Italia, settembre 2018: a che punto è la notte?

Italia 2018 a che punto è la notte

 

(“A che punto è la notte” è un romanzo giallo di Fruttero & Lucentini del 1979. Nel 1994 ne è stata tratta un’omonima miniserie televisiva Rai, diretta da Nanni Loy e interpretata da Marcello Mastroianni. Qui riprendo quel titolo trovandolo azzeccato anche per quanto state per leggere, sempre se ne avete voglia.)

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché non ci piace il periodo che stiamo vivendo?

Questo, dove per “noi” intendo chi, come me, è stato etichettato “buonista”, “radical – chic”, “pidiota” e via di questo passo, conosciamo bene tutta la filastrocca.

Di certo perché non è il Ventunesimo secolo che speravamo di vivere, nel quale ad un incredibile sviluppo tecnologico (soprattutto nel campo informatico e suoi annessi e connessi) non ha corrisposto un equivalente progresso nel pensiero e nel sentire comune, attenzione, almeno stando a ciò che si percepisce e che, dati alla mano, NON è la realtà

Anche “noi” siamo vittima di questa percezione: non esiste un’ “emergenza migranti”, il loro numero è anzi in nettissimo calo rispetto all’anno scorso, così come non è quello il problema principale di questo Paese disgraziato, così come non ci sono sessanta milioni di italiani a seguire quello là.

Gli piacerebbe tanto, ma non è così.

Poco fa ho letto un interessante articolo di Mauro Munafò (l’Espresso, vedi link a fondo pagina) nel quale sono evidenti i parallelismi (brutta parola, ma al momento non ne trovo altre per esprimere il concetto) con ciò che si scriveva nel 1938 contro gli ebrei e quello che si scrive oggi contro i migranti.

Basta sostituire “ebrei” con “migranti” e i testi sono spaventosamente identici. 

Questi ultimi, di cui si parla un giorno sì e l’altro anche, sono uno spauracchio, uno spaventapasseri molto social e molto spendibile, utilizzato per distrarre l’opinione pubblica dal pochissimo che questo raffazzonato governo ha fatto finora e dal nulla che farà nell’immediato futuro, quando i nodi verranno al pettine, soprattutto in materia economica (sta già cominciando a succedere) e i “verdi” e i “gialli” non troveranno più accordo com’è successo, invece, quando si è trattato di spartirsi le poltrone e il potere.

Temporaneo.

Perché prima o poi anche i loro stessi elettori si renderanno conto che mantenere quelle promesse non è materialmente possibile, che di rimando in rimando non si approderà ad un bel nulla, che il carburante è già aumentato, le prossime bollette saranno ancora più salate di prima, lo spread non ci darà tregua e l’Italia rischierà di crollare proprio come il disgraziatissimo ponte Morandi.

Non è una visione catastrofica, ma solo appena realistica.

Non giustifico e difendo (me lo si vuol far dire o scrivere, ma non è così, non l’ho mai fatto) il o i governi precedenti, quella che pretendeva di chiamarsi “sinistra” ha la sua enorme fetta di responsabilità in questo sfascio totale, ma il tempo stringe ed incalza, non possiamo continuare a far finta che vada tutto bene o che “quello là” sia la salvezza…

Non lo è, punto e basta.

E allora?

Allora la strada è stata indicata dai bagnanti pugliesi che hanno scacciato quest’estate un malcapitato manipoli di “verdi” chiamandoli con quella parola che a volte temiamo di usare: fascisti.

Spiacente, abbiamo già visto a cosa porta un’esperienza simile, se non noi i nostri padri e i nostri nonni e beh, io non la voglio proprio ripetere.

Immagino anche altri, parecchi altri, forse finalmente stiamo alzando la testa, forse non l’abbiamo mai chinata.

Perché, vedete, era iniziata esattamente nello stesso modo, prendere libri di Storia e leggere, di grazia, oppure, se avete la fortuna di avere ancora parenti in vita che quella disgrazia l’hanno vissuta in prima persona, fatevela raccontare da loro, prima che sia troppo tardi.

Uso dunque l’unica arma che ho, pacifica e non violenta, del mio pensiero, aiutato dalla fortuna che pare mi sia riconosciuta di saper mettere per iscritto due parole in croce senza troppi errori.

Perché credo nelle idee e nella loro circolazione, nel fermento dato loro dalla lettura dei libri, credo si possano e si debbano educare prima di tutto i bambini e poi i ragazzi nei valori che, al prezzo di tantissimo sangue, sono stati, come si usa dire “sanciti dalla Costituzione”. 

Credo anche che quest’ultima andrebbe letta e riletta con attenzione, oltre che insegnata a scuola, dovrebbe essere un testo obbligatorio, ma forse pretendo troppo. 

Però lo scrivo, finché mi è concesso. 

Quest’Italia non mi piace, se quello che scrivo serve anche solo in minima parte a cambiarla, ecco qua, ci metto come sempre la faccia e la firma.

Saluti.

Davide De Vita

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonti:

http://munafo.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/07/09/invece-di-difendere-gli-ebrei-caro-pietista-coi-soldi-perche-non-pensi-ai-poveri-italiani/

 

Fine marzo 2018: breve sguardo sul mondo e dintorni.

stazione spaziale cinese fuori controllo

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Perché il nostro immediato futuro è davvero difficile da interpretare, ammesso sia mai stato davvero possibile?

Perché non siamo a dirla tutta molto abili neppure a capire il presente?

Questo sarà un post leggero, che magari si appesantirà riga dopo riga, chi lo sa, siamo in Settimana Santa e la speranza dovrebbe essere diffusa, anche se…

Già, anche se.

Da dove cominciamo?

Dal cielo.

Non in senso religioso, ma proprio fisico, così fisico che di più non si può. Avete visto, per caso, il bel film “Gravity” con Sandra Bullock e George Clooney?

No?

Beh, se ne avrete occasione, guardatelo,  merita.

Lo cito in quanto in questo esatto momento, più o meno sulle nostre teste o di quelle di chiunque si arrabatti a vivere su questa palla di fango che chiamiamo “nostro pianeta” gravitano (appunto) i rottami di una stazione spaziale cinese. Si chiama “Tangong (o Tiangong a seconda della trascrizione) 1” e, ammesso che ne rimanga qualcosa dopo l’incandescente attraversamento dell’atmosfera terrestre, la probabilità che cada in testa a qualcuno di noi è pari allo 0,2%. Come hanno più volte ripetuto su “SkyTG24”, per capirci, questa probabilità è dieci milioni di volte (dieci milioni!) inferiore a quella che, nel corso di un anno, esiste di essere colpiti da un fulmine.

Si parla insomma del nulla, ma perché lo si fa?

Per riempire da tre ai quattro minuti di notiziario: ora, se lo fa Sky, perché non farlo anch’io?

Fatto.

Scendendo un po’ più terra terra, qui nel nostro italico stivale si va sempre più concretizzando (il neologismo è di Crozza, onore al merito) l’affermazione del partito (o non partito, come volete) “Movimento 5 Leghe” e direi che è pure giusto così, visto che gli italiani così si sono espressi nelle urne gli italiani…

Che ci sono andati.

Comunque la pensiate (la pensiamo), così è e non se vi pare, ma proprio così e basta.

Nel frattempo, tutti a scandalizzarci – ancora! – perché Google o Facebook sanno tutto di noi e di queste informazioni fanno ciò che vogliono…

Ripeto per la miliardesima volta che siamo innanzitutto noi a fornire una mole pazzesca di dati, più o meno consapevolmente (come ha già scritto qualcuno, c’è chi scrive, per farlo sapere al mondo, anche quante volte va al cesso, non lesinando dettagli in merito…), poi ci indigniamo per lo stesso motivo.

Eh già, siamo strani in questo XXI secolo…

Non che prima fossimo proprio a posto, ma la tecnologia aiuta.

A peggiorarci, se non altro si fa molto più presto.

Proseguiamo il nostro volo a macchia di leopardo, tanto Bersani dice di averlo già smacchiato…

Ah! Per quella che fu la par condicio: il suo esatto coetaneo ( se non sbaglio) ma di idee parecchio differenti, tanto per cambiare è di nuovo alle prese con gli strascichi del processo “Ruby – ter” ma a questo punto della telenovela, di nuovo come hanno già detto in tantissimi, prendersela ancora con lui equivarrebbe a sparare sulla Croce e sulla Luna rosse messe insieme… 

Guardiamo un po’ al di là del nostro naso, dunque.

Di là dall’Atlantico Trump continua a fare Trump, fregandosene come ha sempre fatto, o quasi, del “Russia – gate” o come l’hanno chiamato, mentre dall’altra parte Putin dice che non c’entra niente con le spie doppiogiochiste fatte uccidere – a proposito, ma sono ancora vive o no che non si capisce nemmeno quello? – a Londra ( avete mai sentito una spia o, peggio, uno dei loro capi, dire la verità?) e l’uomo meglio pettinato del mondo ( sì va beh, insieme al suddetto Trump… ), il giocherellone Kim Jong Un per una volta smette di sollazzarsi coi missili balistici nucleari e va in visita in Cina…

Tralascio gli innumerevoli conflitti in corso ovunque (non c’è solo la Siria, ma tanto ormai non ce ne frega niente manco di quella… ), catastrofi naturali e non (vedi quanto appena accaduto in Siberia… ), folli che si svegliano sempre più spesso la mattina e se ne vanno in giro (bene armati, quello sì, armatissimi… ) ad ammazzare chiunque capiti loro a tiro, perché questo è il progresso, amici miei, il trionfo dell’intelligenza e della ragione…

Sì, va beh, ci sono anche le solite,  tragiche storie infinite dei migranti, oppure l’ottantacinquenne che a dieci anni era riuscita a sopravvivere ai campi di concentramento ed è stata torturata ed arsa forse viva, ma che volete che sia, son sciocchezze queste, in confronto al “nuovo che avanza” …

Ah! Quasi dimenticavo: in una città di una provincia che ora ha come sigla il contrario di “giù”, situata in un luogo diametralmente opposto al nord est, a brevissimo, pare, ci saranno le elezioni per il rinnovo dell’amministrazione comunale.

Come prima (più di prima, t’amerò…), anche di questo che volete che ce ne importi a noi che cambiamo il mondo dalla tastiera e al sicuro dietro lo schermo, in maniera – molto gattopardesca – che non cambi mai assolutamente nulla?

Sì, ragazzi, questo è lo sguardo sul mondo di questa settimana santa del 2018.

Ammesso ne abbia ancora voglia, che Dio ci aiuti.

Davide De Vita

Elezioni 2018: la solita coperta troppo corta…

 

coperta troppo corta

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Quello di oggi, che già è lunedì, è un signor perché: pronunciamolo insieme, magari a bassa voce che potrebbe essere pericoloso…

Perché qualunque partito – o coalizione – vinca le prossime, vicinissime elezioni, difficilmente potrà mantenere le promesse fatte in questi giorni?

Innumerevoli battute e vignette a parte (in rete abbiamo visto di tutto e ne vedremo sicuramente ancora), perché …

Non ci sono i soldi, non bastano e non basteranno mai.

Non sono di sicuro il primo e nemmeno l’ultimo a proporre queste considerazioni, ma… Facciamolo ugualmente, tanto male non fa.

C’è questa sciocchezzuola del debito pubblico col quale, infatti, chiunque arrivi al governo dovrà fare i conti.

Che cos’è il debito pubblico?

Come al solito, chiedo aiuto a mamma Wikipedia, ma trovate questa definizione anche sui “vecchi” libri, mai siano abbastanza benedetti quei progenitori di tutti i database…

Il debito pubblico in economia è il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti economici nazionali o esteri quali individui, imprese, banche o stati esteri, che hanno sottoscritto un credito allo Stato nell’acquisizione di obbligazioni o titoli di stato (in Italia BOT, BTP, CCT, CTZ e altri) destinati a coprire il fabbisogno di cassa statale, nonché l’eventuale deficit pubblico nel bilancio dello Stato.

Ok? Ok.

Invece ‘sto deficit?

Recita ancora mamma Wiki:

Il deficit pubblico, o disavanzo pubblico, è la situazione contabile dello Stato che si verifica quando, nel corso di un esercizio finanziario, le uscite superano le entrate.

Ci siamo?

In sostanza l’Italia spende più di quanto incassa.

Riprendiamo il discorso sul debito pubblico:

Quando il debito, dello Stato o di privati, è contratto con soggetti economici di stati esteri, si parla di debito estero, mentre quando è contratto con soggetti economici interni allo stesso Stato si parla di debito interno: normalmente entrambe le componenti sono presenti in misura variabile all’interno del debito pubblico di uno Stato.

A quanto ammonta secondo gli ultimi dati?

€ 2. 457.325.676.501. 900 alle 07,09 di oggi (dati http://www.italiaora.org) 22 gennaio 2018, in crescita costante come vi mostra questo spaventoso contatore visibile sul sito citato; significa duemila e cinquecento miliardi di euro di debiti o se preferite, visto che in Italia siamo poco meno di sessantatré milioni secondo l’ultimo censimento, ognuno di noi NASCE con già trentanovemila euro di debito sulla testa (debito pro capite).

Mi rendo conto di quanto sia spaventoso, ma sappiate che non esiste al mondo un unico, singolo Stato che non abbia problemi simili: sono l’altra faccia del modello economico in cui viviamo ma di cui in pochi parlano per non terrorizzare i cittadini: la verità nuda e cruda fa sempre paura e per questo può essere una delle armi più pericolose oltre, per stare sul pezzo come si usa dire, a non portare voti…

Per quanto fantasiose e piacevoli da sentire, le << nuove >> promesse elettorali …

Non sono realizzabili in quanto carenti, di copertura: in poche parole, non ci sono i soldi, nemmeno per una.

Per fare un paragone più comprensibile, è come se una qualsiasi casalinga (o casalingo per par condicio che ormai ce ne sono tanti), pur sapendo che non si può permettere due etti di prosciutto, comprasse (o provasse a comprare…) non solo quello ma anche un’affettatrice.

Industriale.

È la solita vecchia storia della coperta troppo corta: se la tiri da una parte lasci fuori i piedi, se la tiri dall’altra rimangono scoperte la testa e le braccia …

La coperta in questione poi – leggi << risorse minime >> – è davvero cortissima…

Se vogliamo essere cool potremmo parlare di PIL, (prodotto interno lordo) al posto delle risorse, quindi andiamo a vedere bene anche in questo caso di che si tratta:

In macroeconomia il PIL (o prodotto interno lordo) misura il valore di mercato aggregato di tutte le merci finite e di tutti i servizi prodotti nei confini di una nazione in un dato periodo di tempo. La nozione di prodotto è riferita quindi ai beni e servizi che hanno una valorizzazione in un processo d scambio.

Il termine interno indica che tale variabile comprende le attività economiche svolte all’interno del Paese; sono dunque esclusi i beni e servizi prodotti dalle imprese, dai lavoratori e da altri operatori nazionali all’estero; mentre sono inclusi i prodotti realizzati da operatori esteri all’interno del Paese. Sono escluse dal PIL anche le prestazioni a titolo gratuito o l’autoconsumo.

Questo, nel 2016 e secondo questa fonte (1) ammontava a 1,85 migliaia di miliardi (stavolta in dollari) …

La famosa “crescita”, quei “punti percentuale” di cui tutti parlano si riferisce dunque proprio al PIL: è stato accertato che, nel 2017, l’Italia ha raggiunto l’1,5 per cento, ma non c’è motivo di andarne fieri, in quanto resta la più bassa d’Europa…

Tornando ai freddi numeri, che non mi sono mai piaciuti ma quelli comandano, risulta evidente che la precedente “colonna” in rosso (del debito) è molto…

In rosso.

Come se ne vien fuori dunque?

Se uno o una qualsiasi di voi lo sa, si faccia avanti perché vincerà di sicuro i prossimi tre o quattro Nobel per l’economia.

Secondo me, invece, che come si diceva sono molto più cool

Lo scudetto quest’anno lo vincerà il Napoli.

Davide De Vita

Fonti:

http://www.la7.it/tagada/video/quanto-costano-le-promesse-elettorali-01-12-2017-228730

http://www.italiaora.org

https://www.google.it/search?q=pil+italiano+2016

https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_europei_per_PIL

http://www.ilsole24ore.com