.

Capiamoci, giusto per parlare schietto: Salvini (perdonatemi, ma sono costretto a nominarlo) sa benissimo di cosa si tratta, ne ha fatto un’arma di distrazione di massa. Come già scritto più volte da firme molto più autorevoli di quella del sottoscritto, ha un team che studia “da che parte soffia il vento” e ciò che “i suoi” vogliono sentirsi dire.

La verità?

No, la verità, la realtà non c’entrano niente con tutto ciò: l’importante è consolidare il consenso, mantenere il potere, a qualsiasi costo.

Si badi bene che non è il primo e non sarà l’ultimo a comportarsi così, ma in più, rispetto ai suoi predecessori, ha la massima diffusione offertagli dai social network già citati.

In soldoni, sa che può manipolare come vuole “i suoi” e lo fa quotidianamente, tra gli applausi, affermando un giorno che il vero problema del Paese sono i migranti, il giorno dopo la magistratura, il giorno dopo ancora i crocifissi nelle scuole e così via …

A seconda di quanto gli suggerisce il team (usano un software che si chiama la “Bestia”, cercatelo, se n’è già parlato) di cui sopra e del grado di irritazione del colon della massa dei suoi sostenitori, che lo idolatrano perché dice ( e dice di fare…) ciò che loro desiderano sentirsi dire, chi se ne frega se tutto ciò non ha assolutamente niente a che vedere con la realtà…

Gli ultimi episodi, sotto gli occhi di tutti, mostrano purtroppo la deriva sempre più autoritaria sua e dei suoi, facilitata dall’immobilismo attonito dei suoi alleati, incapaci di rubargli la scena.

Chiudo con una vecchissima barzelletta che di volta in volta, a seconda del periodo storico, è stata adattata al potente di turno, ma spiega forse meglio di tutto quanto scritto finora ciò che volevo dire:

<< Papà, papà, su Facebook dicono che c’è un asino che vola! >>

<< Non dire idiozie figlio mio, non esistono asini che volano. >>

<< Ma papà, lo dice Salvini, il “Capitano” ! >>

<< Ah. Beh… Sì… Insomma … Volicchiano. >>

P.S.: un ringraziamento particolare all’amico Gianni Persico che mi ha indotto a ragionare su queste cose. 

Davide De Vita

 

Alexandria Ocasio-Cortez: nata per correre

Alexandria Ocasio Cortez

Ehi, come va? Buonasera e chiediamoci un perché.

Quello di stasera secondo me è carico di speranza, perché se per questo mondo c’è ancora speranza, questa di sicuro è donna e si chiama Alex, com’è plausibile la chiamino i suoi amici e sostenitori.

Come, per esempio, questa ragazza di nome Alexandria Ocasio – Cortez, di cui come voi ho sentito parlare per la prima volta solo in questi giorni, in occasioni delle elezioni USA dette di “midterm”.

Okay, ci fermiamo e andiamo a vedere di che si tratta, che, lo ripeto, non sono un “tuttologo” tanto di moda ma uno che, più che dare risposte arroganti, si pone domande e le ripropone a chi mi fa l’onore di leggere ciò che scrivo.

Orbene, come si diceva un tempo: si tratta, com’è anche intuibile dalla stessa parola, delle elezioni di metà mandato (ove per mandato ci si riferisce a quello presidenziale, che dura quattro anni) alle quali sono chiamati gli elettori degli Stati Uniti d’America e riguardano i rappresentanti del Congresso e il Senato, ma non lo stesso Presidente.

In questa particolare occasione alcuni analisti prevedevano l’<< onda blu >>, il colore tradizionalmente accostato ai democratici nei grafici, ma questa non c’è stata, Trump ha perso qualcosina appunto al Congresso, che ora è un po’ più “democratico” ma ha retto bene al Senato. In soldoni, non è cambiato niente e quel parrucchino improbabile è ancora l’uomo più potente del mondo, che ci piaccia o no.

Questi i fatti, la cronaca mainstream come scriverebbe uno bravo.

Ciò che ha colpito, invece, in area democratica, è stato il successo di questa ragazza, che si è scontrata con un vecchio volpone della politica … Sconfiggendolo e salendo quindi agli onori della stessa cronaca di cui sopra.

Si chiama Alexandria Ocasio – Cortez, ha ventinove anni, socialista dichiarata, supporter di Bernie Sanders, candidata del Partito Democratico, originaria del Bronx, è la più giovane rappresentante al Congresso nella storia degli Stati Uniti. Le sue parole d’ordine:

donne, ambiente, difesa delle minoranze, sanità universale e giovani.

Da far venire subito un paio di colpi apoplettici ad un Salvini qualsiasi, per esempio.

Non è tutto: è la più giovane eletta di sempre al Congresso americano alle elezioni di midterm. La sua “fama” è iniziata dopo le elezioni dello scorso giugno, quando aveva battuto a sorpresa il candidato dell’ establishment dem nelle primarie del Partito Democratico per il seggio alla Camera del 14esimo distretto di New York.

Di origini portoricane, nata nel Bronx. Socialista dichiarata e seguace di Bernie Sanders, dopo la laurea alla Boston University, Ocasio-Cortez è tornata a vivere nel suo quartiere a New York, impegnandosi come attivista, educatrice e mantenendosi facendo la cameriera. Dopo l’exploit a giugno è diventata un “personaggio”, studiata e analizzata dai commentatori politici e non solo come simbolo di una rinascita del Partito Democratico grazie a parole d’ordine quali, come anticipato in apertura 

donne, difesa delle minoranze, ambiente, sanità universale, aiuti ai giovani.

Attenzione! Attenzione! Attenzione!

Sono parole di sinistra!

Vere!

Pronunciate a gran voce da una socialista statunitense! 

“Sono cresciuta tra due mondi”,

ha raccontato lei in un’intervista al New Yorker dello scorso luglio (titolo emblematico: “La storica vittoria di Alexandria Ocasio-Cortez e il futuro del Partito Democratico”). I genitori hanno voluto farla studiare fuori dal quartiere e l’hanno mandata alla Yorktown High School, nel ricco sobborgo di Yorktown Hight, nella contea di Westchester, lei figlia di una modesta famiglia per metà portoricana in una scuola “wasp” (white, anglosaxon, protestant: bianca, anglosassone, protestante)

Dopo la morte del padre e una serie di rovesci economici, Ocasio-Cortez non si è data per vinta e ha continuato a lavorare e a studiare.

Nel 2016 ha partecipato attivamente alla campagna elettorale di Bernie Sanders alle primarie democratiche, dandosi molto da fare e incontrando diversi esponenti delle comunità locali e dell’associazionismo. Qualche tempo dopo, la decisione di sfidare alle primarie dem del 14 collegio di New York il favorito e potente Joe Crowley, sconfitto poi con un divario di oltre 4mila voti, una campagna elettorale costata circa 10 volte in meno e basata per lo più su piccole donazioni individuali e proposte politiche decisamente “di sinistra”. Anziché cercare di rosicchiare voti all’elettorato di Crowley, Ocasio-Cortez ha puntato sui cittadini che fino a quel momento non erano stati attirati alle urne, portando ai seggi nuovi elettori.  Crowley, politico navigato e sicuro di avere la vittoria in tasca, si era congratulato subito la vittoria con Ocasio-Cortez, dedicandole una cover di “Born to Run” di Bruce Springsteen. 

Davide De Vita

Fonte:

http://www.today.it/mondo/alexandria-ocasio-cortez-chi-e.html

Link video the Guardian

https://www.youtube.com/watch?v=4EG_-QHz5xU&ab_channel=GuardianNews

Un governo pericoloso.

governo pericoloso immagine

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché questo governo è pericoloso?

Perché non è più tempo di dire o scrivere “lasciamoli lavorare e poi vedremo”: l’hanno già fatto.

Perché non è nemmeno più tempo di dire “vediamo dove ci portano”: ci hanno già portati e purtroppo – per ora – non si fermano.

I giornali di oggi 31 ottobre 2018 sparano titoli basati su dati incontrovertibili: il PIL italiano è a zero, risultato “raggiunto” negli ultimi tre mesi, fenomeno che non si verificava da tre anni a questa parte.

Non solo non c’è stata crescita, siamo (nonstiamo per”, si badi bene) già tornati indietro, parecchio.

Per la tanto strombazzata “felicità”, lasciamo perdere.

Lo spread, nel frattempo, al momento è a quota 310 ma con una gran “voglia” di proseguire a salire.

Non è il “governo del cambiamento” ma dell’arretramento.

Mi dispiace per tante mie amiche e miei amici che hanno creduto nel M5S (della Lega non ne ho e non ci tengo proprio) in perfetta buona fede, ma… Quando ci si trova faccia a faccia con la realtà delle cose non ci sono più scusanti.

Peggio: in questi giorni, in pratica anche oggi, Di Maio dice che

<< bisogna dire la verità agli elettori>>. 

Sì? 

Quindi in campagna elettorale non si è fatto, come mai? 

Non sarà stato mica per raccogliere consenso e milioni di voti, vero?

Questo governo, non so se più degli altri ma di sicuro come tantissimi altri che l’hanno preceduto, sta riuscendo – è già riuscito – a deludere tutti, a cominciare da una fetta sempre più grossa di elettori del Movimento 5 Stelle, a favore di Salvini e dei suoi che procede proprio “come una ruspa” a suon di proclami e proposte di legge che giorno dopo giorno si tingono sempre più di nero, nonostante ci siano ancora tante persone che neghino l’evidenza e ne siano felici.

Tutto ciò però ha un prezzo enorme.

L’ultima trovata di dare un premio “in ettari” a chi mette al mondo un terzo figlio suscita, ahimè, tristi e storici ricordi, ma è chiaro che non è finita, che al peggio non c’è limite.

Sono avviliti i lavoratori della scuola, che vedono parificati insegnanti con decenni di precariato con i neolaureati, come se tutti quegli anni di lavoro non contassero nulla, cancellati con il “bianchetto” da un legislatore idiota e miope.

Sono scontenti – clamoroso! – confindustria e sindacati che a Torino, contro la decisione del comune, manifestano insieme a favore della TAV.

Sono incazzati come iene in Salento dove gli elettori del Movimento stracciano le tessere elettorali, bruciano le bandiere pentastellate e gridano senza timore di fraintendimenti davanti alle telecamere:

<< Abbiamo sbagliato a votarvi. >>

L’hanno urlato loro, non l’ho scritto io.

L’Italia nel frattempo è sempre più isolata in Europa, alla quale non si capisce bene se il governo vuole ancora appartenere o no, dipende da come si svegliano ogni giorno Di Maio e Salvini e con quale piede sono scesi dal letto e se nei giorni pari fingono di amarsi e in quelli dispari di odiarsi, bisogna anche tener conto delle varie lune…

E gli elettori?

Chi?

Certo, il vento che tira anche nel resto del mondo non è dei migliori: la vittoria di Bolsonaro in Brasile testimonia non solo un’altra avanzata dell’ultradestra ma anche, se non soprattutto, lo smarrimento globale della sinistra o delle sinistre, se ancora esistono da qualche parte…

Il guaio è che stiamo preparando un conto salatissimo per le generazioni a venire, stiamo nascondendo sotto il tappeto un debito pubblico spaventoso e senza precedenti: già oggi, è stato calcolato, ogni bambino nato nel nostro Paese viene al mondo in pratica con 37000 (sì, trentasettemila…) euro di debiti sulla testa…

Non ce ne importa nulla: rimettiamo giù il tappeto e nascondiamo tutto per bene, può darsi che non se ne accorga nessuno…

Ecco, anche per questo l’attuale governo è pericolosissimo: gode della complicità di tante, troppe persone che, davanti alla verità, voltano la faccia dall’altra parte e dicono: << ci penserà qualcun altro >>.

Quel qualcun altro “signori miei” come diceva uno di Firenze (che beninteso sarebbe meglio sparisse anche lui dalla circolazione), è vostro figlio o vostro nipote.

Godendo di un altro giorno in cui posso ancora scrivere liberamente – non è detto che domani possa ancora permettermelo – vi saluto.

Davide De Vita

Napoli perché? Appunti di viaggio di una breve vacanza.

piazza Plebiscito Napoli

Buona sera e chiediamoci un perché.

Oggi starò sul personale, in quanto grazie al Cielo (e a tanti sacrifici e rinunce – di entrambi – degli anni precedenti) con Rita siamo riusciti a realizzare uno dei tanti sogni che tenevamo “nel cassetto”: visitare Napoli.

Perché proprio Napoli?

Perché, senza nulla togliere a tantissime altre bellissime città italiane, pensavamo – e lo pensiamo tutt’ora – che quella ai piedi del Vesuvio sia veramente unica.

Non sono sicuramente il primo e di certo non sarò l’ultimo a decantare questa città, ma siamo rientrati stamattina e il ricordo di quanto abbiamo visto e vissuto è ancora vivo negli occhi e, sì, lasciatemi essere un tantino sentimentale, nel cuore.

Seguono quindi dei semplici appunti di viaggio, né più né meno.

Disponendo di un budget credo “normale” e non avendo particolari esigenze ma essendo entrambi persone capaci di adattarsi, ci siamo organizzati da soli, con l’indispensabile aiuto della rete, per scegliere la combinazione per noi più adatta tra voli di andata e ritorno e pernottamenti in bed & breakfast.

Quest’ultimo, di cui non farò il nome ma che c’è andato bene, l’abbiamo scelto per la vicinanza a piazza Garibaldi, da dove ogni giorno di permanenza abbiamo preso la metropolitana (linea 1) per raggiungere il centro della città o avvicinarci a qualsiasi altra destinazione avessimo in mente.

Spogliati di qualsiasi pregiudizio nei confronti dei napoletani, abbiamo così scoperto persone gentili, disponibili, professionali e abituate da secoli ad accogliere – se non addirittura cullare o, come ha già scritto Rita in un suo post sedurre (nel senso più bello del termine) – prima visitatori e poi turisti.

Ora, scrivere che Napoli sia bellissima sarebbe un po’ come affermare che il cielo è blu o che quando piove ci si bagna, ma è davvero così, perdonate la… Banalità.

Avendo pochi giorni a disposizione abbiamo cercato di visitare un po’ i “must” turistici, che non starò a descrivere in quanto la parola scritta probabilmente non rende loro giustizia, limitandomi ad un semplice elenco, neanche cronologico: la stessa piazza Garibaldi con l’enorme struttura metallica sovrastante il centro commerciale sotterraneo, l’immensa piazza Plebiscito, via Toledo e una piccola parte dei Quartieri Spagnoli, la cattedrale dedicata a san Gennaro, l’elegante, raffinata galleria Umberto I, la “via dei presepi” san Gregorio Armeno, piazza Municipio, il maschio Angioino, la vista panoramica mozzafiato dai bastioni di castel Sant’Elmo, che abbiamo raggiunto con la funicolare…

Ogni luogo un’esperienza unica, pur con stili e significati diversi, per non parlare della stessa metropolitana, modernissima e probabilmente tra le più avanzate d’Europa, con installazioni di arte contemporanea in molte stazioni, anche quelle da lasciare senza fiato… A proposito d’arte, proprio a castel sant’Elmo, quasi per caso perché non sapevamo ci fosse, abbiamo potuto visitare la mostra “Novecento a Napoli”, nello specifico dedicata agli artisti appartenenti al “futurismo” che ebbero a che fare con la città.

Certo, non è tutto rose e fiori, lo sappiamo bene: abbiamo visto coi nostri occhi parecchie persone dormire per strada sul cartone (ma ce ne sono anche a Roma, Milano, Cagliari…) e ci siamo inventati uno stratagemma tutto nostro (che non sveleremo!) per sfuggire agli assillanti e parecchio equivoci venditori ambulanti di accendini, pedalini e chissà che altro, così come ci stiamo ancora chiedendo come siamo sopravvissuti al traffico automobilistico della città (dove ancora il rosso al semaforo è spesso niente di più di una debole opinione…) o agli attraversamenti pedonali, paragonabili alla roulette russa, ma no, quest’ultima è meno pericolosa…

Detto ciò, ci siamo rimpinzati di pizza fritta e pizza varia, non abbiamo quasi mai mangiato altro, trovando spesso per strada dove ogni dieci metri o quasi c’è un locale che si affaccia sulla strada: “pizza più bibita € 5”.

Abbiamo visto un numero impressionante di scooter ovunque, sia parcheggiati sia in circolazione, ma ci ha anche colpito la quiete del quartiere del Vomero; tanti cartelloni di rappresentazioni teatrali di un certo spessore, così come – magari è il periodo – un gran numero di ragazze e ragazzi appena laureatisi, inconfondibili per gli abiti eleganti loro e dei loro amici e colleghi e l’immancabile corona d’alloro sul capo.

Sappiamo bene che ci sarebbe stato tantissimo altro da vedere, ma c’ha incantato lo spirito, il cuore pulsante di questa città, nonostante i suoi stranoti problemi, che non ignoriamo ma ai quali, per una volta, non abbiamo voluto di proposito pensare troppo.

Grazie, Napoli, siamo stati bene.

Davide De Vita

Del tunnel del Brennero e altre amenità.

Toninelli Salvini e Di Maio

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché, magari prendendo un caffè.

Premessa: chiunque abbia già – come un colpo in canna pronto ad essere sparato – in punta di tastiera la frase “e allora il PD?” è pregato di fare altro piuttosto che leggermi, perché, lo sottolineo, NON è l’argomento di cui vorrei occuparmi, ma restare su ciò che ho in mente e non divagare troppo.

Per gli irrimediabilmente distratti: tutto ciò NON giustifica gli innegabili errori del PD.

Siamo a posto con le premesse e il leggere attentamente le avvertenze prima dell’uso?

Bene. Altrimenti, se avete saltato le righe precedenti, vi prego di ricominciare daccapo e agire di conseguenza.

Ciò detto, arriviamo al dunque: sono preoccupato, se avessi dei figli lo sarei ancora di più, perché il fatto che siamo in mano a degli ignoranti, incapaci, incompetenti è sotto gli occhi del mondo, ahimè.

La manovra economica, il famoso DEF (decreto di economia e finanza) è stato definito sbagliato, incompleto, senza coperture adeguate da chiunque ne mastichi un po’ NEL MONDO, tranne che da Stanlio e Ollio, sì, il Gatto e la Volpe, insomma, ci siamo capiti, Giggino e Matthew.

Loro no, loro (che già cominciano a mostrare che su parecchie cose non vanno d’accordo, contratto di governo o no) “tirano dritto”, avanti tutta verso il …

Baratro.

Poi se volete essere cool, chiamatelo “default” modello Grecia o meno pomposamente rovina economica del Paese.

Pure, non è difficile come concetto: è la vecchissima ed efficace metafora della coperta troppo corta.

Se tiri verso la testa lasci scoperti i piedi e viceversa, insomma non basta per coprire tutta intera una persona.

Tradotto: non solo non ci sono i soldi per fare ciò che i due buontemponi hanno promesso e ripromesso, ma a forza di dichiarazioni roboanti, mr. “Spread” continua inesorabilmente a salire, salire, salire, mangiandosi ogni giorno miliardi di euro di interessi insieme a quel pochissimo di credibilità che ancora l’Italia aveva.

Poiché benissimo non me lo ricordo nemmeno io, facciamo un breve ripasso su cosa sia questo spauracchio dell’economia, mr. “Spread”, appunto. Beh, questo è: 

La differenza tra il rendimento dei titoli di Stato Italiani e Tedeschi. Esempio: se il rendimento dei titoli di Stato Tedeschi è del 2%, e il rendimento dei titoli di Stato Italiani è del 5% lo spread è del 3% (5%-2%).

Ad esempio, se al telegiornale senti che lo spread fra i rendimenti (gli interessi) dei titoli di Stato tedeschi e quelli italiani è a 500 punti base vuol dire che noi italiani paghiamo sui questi un’interesse maggiore pari al 5,00% in più rispetto alla Germania.

Se uno stato è affidabile emetterà dei titoli di stato con un interesse più basso rispetto a uno stato”meno affidabile”.

Quindi, parlando come mangiamo, possiamo affermare che lo spread è anche un indice di “affidabilità” (o fiducia se vogliamo farla ancora più semplice) di uno Stato, in questo caso l’Italia.

Maggiore è lo spread, minore è l’affidabilità, la credibilità di uno Stato: non si crede più, in sostanza, o si crede sempre meno che quel determinato Stato possa onorare in concreto gli impegni presi, nonostante proclami e dichiarazioni di ogni sorta.

Già, “cari” (si fa per dire) elettori gialli e verdi, sappiate che, se avevate dei risparmi, la politica irresponsabile dei vostri eroi ve li ha GIA’ rosicchiati e continuerà a farlo: visto che ragionate con la pancia, magari ora che – nei fatti – vi stanno toccando il portafoglio (tra l’altro avevano promesso, giurato e spergiurato che questo non sarebbe successo…) vi sveglierete dal sonno (pesantissimo) della ragione…

Non basta.

Perché oltre all’inesistente, impalpabile, inconsistente pseudo – primo ministro Conte, a “corte” c’è pure un giullare, l’ineffabile Toni-nulla.

Come faccia questa compagnia di giro a collezionare anche più di una figura di merda (non c’è un altro termine altrettanto efficace, perdonatemi…) al giorno resta ancora un mistero, mentre è sempre meno misterioso il fatto che i conti da pagare, che pagheremo tutti quanti, a prescindere da chi o cosa abbiamo votato, saranno al solito salatissimi.

Non c’è solo il prossimo quindici ottobre da temere, ma il primo gennaio del prossimo anno, quando sarà ancora più chiaro di che morte dovremo morire.

Non si può tornare all’autarchia – ahimè già malamente sperimentata – così come non si può esistere, come Stato, isolandoci appunto dal resto del mondo politicamente ed economicamente, come, per esempio, la Corea del Nord, che almeno apparentemente sta compiendo minuscoli passi d’apertura verso l’occidente.

Noi no, noi si tira dritto, verso dove fingiamo di non saperlo, tanto a breve ci saranno le elezioni europee e tutto cambierà… La stessa Europa così com’è adesso – dicono Giggino e Matthew – non ci sarà più.

Questo lo vedremo dopo aver letto i dati ufficiali, nel frattempo, cari miei, cari tutti miei, saranno ancora e sempre sudore, lacrime e sangue.

Lì a “corte” però ci sarà sempre l’“irresistibile” (si fa per dire, è ironico, per chi non l’avesse capito…) Toni-nulla che si inventa tunnel che non esistono, mentre Giggino sta ancora facendo i conti con le percentuali di H2O della quale – secondo lui – è fatto il corpo umano… Nozioni da scuola elementare, evidentemente …

Non pervenute.

Non basta ancora: perché un altro “genio”, l’attuale ministro dell’istruzione Bussetti (che leggo ora ha la mia età…) proclama prima che la vita non si impara sui libri (fa un certo effetto, detto da un docente universitario…) poi abolisce il tema di storia dall’esame di maturità… Ma sì, rendiamo i nostri ragazzi ancora più ignoranti di quanto già non siano – non tutti, grazie al cielo … – e freghiamocene altamente del fatto – non opinione – che nel resto d’Europa quasi tutti i loro coetanei li sopravanzino come formazione e preparazione scolastica…

Ce ne sarebbe più che abbastanza, in un Paese normale, per cacciarli a pedate, non i ragazzi ma quelli lassù, sui vari colli del potere, ma … Questo non è un Paese normale così come, evidentemente, non lo sono tanti suoi abitanti, che però continuano a proclamarsi contenti di come stanno prospettandosi le cose, tanto è sempre colpa degli altri, di chi c’era prima, dei “poteri forti”, di Cicciobello (nero…) e di Barbapapà.

Il disastro del cagliaritano di ieri undici ottobre l’ha fatta passare sotto silenzio, ma una delle battute migliori, tragicomiche, circolate in rete nelle ultime ore è stata  la seguente:

<< Dopo l’allarme di criticità massima dato dalla Protezione Civile, il ministro Toninelli per precauzione ordina la chiusura al traffico del… Ponte di Messina. >> (grazie a Rita Cao che l’ha letta e a Antonella Origa che l’ha condivisa).

Al momento, stiamo messi cosi.

The show must go on.

Davide De Vita

Mauro Usai sindaco di Iglesias: i primi cento giorni.

 

Mauro Usai foto intervista ottobre 2018

Mi riceve puntuale nel suo ufficio, il giovane sindaco di Iglesias Mauro Usai, a circa cento giorni dalla sua elezione. Ci spostiamo dalla saletta principale, più di rappresentanza, ad una adiacente meno informale, dove ci sediamo intorno ad un tavolo ingombro di carte e documenti, che nel corso dell’intervista mi mostrerà più volte, a seconda dell’argomento affrontato. È in maniche di camicia – Obama ha fatto scuola ovunque – e mi guarda dritto negli occhi: glielo faccio notare e gli dico che per un politico quale lui è ormai da tempo, non è scontato.

Questo primo cittadino – espressione del PD ma con una grande vocazione alla critica e all’indipendenza di pensiero, come vedremo più avanti – non siede, metaforicamente parlando, su una poltrona comoda.

Cominciamo così l’intervista seguendo uno schema che presto andrà bonariamente a farsi benedire, perché domanda su domanda l’uomo si infervora e spazia a ruota libera, partendo dai temi più attuali, caldi e appunto “scomodi”.

Sanità, disoccupazione, povertà.  

<< L’argomento sanità mi fa incazzare (usi pure questo termine, l’autorizzo). Non è un discorso demagogico, perché siamo stati l’unica comunità a dire sì alla riforma sanitaria, di cui non chiediamo altro che la vera, reale e piena applicazione, che invece non c’è mai stata. Il polo unico ospedaliero Iglesias – Carbonia dovrebbe essere degno di chiamarsi DEA di 1° livello [1], ma come tutti sappiamo e purtroppo vediamo ogni giorno così non è. Si tratta di una battaglia che continuo a combattere ogni giorno e alla quale tengo moltissimo, non c’è giorno che non mi scontri contro qualcuno dell’Amministrazione Regionale in merito. Non è possibile che un presidio ospedaliero chiuda nel fine settimana, così come non è accettabile che non si possano ottenere in un’ora delle analisi d’urgenza ma si debba aspettare un giro vizioso che va e torna da Carbonia, con disagi enormi per chi già è sofferente di suo. Ripeto, è una battaglia continua che ho intenzione di proseguire, è troppo importante per i cittadini.

La disoccupazione e la povertà, indissolubilmente legati, sono invece temi che mi fanno soffrire, soprattutto perché, almeno in questo caso, degli strumenti per provare almeno a contrastarla esistono ma sono o male interpretati o male applicati. Mi riferisco per esempio al REIS, per esteso Reddito di Inclusione Sociale che non ha niente a che fare col più noto “reddito di cittadinanza” di cui si parla tanto. Credo che sulla carta questo strumento sia molto valido, in quanto prevede appunto l’“inclusione” in realtà produttive o di interesse sociale, con una sorta di avviamento e formazione, quando occorre, alle stesse attività verso le quali si intende indirizzare il o la richiedente aiuto. Manca però – purtroppo – il personale per compiere per intero questo percorso, in quanto normalmente si arriva al più facile compromesso di dare e ottenere un semplice sussidio economico, snaturando lo strumento e scivolando pericolosamente verso il mero assistenzialismo. >>

La visione della città.

<< Essendo stato presidente della Giunta Comunale nella passata amministrazione non mi sono estranei né questi uffici né le dinamiche amministrative, ma mi sono chiesto spesso, durante quel periodo “cos’avrei fatto da sindaco”. Ora lo sono e credo che una delle tante priorità sia stata curare l’aspetto e il decoro urbano; credo infatti che Iglesias possa e debba essere un gioiellino, ma deve esserci, in parallelo con l’impegno che l’amministrazione comunale come squadra ci sa mettendo, anche la maggiore consapevolezza del singolo cittadino. In quest’ottica, per esempio, abbiamo riattivato la fontana all’ingresso di Iglesias prima del viale Villa di Chiesa, riaperto al pubblico la torre Guelfa, per parlare di piccole cose, ma – nell’ambito del vero e proprio decoro urbano – ci siamo visti costretti all’installazione delle telecamere di sorveglianza per combattere quello che potremmo definire il malcostume del “sacchetto selvaggio”. Proprio queste telecamere (ce ne sono altre in via di installazione e attivazione, alcune si chiamano “Scout” e funzionano con dei sensori di movimento, prima cioè filmano e poi fotografano) ci hanno permesso di individuare senza ombra di dubbio i “lanciatori” che, paradossalmente, a verifica si sono rivelati del tutto in regola (per la maggior parte) con il pagamento della tassa sui rifiuti, come se questo potesse giustificare il “faccio come mi pare”, a discapito della reale differenziazione, che a danno dell’intera comunità non è più virtuosa e proprio per questo peserà parecchio sulle prossime bollette. Mi dispiace, ma è proprio così. >>

Grandi opere.

<< Abbiamo ripreso in mano la programmazione dell’Amministrazione precedente, per esempio per quanto riguarda la realizzazione del Centro Intermodale. C’erano ostacoli burocratici quasi infiniti da superare, così spesso mi sono ritrovato personalmente a farmi firmare dal funzionario di turno il documento che impediva questo o quello. Ora siamo in grado di affermare che manca proprio un ultimo passo, da approvare in giunta, relativo all’estensione del procedimento di Verifica di Impatto Ambientale (VIA), dopo il quale potremmo finalmente affidare ad una nuova ditta (quella che c’era prima è fallita) che riprenda in concreto i lavori. Parliamo, per essere chiari, di un milione e mezzo di euro in ballo.

Molti di più, invece, ma dobbiamo aspettare il bilancio, sono in gioco per la bonifica del Rio San Giorgio, alla quale teniamo ugualmente moltissimo: qui parliamo di 43 (quarantatré) milioni di euro.

Turismo.

<< È ancora uno dei cavalli di battaglia di questa amministrazione, che ci crede moltissimo; i risultati ci danno ragione, dati alla mano: solo grazie alle presenze – accertate dai dati ufficiali – a Porto Flavia, infatti, siamo arrivati a poco meno di novemila (ottomila settecento circa) biglietti staccati in un mese, per un totale di sedicimila presenze in tre mesi. Questo in controtendenza con il resto della Sardegna, dove un po’ ovunque s’è registrato il segno “meno”. C’è moltissimo lavoro dietro questi dati, per esempio l’accordo col Parco Geominerario per la gestione “coordinata” appunto del sito di Porto Flavia e per una più oculata e condivisa gestione dei costi. Non posso – e mi dispiace – dire lo stesso per gli altri due siti che potremmo (sarebbero fruibili anche ora, ma preferiamo aspettare che le cose siano più chiare e, senza mezzi termini, meno onerose per il comune) proporre sul mercato turistico, cioè la Grotta Santa Barbara e la galleria Villamarina di Monteponi. Puntiamo infatti ad un chiarimento definitivo con Igea, che attualmente gestisce i siti, al loro effettivo passaggio al Comune insieme ad una riperimetrazione delle due concessioni minerarie.>>

Politica nazionale, crisi della sinistra.

<< Che la sinistra soffra di una grave crisi non lo scopro io e non lo scopro oggi. Certo, ho visto le due piazze di Roma e Milano ieri (si riferisce alle manifestazioni contro il razzismo in Lombardia e in genere contro il governo attuale a Roma del 30 settembre, n.d.c.) gremite e tinte di rosso come non si vedeva da tempo, ma personalmente non credo sia quella la strada giusta. Ho sempre creduto e affermato che un partito, proprio come dice la parola, debba rappresentare una parte. Questo si è smarrito, si è tradita la nostra identità. A mio avviso le cose da fare sono due: rinnovare completamente l’attuale dirigenza e invertire l’agenda politica, mettendo al primo posto i poveri e non la Confindustria, che corteggiata da Renzi è andata poi ad appoggiare la Lega. Papa Francesco insegna e, paradossalmente, sembra una delle poche voci autorevoli che oggi dicono ancora “cose di sinistra”. Oppure, seguire sia i poveri sia la Confindustria, ma privilegiando i primi. >>

Il futuro politico di Mauro Usai.

<< Guardi, come ogni politico non nego di pensarci e magari un pizzico d’ambizione c’è, non sarebbe normale il contrario, ma l’impegno che richiede Iglesias è grande e non posso permettermi di distrarmi. Sto anche cercando di rendere più trasparente il nostro operato (intendo mio e della squadra, senza la quale ben poco potrei fare e che quindi ringrazio anche qui) con mezzi non convenzionali come per esempio i social dove stiamo comunicando quanto facciamo. Vede, prima di diventarlo mi sarebbe piaciuto fare il sindaco. Oggi mi piacerebbe riuscire a farlo bene: sto provando in questo senso a fare del mio meglio. >>

Davide De Vita

[1] Il dipartimento d’emergenza e accettazione (detto anche dipartimento emergenza-urgenza in acronimo, rispettivamente, DEA o DEU), in Italia, indica un dipartimento di una azienda ospedaliera.

Svolge funzioni di pronto soccorso, e comprende varie unità operative incentrate sulla cura del paziente in area critica. L’obiettivo del DEA è creare un’integrazione funzionale delle divisioni e dei servizi sanitari atti ad affrontare i problemi diagnostico-terapeutici dei pazienti in situazioni critiche.

Esso è perciò organizzato con un modello multidisciplinare che riunisce, nella stessa struttura, personale specialista in ambiti diversi. È quindi costituito da unità operative omogenee, affini o complementari, che perseguono comuni finalità e sono tra loro interdipendenti, pur mantenendo le proprie autonomie e responsabilità professionali.

Italia, settembre 2018: a che punto è la notte?

Italia 2018 a che punto è la notte

 

(“A che punto è la notte” è un romanzo giallo di Fruttero & Lucentini del 1979. Nel 1994 ne è stata tratta un’omonima miniserie televisiva Rai, diretta da Nanni Loy e interpretata da Marcello Mastroianni. Qui riprendo quel titolo trovandolo azzeccato anche per quanto state per leggere, sempre se ne avete voglia.)

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché non ci piace il periodo che stiamo vivendo?

Questo, dove per “noi” intendo chi, come me, è stato etichettato “buonista”, “radical – chic”, “pidiota” e via di questo passo, conosciamo bene tutta la filastrocca.

Di certo perché non è il Ventunesimo secolo che speravamo di vivere, nel quale ad un incredibile sviluppo tecnologico (soprattutto nel campo informatico e suoi annessi e connessi) non ha corrisposto un equivalente progresso nel pensiero e nel sentire comune, attenzione, almeno stando a ciò che si percepisce e che, dati alla mano, NON è la realtà

Anche “noi” siamo vittima di questa percezione: non esiste un’ “emergenza migranti”, il loro numero è anzi in nettissimo calo rispetto all’anno scorso, così come non è quello il problema principale di questo Paese disgraziato, così come non ci sono sessanta milioni di italiani a seguire quello là.

Gli piacerebbe tanto, ma non è così.

Poco fa ho letto un interessante articolo di Mauro Munafò (l’Espresso, vedi link a fondo pagina) nel quale sono evidenti i parallelismi (brutta parola, ma al momento non ne trovo altre per esprimere il concetto) con ciò che si scriveva nel 1938 contro gli ebrei e quello che si scrive oggi contro i migranti.

Basta sostituire “ebrei” con “migranti” e i testi sono spaventosamente identici. 

Questi ultimi, di cui si parla un giorno sì e l’altro anche, sono uno spauracchio, uno spaventapasseri molto social e molto spendibile, utilizzato per distrarre l’opinione pubblica dal pochissimo che questo raffazzonato governo ha fatto finora e dal nulla che farà nell’immediato futuro, quando i nodi verranno al pettine, soprattutto in materia economica (sta già cominciando a succedere) e i “verdi” e i “gialli” non troveranno più accordo com’è successo, invece, quando si è trattato di spartirsi le poltrone e il potere.

Temporaneo.

Perché prima o poi anche i loro stessi elettori si renderanno conto che mantenere quelle promesse non è materialmente possibile, che di rimando in rimando non si approderà ad un bel nulla, che il carburante è già aumentato, le prossime bollette saranno ancora più salate di prima, lo spread non ci darà tregua e l’Italia rischierà di crollare proprio come il disgraziatissimo ponte Morandi.

Non è una visione catastrofica, ma solo appena realistica.

Non giustifico e difendo (me lo si vuol far dire o scrivere, ma non è così, non l’ho mai fatto) il o i governi precedenti, quella che pretendeva di chiamarsi “sinistra” ha la sua enorme fetta di responsabilità in questo sfascio totale, ma il tempo stringe ed incalza, non possiamo continuare a far finta che vada tutto bene o che “quello là” sia la salvezza…

Non lo è, punto e basta.

E allora?

Allora la strada è stata indicata dai bagnanti pugliesi che hanno scacciato quest’estate un malcapitato manipoli di “verdi” chiamandoli con quella parola che a volte temiamo di usare: fascisti.

Spiacente, abbiamo già visto a cosa porta un’esperienza simile, se non noi i nostri padri e i nostri nonni e beh, io non la voglio proprio ripetere.

Immagino anche altri, parecchi altri, forse finalmente stiamo alzando la testa, forse non l’abbiamo mai chinata.

Perché, vedete, era iniziata esattamente nello stesso modo, prendere libri di Storia e leggere, di grazia, oppure, se avete la fortuna di avere ancora parenti in vita che quella disgrazia l’hanno vissuta in prima persona, fatevela raccontare da loro, prima che sia troppo tardi.

Uso dunque l’unica arma che ho, pacifica e non violenta, del mio pensiero, aiutato dalla fortuna che pare mi sia riconosciuta di saper mettere per iscritto due parole in croce senza troppi errori.

Perché credo nelle idee e nella loro circolazione, nel fermento dato loro dalla lettura dei libri, credo si possano e si debbano educare prima di tutto i bambini e poi i ragazzi nei valori che, al prezzo di tantissimo sangue, sono stati, come si usa dire “sanciti dalla Costituzione”. 

Credo anche che quest’ultima andrebbe letta e riletta con attenzione, oltre che insegnata a scuola, dovrebbe essere un testo obbligatorio, ma forse pretendo troppo. 

Però lo scrivo, finché mi è concesso. 

Quest’Italia non mi piace, se quello che scrivo serve anche solo in minima parte a cambiarla, ecco qua, ci metto come sempre la faccia e la firma.

Saluti.

Davide De Vita

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonti:

http://munafo.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/07/09/invece-di-difendere-gli-ebrei-caro-pietista-coi-soldi-perche-non-pensi-ai-poveri-italiani/