Io, artigiano della penna nella Sardegna (forse) Covid Free.

scrittore immagine per 26 maggio 2020

Buona sera e chiediamoci un perché.

Come state?

Oggi ha un significato più profondo questa domanda, eh?

Spero bene in ogni senso, perché dovreste e dovremmo soltanto essere grati, voi ed io.

Voi, perché se state leggendo queste righe, possedete un computer o uno smartphone e un abbonamento o una ricaricabile attivi.

Io perché queste righe le ho potute scrivere.

Oltre a tanto altro che molti magari sognano soltanto.

Ci sarebbero da fare migliaia di riflessioni su queste ultime considerazioni, ma eviterò.

Allora, questo «perché»?

Forse sarebbe più corretto un «perché no?» in quanto questo è uno di quei post riflessivi, intimisti come direbbe qualcuno colto.

Insomma, scrivo perché da tempo non scrivevo sul blog e dedicavo – lo dedico tuttora – moltissimo del mio poco tempo libero al nuovo romanzo; è quasi un’ossessione ormai, però ci son dentro da un anno e mezzo e continuo a togliere, “sgrezzare”, rendere più fluido, gradevole, avvincente.

Beh, spero lo sia o lo diventi una volta presa la forma definitiva.

Perché lo sto facendo?

Domanda sbagliata; quella giusta è: per chi.

Per voi, per ciascuno di voi, lettrici o lettori, passati, presenti, si spera futuri.

Ho imparato che una delle domande giuste da porsi prima di mettersi a scrivere è la seguente: a me LETTORE, cosa piacerebbe leggere?

Accompagnata da: chi è il pubblico al quale mi rivolgo? 

Ce l’ho, un pubblico?

Così in questi mesi di quarantena ho studiato, oltre che scritto.

Certo, ho anche fatto il pane in casa, postato la foto su Facebook, fatto la pizza, non ho cantato o suonato dal balcone, se non un secchio per imitare il suono del tamburo della processione del Venerdì Santo, ho penato per trovare le mascherine, insieme a Rita, ma siamo stati tra i fortunati che hanno potuto continuare a lavorare, non senza difficoltà che ovviamente si sono manifestate tutte insieme nei momenti peggiori e più drammatici della pandemia.

Lo so, ognuno potrebbe raccontarne “di ogni”, ma questa è parte della mia piccola storia.

A proposito di storie da raccontare…

Ho seguito – e continuo a seguire – non uno ma due corsi di scrittura creativa, progettazione di romanzi, narratologia.

(Una disciplina poco conosciuta che studia come strutturare le varie parti di un romanzo, fino al minimo dettaglio, ma anche molti altri aspetti soprattutto tecnici)

Comprendendo che ho ancora moltissimo da imparare, se voglio sedurvi.

Sì, perché è di questo che si tratta, né più né meno: devo metterci tutto l’impegno possibile perché tu lettore o tu lettrice ti chieda alla fine di ogni pagina:

«E adesso cosa succederà?»

Per renderlo possibile sappi, Santa Lettrice e Santo Lettore, che ci vogliono – ogni giorno-  ore e ore di studio, documentazione, rilettura, correzione, revisione, scelta di ogni singola parola, confronto, rimescolamento, tecnica, scelta del ritmo e dello stile (a proposito, lo stile di uno scrittore non rimane mai lo stesso, non solo si evolve nel tempo ma si adatta alla storia che scrive, giusto per chiarire un altro dubbio emerso tempo fa…)insomma sacrificio, che però tu dovrai solo intuire, perché voglio che la storia che creo ti immerga e ti piaccia, insomma ti conquisti e ti… Seduca.

Non io, bada bene, io autore devo SPARIRE

La mia storia deve conquistare il tuo cuore e la tua mente

Se leggendola poi ti dimenticherai completamente di me, avrò raggiunto il mio scopo, perché saranno stati i miei personaggi a fare tutto il lavoro e spero tanto siano diventati anche, se non soprattutto, tuoi.

Per concludere, non penso a me stesso come “scrittore”, non vivo di quello anche se ovviamente mi piacerebbe tanto, ma – l’ho affermato più volte – come ad un artigiano della penna, o della tastiera, o delle parole.

Questo mi sento, questo sono.

Il post doveva andare a parare da un’altra parte, ma alla fine si è scritto da solo e forse è meglio così.

Perché l’ho scritto?

Perché no?

Davide De Vita