Iglesias: Mauro Usai candidato sindaco.

Mauro Usai candidato sindaco di Iglesias

Buongiorno   e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, ad Iglesias alle imminenti amministrative si potrebbe scegliere Mauro Usai (candidato con una propria lista, “Rinnova Iglesias”) come futuro sindaco?

È lui stesso a spiegarlo alla cittadinanza in una conferenza stampa dove presenta sé stesso in questa nuova veste (è il Presidente del Consiglio Comunale uscente) e i punti principali del suo programma politico.

Con la commovente presenza del nonno in prima fila (padre del mai dimenticato e notissimo sindacalista Siro), Usai si è scusato per non avere un microfono ma ha ugualmente illustrato la sua visione non solo di sindaco ma di amministrazione condivisa (ha ribadito più volte questo concetto) della città.

Rivendica quindi le cose ben fatte, a partire dalla promozione turistica di un certo livello che ha permesso ad Iglesias di affacciarsi sul mercato mondiale del settore, come testimonia l’Ufficio Turistico che non teme paragoni in materia di innovazione.

Affronta il tema scottante della disoccupazione e in quest’ambito “promette di non promettere”, ribadendo forte e chiaro che il comune non può dare posti di lavoro, mentre può impegnarsi a far sì che vengano create occasioni e possibilità di inclusione sociale, anche per mezzo di strumenti che si possono finanziare con i Fondi Europei.

Batte forte questo tasto dei Fondi Europei, ai quali non si sarebbe e non si potrebbe accedere senza un bilancio in ordine e virtuoso, che si deve – ringrazia pubblicamente il sindaco uscente Emilio Gariazzo – al lavoro dell’amministrazione uscente.

Cita il proseguimento dei lavori per la realizzazione del Centro Intermodale, che confermerà ad Iglesias il ruolo di snodo centrale per la viabilità del territorio del Sud Ovest sardo.

Parla della possibilità di creare rete anche per quanto riguarda i vari uffici e la possibilità di snellire quelle pratiche burocratiche così snervanti e antipatiche a tutti, con l’obiettivo di facilitare l’ottenimento di quei documenti indispensabili anche per la sola ricerca di un lavoro.

Si dichiara pubblicamente favorevole al mantenimento del Polo Industriale di Porto Vesme, ma nel rispetto totale delle attuali norme vigenti, soprattutto in materia ambientale, senza per questo mettere in secondo piano il turismo: anzi, secondo Usai i due settori possono marciare di pari passo.

Sempre per quanto riguarda l’ambiente, parla delle bonifiche dei vari territori che interessano aree comunali e limitrofe e auspica il proseguimento di una politica comune tra i vari attori interessati, quali lo stesso Comune, Igea, Parco Geominerario: grazie ad accordi presi intorno ad un tavolo, infatti, è stato possibile riaprire Porto Flavia o la Grotta Santa Barbara, per citare le attrattive turistiche più note, ma c’è ancora molto da fare.

Rivendica quanto è stato fatto per le politiche giovanili citando le varie edizioni dell’“N2 Week”, durante le quali studio, sport, spettacolo e arte si sono fuse in quello che è già diventato un valido centro di aggregazione e a favore del quale sono previsti investimenti importanti.

Ribadisce più volte che è suo intento costruire ponti e non muri, ma allo stesso tempo vuole fare appello al cuore e all’intelligenza delle persone e non sfruttare la rabbia, la “pancia” degli sfiduciati e di chi ha già espresso un voto di protesta oppure non ha votato e non ha più intenzione di farlo.

Proprio a queste persone si rivolge, a chi non crede più nella politica con la “P” maiuscola, illustrando la sua intenzione di aprire le porte del “palazzo” per un’amministrazione che vorrà essere la più trasparente possibile, anche con l’apporto di eccellenze, competenze ed esperienze che Iglesias ha già e che non è giusto ignorare.

Per questo propone l’istituzione di una Conferenza Permanente di esperti geologi, tecnici ed esperti nei vari settori da consultare prima di affrontare i vari problemi del territorio.

Non si sottrae ma affronta di petto il rovente argomento sanità: spiega ancora una volta che non solo gli attori interessati in questo caso sono diversi, a partire dalla Regione Sardegna, ma che le esigenze sono cambiate negli ultimi anni e che Iglesias è destinata a diventare anche in questo settore parte di una rete sanitaria più articolata nel territorio e adatta a queste stesse nuove esigenze. Questo senza escludere che il lavoro all’interno del CTO (di cui cita il recentissimo crollo avvenuto in una parte dell’edificio) deve essere assolutamente ripreso e ultimato nonostante questo non dipenda direttamente dal Comune.

Non ci sono temi più importanti l’uno dell’altro, per Usai, che parla anche delle frazioni e delle loro esigenze: cita per esempio san Benedetto dove non funziona ancora nemmeno il telefono, ma non dimentica le altre, con problemi di collegamento come Nebida o Bindua.

Conclude con la speranza e l’intenzione di lavorare sodo per riportare ad Iglesias intelligenze e competenze, commuovendosi al pensiero di tante sue amiche e amici che sono dovuti emigrare per cercare lavoro, data la crisi che tutti stiamo vivendo da decenni.

Conclude abbracciando il sindaco uscente e poi il nonno, in un ideale – molto più umano che politico ma comunque tutto iglesiente – passaggio di consegne tra generazioni che non può che far ben sperare.

Davide De Vita

Iglesias 2018: lettera aperta al futuro signor sindaco (o signora)

Immagine per lettera aperta al futuro sindaco

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché.

Chiediamocene tanti, non smettiamo mai: è l’unico, pacifico strumento che abbiamo – dando gambe e sostanza, o fondi o per essere ancora più chiari soldi alle idee – per provare a cambiare e migliorare il mondo, cominciando per esempio dalla nostra piccola grande città.

Questa perciò è una lettera aperta al futuro sindaco di Iglesias, chiunque esso sia, di qualsiasi colore o orientamento, uomo o donna, di cui come sempre mi assumo la totale responsabilità e rivendico unica proprietà intellettuale.

Solita doverosa premessa: le mie simpatie politiche sono note, ma in questo caso specifico non hanno molta importanza, la lettera è rivolta alla persona che ricoprirà il ruolo e riguarda naturalmente i problemi della città, stra – noti a tutti.

Lavoro (o meglio assenza di esso), sanità (nota dolentissima), difficoltà nel e per il commercio in grave sofferenza, ricadute nel bene e nel male delle scelte industriali (prese a livelli più alti di quello strettamente comunale e/o territoriale) sono temi (come si dice oggi) o problemi (come si sono sempre chiamati) di difficile soluzione e che purtroppo ci trasciniamo da anni, nonostante sia stato tentato di contrastarli da destra, da sinistra, dal basso, dall’alto, di fianco e di striscio.

Senza tralasciare, per stare sempre “a casa nostra” i problemi delle periferie e delle frazioni, fin troppo spesso lasciati in secondo se non addirittura terzo piano…

Oppure la maggiore valorizzazione delle tante eccellenze che la nostra città vanta per esempio in ambito sportivo.

Chi scrive non ha bacchette magiche di sorta e ritiene che non le abbia nessuno, ma crede che l’impegno di chiunque indossi a breve la fascia tricolore non possa prescindere dall’occuparsi – possibilmente a tempo pieno – dei temi suddetti.

Non credo nemmeno però che si debba negare quanto di buono è stato fatto ultimamente in materia di promozione culturale e turistica a trecentosessanta gradi: i dati parlano chiaro, i numeri anche e un’eventuale inversione di tendenza significherebbe fare non uno ma parecchi passi indietro.

Ritengo infatti che la suddetta promozione  – di ampio respiro come non s’era mai vista prima – insieme a quella culturale, che ha radici profonde nella Storia della città ma non solo, alimentata dalla passione di tantissime persone e associazioni nate, sviluppatesi e prosperate dentro, intorno e fuori le mura, possa continuare a viaggiare di pari passo con l’impegno nel contrasto alla povertà (altro triste tema che non si può ignorare) e al far fronte ai temi ricordati più sopra.

Compito arduo e di difficile realizzazione, lo ammetto, ma – forse – raggiungibile se si trova – o si vuol trovare – un maggiore equilibrio negli sforzi, negli intenti, in quello stesso impegno di cui si parlava in precedenza.

La perfezione naturalmente non è di questo mondo e tanto si può correggere e migliorare, ma non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca…

Iglesias può essere e fare molto, noi suoi abitanti possiamo essere migliori e fare tantissimo, in quanto anche noi siamo – se lo vogliamo – ricchezza.

Non ci sono segreti, si tratta di rimboccarsi le maniche ognuno per quanto gli compete e per quanto crede e ama questa città, possibilmente nel rispetto reciproco della e delle persone e della diversità di idee e di vedute.

Ovviamente, caro futuro signor sindaco o signora sindaco, ognuno di lor signori ha la sua veduta e come tale la rispetto, seppur differente dalla mia, però questa fino a prova contraria è ancora una democrazia vissuta, per cui da elettore come tutti gli altri (non ho alcuna ambizione, non mi sento né migliore né peggiore) rispetterò – com’è giusto – il responso delle urne.

Quel che mi preme, non mi stancherò mai di dirlo o scriverlo, è il futuro – anche immediato – di questa città, in quanto mi sento debitore nei confronti delle nuove generazioni, poiché probabilmente – mea culpa mea maxima culpa – avrei potuto fare di più e meglio e non l’ho fatto.

Ho ancora speranza però: quelle stesse nuove generazioni hanno uno sguardo più ampio e aperto sul mondo, prospettiva che io a vent’anni non avrei nemmeno potuto immaginare e si danno da fare, parecchio, in tutti i campi come da tempo non succedeva: c’è interesse, c’è partecipazione e questo non può che far piacere, così come un rinnovato confronto politico purché, seppure acceso, non scada solamente nel mero e sterile insulto contro l’avversario di turno.

Ecco, questo sì, questo lo chiedo proprio esplicitamente, caro futuro signor sindaco, cara futura signora sindaco: qualunque sia la sua veduta, la trasformi in visione e guardi lontano, molto lontano, anche fuori dal nostro orticello o, per restare in casa nostra, dal perimetro delle mura pisane 😉

Ne guadagneremo tutti, ne trarrà giovamento la città che amiamo e dove viviamo insieme ai nostri figli.

Davide De Vita