Elezioni Sardegna 2019: i nostri errori.

Zedda Solinas

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Ce lo stiamo chiedendo in tanti, ed è giusto che sia così, però smettiamola di stracciarci le vesti come prefiche di antica memoria: hanno vinto, abbiamo perso.

Ho sentito le prime parole di Christian Solinas davanti alle telecamere e qualche riflessione l’ho fatta, a malincuore, ma per battere un avversario bisogna conoscerlo.

Primo errore: averlo sottovalutato, o quanto meno aver sottovalutato la sua strategia, rivelatasi nei fatti vincente.

Attenzione: continuo a non condividere i contenuti della sua politica e dei suoi alleati, ma mi trovo, come tanti altri, in minoranza.

La democrazia è questa: se l’accetto, devo accettare la sconfitta con dignità, altrimenti non sono più credibile.

Secondo errore: la presunzione mia e di molta parte della coalizione di centro sinistra sarda.

Spiego: siamo stati così presi dalla battaglia sui social network oppure in tv, dove non abbiamo perso occasione di sottolineare l’assenza di Solinas dai vari confronti, arrivando ad un soffio dall’insultarlo, da non renderci conto che invece lui stava adottando una strategia che – dati e voti alla mano – s’è rivelata vincente.

Era in giro per la Sardegna a parlare faccia a faccia con le persone e – cito testualmente – “stringere mani”.

Strategia antica, non l’ha certo inventata lui, ma nell’era dei social rivelatasi modernissima e vincente.

E’ dura da mandar giù, certo, ma come una medicina amarissima, il nostro più temibile avversario e il suo super sponsor Salvini ci hanno fatto vedere ancora una volta come si vince.

Signori, bisogna avere il coraggio di ammetterlo: oggi si fa così.

Potrei ripetere: si faceva così anche molti anni fa, però a sinistra l’abbiamo proprio dimenticato.

Il felpato si vanta di essere in vantaggio per sei a zero: ragazzi, ha ragione, è così.

Prima ci rendiamo conto della distanza che ci separa dalle persone – anche se bisogna pure riconoscere il merito di Massimo Zedda di aver ricompattato una coalizione che almeno se l’è giocata e di averci provato, lui sì e gliene va dato atto, a riprendere i contatti con le persone – meglio sarà se vogliamo arrivare combattivi (in senso politico, si badi bene) e competitivi alla prossima sfida.

In tanti ce ne siamo resi conto e lo diciamo e scriviamo da tempo, purtroppo sempre inascoltati, può darsi che finalmente comincino a pensarci pure nella segreteria di quel partito lì, sì, quello, quello di “e allora il PD?”.

E allora il PD perché non si sveglia, se non vuole morire?

Zedda è andato avanti fin dove ha potuto senza una tessera in tasca, mettendo in gioco il proprio consenso personale, non grazie al PD.

Il centro sinistra ha molte anime e devono essere ascoltate tutte, adesso: deve però capire le lezioni impartite a ceffoni dalle ultime sconfitte, altrimenti ne seguiranno molte altre.

La speranza però è in tante persone normali, teste pensanti, che non si arrendono alla deriva e anche stavolta, coraggiosamente, si sono messe in gioco e ci hanno provato.

Come ho scritto – così ora lo spiego meglio – se Salvini attualmente è Napoleone ( va beh, con tutti i distinguo del caso, non me ne vogliano i “puristi” della Storia, lo sto scrivendo per amor di metafora), ricordo che dopo Austerliz, che fu una delle più grandi vittorie del parvenu corso, ci volle del tempo, ma arrivò Waterloo.

Dipende solo da noi.

Davide De Vita

Questione di scelte. Sempre.

scelte

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Questa volta il perché più che altro me lo chiedo io, quindi questa può passare, se volete, come riflessione personale, per cui come sempre se avete di meglio da fare piuttosto che leggere queste righe… Fate pure, non mi offendo! 

Ah. Ci siete ancora? Okay…

Perché, dunque, a poco meno di sessant’anni ho scelto di schierarmi, di dichiarare pubblicamente “da che parte sto” piuttosto che restare passivamente a guardare?

L’ho già scritto altre volte, perché lo ritengo necessario, perché il rimorso (“ho fatto qualcosa, anche se magari sbagliata, ma ho agito”) è sempre meglio del rimpianto (“non ho fatto nulla, ah, se avessi fatto così o cosà…”), perché mi sento di farlo, perché il mio vissuto pare indicare, qui e ora, proprio quella strada e/o quel percorso, perché lo posso fare, da uomo libero.

Consapevole di non avere la verità assoluta in tasca, di cavalcare un’idea, forse un ideale ma non un’ideologia, nonostante ci siano ancora in giro le macerie della stessa…

Il senso è dunque: forse sbaglio, ma ci provo.

Solo chi non fa, non sbaglia.

Sapete, di recente un mio carissimo amico (che ha tutta la mia più incondizionata stima, anzi, forse anche di più proprio per questo) dopo un mio azzardato commento su qualcosa che aveva più che legittimamente scritto, m’ha chiamato con un termine che non riporto, ma che lui capirà.

Beh, un po’ e forse più di un po’ devo dargli ragione, intanto perché è una testa pensante, ragiona, argomenta e non butta giù concetti “random” come tanti altri, nonostante su tante cose la vediamo diversamente (inoltre scrive benissimo e qui c’è più di una punta d’invidia da parte mia…), poi perché spesso assumo davvero questo atteggiamento saccente e, francamente, piuttosto antipatico.

Chiedo scusa a tutti e ringrazio lui che, dopo Rita che con amore e dolcezza ha provato a farmelo capire in tutti i modi, ha ribadito il concetto centrando probabilmente il bersaglio o andandoci vicinissimo.

Fin qui la parte propriamente personale, l’analisi del mio modus operandi sia verbale sia scritto, ma torniamo a bomba – solo per modo di dire, per carità! – e affrontiamo ciò che c’è da affrontare.

Partiamo da quella che ormai è diventata una sorta di battuta:

<< E allora il PD? >>

Esattamente.

Chiariamo: non sono innamorato di questo partito che, siamo oggettivi, rischia davvero l’estinzione.

Mi piacciono, invece, alcune figure emergenti, giovani, che stanno provando – credo – a fare un vero e proprio refresh.

Sono ragazze e ragazzi che potrebbero essere miei figli e nelle quali e nei quali, sarò l’ultimo degli idealisti come ho ripetuto più volte, nutro moltissime speranze.

Perché?

Perché ora o mai più, perché se è vero che il PD in quanto tale com’era e com’è ancora  (e non mi piace) se non si dà una bella strigliata è a rischio estinzione, è anche vero, sempre secondo me, che ha un’occasione unica, storica, per reinventarsi e imbroccare finalmente la strada giusta.

Come?

Il mezzo o i mezzi.

Il Movimento 5 Stelle, che non è il demonio assoluto, ha mostrato come si può usare il mezzo simbolo di quest’epoca: Internet.

Nasce nel e sul web, grazie a questo, streaming dopo streaming, è arrivato al potere, in quello stesso “palazzo” che ha sempre affermato di voler “rivoltare come un calzino”.

Sono “lassù” da poche settimane, sarà la Storia a scrivere il giudizio sul loro operato, ma che sappiano e abbiano saputo usare questo mezzo meglio di chiunque altro è indubbio.

Non c’è naturalmente solo la rete, esistono ancora la carta stampata, la tv, la radio, ma sono sempre più interconnessi alla rete stessa, quindi bisogna migliorarsi, perfezionarsi proprio in questo campo.

I contenuti.

La Storia, la tradizione, i grandi uomini che hanno trasmesso idee e proposte in quello che era prima il PCI e poi è diventato tante altre cose, non possono andare perdute, lo scrivo da persona che non ha mai avuto quella tessera in tasca – non ne ho mai avuto di nessun partito o politiche in genere – ma andrebbero ristudiate, ri – analizzate alla luce del XXI secolo e di chi ci vive; un altro dei concetti sbandierati proprio dai 5 stelle (ma non so, all’atto pratico, quanto realizzato nella vita di tutti i giorni) è che siamo in un’epoca post – ideologica.

Forse.

Fatto sta che, a prescindere dalla provenienza, dall’etnia, dalla religione, dalla fede politica, c’è gente, migliaia, milioni di persone che provengono dal Sud del mondo (non necessariamente geografico) e hanno fame, sete, non hanno accesso non dico ad Internet ma all’istruzione di base, alla medicina di base e via di questo passo.

La rappresentanza.

Chi rappresentare?

Di recente qualcuno ha spiegato che la parola “partito” significa appunto “rappresentare una parte”; bisogna capire quale; sempre secondo il mio modestissimo parere, bisogna ricominciare, per essere nuovamente credibili, a rappresentare gli ultimi, coloro che hanno più bisogno degli altri, che hanno più bisogno di noi.

Italiani, congolesi, coreani, cileni, argentini, ecuadoregni, quello che vi pare.

Persone bisognose, vedi proprio parabola del buon samaritano.

Ribadisco, urlo, scrivo, ripeto: prima le persone.

Cosa c’entra questo con l’essere di sinistra?

Forse, una volta per tutte, proprio questo è essere di sinistra, così come è essere cristiano nella pratica e non a parole, ve lo dice un peccatore che spesso davanti allo specchio ha dovuto abbassare lo sguardo.

Due estremi che si incontrano? Forse. Magari non sono due estremi ma i due volti della stessa, classica medaglia.

Insomma, questione di scelte e… Grazie, amico mio (tu sai chi sei 😉) per avermi dato l’input per questo pezzo!

Davide De Vita

 

Crollo PD nazionale: capolinea?

crollo PD

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché la sinistra e più nello specifico il PD è andato incontro all’ennesima disfatta a livello nazionale, perdendo anche quelle che da sempre erano considerate roccaforti rosse, come si usa dire?

Perché, come sempre a mio modestissimo parere, ha perso l’anima.

L’ha persa – non sono il primo che l’afferma ma concordo – nei salotti della Roma bene e nelle << apericene >>, disdegnando le persone comuni con un’alzata di sopracciglio e/o di baffo sdegnato alla D’Alema o con l’arroganza e il presenzialismo – protagonismo di un Renzi fin troppo simile al modello berlusconiano.

Il PD spocchioso e altezzoso è distante anni luce dai problemi quotidiani della povera gente, delle persone comuni che non sanno come fare a mettere insieme il pranzo con la cena che, sentendosi tradite e abbandonate, votano Lega e Salvini, perché lui c’è sempre in tv, parla alla loro pancia e sembra uno determinato a risolvere i problemi.

Sembra – badate bene – perché poi la Storia ci dirà ciò che ha fatto davvero o non ha fatto, ma in questo mondo dominato dall’immagine, creato e lasciatoci in eredità proprio dal berlusconismo più rampante, fatto di culi, tette & spot in quantità industriale come in Italia prima non s’era mai visto, unito ad un’ignoranza dilagante e spaventosa a più livelli, in questo mondo dominato dall’immagine dicevo, ciò che “sembra” diventa, per quello che una volta si chiamava “popolo bue” e oggi “utente finale” ( cit. Beppe Severgnini) ciò che “ è”.

In questo modo, la menzogna ripetuta mille volte diventa realtà e pure condivisa migliaia, milioni di volte, in quanto Internet, purtroppo, è anche un enorme amplificatore di… Ignoranza.

La sinistra – fatte le debite eccezioni, ma in termini elettorali, dati alla mano, queste son pari allo zero virgola o quasi … – e di nuovo nello specifico il PD, davanti a tutto ciò sembra proprio sia stata a guardare, quando non a contemplarsi l’ombelico o peggio ancora a fare danni in multilevel.

Tutto ciò agli elettori non piace, forse è il caso di prenderne atto.

Tutto ciò mentre la gente di Salvini fa suo il vecchio metodo “PCI” di ascoltare il malcontento delle persone e riprendersi le piazze, regione per regione, comune per comune.

Temo che i signoroni del Partito Democratico debbano farsi un enorme esame di coscienza e…

Ripartire da zero o comunque scendere dai vari piedistalli e tornare… Raso terra.

Badate, come già detto, scritto e ripetuto più volte, mai avuto tessere politiche in tasca, non ne ho nemmeno adesso, però mi dispiace, mi preoccupa vedere l’Italia in mano alla destra o meglio alla Lega, a questa Lega che non ha bisogno di altre definizioni, bastano le dichiarazioni quotidiane del suo leader…

Mi dispiace, dicevo, perché credo che qualche “portatore sano” di idee concrete e realizzabili ci sia ancora nel PD, nonostante tutto e soprattutto tra le ragazze e i ragazzi che si sono, bontà loro, voluti impegnare concretamente proprio in un momento così difficile, oppure proprio per questo e perché non hanno paura di affrontare nuove sfide.

Giovani nei quali credo moltissimo e ho sempre creduto.

La mia vita da uomo libero ne è testimonianza.

Davide De Vita.