Recensioni: “Il ponte del diavolo”, di Cristiano Niedojadko

Coperttina Il Ponte del Diavolo

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché leggere “Il ponte del diavolo – I fenomeni del diavolo”, ultima fatica letteraria appena data alle stampe dall’autore Cristiano Niedojadko?

Intanto, perché è un bellissimo romanzo.

Cerchiamo di capirci ancora meglio: prendete dallo scaffale, se li avete, “I pilastri della Terra” di Ken Follett e “Il codice da Vinci” di Dan Brown, più qualche “giallo” a scelta di Michael Connelly.

Fatto?

Bene, ora rimetteteli pure sullo scaffale, ma teneteli in mente.

Perché questo non è un semplice romanzo, quali che siano i vostri gusti di lettrice o lettore. 

Avrete tra le mani, infatti, una vera e propria macchina del tempo a quattro corsie, correlate sì l’una con l’altra, ma indipendenti tra loro. 

Attraverserete i secoli, partendo dall’epoca dell’incredibile, ma assolutamente vera Matilde di Canossa, passando poi per il XV e sorvolando con maestria le vicende italiane legate alla Seconda Guerra Mondiale, l’occupazione nazista e la resistenza partigiana, per atterrare magistralmente ai giorni nostri.  

La vicenda, o le vicende, si snodano lungo un intreccio apparentemente molto complesso, ma piacevole da districare pagina dopo pagina.  

Niedojadko mette moltissima carne al fuoco, sommergendo il lettore fin dall’inizio di indizi più o meno criptici, ma raggiunge pagina dopo pagina livelli che ricordano molto da vicino gli autori più sopra citati, senza mai rinunciare però al suo personalissimo stile, grazie al quale i personaggi balzano fuori da queste pagine in tutta la loro umanità. 

Una o più cacce al tesoro, omicidi ed esorcismi, sette segrete e monaci dalla fede incrollabile che le contrastano e le combattono con ogni mezzo, “male inferiore per bene superiore”: questo e molto altro è il “Ponte del diavolo”, un romanzo incantato che ti ghermisce pian piano paragrafo dopo paragrafo, fino a non mollarti più perché sarai con gli eroi delle varie storie nascosto su un carro in compagnia della reliquia di un santo e di un gatto enigmatico, oppure in un sotterraneo inseguito da feroci nazisti come nella migliore tradizione di “Indiana Jones”. Nel “Ponte” c’è azione, ricerca, filosofia, storia, passione, il tutto ben mescolato con sapiente maestria da chi l’ha saputo scrivere con autentica passione. 

Svelare altro di questo romanzo sorprendente sarebbe sacrilegio: vale la pena, perciò,  vivere personalmente quest’avventura che attraversa e intreccia tempo, Storia, enigmi, passioni e molto altro.

Il volume, presto in libreria ad Iglesias, al momento può essere richiesto direttamente all’autore.

Davide De Vita