Otto anni fa usciva di scena signor Pinotto

Pinotto giovane

Buonasera e chiediamoci un perché.

Occhei, me lo chiedo io, stavolta scivoliamo proprio sul personale, ma mi sento di scriverlo e quindi forse è giusto così.

Perché voglio ricordare una persona, mio padre, scomparso esattamente otto anni fa ad oggi.

Ciao signor Pinotto, sono sicuro che da dove sei da diversi anni osservi con interesse tutto ciò che sta accadendo in questa città che amavi come nessun’altra al mondo.

È vero che su molti argomenti non ci trovavamo – diciamola tutta, non andavamo d’accordo – ma non posso negare che fossi un esempio di gran lavoratore e, appunto, di “super tifoso” di Iglesias.

Mia sorella ti teneva testa, eccome, mentre io non ci riuscivo…

Avevi dei sogni però, li avevo anch’io ma…

Non erano gli stessi, non tutti almeno.

Perché, questo devo proprio riconoscertelo, avevi più di un sogno: avevi una visione.

Sai? Ti piacerebbe quello che sta succedendo: come sognavi quaranta, cinquanta anni fa, i sindaci di Iglesias e Gonnesa hanno trovato un accordo concreto per gestire l’intero litorale – scusa il gioco di parole – in comune.

Non capivo bene quello che facevi e succedeva allora, ma ricordo l’entusiasmo col quale ti eri dato da fare insieme alla prima giunta Pili per migliorare le cose, andando di persona – senza chiedere assolutamente nulla in cambio – a pulire i giardini pubblici in quel periodo in stato di degrado e abbandono oppure quando – sempre gratis – avevi offerto il tuo magazzino per custodire temporaneamente i libri della biblioteca comunale che finalmente si stava ristrutturando e si preparava ad aprire al pubblico.

Tu che di libri non ne avevi  letto proprio tanti ne riconoscevi l’assoluta importanza…

Ricordo i primi passi di quelle che poi diventarono tutte le varie associazioni medievali, dove c’eri ugualmente, a discutere magari dell’origine e dell’uso proprio o improprio – storicamente parlando – del velluto

Ricordo i tuoi sogni in grande che capisco solo adesso che li vedo in parte realizzati, con migliaia di turisti provenienti da ogni parte del mondo che da due – tre anni hanno scoperto Iglesias ed i suoi gioielli.

Ricordo il massimo rispetto che avevi per gli avversari politici, ne contestavi magari le idee che non condividevi, ma finivate sempre al bar insieme per un caffè o un aperitivo, perché vi interessava davvero Iglesias ed il suo futuro.

Eravate una bella squadra, signor Pinotto, nonostante tutto avremmo ancora tantissimo da imparare da te e da voi tutti, se soltanto ne avessimo l’umiltà.

Siamo tutti presi, invece,  dalla frenesia di questo ventunesimo secolo, dove troppe cose sono state dimenticate, sacrificate in nome di non si sa più bene cosa e di una velocità che non vi apparteneva ma vi rendeva molto più… Umani.

Ciao signor Pinotto, ovunque tu sia.

Davide De Vita

Signor Pinotto: un ricordo per la festa del papà.

Pinotto a Milano

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Tanti auguri a tutti i papà, o babbi che dir si voglia, intanto.

Il perché di oggi è abbastanza personale, ma non troppo: m’è venuta voglia, infatti, di parlare di mio padre, che non c’è più dal 2010, data la ricorrenza.

Uno – dei tanti perché che potrei citare – è che ogni mattina guardandomi allo specchio, vedo riflessa la sua faccia; un altro è che la mia sta assumendo espressioni che erano le sue, così come sempre più spesso mi ritrovo a dire cose che diceva, a volte frasi intere.

Sarebbe fin troppo facile scrivere qui dei motivi che crearono dissapori tra noi durante i suoi ultimi anni, ma sono cose molto private, per cui non lo farò.

Il tempo poi ammorbidisce, smussa gli angoli e ancora una volta prova a farci capire che non siamo in grado – né in dovere – di giudicare nessuno, tanto meno chi ci ha messo al mondo.

Non ho mai dimenticato una frase, in merito, di un amico del Bangladesh, col quale iniziammo l’avventura dei nostri rispettivi esercizi commerciali presso il mercato. Si chiamava Rana, ci frequentavamo quotidianamente per cui parlavamo anche dei nostri problemi. Gli parlai di quel che accadeva tra me e mio padre e lui, lapidario, mi rispose:

<< Non importa. Non importa proprio niente: è tuo padre. >>

Appunto.

Così eccomi a ricordarti e rivolgerti un pensiero scevro da rancore, signor Pinotto, ovunque tu sia…

Eri diventato una specie di istituzione ad Iglesias, camminare con te per le vie del centro era impossibile, in quanto mancava poco ti fermassi – o ti fermassero loro – a chiacchierare anche con… Le mattonelle della pavimentazione stradale, tanto eri conosciuto.

Un uomo che lavorava dalle sei del mattino a mezzanotte, un’infinità di volte, per quel negozio (per i più giovani: era dove adesso c’è la Vodafone) parte di te e che in città era una sorta di punto di riferimento e di incontro.

Attento ai cambiamenti del tempo, alle innovazioni tecnologiche, il primo a portare ad Iglesias i televisori a colori, i computer, i cellulari, senza però afferrarne in pieno (come la stragrande maggioranza di tutti noi …) l’inimmaginabile futuro che oggi è il nostro presente.

Nei tempi d’oro, più di una lavatrice venduta e consegnata, al giorno, in un anno, per non dire dei televisori, da registrare nel tuo personalissimo “ruolino di marcia”, roba da far impallidire qualsiasi grande distribuzione di oggi, fermi restando i tempi diversi e la realtà sociale ed economica locale di allora.

Per chi ha qualche anno in più, ricordo signor Nino con l’Ape per le consegne e, tornando ancora più indietro nel tempo, signor Gori insieme al quale lo stesso signor Nino salivano sui tetti (misure di sicurezza: zero…) a montare le prime antenne, mentre Videolina (diventato poi il soprannome dello stesso signor Nino) muoveva i primi passi…

Poi ancora signor Pinotto e le sue barzellette, i viaggi, l’incredibile voglia di vivere…

La sua fascinazione politica per Craxi prima e per il primissimo Berlusconi, ma anche l’enorme impegno, in cambio di nulla, per la campagna elettorale e la prima amministrazione Pili.

Amavi Iglesias, signor Pinotto, questo non lo potrà mai negare nessuno, ti spendevi eccome, per essa.

La visione del possibile sviluppo in chiave turistica di tutta quest’area, decenni prima che se ne tornasse a parlare un po’ più seriamente.

Il rifugiarti nella pittura quando le cose non andavano bene e cominciavi a non capire più il mondo che ti circondava e aveva preso a correre troppo in fretta per te, anche se non l’avresti mai ammesso.

Eri questo e tante altre cose, signor Pinotto nonché padre mio e di mia sorella, l’unica capace di tenerti testa sempre e comunque!

Non sono questi però, come già detto, luogo e tempo di rancori e/o rivendicazioni: è invece solo un piccolo pensiero per te, ovunque tu sia.

Ciao signor Pinotto 😊

Davide De Vita