Italia a cinque stelle.

 

Vittoria del M5S

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Se lo staranno sicuramente chiedendo in molte segreterie di partito, stamattina, davanti alla palese, indiscutibile vittoria del Movimento 5 Stelle che raggiunge – l’hanno fatto notare in molti – percentuali democristiane diventando il primo partito in Italia.

Non ho votato per loro, faccio parte degli sconfitti, però in democrazia il dato dei voti (nonostante non sia ancora completo, non credo cambierà la sostanza) è inoppugnabile e, come nel calcio, chi segna di più vince.

Orfani del calcio come siamo per la scomparsa del povero Davide Astori (tra parentesi che tristezza morire a trentun anni nel pieno della carriera) mi trovo a commentare, come immagino in tutti i bar d’ Italia – isole comprese – il voto di ieri.

Non è mia abitudine salire sul carro dei vincitori, per cui non lo farò, puntando invece l’attenzione sugli sconfitti.

Tra questi, come sempre a mio modestissimo parere, ci sono senz’altro Renzi e il “suo” PD, ma anche gli illusi Bersani, Grasso e C., dove  per “C” si intende fortemente lo spocchioso D’Alema.

A destra, come profeticamente ha sbandierato (per usare un eufemismo…) la << Femen>> presentatasi al seggio dove ha votato Berlusconi, lo sconfitto, lo “scaduto” è proprio lui, con la peggiore performance di Forza Italia di sempre, superata dalla pimpante Lega di Salvini.

Male anche, tra gli altri <<minori>>, la Bonino con il suo << + Europa>>: l’appello << Amatemi meno, votatemi di più. >> non è stato evidentemente ascoltato.

Ora, come riportano tutti i giornali e gli immancabili analisti – ripeto: personalmente mi colloco all’altezza … Del bancone del bar, un caffè caldissimo e una pasta qualsiasi con marmellata, grazie. – sarà un rompicapo pazzesco creare una maggioranza stabile, in quanto l’unica possibile, << pallottoliere>> alla mano, sembrerebbe proprio M5S + Lega, che raggiungerebbe e supererebbe la fatidica soglia dei 316 seggi (alla camera, se non ho capito male).

Questa la politica di queste ore, ma ci sono molte altre sfide che la Storia pone di fronte a vincitori e vinti.

Come detto, del M5S parleranno tanto e in tanti, ma… Che fine ha fatto la sinistra? Esiste ancora? Ha un senso? E, se esiste, non si rende conto di essersi allontanata tantissimo da quello che una volta si chiamava paese reale?

Non solo: questa è una ennesima spallata all’Europa e all’idea stessa che se ne ha, ma come un cane che si morde la coda, così come stanno le cose oggi, proprio con quella stessa Europa il futuro governo – qualunque futuro governo – dovrà fare i conti. 

I problemi di ogni giorno – perché di questo si tratta, non di altro, stringi stringi – li conosciamo benissimo tutti, ahimè, terrorizzati come siamo da qualunque cosa diversa da un volantino pubblicitario si manifesti nella nostra cassetta delle lettere (quella vera, non della posta elettronica…).

La crisi economica che non sembra affatto terminata nonostante i proclami, la disoccupazione giovanile ma non solo, il lavoro nero e in nero, la corruzione senza confini e senza colori, giusto per citare le prime – da decenni sempre le stesse… – cose che vengono in mente, sono tutti temi che, perdonate il francesismo, fanno girare i coglioni a chiunque.

La sensazione, dopo decenni di vita malvissuta, è che gli italiani abbiano pensato:

<< Proviamo con questi che almeno il computer lo sanno usare. >>

Però, come dicevo, è solo la mia solita e magari sbagliata opinione.

Il resto è fatto di politici di professione – sconfitti – che pur mostrandosi sorridenti davanti alle telecamere, si leccano le ferite e si stracciano le vesti nelle segrete segreterie dei loro partiti…

Speriamo di salvarci, tutti.

Davide De Vita

Di Maio? No, grazie.

Di Maio candidato premier per i 5 Stelle

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché. Me lo chiedo io, ci metto la faccia, come si usa dire, ribadendo per l’ennesima volta che solo della mia opinione si tratta.

Perché, fuori dai denti, non mi fido di Di Maio?

Perché, sottolineo ancora che solo del mio pensiero si tratta, è l’espressione di un movimento viscerale (di pancia) che periodicamente in Italia appare, dati storici alla mano, quasi ciclicamente, con nomi diversi e colori pure.

Se poi vogliamo spaccare il capello in quattro, visti i dati numerici ufficiali forniti dallo stesso movimento, egli è – in sostanza – l’espressione di una parte minoritaria di questo auto definitosi non partito.

Che le cose in Italia non siano paradisiache lo sanno anche le pietre, così come è risaputa l’assenza di santi in tutte le compagini politiche.

Ci sono però, indiscutibili anche se minimi, segnali di ripresa vera: parliamo di zerovirgola, ma sono i primi di segno positivo dopo dieci anni. Addirittura le stime sono migliori di quanto previsto, per cui permetteranno al governo in carica un più ampio spazio di manovra (qui si parla di economia pura, più che di politica, ma le materie si fondono una nell’altra; potrebbero addirittura crearsi, udite udite, nuovi e veri posti di lavoro!) nella prossima e inevitabile finanziaria.

Questo al Di Maio e al di lui Movimento ( con l’immancabile supervisione, parole sue, del padre protettore Grillo, che fa un passo indietro ma continua a percepirsi come colui che tira i fili, vedi ambigua e fumosa ultima vicenda Fico, giusto per citarne una) non può andar bene: hanno predicato e urlato che l’attuale governo non ne ha fatta una giusta, invece l’Istat o chi per lui, carte alla mano, dati ufficiali incontrovertibili, si permette di dire addirittura che proprio l’attuale governo, certo lentissimamente, è proprio quello che ha compiuto il primo, vero, gracile passo in avanti in direzione dell’uscita dalla crisi e quindi della ripresa.

Come lo si spiega questo alla pancia degli italiani?

Si prosegue con il già noto e abusato << Cambieremo l’Italia a suon di milioni di voti >> pronunciato ieri dal palco dallo stesso Di Maio dall’alto delle sue trentamila (e noccioline) preferenze.

Per la cronaca, secondo quanto detto dallo stesso Movimento qualche giorno fa, avevano diritto di voto cento sessantamila, cento settantamila iscritto, uno più, uno meno. Hanno votato in trentasettemila, quindi anche tra questi ce n’erano diverse migliaia ai quali il Di Maio andava stretto o non andava giù per niente.

Sono le normali dinamiche interne di un partito…

Dicono.

Sì, ma non eravate un non partito?

Chiedo io.

Intendiamoci: non è che veda chissà quali rosei orizzonti nel centro sinistra, nello stesso PD o dall’altra parte, destra o centro destra che dir si voglia.

Sarò l’ultimo degli elettori esigenti, ma mi piacerebbe tanto essere rappresentato da un uomo politico vero, preparato, onesto (vabbé, qui scantoniamo nella fantascienza …) e almeno di spessore.

Non dico un De Gasperi, un Aldo Moro, un Enrico Berlinguer (che già sarebbe veramente tanto…) ma almeno che un pochino somigli ad uno di loro o quanto meno gli si ispiri o sappia chi erano e cos’hanno fatto.

Perché mi sa che in tanti, troppi, ne abbiamo proprio perduto memoria, ahinoi.

D’altra parte, finché sarà ancora permesso, il popolo è sovrano, ergo se continuiamo a voltare la testa dall’altra parte e lasciare che a decidere e scegliere (traduzione: votare) siano solo e sempre gli altri, ci meritiamo qualsiasi cosa arrivi dalle urne.

Amen.

Davide De Vita