Parola alla difesa… “Siciliana”.

Legittima difesa

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Premesso che non mi piace per niente quella che sta per diventare legge dello Stato (se già non lo è diventata, mentre scrivo può essere successo) in merito alla legittima difesa; che ritengo il solo fatto di tenere un’arma in casa un fattore di rischio enorme per chiunque, non solo per l’eventuale ladro, aggressore e via discorrendo; che dovrebbe essere lo Stato a difendere i cittadini, magari avendo più attenzione concreta alle politiche di prevenzione del crimine piuttosto che alla sua repressione, magari facendo in modo che uomini, mezzi e salari delle Forze dell’Ordine fossero adeguati ai tempi in numero e qualità. 

Premesso che ci dovrebbe essere una politica più attenta, molto più attenta, alle problematiche del lavoro e della disoccupazione, oltre che naturalmente se non prima di tutto all’istruzione e all’educazione. 

Considerato che, come in tanti hanno fatto notare, va a farsi benedire il principio di proporzionalità della reazione, per cui – se non ho capito male – sarà considerata sempre “legittima difesa”, tendendo a renderci tutti una schiera di “giustizieri della notte”, quindi assassini autorizzati da quello stesso Stato che demanda ai cittadini un compito che dovrebbe svolgere, visto che incassa fior di quattrini dalle tasse e dalle tasche e dovrebbe, in cambio, fornire servizi.

Assodato che ove sono povertà e ignoranza la criminalità regna sovrana in assenza dello Stato suddetto ( e questa, ahimè, purtroppo NON è un’opinione), bene, fatte tutte queste premesse e considerazioni come al solito doverose, provo a sdrammatizzare.

Sono convinto, infatti,  che l’ironia possa infine condurre da qualche parte, essere utile a migliorarci la vita.

Se non altro, a non pensare per qualche minuto ai problemi quotidiani di ciascuno,  a regalare un sorriso…

Okay. 

Supponiamo che, per qualche oscura ragione, il sottoscritto abbia ottenuto il porto d’armi…

Mi immagino, una notte, durante la quale sento – oppure ho l’impressione di sentire, che già ho qualche problema anche d’udito… – qualcuno entrare furtivamente in casa.

Sono a letto accanto a mia moglie, ma mi sveglio io e penso:

<< C’è qualcuno in casa. >>

Sì, ma sono armato, ho la pistola nel comodino.

Sicuro?

Sicuro sicuro sicuro?

Non è che l’ho spostata pensando che magari la potessi prendere per sbaglio e commettere una sciocchezza?

Sì, forse è da qualche altra parte.

Il problema è che sono immensamente miope, senza occhiali non vedo proprio nulla, quindi prima della pistola, dovrei – magari – trovare gli occhiali…

E dove? Non posso svegliare mia moglie per chiederglielo, sarebbe veramente troppo, dopo che oggi non trovavo le chiavi della macchina nonostante le avessi nella tasca del giubbotto che… Indossavo.

Mi alzo piano, per miracolo metto le mani proprio sugli occhiali, che per un altro miracolo – oggi ci dev’essere un tre per due… – non rompo.

Altri rumori da un’altra stanza, non so bene quale, non so neanche se i rumori sono veri o li immagino.

Flash della memoria: ho messo la pistola in frigo, avvolta in una busta, convinto che lì sarebbe stata più difficile da raggiungere…

Peccato che dovrebbe essere più facile, da raggiungere…

Se attraverso la casa il ladro o chiunque sia mi vedrà?

Mi aggredirà?

Ma ho una pistola, mi potrò difendere!

Ah no, la pistola è in frigo…

Arrivo al frigo, lo apro, prendo la pistola o meglio la busta intorno alla quale l’ho avvolta: ho l’impressione, nel silenzio della notte, che questa faccia un fracasso infernale e forse è proprio così.

Finalmente ho l’arma in pugno, sono un cittadino che – “gravemente turbato” – può finalmente sparare contro l’intruso, per difendere sé stesso e la sua proprietà, parapaponzi ponzi pà!

Certo, se la pistola fosse carica.

E dove li ho messi i proiettili?

Vediamo, la seconda volta che m’è caduto il caricatore perché non riuscivo ad incastrarlo nella sua sede, uno è rotolato sotto il divano, uno proprio sotto il frigo, gli altri verso destinazioni ignote…

Certo, ho il porto d’armi eccetera, ma in caso di “grave turbamento” è tutto diverso, non ne va bene una…

Il ladro, o l’intruso, o quello che è ha seguito tutta la scena seduto comodamente sul mio divano, s’è acceso anche una sigaretta, badando di non sporcare troppo e continua a guardarmi.

Non dice una parola e scuote la testa, commiserandomi.

So che ha ragione, ma quel briciolo di dignità che devo avere da qualche parte, forse sotto il frigo insieme ad uno dei proiettili perduti, mi impedisce di farglielo capire.

Lui però non ne ha bisogno, si alza, si guarda intorno e capisce che da portar via c’è davvero poco, spegne educatamente la sigaretta nel portacenere (che in casa nostra si usa raramente perché nessuno fuma, quindi è pulitissimo) poi sempre scuotendo la testa si mette una mano nella tasca e tira fuori il suo portafogli, quindi una banconota da cinquanta euro, che infila sotto il portacenere.

Mi dice, infine, con una calma che gli invidio maledettamente:

<< Prendetevi una pizza, lei e sua moglie. E quell’arnese lì, mi dia retta, lo rivenda, prima che si faccia male qualcuno. Non si disturbi ad accompagnarmi, conosco la strada. >>

Se ne va quindi uscendo dalla porta blindata, che però io nella mia infinita distrazione, avevo lasciato aperta…

***

Tutto questo, ovviamente, in un mondo ideale e quasi perfetto, da “famiglia del Mulino Bianco” e quindi inesistente, l’opposto della realtà.

In conclusione, tenendo sempre ben saldo il principio che chi entra in casa d’altri non invitato, di giorno o di notte non importa, ma con cattive intenzioni è palesemente dalla parte del torto, tranne casi rarissimi e da analizzare a fondo uno per uno l’unica “difesa” che apprezzo, come immagino tanti miei amici scacchisti, è quella “siciliana” nella magnifica variante del “Dragone”.

Ciò che temo, nella realtà vera, è invece lo spargimento di sangue innocente dentro, fuori e intorno alle case.

Ci sarà.

Questo sì che mi terrorizza, senza alcuna ironia.

Davide De Vita

Piangeremo.

sardegna trafitta dalla spada di Alberto da Giussano

Piangeremo quando ci accorgeremo di essere stati venduti all’ennesimo padrone.

Piangeremo quando capiremo di essere stati trattati – ancora una volta – come quell’angolo di terrazzino – d’Italia – dove si lascia la spazzatura.

Piangeremo quando capiremo di aver salutato come salvatore dell’isola uno che non ha avuto il coraggio di mettere la propria faccia sui manifesti, obbedendo al burattinaio di turno che gli ha imposto la sua.

Piangeremo quando nuove colate di cemento proseguiranno a stuprare le nostre coste, che questo si vuol fare, nient’altro, alla faccia di promesse e impegni che col futuro dei sardi e della Sardegna niente hanno a che fare.

Piangeremo quando per l’ennesima volta avremo la conferma che non contiamo un cazzo, che siamo un milione e mezzo scarso comprese le povere pecore che colpa non hanno, tenuti divisi a bella posta così rompiamo meno i coglioni e ci si può ricordare di noi giusto per ogni tornata elettorale.

Piangeremo quando ci saranno le elezioni europee e saremo già stati dimenticati, perché stando su quelle poltrone (o fingendo di starci) si guadagna molto, moltissimo di più, ma questo è, questo e nient’altro.

Piangeremo già a giugno, quando tutti i nodi verranno al pettine, quando saremo in recessione vera e non più soltanto tecnica e ci sarà da pagare, ancora, di più e come sempre…

Piangeremo di fronte a nuove tasse e balzelli vari, che chiameranno con nomi diversi ma sempre quelli saranno.

Piangeremo per il latte versato e…

Più che parzialmente strumentalizzato.

Piangeremo perché avremmo potuto evitare o cominciare a combattere seriamente tutto questo ma…

Non l’avremo fatto, non avremo fatto niente, quand’era il momento e ne avevamo l’occasione.

E non ci sarà nessuno ad asciugare le nostre lacrime.

Davide De Vita

Mauro Berruto: io non me ne vado.

mauro berruto io non me ne vado

Buongiorno e lasciamo che a chiedersi non uno ma tanti perché sia Mauro Berruto, ex CT della Nazionale Italiana di Volley, con una lettera aperta e diretta senza se e senza ma ai componenti dell’attuale governo; lettera che sta spopolando e alla quale, nel mio piccolissimo, provo a dare ancora più visibilità. 

IO NON ME NE VADO

Cialtroni.

Il vostro difetto non è l’incapacità, ma l’arroganza.

La vostra colpa non è di non aver idea di come si governi un Paese, ma quello di credere di saperlo fare e di aver fatto credere di saperlo fare.

Vi siete smentiti su tutto. Avete dimostrato un’incompetenza abissale, tipica di chi crede di poter parlare di immunologia avendo studiato su Facebook, di politiche del lavoro avendo fatto lo steward al San Paolo o di riforma dello sport avendo fatto l’istruttore in una palestra della Virgin (gli esempi si riferiscono a fatti e persone realmente esistiti!).

Decine di piroette da circo non vi risparmiano il fatto di esservi dimostrati più trasformisti dei peggiori trasformisti.

Avete fatto retromarcia su Euro, Europa, salvataggi delle banche, streaming, impeachment, Tap, Tav, Ilva, chiusure domenicali, alleanze di governo, voti di fiducia, Nato, Ius soli, accise, condoni, trivellazioni, F35 e chissà quante altre cose. Sono talmente tante che non riesco a ricordare!

Siete il peggior governo della storia di questo Paese e siete riusciti a raggiungere questo traguardo in poco più di sei mesi. Nonostante questo non accettate l’evidenza di essere inadeguati.

Sarete spazzati via dalla storia, questo è certo.

Ma prima farete dei danni. Tanti.

Lascerete morti e feriti sul campo (e in mare) e ci vorrà del tempo prima di poter calcolare per bene il disastro creato e il deserto intellettuale e morale che avrete generato.

Sì, perché oltre ai danni all’economia, al mondo del lavoro, alla salute (proprio quella fisica) del Paese, alla capacità di aver ridato polmoni a odio, rabbia, razzismo, fascismo ci saranno anche danni che non si potranno quantificare con la calcolatrice, quelli che farete agli esseri umani. Non mi riferisco (solo) agli stranieri con la cui vita giocate, tenendoli in mezzo al mare in un modo disumano o ai clochard a cui vi bullate di buttare le coperte in un cassonetto, ma al cervello e all’umanità di tanto nostri connazionali, specialmente quelli più giovani. State insegnando ai ragazzi, ai nostri giovani, che studiare non serve a niente, state seminando incompetenza, bullismo, arroganza, sfregio delle istituzioni di qualunque genere.

Siete riusciti a sbeffeggiare lo Stato, la Chiesa, il Presidente della Repubblica, il Papa.

Avete sventolato il Vangelo e il Rosario usandoli come quei fondamentalisti dai quali ci dite di volerci difendere. Un po’ come offrire un bicchiere di acqua zuccherata dentro a cui c’è una pillola di veleno. È perfino peggio dell’essere crudeli e basta: significa essere crudeli con metodo, con premeditazione. Quelle persone in difficoltà (di nuovo parlo dei nostri concittadini non degli immigrati) che avete strumentalmente usato per raggiungere il vostro scopo, sono la vostra spada di Damocle e saranno proprio loro a travolgervi e a spazzarvi via. Proprio quelle persone che hanno paura, che fanno fatica davvero (mentre la madre della Vicepresidente del Senato ricorre al Tar, perdendo, alla richiesta di lasciare una casa popolare). Proprio perché avete giocato con la loro paura e rabbia.

Nel frattempo continuate pure ad attaccare quella che voi chiamate élite.

Per dire, avete schedato gli uomini di scienza. Sono operazioni che se aveste studiato un po’ di storia, vi farebbero venire in mente qualcosa di già visto.

Sicuramente, ai più anziani, qualcosa viene in mente di sicuro: ne hanno già viste di persone come voi.

Peggio di voi, forse, no. Non credo sia possibile, ma di gentaglia arrogante e inadeguata ne è già passata tanta e alla fine, ineluttabilmente, è stata spazzata via. Non passerà giorno, in questo 2019, in cui io e tanti altri faremo tutto il possibile per accelerare il fatto che voi diventiate un orribile ricordo. Qualcosa di talmente spregevole da non poter dimenticare, in modo da diventare uno di quei vaccini, ai quale (infatti) non credete.

Voi e i vostri eroi, bulletti di periferia, che buttano nei cassonetti le coperte ai senzatetto, che sfilano urlando slogan razzisti, che metteranno in tasca il reddito di cittadinanza (se mai almeno questo lo farete) continuando a lavorare regolarmente in nero, che condoneranno un’evasione fiscale o una casa fuorilegge a Ischia.

Un po’ come quei sciacalli che ridevano alla notizia del terremoto. Ricordate? Un po’ come quegli artigiani che: “Finalmente al governo qualcuno di onesto! Dottore, facciamo 120 euro con la fattura o 100 cash e non ci pensiamo più?”

Già, “l’onestà tornerà di moda” dicevate, insegnando al Paese la disonestà.

Siete macellai che si fingono chef di ristoranti vegani.

Vi ha presi a schiaffi istituzionali il Presidente Mattarella, nel suo discorso al Paese, vi prenderà a schiaffi il Paese, democraticamente, ci mancherebbe.

Perché questo è il Paese di Dante Alighieri, di Leonardo, di Michelangelo, di Giotto, di San Francesco, di De Gasperi, di Einaudi, di Togliatti, di Berlinguer, di Pertini e guardate cosa arrivo a dire, cari cialtroni, persino di Almirante.

Questo è il Paese di Venezia, di Firenze, di Siena, di Roma, di Napoli, di Palermo, di Torino. Dell’arte, della cultura, della scienza, della tecnologia, della biodiversità. Ma come è possibile che tutto questo sia finito nelle vostre mani sciagurate? Non solo qualcuno lo ha permesso, creando un vuoto riempito dal vostro livore e dalla vostra arroganza, ma c’è anche chi ha preferito stare a guardare.

“Odio gli indifferenti”, diceva Antonio Gramsci e io non sopporto più né voi né tutti quelli che vi stanno a guardare, senza fare o dire niente.

Siete la sciagura di questo Paese, che grazie al cielo, è talmente grande, pieno di intelligenza e di bellezza che vi spazzerà via e vi condannerà a dover rappresentare per sempre l’esempio perfetto dell’incompetenza assoluta, del vuoto morale e culturale.

Io non vado via.

Resto qui a presidiare il territorio e a fare quello che posso per restituirlo, ripulito da questa immondizia, a chi verrà dopo grazie a una doppia operazione: un Risorgimento, che ci restituisca un’unità nazionale vera, (niente a che fare con quello che fate finta di raccontare) e un Rinascimento, di bellezza, di cultura, di ambizioni, di sogni.

Io non vado via. Resto qui, perché il mio Paese lo rivoglio indietro.

E quando infilare un messaggio di odio fra un paio di foto di gattini o del piatto della cena non funzionerà più, questo Paese ritornerà ad essere il più bello del mondo.

Sì, perché questo crimine è proprio imperdonabile: avete imbruttito il Paese più bello del mondo. Siete vandali che hanno disegnato i baffi sulla tela della Gioconda, avete abbattuto con le vostre ruspe il Colosseo e la Torre di Pisa, avete imbrattato con lo spray e con una frase volgare e sgrammaticata il marmo della Valle dei Templi.

Ricostruiremo, ripuliremo e ricorderemo.

Perché siete un pericolosissimo niente, ma non ci sarà nessuna damnatio memoriae per voi.

La vostra maledizione sarà nell’essere ricordati, per sempre.

Come i peggiori.

Senza nessun affetto,

Mauro Berruto

CT Nazionale Italiana Volley 2010-2015

Fonte:

http://www.mauroberruto.com/

Riportato da Davide De Vita

 

 

Migranti, slogan e ambulanze

nuova strage migranti 117 morti gennaio 2019

 

“Non li prendo a casa mia perché se incontro una persona ferita o malata, chiamo un’ambulanza, non la porto a casa mia. “

Buonasera e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, ho deciso di postare di nuovo e meglio, con maggiore visibilità, ciò che ho già scritto nella mia pagina personale?

Perché, nonostante sia stufo di provare a confrontarmi con persone ottuse, che replicano ad un ragionamento concreto e logico con frasi standard, preconfezionate e ripetute “a pappagallo”, ritengo giusto insistere, ritengo giusto resistere, ritengo giusto combattere anche con le parole, per quanto futili possano sembrare, l’attuale stato di cose.

Perché centodiciassette, centosettanta, duecento, duecento mila morti in mare (ci arriveremo) non possono e non devono lasciarmi indifferente.

Non li chiamerò più nemmeno “migranti”, ma esseri umani, disperati e condannati a morte perché nati e vissuti nella parte sbagliata del mondo.

Attenzione: non è “sfortuna”, la loro.

Cito spezzo padre Alex Zanotelli (che nessuno finora ha smentito) e lo faccio ancora: la parte immensamente più fortunata del mondo, quella dove abitiamo noi, ha sfruttato e ancora sfrutta l’Africa in tutti i modi possibili e immaginabili, lasciando che le popolazioni si scannino tra loro, perché le armi bisogna venderle, perché il petrolio, il coltan e tante altre materie prime, come l’uranio, ci servono e siccome “a casa nostra” non ne abbiamo, ce le andiamo a prendere lì, con qualsiasi mezzo e a qualsiasi costo.

“Casa loro” non esiste, non ce l’hanno più, ma fare orecchie da mercante è molto più facile: in questo maledetto periodo, aumenta il consenso elettorale e porta voti.

Attenzione: nelle ultime ore si danno un sacco di colpe alla Francia, che di sicuro non è innocente e ha ancora enormi interessi in Africa, ma ce li abbiamo anche noi: la prima che mi viene in mente è la piattaforma petrolifera “Zohr” dell’ENI, a largo delle coste egiziane, giusto per dirne una… Potrei citare anche molte altre nazioni europee, oppure la sempre più inconsistente Europa nel suo insieme… 

Non basta: in questi giorni, in queste ore, le milizie del governo brasiliano ora in mano a Bolsonaro, stanno spazzando via gli indios dalle loro terre perché servono legname e spazio per costruire autostrade e chissà che altro, nel nome del “progresso” e affanculo l’Amazzonia. Tutto questo nel totale silenzio della comunità internazionale, distratta dal nuovo muro che vuole innalzare Trump contro altri profughi stavolta provenienti dal Messico…

Non solo: c’è un idiota neonazista, credo austriaco, che ha potuto tranquillamente affermare, oggi gennaio 2019, mentre sta per cominciare la Giornata della Memoria in ricordo della Shoah, che Salvini è l’unico che in Europa sta difendendo la razza bianca… E le elezioni europee sono dietro l’angolo…

Sono spaventato, atterrito, non credevo saremmo tornati a tutto questo: spero non avvenga, ma questa debolissima Europa sta scricchiolando da tutte le parti, ci sono disordini in Francia con i gilet gialli, in Grecia per il nome della Macedonia, è scoppiata – di nuovo! – un’autobomba a Londonderry…

Non ho figli, ma se li avessi chiederei loro perdono per non essere stato capace di evitare che il mondo prendesse questa deriva sempre più nera

L’unica cosa che sono capace – forse – di fare è dunque scrivere, per cui lo faccio e così manifesto, ricordate, finché mi è ancora possibile, il mio pensiero di uomo libero.

Lo stesso che mi ha spinto a ripescare una coraggiosa risposta a quella frase che – a noi “buonisti”, “radical – chic”, “orfani del PD”, “rosiconi” e così via, di amenità in amenità, ma realisticamente sempre più asserragliati in un Fort Alamo intellettuale e culturale dal quale non sappiamo ancora come venir fuori, bisogna ammetterlo – ci viene sbattuta in faccia ogni volta che proviamo a spiegare, dati e cifre alla mano, il fenomeno “migranti” o “profughi”.

Quella frase di cui parlavo all’inizio, che ognuno di voi s’è sentito o sentita opporre almeno una volta quando tentava di ragionare e far ragionare:

<< Perché non te li prendi a casa tua, questi profughi? >>

La replica a questo “slogan” non è mia, sembra l’abbia data per primo un ragazzo, uno studente, al quale vanno tutta la mia stima e ammirazione; è la seguente:

Non li prendo a casa mia perché sarei un incosciente presuntuoso a pensare che il problema di ciascuna di queste persone lo possa risolvere io in casa mia. Non li prendo a casa mia perché per queste persone serve altro e meglio di quello che so fare io, servono pratiche e organizzazioni che sappiano affrontare le necessità di salute, prosecuzione del viaggio, integrazione, lavoro, ricerca di soluzioni. Non li prendo a casa mia perché voglio fare cose più efficaci, voglio pagare le tasse e che le mie tasse siano usate per permettere che queste cose siano fatte bene e professionalmente dal mio Stato, e voglio anche aiutare e finanziare personalmente le strutture e associazioni che lo fanno e lo sanno fare. Non li prendo a casa mia perché quando c’è stato un terremoto e le persone sono rimaste senza casa non ho pensato che la soluzione fosse prenderle a casa mia, ma ho preteso che lo Stato con i miei soldi creasse centri di accoglienza e strutture adeguate, le proteggesse e curasse e aiutasse a ricostruire loro una casa. Non li prendo a casa mia perché se incontro una persona ferita o malata, chiamo un’ambulanza, non la porto a casa mia. Non li prendo a casa mia perché i problemi richiedono soluzioni adeguate ai problemi, non battute polemiche, code di paglia e sorrisetti auto-compiaciuti: non stiamo litigando tra bambini a scuola, stiamo parlando di problemi grossi e seri, da persone adulte.
E tra l’altro, possono rispondere in molti, qualche volta li prendo a casa mia.
Risposto. Passiamo a domande migliori, va’.

Davide De Vita

Recensioni: “Prima che gridino le pietre”, padre Alex Zanotelli.

Prima che gridino le pietre immagine per blog

Buongiorno, buon anno e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, leggere (e capire bene) “Prima che gridino le pietre” non è diventato ormai necessario, ma indispensabile?

Perché quest’urlo di “santa collera” (cit.) di padre Alex Zanotelli è illuminante, smentisce ancora una volta tutte le menzogne che ci sono state propinate in questi ultimi anni, ultimi mesi, con dati alla mano raccolti da chi, per decenni, “a casa loro” ci ha vissuto, la conosce, la ama pur devastata da secoli dalla cosiddetta civiltà dell’uomo bianco occidentale (ma non solo).

Il libro comincia col racconto di una miniera di sale controllata dai francesi (sì, i nostri “cari cugini d’oltralpe” …) nel diciannovesimo secolo. Lì erano les italiens a vivere nelle baracche, ad essere sfruttati ai limiti della schiavitù, ad essere accusati di puzzare e di essere sempre ubriachi oltre che pigri… Beh, prendete tutte, proprio tutte le accuse che oggi rivolgiamo agli immigrati e calatele in quel contesto: ora avete il quadro completo, preciso. Aggiungete poi il diffondersi di una falsa notizia di un gravissimo crimine (poi rivelatasi assolutamente infondata) e il gioco è fatto: l’odio esplose, ci furono morti, una strage.

Questo è quanto: l’odio non porta ricchezza, non è di certo portatore di pace, genera soltanto altro odio e violenza sempre più feroce.

“Casa loro”, dicevamo.

A “casa loro”, l’Africa, la schiavitù, quella proprio delle navi negriere, delle catene, degli indicibili inferni, l’abbiamo portata noi, bianchi “civili” e “bravi cristiani”, spesso giustificandola citando la Bibbia… Beh, a loro e ai loro discendenti questa cosa (chissà come mai… ) non è andata giù, è rimasta come un marchio indelebile nell’anima che li ha sempre fatti sentire – mentre noi gettavamo benzina sul fuoco e magari anche un bel po’ di loro stessi – inferiori.

Noi, invece, cari signori, tutti quanti, tutta l’umanità, dall’Africa discendiamo: l’uomo come lo conosciamo è nato qui. Solo questo dovrebbe farci riflettere e non poco, in un mondo ideale…

Questo però non è un mondo ideale: questo è un mondo dove l’Africa, da sempre, è il grande magazzino gratuito (o quasi) dell’Occidente industrializzato, ma non solo: anche gli stati arabi e di recente i cinesi (che stanno comprando vastissime aree di territorio a prezzi stracciati) se ne sono accorti e si servono comodamente, prendendo quello che vogliono.

Avete un cellulare o un pc?

Se state leggendo queste righe, evidentemente sì. Ne scrissi tempo fa, ne hanno scritto in tanti prima di me e ne scriveranno ancora: la maggior parte di questi apparecchi è costruito col coltan, una sorta di silicio indispensabile per il loro funzionamento.

Questo materiale è estratto da bambini e bambine, uomini e donne ridotti in schiavitù (sì, ancora oggi duemila diciannove appena cominciato) dai signori della guerra che controllano le aree nelle quali si trovano le miniere a cielo aperto e che lucrano vendendolo ai grandi colossi occidentali, inutile fare i nomi delle varie aziende, non ne manca una.

Ci sono poi l’uranio, il legname pregiato, l’oro, i diamanti, il petrolio

Per non parlare del fantastico sbocco del traffico d’armi internazionale: anche all’interno di uno stesso stato africano (di tanti di essi…) ci sono varie fazioni, i cui eserciti più o meno raffazzonati hanno – tutti – fame di fucili mitragliatori automatici e mine antiuomo (giusto per fare qualche esempio).

Armi che molto spesso, vista l’altissimo tasso di mortalità in generale, non solo infantile, finiscono tra le mani dei bambini-soldato.

All’Occidente questo stato di cose fa comodo, è sempre stato così: le nefandezze commesse “a casa loro” da noi italiani (“brava gente”?) in Etiopia, Eritrea, Somalia non sono state dimenticate. Non sono stati da meno però francesi, inglesi, tedeschi, belgi. Tutti hanno preso, depredato, stuprato, incendiato, distrutto tutto ciò che volevano e in certi casi continuano a farlo impunemente. Chi osa opporsi a questo stato di cose, oggi, è torturato, stuprato, ucciso insieme a tutta la sua famiglia…

Ecco perché scappano da “casa loro”: quella è casa loro.

Non ditemi che non sareste contenti anche voi di essere violentati, abusati, torturati davanti a vostra madre e alla vostra famiglia intera mentre a tutti loro viene tagliata la testa e altre parti del corpo, a “casa vostra”, no?

Mi raccomando, non vi venga in mente di fuggire (e perché?), potreste sempre sperare nell’aiuto “a casa vostra” di un Salvini di turno…

Padre Zanotelli è cristallino anche su questo:

o la Lega di Salvini (ma anche la Lega prima di lui) o il Vangelo.

Non c’è scampo, per chi ha ancora una coscienza.

Non evita di puntare il dito anche contro la “sua” Chiesa, colpevole, con i suoi rappresentanti a vario titolo, di essersi voltata fin troppe volte “dall’altra parte”.

Perché, afferma ma sembra di sentirlo urlare, con quella “santa collera” di cui sopra:

<< Dio è schierato, è il Dio degli oppressi, degli schiavi, dei poveri. >>

Concetto che non stride nemmeno un po’ col messaggio evangelico.

Zanotelli, inoltre, riconosce a papa Francesco il merito di parlare apertamente di queste cose, di aver fatto discorsi importanti su questo tema.

Però lo vede solo, troppo solo.

Il testo prosegue descrivendo con dati, cifre, statistiche precise e non modificate a favore della propaganda in eccesso o per difetto (tutti dati verificabili da chiunque, basta volerlo fare davvero e ragionare con la propria testa…) la reale situazione dei più noti stati africani dai quali provengono i migranti.

I quali, in tutta Europa, sono un numero enormemente inferiore a quello che ci si vuole far percepire per incrementare la paura del “nero a chilometro zero” e con quel terrore, il consenso di chi ora è al governo.

Non manca di spiegare molto bene come funziona davvero il sistema inefficace dei centri di accoglienza diversi dal modello SPRAR, che invece ritiene sì anche quelli migliorabili, ma già un buon passo nella giusta direzione. Il libro andava in stampa mentre Mimmo Lucano, sindaco di Riace, veniva fermato con diversi capi d’accusa; il “modello Riace” però nel frattempo è diventato famoso nel mondo, mentre molti di quegli stessi capi d’accusa non hanno trovato fondamento giudiziario. Il tutto è ancora in corso, staremo a vedere.

Tornando al business dei migranti, Zanotelli spiega, dati alla mano, come quei famosi trentacinque euro per migrante finiscano invece sempre e per la maggior parte nelle mani di albergatori e “benefattori” senza scrupoli, che gestiscono questi “centri” (diffusi in tutta Italia, da nord a sud isole comprese) come facevano gli agenti delle “riserve indiane” nel West dei giovani Stati Uniti della fine Ottocento…

Dalla Storia, però, non vogliamo imparare mai.

Concludo con quella che nel libro è una “piccola premessa”:

<< Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr), i rifugiati nel mondo sono sessantacinque milioni, l’86 per cento dei quali è ospitato nei paesi più poveri. Appena il 14 per cento si trova nell’Occidente ricco e sviluppato. Eppure l’Europa si sente sotto assedio, si sente invasa, reagisce con paura e ostilità, erge muri, srotola filo spinato, chiude i porti, respinge i migranti. Quella stessa Europa che pretende di essere l’esempio della civiltà tollera episodi di discriminazione e xenofobia. Gli italiani, emigrati negli anni in tutto il mondo, hanno dimenticato la loro storia, o fanno finta di non ricordarla. >>

Perché dunque leggere e comprendere bene questo libro è indispensabile?

Perché, tra le altre cose, è uno degli strumenti pacifici che abbiamo per difendere il futuro prossimo, prima che gridino le pietre.

Il 23 e il 26 maggio 2019 ci saranno le prossime elezioni europee.

“Prima che gridino le pietre – manifesto contro il NUOVO RAZZISMO”, padre Alex Zanotelli, chiarelettere, 2018

Davide De Vita

 

Del tunnel del Brennero e altre amenità.

Toninelli Salvini e Di Maio

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché, magari prendendo un caffè.

Premessa: chiunque abbia già – come un colpo in canna pronto ad essere sparato – in punta di tastiera la frase “e allora il PD?” è pregato di fare altro piuttosto che leggermi, perché, lo sottolineo, NON è l’argomento di cui vorrei occuparmi, ma restare su ciò che ho in mente e non divagare troppo.

Per gli irrimediabilmente distratti: tutto ciò NON giustifica gli innegabili errori del PD.

Siamo a posto con le premesse e il leggere attentamente le avvertenze prima dell’uso?

Bene. Altrimenti, se avete saltato le righe precedenti, vi prego di ricominciare daccapo e agire di conseguenza.

Ciò detto, arriviamo al dunque: sono preoccupato, se avessi dei figli lo sarei ancora di più, perché il fatto che siamo in mano a degli ignoranti, incapaci, incompetenti è sotto gli occhi del mondo, ahimè.

La manovra economica, il famoso DEF (decreto di economia e finanza) è stato definito sbagliato, incompleto, senza coperture adeguate da chiunque ne mastichi un po’ NEL MONDO, tranne che da Stanlio e Ollio, sì, il Gatto e la Volpe, insomma, ci siamo capiti, Giggino e Matthew.

Loro no, loro (che già cominciano a mostrare che su parecchie cose non vanno d’accordo, contratto di governo o no) “tirano dritto”, avanti tutta verso il …

Baratro.

Poi se volete essere cool, chiamatelo “default” modello Grecia o meno pomposamente rovina economica del Paese.

Pure, non è difficile come concetto: è la vecchissima ed efficace metafora della coperta troppo corta.

Se tiri verso la testa lasci scoperti i piedi e viceversa, insomma non basta per coprire tutta intera una persona.

Tradotto: non solo non ci sono i soldi per fare ciò che i due buontemponi hanno promesso e ripromesso, ma a forza di dichiarazioni roboanti, mr. “Spread” continua inesorabilmente a salire, salire, salire, mangiandosi ogni giorno miliardi di euro di interessi insieme a quel pochissimo di credibilità che ancora l’Italia aveva.

Poiché benissimo non me lo ricordo nemmeno io, facciamo un breve ripasso su cosa sia questo spauracchio dell’economia, mr. “Spread”, appunto. Beh, questo è: 

La differenza tra il rendimento dei titoli di Stato Italiani e Tedeschi. Esempio: se il rendimento dei titoli di Stato Tedeschi è del 2%, e il rendimento dei titoli di Stato Italiani è del 5% lo spread è del 3% (5%-2%).

Ad esempio, se al telegiornale senti che lo spread fra i rendimenti (gli interessi) dei titoli di Stato tedeschi e quelli italiani è a 500 punti base vuol dire che noi italiani paghiamo sui questi un’interesse maggiore pari al 5,00% in più rispetto alla Germania.

Se uno stato è affidabile emetterà dei titoli di stato con un interesse più basso rispetto a uno stato”meno affidabile”.

Quindi, parlando come mangiamo, possiamo affermare che lo spread è anche un indice di “affidabilità” (o fiducia se vogliamo farla ancora più semplice) di uno Stato, in questo caso l’Italia.

Maggiore è lo spread, minore è l’affidabilità, la credibilità di uno Stato: non si crede più, in sostanza, o si crede sempre meno che quel determinato Stato possa onorare in concreto gli impegni presi, nonostante proclami e dichiarazioni di ogni sorta.

Già, “cari” (si fa per dire) elettori gialli e verdi, sappiate che, se avevate dei risparmi, la politica irresponsabile dei vostri eroi ve li ha GIA’ rosicchiati e continuerà a farlo: visto che ragionate con la pancia, magari ora che – nei fatti – vi stanno toccando il portafoglio (tra l’altro avevano promesso, giurato e spergiurato che questo non sarebbe successo…) vi sveglierete dal sonno (pesantissimo) della ragione…

Non basta.

Perché oltre all’inesistente, impalpabile, inconsistente pseudo – primo ministro Conte, a “corte” c’è pure un giullare, l’ineffabile Toni-nulla.

Come faccia questa compagnia di giro a collezionare anche più di una figura di merda (non c’è un altro termine altrettanto efficace, perdonatemi…) al giorno resta ancora un mistero, mentre è sempre meno misterioso il fatto che i conti da pagare, che pagheremo tutti quanti, a prescindere da chi o cosa abbiamo votato, saranno al solito salatissimi.

Non c’è solo il prossimo quindici ottobre da temere, ma il primo gennaio del prossimo anno, quando sarà ancora più chiaro di che morte dovremo morire.

Non si può tornare all’autarchia – ahimè già malamente sperimentata – così come non si può esistere, come Stato, isolandoci appunto dal resto del mondo politicamente ed economicamente, come, per esempio, la Corea del Nord, che almeno apparentemente sta compiendo minuscoli passi d’apertura verso l’occidente.

Noi no, noi si tira dritto, verso dove fingiamo di non saperlo, tanto a breve ci saranno le elezioni europee e tutto cambierà… La stessa Europa così com’è adesso – dicono Giggino e Matthew – non ci sarà più.

Questo lo vedremo dopo aver letto i dati ufficiali, nel frattempo, cari miei, cari tutti miei, saranno ancora e sempre sudore, lacrime e sangue.

Lì a “corte” però ci sarà sempre l’“irresistibile” (si fa per dire, è ironico, per chi non l’avesse capito…) Toni-nulla che si inventa tunnel che non esistono, mentre Giggino sta ancora facendo i conti con le percentuali di H2O della quale – secondo lui – è fatto il corpo umano… Nozioni da scuola elementare, evidentemente …

Non pervenute.

Non basta ancora: perché un altro “genio”, l’attuale ministro dell’istruzione Bussetti (che leggo ora ha la mia età…) proclama prima che la vita non si impara sui libri (fa un certo effetto, detto da un docente universitario…) poi abolisce il tema di storia dall’esame di maturità… Ma sì, rendiamo i nostri ragazzi ancora più ignoranti di quanto già non siano – non tutti, grazie al cielo … – e freghiamocene altamente del fatto – non opinione – che nel resto d’Europa quasi tutti i loro coetanei li sopravanzino come formazione e preparazione scolastica…

Ce ne sarebbe più che abbastanza, in un Paese normale, per cacciarli a pedate, non i ragazzi ma quelli lassù, sui vari colli del potere, ma … Questo non è un Paese normale così come, evidentemente, non lo sono tanti suoi abitanti, che però continuano a proclamarsi contenti di come stanno prospettandosi le cose, tanto è sempre colpa degli altri, di chi c’era prima, dei “poteri forti”, di Cicciobello (nero…) e di Barbapapà.

Il disastro del cagliaritano di ieri undici ottobre l’ha fatta passare sotto silenzio, ma una delle battute migliori, tragicomiche, circolate in rete nelle ultime ore è stata  la seguente:

<< Dopo l’allarme di criticità massima dato dalla Protezione Civile, il ministro Toninelli per precauzione ordina la chiusura al traffico del… Ponte di Messina. >> (grazie a Rita Cao che l’ha letta e a Antonella Origa che l’ha condivisa).

Al momento, stiamo messi cosi.

The show must go on.

Davide De Vita

Mauro Usai sindaco di Iglesias: i primi cento giorni.

 

Mauro Usai foto intervista ottobre 2018

Mi riceve puntuale nel suo ufficio, il giovane sindaco di Iglesias Mauro Usai, a circa cento giorni dalla sua elezione. Ci spostiamo dalla saletta principale, più di rappresentanza, ad una adiacente meno informale, dove ci sediamo intorno ad un tavolo ingombro di carte e documenti, che nel corso dell’intervista mi mostrerà più volte, a seconda dell’argomento affrontato. È in maniche di camicia – Obama ha fatto scuola ovunque – e mi guarda dritto negli occhi: glielo faccio notare e gli dico che per un politico quale lui è ormai da tempo, non è scontato.

Questo primo cittadino – espressione del PD ma con una grande vocazione alla critica e all’indipendenza di pensiero, come vedremo più avanti – non siede, metaforicamente parlando, su una poltrona comoda.

Cominciamo così l’intervista seguendo uno schema che presto andrà bonariamente a farsi benedire, perché domanda su domanda l’uomo si infervora e spazia a ruota libera, partendo dai temi più attuali, caldi e appunto “scomodi”.

Sanità, disoccupazione, povertà.  

<< L’argomento sanità mi fa incazzare (usi pure questo termine, l’autorizzo). Non è un discorso demagogico, perché siamo stati l’unica comunità a dire sì alla riforma sanitaria, di cui non chiediamo altro che la vera, reale e piena applicazione, che invece non c’è mai stata. Il polo unico ospedaliero Iglesias – Carbonia dovrebbe essere degno di chiamarsi DEA di 1° livello [1], ma come tutti sappiamo e purtroppo vediamo ogni giorno così non è. Si tratta di una battaglia che continuo a combattere ogni giorno e alla quale tengo moltissimo, non c’è giorno che non mi scontri contro qualcuno dell’Amministrazione Regionale in merito. Non è possibile che un presidio ospedaliero chiuda nel fine settimana, così come non è accettabile che non si possano ottenere in un’ora delle analisi d’urgenza ma si debba aspettare un giro vizioso che va e torna da Carbonia, con disagi enormi per chi già è sofferente di suo. Ripeto, è una battaglia continua che ho intenzione di proseguire, è troppo importante per i cittadini.

La disoccupazione e la povertà, indissolubilmente legati, sono invece temi che mi fanno soffrire, soprattutto perché, almeno in questo caso, degli strumenti per provare almeno a contrastarla esistono ma sono o male interpretati o male applicati. Mi riferisco per esempio al REIS, per esteso Reddito di Inclusione Sociale che non ha niente a che fare col più noto “reddito di cittadinanza” di cui si parla tanto. Credo che sulla carta questo strumento sia molto valido, in quanto prevede appunto l’“inclusione” in realtà produttive o di interesse sociale, con una sorta di avviamento e formazione, quando occorre, alle stesse attività verso le quali si intende indirizzare il o la richiedente aiuto. Manca però – purtroppo – il personale per compiere per intero questo percorso, in quanto normalmente si arriva al più facile compromesso di dare e ottenere un semplice sussidio economico, snaturando lo strumento e scivolando pericolosamente verso il mero assistenzialismo. >>

La visione della città.

<< Essendo stato presidente della Giunta Comunale nella passata amministrazione non mi sono estranei né questi uffici né le dinamiche amministrative, ma mi sono chiesto spesso, durante quel periodo “cos’avrei fatto da sindaco”. Ora lo sono e credo che una delle tante priorità sia stata curare l’aspetto e il decoro urbano; credo infatti che Iglesias possa e debba essere un gioiellino, ma deve esserci, in parallelo con l’impegno che l’amministrazione comunale come squadra ci sa mettendo, anche la maggiore consapevolezza del singolo cittadino. In quest’ottica, per esempio, abbiamo riattivato la fontana all’ingresso di Iglesias prima del viale Villa di Chiesa, riaperto al pubblico la torre Guelfa, per parlare di piccole cose, ma – nell’ambito del vero e proprio decoro urbano – ci siamo visti costretti all’installazione delle telecamere di sorveglianza per combattere quello che potremmo definire il malcostume del “sacchetto selvaggio”. Proprio queste telecamere (ce ne sono altre in via di installazione e attivazione, alcune si chiamano “Scout” e funzionano con dei sensori di movimento, prima cioè filmano e poi fotografano) ci hanno permesso di individuare senza ombra di dubbio i “lanciatori” che, paradossalmente, a verifica si sono rivelati del tutto in regola (per la maggior parte) con il pagamento della tassa sui rifiuti, come se questo potesse giustificare il “faccio come mi pare”, a discapito della reale differenziazione, che a danno dell’intera comunità non è più virtuosa e proprio per questo peserà parecchio sulle prossime bollette. Mi dispiace, ma è proprio così. >>

Grandi opere.

<< Abbiamo ripreso in mano la programmazione dell’Amministrazione precedente, per esempio per quanto riguarda la realizzazione del Centro Intermodale. C’erano ostacoli burocratici quasi infiniti da superare, così spesso mi sono ritrovato personalmente a farmi firmare dal funzionario di turno il documento che impediva questo o quello. Ora siamo in grado di affermare che manca proprio un ultimo passo, da approvare in giunta, relativo all’estensione del procedimento di Verifica di Impatto Ambientale (VIA), dopo il quale potremmo finalmente affidare ad una nuova ditta (quella che c’era prima è fallita) che riprenda in concreto i lavori. Parliamo, per essere chiari, di un milione e mezzo di euro in ballo.

Molti di più, invece, ma dobbiamo aspettare il bilancio, sono in gioco per la bonifica del Rio San Giorgio, alla quale teniamo ugualmente moltissimo: qui parliamo di 43 (quarantatré) milioni di euro.

Turismo.

<< È ancora uno dei cavalli di battaglia di questa amministrazione, che ci crede moltissimo; i risultati ci danno ragione, dati alla mano: solo grazie alle presenze – accertate dai dati ufficiali – a Porto Flavia, infatti, siamo arrivati a poco meno di novemila (ottomila settecento circa) biglietti staccati in un mese, per un totale di sedicimila presenze in tre mesi. Questo in controtendenza con il resto della Sardegna, dove un po’ ovunque s’è registrato il segno “meno”. C’è moltissimo lavoro dietro questi dati, per esempio l’accordo col Parco Geominerario per la gestione “coordinata” appunto del sito di Porto Flavia e per una più oculata e condivisa gestione dei costi. Non posso – e mi dispiace – dire lo stesso per gli altri due siti che potremmo (sarebbero fruibili anche ora, ma preferiamo aspettare che le cose siano più chiare e, senza mezzi termini, meno onerose per il comune) proporre sul mercato turistico, cioè la Grotta Santa Barbara e la galleria Villamarina di Monteponi. Puntiamo infatti ad un chiarimento definitivo con Igea, che attualmente gestisce i siti, al loro effettivo passaggio al Comune insieme ad una riperimetrazione delle due concessioni minerarie.>>

Politica nazionale, crisi della sinistra.

<< Che la sinistra soffra di una grave crisi non lo scopro io e non lo scopro oggi. Certo, ho visto le due piazze di Roma e Milano ieri (si riferisce alle manifestazioni contro il razzismo in Lombardia e in genere contro il governo attuale a Roma del 30 settembre, n.d.c.) gremite e tinte di rosso come non si vedeva da tempo, ma personalmente non credo sia quella la strada giusta. Ho sempre creduto e affermato che un partito, proprio come dice la parola, debba rappresentare una parte. Questo si è smarrito, si è tradita la nostra identità. A mio avviso le cose da fare sono due: rinnovare completamente l’attuale dirigenza e invertire l’agenda politica, mettendo al primo posto i poveri e non la Confindustria, che corteggiata da Renzi è andata poi ad appoggiare la Lega. Papa Francesco insegna e, paradossalmente, sembra una delle poche voci autorevoli che oggi dicono ancora “cose di sinistra”. Oppure, seguire sia i poveri sia la Confindustria, ma privilegiando i primi. >>

Il futuro politico di Mauro Usai.

<< Guardi, come ogni politico non nego di pensarci e magari un pizzico d’ambizione c’è, non sarebbe normale il contrario, ma l’impegno che richiede Iglesias è grande e non posso permettermi di distrarmi. Sto anche cercando di rendere più trasparente il nostro operato (intendo mio e della squadra, senza la quale ben poco potrei fare e che quindi ringrazio anche qui) con mezzi non convenzionali come per esempio i social dove stiamo comunicando quanto facciamo. Vede, prima di diventarlo mi sarebbe piaciuto fare il sindaco. Oggi mi piacerebbe riuscire a farlo bene: sto provando in questo senso a fare del mio meglio. >>

Davide De Vita

[1] Il dipartimento d’emergenza e accettazione (detto anche dipartimento emergenza-urgenza in acronimo, rispettivamente, DEA o DEU), in Italia, indica un dipartimento di una azienda ospedaliera.

Svolge funzioni di pronto soccorso, e comprende varie unità operative incentrate sulla cura del paziente in area critica. L’obiettivo del DEA è creare un’integrazione funzionale delle divisioni e dei servizi sanitari atti ad affrontare i problemi diagnostico-terapeutici dei pazienti in situazioni critiche.

Esso è perciò organizzato con un modello multidisciplinare che riunisce, nella stessa struttura, personale specialista in ambiti diversi. È quindi costituito da unità operative omogenee, affini o complementari, che perseguono comuni finalità e sono tra loro interdipendenti, pur mantenendo le proprie autonomie e responsabilità professionali.

Italia, settembre 2018: a che punto è la notte?

Italia 2018 a che punto è la notte

 

(“A che punto è la notte” è un romanzo giallo di Fruttero & Lucentini del 1979. Nel 1994 ne è stata tratta un’omonima miniserie televisiva Rai, diretta da Nanni Loy e interpretata da Marcello Mastroianni. Qui riprendo quel titolo trovandolo azzeccato anche per quanto state per leggere, sempre se ne avete voglia.)

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché non ci piace il periodo che stiamo vivendo?

Questo, dove per “noi” intendo chi, come me, è stato etichettato “buonista”, “radical – chic”, “pidiota” e via di questo passo, conosciamo bene tutta la filastrocca.

Di certo perché non è il Ventunesimo secolo che speravamo di vivere, nel quale ad un incredibile sviluppo tecnologico (soprattutto nel campo informatico e suoi annessi e connessi) non ha corrisposto un equivalente progresso nel pensiero e nel sentire comune, attenzione, almeno stando a ciò che si percepisce e che, dati alla mano, NON è la realtà

Anche “noi” siamo vittima di questa percezione: non esiste un’ “emergenza migranti”, il loro numero è anzi in nettissimo calo rispetto all’anno scorso, così come non è quello il problema principale di questo Paese disgraziato, così come non ci sono sessanta milioni di italiani a seguire quello là.

Gli piacerebbe tanto, ma non è così.

Poco fa ho letto un interessante articolo di Mauro Munafò (l’Espresso, vedi link a fondo pagina) nel quale sono evidenti i parallelismi (brutta parola, ma al momento non ne trovo altre per esprimere il concetto) con ciò che si scriveva nel 1938 contro gli ebrei e quello che si scrive oggi contro i migranti.

Basta sostituire “ebrei” con “migranti” e i testi sono spaventosamente identici. 

Questi ultimi, di cui si parla un giorno sì e l’altro anche, sono uno spauracchio, uno spaventapasseri molto social e molto spendibile, utilizzato per distrarre l’opinione pubblica dal pochissimo che questo raffazzonato governo ha fatto finora e dal nulla che farà nell’immediato futuro, quando i nodi verranno al pettine, soprattutto in materia economica (sta già cominciando a succedere) e i “verdi” e i “gialli” non troveranno più accordo com’è successo, invece, quando si è trattato di spartirsi le poltrone e il potere.

Temporaneo.

Perché prima o poi anche i loro stessi elettori si renderanno conto che mantenere quelle promesse non è materialmente possibile, che di rimando in rimando non si approderà ad un bel nulla, che il carburante è già aumentato, le prossime bollette saranno ancora più salate di prima, lo spread non ci darà tregua e l’Italia rischierà di crollare proprio come il disgraziatissimo ponte Morandi.

Non è una visione catastrofica, ma solo appena realistica.

Non giustifico e difendo (me lo si vuol far dire o scrivere, ma non è così, non l’ho mai fatto) il o i governi precedenti, quella che pretendeva di chiamarsi “sinistra” ha la sua enorme fetta di responsabilità in questo sfascio totale, ma il tempo stringe ed incalza, non possiamo continuare a far finta che vada tutto bene o che “quello là” sia la salvezza…

Non lo è, punto e basta.

E allora?

Allora la strada è stata indicata dai bagnanti pugliesi che hanno scacciato quest’estate un malcapitato manipoli di “verdi” chiamandoli con quella parola che a volte temiamo di usare: fascisti.

Spiacente, abbiamo già visto a cosa porta un’esperienza simile, se non noi i nostri padri e i nostri nonni e beh, io non la voglio proprio ripetere.

Immagino anche altri, parecchi altri, forse finalmente stiamo alzando la testa, forse non l’abbiamo mai chinata.

Perché, vedete, era iniziata esattamente nello stesso modo, prendere libri di Storia e leggere, di grazia, oppure, se avete la fortuna di avere ancora parenti in vita che quella disgrazia l’hanno vissuta in prima persona, fatevela raccontare da loro, prima che sia troppo tardi.

Uso dunque l’unica arma che ho, pacifica e non violenta, del mio pensiero, aiutato dalla fortuna che pare mi sia riconosciuta di saper mettere per iscritto due parole in croce senza troppi errori.

Perché credo nelle idee e nella loro circolazione, nel fermento dato loro dalla lettura dei libri, credo si possano e si debbano educare prima di tutto i bambini e poi i ragazzi nei valori che, al prezzo di tantissimo sangue, sono stati, come si usa dire “sanciti dalla Costituzione”. 

Credo anche che quest’ultima andrebbe letta e riletta con attenzione, oltre che insegnata a scuola, dovrebbe essere un testo obbligatorio, ma forse pretendo troppo. 

Però lo scrivo, finché mi è concesso. 

Quest’Italia non mi piace, se quello che scrivo serve anche solo in minima parte a cambiarla, ecco qua, ci metto come sempre la faccia e la firma.

Saluti.

Davide De Vita

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonti:

http://munafo.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/07/09/invece-di-difendere-gli-ebrei-caro-pietista-coi-soldi-perche-non-pensi-ai-poveri-italiani/

 

La deriva.

sbarcano dalla Diciotti

Buongiorno e buona domenica, come va, come state?

Pronti a chiederci di nuovo un perché?

Perché, per esempio, siamo giunti a questo punto?

Mi si potrà rispondere: perché gli italiani, o meglio la maggioranza di quelli che sono andati a votare, hanno legittimamente eletto chi ora sta al Governo.

Questi stessi elettori magari non immaginavano che si sarebbe arrivati ad un pastrocchio formato da Lega e M5S, probabilmente meno di tutti i duri e puri del Movimento, la cui base infatti si agita e parecchio, così come forse non eravamo preparati alla strategia della massima visibilità dell’attuale leader della Lega.

L’ho già scritto e altri l’hanno scritto prima di me: si può dire di tutto di Salvini, ma non che sia stupido.

In Italia non passa giorno durante il quale non si parli di lui, nel bene e soprattutto nel male: lo sto facendo anch’io in questo preciso istante, purtroppo rendendogli un servizio, pure gratuito.

Non ci sono chissà quali segreti: dice ai “suoi” quello che vogliono sentirsi dire, facendoli contenti a costo zero.

Non ragionano questi, infatti, sui dati effettivi, ultimo esempio la nave Diciotti, che ha tenuto e ancora tiene banco come prima notizia in questi giorni: il “Capitano” (di cosa?) ha sbraitato per giorni che non sarebbe sbarcato nessuno, che decideva lui, bla bla bla.

I fatti sono che lui è indagato (e pure furioso) per imputazioni pesanti e oggi tutti, capite, tutti, sbarcheranno dalla nave, accolti per la maggior parte dalle diocesi, poi dall’Irlanda (dove guarda caso è in visita ufficiale il capo della Chiesa Cattolica) e dall’Albania, secondo le ultimissime notizie.

(alle otto e trenta erano sbarcati tutti, fonte Sky TG24) N.d.A.

Il “Capitano”, oltre che sbraitare contro tutti, dire “vengano a processarmi” (cosa piuttosto difficile visto l’incarico e il ruolo che ricopre al momento), se davvero vuol dimostrare di essere quello che dice, rinunci all’immunità parlamentare di cui gode, poi ne riparliamo.

A chi – con somma ignoranza – scrive o urla che la Chiesa si dovrebbe occupare prima degli italiani rispondo – ma i dati sono pubblici – che, nonostante quanto si dica male di questa istituzione, proprio la Chiesa attraverso le Caritas e tante altre iniziative, spesso pure di singoli parroci che si arrabattano come possono, da sempre si occupa degli italiani più poveri e non solo di questi, ma di tantissimi, troppi ultimi.

Non nego gli scandali, la corruzione, l’osceno fenomeno dei sacerdoti pedofili (non lo fa neppure il Papa, che proprio in queste ore da Dublino ammette il fallimento della Chiesa in questo campo*), ma che quando non si sa più, letteralmente a che santo votarsi, il primo posto dove da disperati (a prescindere da razza, religione, cultura, ceto sociale di provenienza) ci si rivolge è proprio la Caritas più vicina.

Sono proprio i dati Caritas, tra l’altro, che hanno fornito un quadro allarmante dei poveri in Italia, ben prima che si parlasse così tanto di migranti.

Questo per rispondere ad eventuali dubbi ai quali si faceva cenno poco sopra.

Torniamo al nostro discorso iniziale e al titolo che ho voluto dare a questo pezzo, la deriva.

Troppo facile, cari leader di sinistra o ciò che ne rimane, dare tutta la colpa agli altri, no, non va bene così, non funziona così.

Voi e le vostre politiche non proprio illuminate, voi che vi siete voltati dall’altra parte dando l’impressione che l’unico che dicesse ancora “cose davvero di sinistra” fosse rimasto proprio e solo Papa Francesco, che a guardar bene non ha fatto altro che ricordare il Vangelo e l’attenzione verso gli ultimi della Terra, avete parecchie responsabilità, non siete affatto “verginelle senza macchia, peccato e/o colpa”.

S’è già detto e scritto tante volte, vi siete dimenticati di quella “base” che storicamente era la parte maggiore del vostro elettorato, lasciando che migrasse (eccola la vera migrazione di milioni di… Voti!) verso la Lega e il M5S.

Quindi la “colpa” di tutto questo di chi è, alla fine?

Nostra.

Ognuno di noi, chi più chi meno, ha una parte di responsabilità per come stanno andando le cose oggi in Italia.

Sia che abbiamo votato, sia che non l’abbiamo fatto (è una scelta lecita anche quella e bisogna rispettarla) in quanto schifati da tutto ciò che odorava e odora ancora di politica, il nostro comportamento ha portato dei risultati: quelli che stiamo vivendo.

Il futuro non è dei più rosei: saranno prima l’economia, prestissimo, forse già da settembre, poi la Storia a presentarci il conto di questi brutti, tristi giorni.

Sarà salatissimo, perché ci metterà di fronte una volta per tutte ad una deriva peggiore, molto più triste di quella pur angosciante dei vari barconi carichi di disperati a galla sul Mediterraneo.

Quella delle nostre anime.

Davide De Vita

Fonti:

(RAI News)

* Papa Francesco ha pubblicamente riconosciuto a Dublino “il fallimento delle autorità ecclesiastiche, vescovi, superiori religiosi, sacerdoti e altri, nell’affrontare adeguatamente questi crimini ripugnanti”. Quanto è accaduto, ha affermato, “ha giustamente suscitato indignazione e rimane causa di sofferenza e di vergogna per la comunità cattolica”. “Io stesso – ha scandito – condivido questi sentimenti”. –

(adnkronos)

http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2018/08/25/diciotti-sbarco-immediato-per-migranti_5e3LFVXUw5yfRX5D8DKgiI.html

Questione di scelte. Sempre.

scelte

Buon pomeriggio e chiediamoci un perché.

Questa volta il perché più che altro me lo chiedo io, quindi questa può passare, se volete, come riflessione personale, per cui come sempre se avete di meglio da fare piuttosto che leggere queste righe… Fate pure, non mi offendo! 

Ah. Ci siete ancora? Okay…

Perché, dunque, a poco meno di sessant’anni ho scelto di schierarmi, di dichiarare pubblicamente “da che parte sto” piuttosto che restare passivamente a guardare?

L’ho già scritto altre volte, perché lo ritengo necessario, perché il rimorso (“ho fatto qualcosa, anche se magari sbagliata, ma ho agito”) è sempre meglio del rimpianto (“non ho fatto nulla, ah, se avessi fatto così o cosà…”), perché mi sento di farlo, perché il mio vissuto pare indicare, qui e ora, proprio quella strada e/o quel percorso, perché lo posso fare, da uomo libero.

Consapevole di non avere la verità assoluta in tasca, di cavalcare un’idea, forse un ideale ma non un’ideologia, nonostante ci siano ancora in giro le macerie della stessa…

Il senso è dunque: forse sbaglio, ma ci provo.

Solo chi non fa, non sbaglia.

Sapete, di recente un mio carissimo amico (che ha tutta la mia più incondizionata stima, anzi, forse anche di più proprio per questo) dopo un mio azzardato commento su qualcosa che aveva più che legittimamente scritto, m’ha chiamato con un termine che non riporto, ma che lui capirà.

Beh, un po’ e forse più di un po’ devo dargli ragione, intanto perché è una testa pensante, ragiona, argomenta e non butta giù concetti “random” come tanti altri, nonostante su tante cose la vediamo diversamente (inoltre scrive benissimo e qui c’è più di una punta d’invidia da parte mia…), poi perché spesso assumo davvero questo atteggiamento saccente e, francamente, piuttosto antipatico.

Chiedo scusa a tutti e ringrazio lui che, dopo Rita che con amore e dolcezza ha provato a farmelo capire in tutti i modi, ha ribadito il concetto centrando probabilmente il bersaglio o andandoci vicinissimo.

Fin qui la parte propriamente personale, l’analisi del mio modus operandi sia verbale sia scritto, ma torniamo a bomba – solo per modo di dire, per carità! – e affrontiamo ciò che c’è da affrontare.

Partiamo da quella che ormai è diventata una sorta di battuta:

<< E allora il PD? >>

Esattamente.

Chiariamo: non sono innamorato di questo partito che, siamo oggettivi, rischia davvero l’estinzione.

Mi piacciono, invece, alcune figure emergenti, giovani, che stanno provando – credo – a fare un vero e proprio refresh.

Sono ragazze e ragazzi che potrebbero essere miei figli e nelle quali e nei quali, sarò l’ultimo degli idealisti come ho ripetuto più volte, nutro moltissime speranze.

Perché?

Perché ora o mai più, perché se è vero che il PD in quanto tale com’era e com’è ancora  (e non mi piace) se non si dà una bella strigliata è a rischio estinzione, è anche vero, sempre secondo me, che ha un’occasione unica, storica, per reinventarsi e imbroccare finalmente la strada giusta.

Come?

Il mezzo o i mezzi.

Il Movimento 5 Stelle, che non è il demonio assoluto, ha mostrato come si può usare il mezzo simbolo di quest’epoca: Internet.

Nasce nel e sul web, grazie a questo, streaming dopo streaming, è arrivato al potere, in quello stesso “palazzo” che ha sempre affermato di voler “rivoltare come un calzino”.

Sono “lassù” da poche settimane, sarà la Storia a scrivere il giudizio sul loro operato, ma che sappiano e abbiano saputo usare questo mezzo meglio di chiunque altro è indubbio.

Non c’è naturalmente solo la rete, esistono ancora la carta stampata, la tv, la radio, ma sono sempre più interconnessi alla rete stessa, quindi bisogna migliorarsi, perfezionarsi proprio in questo campo.

I contenuti.

La Storia, la tradizione, i grandi uomini che hanno trasmesso idee e proposte in quello che era prima il PCI e poi è diventato tante altre cose, non possono andare perdute, lo scrivo da persona che non ha mai avuto quella tessera in tasca – non ne ho mai avuto di nessun partito o politiche in genere – ma andrebbero ristudiate, ri – analizzate alla luce del XXI secolo e di chi ci vive; un altro dei concetti sbandierati proprio dai 5 stelle (ma non so, all’atto pratico, quanto realizzato nella vita di tutti i giorni) è che siamo in un’epoca post – ideologica.

Forse.

Fatto sta che, a prescindere dalla provenienza, dall’etnia, dalla religione, dalla fede politica, c’è gente, migliaia, milioni di persone che provengono dal Sud del mondo (non necessariamente geografico) e hanno fame, sete, non hanno accesso non dico ad Internet ma all’istruzione di base, alla medicina di base e via di questo passo.

La rappresentanza.

Chi rappresentare?

Di recente qualcuno ha spiegato che la parola “partito” significa appunto “rappresentare una parte”; bisogna capire quale; sempre secondo il mio modestissimo parere, bisogna ricominciare, per essere nuovamente credibili, a rappresentare gli ultimi, coloro che hanno più bisogno degli altri, che hanno più bisogno di noi.

Italiani, congolesi, coreani, cileni, argentini, ecuadoregni, quello che vi pare.

Persone bisognose, vedi proprio parabola del buon samaritano.

Ribadisco, urlo, scrivo, ripeto: prima le persone.

Cosa c’entra questo con l’essere di sinistra?

Forse, una volta per tutte, proprio questo è essere di sinistra, così come è essere cristiano nella pratica e non a parole, ve lo dice un peccatore che spesso davanti allo specchio ha dovuto abbassare lo sguardo.

Due estremi che si incontrano? Forse. Magari non sono due estremi ma i due volti della stessa, classica medaglia.

Insomma, questione di scelte e… Grazie, amico mio (tu sai chi sei 😉) per avermi dato l’input per questo pezzo!

Davide De Vita