Recensioni: “Prima che gridino le pietre”, padre Alex Zanotelli.

Prima che gridino le pietre immagine per blog

Buongiorno, buon anno e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, leggere (e capire bene) “Prima che gridino le pietre” non è diventato ormai necessario, ma indispensabile?

Perché quest’urlo di “santa collera” (cit.) di padre Alex Zanotelli è illuminante, smentisce ancora una volta tutte le menzogne che ci sono state propinate in questi ultimi anni, ultimi mesi, con dati alla mano raccolti da chi, per decenni, “a casa loro” ci ha vissuto, la conosce, la ama pur devastata da secoli dalla cosiddetta civiltà dell’uomo bianco occidentale (ma non solo).

Il libro comincia col racconto di una miniera di sale controllata dai francesi (sì, i nostri “cari cugini d’oltralpe” …) nel diciannovesimo secolo. Lì erano les italiens a vivere nelle baracche, ad essere sfruttati ai limiti della schiavitù, ad essere accusati di puzzare e di essere sempre ubriachi oltre che pigri… Beh, prendete tutte, proprio tutte le accuse che oggi rivolgiamo agli immigrati e calatele in quel contesto: ora avete il quadro completo, preciso. Aggiungete poi il diffondersi di una falsa notizia di un gravissimo crimine (poi rivelatasi assolutamente infondata) e il gioco è fatto: l’odio esplose, ci furono morti, una strage.

Questo è quanto: l’odio non porta ricchezza, non è di certo portatore di pace, genera soltanto altro odio e violenza sempre più feroce.

“Casa loro”, dicevamo.

A “casa loro”, l’Africa, la schiavitù, quella proprio delle navi negriere, delle catene, degli indicibili inferni, l’abbiamo portata noi, bianchi “civili” e “bravi cristiani”, spesso giustificandola citando la Bibbia… Beh, a loro e ai loro discendenti questa cosa (chissà come mai… ) non è andata giù, è rimasta come un marchio indelebile nell’anima che li ha sempre fatti sentire – mentre noi gettavamo benzina sul fuoco e magari anche un bel po’ di loro stessi – inferiori.

Noi, invece, cari signori, tutti quanti, tutta l’umanità, dall’Africa discendiamo: l’uomo come lo conosciamo è nato qui. Solo questo dovrebbe farci riflettere e non poco, in un mondo ideale…

Questo però non è un mondo ideale: questo è un mondo dove l’Africa, da sempre, è il grande magazzino gratuito (o quasi) dell’Occidente industrializzato, ma non solo: anche gli stati arabi e di recente i cinesi (che stanno comprando vastissime aree di territorio a prezzi stracciati) se ne sono accorti e si servono comodamente, prendendo quello che vogliono.

Avete un cellulare o un pc?

Se state leggendo queste righe, evidentemente sì. Ne scrissi tempo fa, ne hanno scritto in tanti prima di me e ne scriveranno ancora: la maggior parte di questi apparecchi è costruito col coltan, una sorta di silicio indispensabile per il loro funzionamento.

Questo materiale è estratto da bambini e bambine, uomini e donne ridotti in schiavitù (sì, ancora oggi duemila diciannove appena cominciato) dai signori della guerra che controllano le aree nelle quali si trovano le miniere a cielo aperto e che lucrano vendendolo ai grandi colossi occidentali, inutile fare i nomi delle varie aziende, non ne manca una.

Ci sono poi l’uranio, il legname pregiato, l’oro, i diamanti, il petrolio

Per non parlare del fantastico sbocco del traffico d’armi internazionale: anche all’interno di uno stesso stato africano (di tanti di essi…) ci sono varie fazioni, i cui eserciti più o meno raffazzonati hanno – tutti – fame di fucili mitragliatori automatici e mine antiuomo (giusto per fare qualche esempio).

Armi che molto spesso, vista l’altissimo tasso di mortalità in generale, non solo infantile, finiscono tra le mani dei bambini-soldato.

All’Occidente questo stato di cose fa comodo, è sempre stato così: le nefandezze commesse “a casa loro” da noi italiani (“brava gente”?) in Etiopia, Eritrea, Somalia non sono state dimenticate. Non sono stati da meno però francesi, inglesi, tedeschi, belgi. Tutti hanno preso, depredato, stuprato, incendiato, distrutto tutto ciò che volevano e in certi casi continuano a farlo impunemente. Chi osa opporsi a questo stato di cose, oggi, è torturato, stuprato, ucciso insieme a tutta la sua famiglia…

Ecco perché scappano da “casa loro”: quella è casa loro.

Non ditemi che non sareste contenti anche voi di essere violentati, abusati, torturati davanti a vostra madre e alla vostra famiglia intera mentre a tutti loro viene tagliata la testa e altre parti del corpo, a “casa vostra”, no?

Mi raccomando, non vi venga in mente di fuggire (e perché?), potreste sempre sperare nell’aiuto “a casa vostra” di un Salvini di turno…

Padre Zanotelli è cristallino anche su questo:

o la Lega di Salvini (ma anche la Lega prima di lui) o il Vangelo.

Non c’è scampo, per chi ha ancora una coscienza.

Non evita di puntare il dito anche contro la “sua” Chiesa, colpevole, con i suoi rappresentanti a vario titolo, di essersi voltata fin troppe volte “dall’altra parte”.

Perché, afferma ma sembra di sentirlo urlare, con quella “santa collera” di cui sopra:

<< Dio è schierato, è il Dio degli oppressi, degli schiavi, dei poveri. >>

Concetto che non stride nemmeno un po’ col messaggio evangelico.

Zanotelli, inoltre, riconosce a papa Francesco il merito di parlare apertamente di queste cose, di aver fatto discorsi importanti su questo tema.

Però lo vede solo, troppo solo.

Il testo prosegue descrivendo con dati, cifre, statistiche precise e non modificate a favore della propaganda in eccesso o per difetto (tutti dati verificabili da chiunque, basta volerlo fare davvero e ragionare con la propria testa…) la reale situazione dei più noti stati africani dai quali provengono i migranti.

I quali, in tutta Europa, sono un numero enormemente inferiore a quello che ci si vuole far percepire per incrementare la paura del “nero a chilometro zero” e con quel terrore, il consenso di chi ora è al governo.

Non manca di spiegare molto bene come funziona davvero il sistema inefficace dei centri di accoglienza diversi dal modello SPRAR, che invece ritiene sì anche quelli migliorabili, ma già un buon passo nella giusta direzione. Il libro andava in stampa mentre Mimmo Lucano, sindaco di Riace, veniva fermato con diversi capi d’accusa; il “modello Riace” però nel frattempo è diventato famoso nel mondo, mentre molti di quegli stessi capi d’accusa non hanno trovato fondamento giudiziario. Il tutto è ancora in corso, staremo a vedere.

Tornando al business dei migranti, Zanotelli spiega, dati alla mano, come quei famosi trentacinque euro per migrante finiscano invece sempre e per la maggior parte nelle mani di albergatori e “benefattori” senza scrupoli, che gestiscono questi “centri” (diffusi in tutta Italia, da nord a sud isole comprese) come facevano gli agenti delle “riserve indiane” nel West dei giovani Stati Uniti della fine Ottocento…

Dalla Storia, però, non vogliamo imparare mai.

Concludo con quella che nel libro è una “piccola premessa”:

<< Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr), i rifugiati nel mondo sono sessantacinque milioni, l’86 per cento dei quali è ospitato nei paesi più poveri. Appena il 14 per cento si trova nell’Occidente ricco e sviluppato. Eppure l’Europa si sente sotto assedio, si sente invasa, reagisce con paura e ostilità, erge muri, srotola filo spinato, chiude i porti, respinge i migranti. Quella stessa Europa che pretende di essere l’esempio della civiltà tollera episodi di discriminazione e xenofobia. Gli italiani, emigrati negli anni in tutto il mondo, hanno dimenticato la loro storia, o fanno finta di non ricordarla. >>

Perché dunque leggere e comprendere bene questo libro è indispensabile?

Perché, tra le altre cose, è uno degli strumenti pacifici che abbiamo per difendere il futuro prossimo, prima che gridino le pietre.

Il 23 e il 26 maggio 2019 ci saranno le prossime elezioni europee.

“Prima che gridino le pietre – manifesto contro il NUOVO RAZZISMO”, padre Alex Zanotelli, chiarelettere, 2018

Davide De Vita

 

Vedo “nero”: appello a chi ha già letto almeno dai cinquanta libri … In su.

atlete italiane staffetta

Libania Grenot, Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo, oro italiano nella 4 x 400 ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona.

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Sì, ma non restiamocene seduti qui davanti, al sicuro dietro lo schermo del pc o dello smartphone o dell’i-phone o quello che vi pare.

Chiediamoci non solo

Salvini: perché?

ma anche

Questo mondo: perché?”.

O anche:

perché una foto come quella postata in apertura fa ancora notizia, quando dovrebbe essere assolutamente normale e avere solo connotati sportivi, tra l’altro encomiabili?

Perché anche noi siamo responsabili, dove per “noi” intendo persone che nella vita hanno letto almeno dai cinquanta ai cento libri.

In su.

Siamo responsabili – fatte naturalmente le debite eccezioni, ci sono persone che non hanno mai smesso di impegnarsi e bisogna dargliene atto – di questo imbarbarimento globale, di questo impoverimento culturale, di questa regressione che altri chiamano “progresso” e/o “cambiamento” e invece non è altro che il trionfo assoluto della mediocrità.

Come sempre è la mia opinione personale, sempre opinabile, ma i presupposti perché vada sempre peggio ci sono tutti e noi, io per primo, siamo rimasti a guardare, naturalmente, come già scritto, ma lo ribadisco,  fatte le debite eccezioni.

Sono stato additato come intellettuale (mah…) schierato, “signor Ovvio” e tante altre belle cose, ci stanno tutte e le accetto, ma una parte di me, che prima sussurrava, ora grida:

<< Ti sei svegliato tardi, ora forse è addirittura troppo tardi. >>

Spero di no, ma decisamente adesso è impossibile restare a guardare, impassibili.

Mi ero scelto un ruolo passivo di osservatore, poi mi sono schierato, apertamente, liberamente e democraticamente.

Spero, nel piccolo, non troppo tardi.

Per questo bisogna scrivere non solo qui ma cercare il contatto diretto con le persone che la pensano diversamente e tentare il dialogo, sempre.

Chiedere addirittura scusa (già fatto più volte), se serve: il fine ultimo è troppo più importante del nostro piccolo orgoglio personale.

Perché, se non proviamo a contrastare l’onda ignorante, retrograda, xenofoba, neanche troppo cripto-autarchica ci ritroveremo in una situazione che ahimè non solo questo Paese ma l’Europa intera ha già conosciuto; e già l’Europa come idea stessa sta scricchiolando parecchio …

Come si fa?

Bella domanda.

Una delle prime idee che mi è venuta in mente è: bisogna indossare il saio dell’umiltà – chi già lo indossa ne indossi uno ancora più “efficace” e cerchi di avere infinita pazienza… – e cerchi, usando le parole più semplici di cui è capace, di diffondere la cultura accumulata in tanti anni e che non può e non deve essere fine a sé stessa, ma appunto condivisa, un po’ come il pane evangelico.

Bisogna arrivare a far capire alle persone che l’ignoranza non è una cosa bella ma un’arma con la quale i leader attuali non stanno facendo altro – come sempre nella Storia – che prenderle per il culo in modo da mantenere il potere il più a lungo possibile, a loro stesso danno.

Com’è stato già detto e scritto più e più volte,

l’ignoranza è proprio la più grande e pericolosa arma di distrazione di massa

mai concepita dall’uomo, fin dalle origini della civiltà.

Contrastarla è quindi, oggi, compito sempre più ingrato e difficile, ma ora o mai più.

Ci costerà dunque abbandonare il linguaggio un po’ snob che – confessiamolo – utilizziamo spesso e ci fa sentire tanto superiori, ma adesso siamo fuori moda, adesso c’è un ministro che si vanta di non leggere da tre anni…

A me non va giù che continuino a morire centinaia, migliaia di persone nel Mediterraneo così come non va giù che ci siano più di cinque milioni di persone di nazionalità italiana al di sotto della soglia di povertà, ma non credo assolutamente che il primo problema sia la causa del secondo, non c’è riscontro nemmeno temporale in questo.

Non mi va giù lo stesso, per esempio, che non sia riconosciuto il reato di tortura, ma nemmeno che la Polizia e le forze dell’Ordine non abbiano personale e mezzi adeguati: come in tutte le cose, a mio modo di vedere, manca equilibrio nelle scelte e nelle decisioni, ai vari livelli.

Quindi è il momento, se già non è troppo tardi, ripeto, di usare ciò che sappiamo per cambiare il mondo sul serio, cominciando pezzettino per pezzettino, persona per persona, a spiegare con pazienza ciò che sta realmente accadendo; cito il grandioso film “Philadelphia”:

spiegarlo come se si fosse davanti ad un bambino di quattro anni”.

Potrebbe essere l’ultimo tentativo di salvarci tutti: dopo, sarò pure l’ennesima “Cassandra”, ma vedo nero, in tutti i sensi, tranne quello odiato dal leader leghista.

Con la forte speranza di sbagliarmi

Davide De Vita

Le PERSONE e… Quell’uomo lì.

Salvini nero

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché mi sono rotto di ciò che vedo e sento ormai ogni giorno?

Non solo in tv o in rete, ahimè, ma anche per strada, nella vita di tutti i giorni.

Intanto, perché i veri destinatari di questo pezzo probabilmente non lo leggeranno, ma pazienza, lo scrivo lo stesso, potrebbe essere una goccia nell’Oceano, ma c’è stato qualcuno che ha detto che quello stesso Oceano potrebbe sentirne la mancanza, di quella goccia…

Poi perché c’è ormai il rischio che sia una totale perdita di tempo provare – con enorme pazienza – a spiegare a persone ahimè temo un tantino ottuse che si stanno difendendo i diritti delle persone, compreso il loro di sparare minchiate senza fondamento, seppur messe loro in testa e poi in bocca dal capo che dice ciò che vogliono sentire, per meri fini elettorali, chi se ne frega non hanno un minimo di fondamento.

Già, perché come stanno cominciando a capire in molti – non sono certo il primo che ci riflette – quell’uomo lì che ricopre una delle più importanti cariche istituzionali non fa altro che cavalcare l’onda restando sempre in campagna elettorale, illudendo i suoi di aver fatto chissà che, quando non un decreto dicasi uno, o quasi, è stato approvato dall’attuale governo in carica.

Poiché però sono una persona umana e come tale posso sbagliarmi, se invece qualche decreto è stato approvato in merito vi sarò grato se me lo citerete con precisione prima e data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale poi.

Perché pare che le cose funzionino così, sembra esistano delle regole.

Nel frattempo, oggi in tutto il pianeta che è casa nostra, di tutte le PERSONE che compongono l’umanità, è la

Giornata Mondiale del Rifugiato (1); rimandandovi alla lettura dell’articolo che riporta dati e statistiche aggiornate, riporto un estratto:

Perché è una giornata importante.

La Giornata mondiale del rifugiato serve a ricordare a tutti noi, che una casa e una nazione l’abbiamo e che consideriamo questi diritti scontati e inviolabili, che non applicare le norme sul diritto d’asilo significa delegittimare la legislazione internazionale e, nel nostro Paese, disattendere un principio sancito dalla Costituzione (Antonio Vargas, responsabile per l’alimentazione e la salute di “Azione contro la fame”)

Anche alla luce di questi dati aggiornati rischia di essere del tutto vano ricordare che non è in atto alcuna invasione se non nella testa di quell’uomo lì e di riflesso in quella dei suoi seguaci (se preferite “followers”, ma visto che va tanto di moda il “prima gli italiani”, magari cominciamo dal “prima l’italiano”, inteso come lingua, uh?) che, ahimè, salvo alcune eccezioni (evidentemente molto ben nascoste…) appaiono per la stragrande maggioranza, non c’è altro termine, ignoranti e anche parecchio.

Se pensate che li/vi stia offendendo, vi rimando a tutto ciò che la gente di quell’uomo e lui in persona ha detto, scritto e postato (su Internet resta tutto, lo … Ignoravate?) contro la gente del Sud alla quale mi onoro di appartenere, perciò sappiate che qualsiasi offesa, ingiuria, insulto o altro che possa venirvi in mente mi è già stata rivolta o rivolto.

Ecco, lì sì che ha messo in pratica il “prima gli italiani”: ha offeso in ogni modo, insultato in tutte le maniere possibili e immaginabili campani, calabresi, siciliani, sardi e son sicuro che qualcuno me lo sono dimenticato.

Non starò più zitto – forse non lo sono mai stato, spero anzi di non esserlo mai stato – su queste cose, non le tollero: come ho già affermato più volte in Italia esiste una Costituzione sulla quale quell’uomo lì ha pure giurato davanti alle telecamere: che la usi come carta igienica a me non sta bene.

Non mi sta bene neppure – qui raccolgo l’osservazione di un mio caro amico – che la prima carica dello Stato, che di quella Costituzione s’è sempre dichiarato garante, non proferisca parola in merito, così anche su questo staremo a vedere, ma finché mi sarà concesso la mia la dico e la scrivo.

Così come scrivo “quell’uomo lì” senza specificare il cognome, visto com’è già stato usato a Caserta, dove solo perché forse sono state usate armi ad aria compressa non c’è scappato un altro morto, come Sacko Soumayla, lui sì ammazzato come un cane a fucilate pochi giorni fa.

Non è che “potrebbe succedere” o “sta succedendo”: è già accaduto.

Ancora: quando mi confronto con ignoranti – non è un’offesa, è un dato di fatto – me ne accorgo, così come se ne accorgono tutte le persone che, non essendolo, vi leggono e mi leggono.

Guardate, non è presunzione ma nuovamente la constatazione di un dato di fatto.

Non ve ne rendete conto, ma per tantissimi è come se aveste un’enorme insegna in fronte con su scritto a caratteri cubitali:

<< Sono un ignorante e poiché non ho argomenti con i quali controbattere scrivo orrori d’ortografia e riempio le righe di insulti, perché sono incapace di esprimermi diversamente. >>

Questo compare, non ve ne accorgete (come potreste?) ma sappiate, ve lo ripeto ancora una volta, che in rete resta tutto, se cancellate resterà da qualche altra parte in quanto condiviso, perciò lo leggeranno i vostri figli – se già non l’hanno fatto – e i vostri nipoti, molti dei quali si vergogneranno di voi, se già non si vergognano adesso.

Temo inoltre che in alcuni casi non abbiate proprio abbastanza intelligenza per capire quanta ve ne manca…

Se state ancora riflettendo sul significato di questa frase …

Ahi! Ahi! Ahi!

Ho già spiegato che rinuncio ad altro per tenere in piedi questo blog, pago perché ciò prosegua, perché per me scrivere è una passione e se non lo facessi mi sentirei incompleto.

Pago io, << comprende >>?

Sono l’editore di me stesso, non mi paga nessuno e quindi scrivo ciò che penso, finché mi sarà permesso.

Facciamo un altro esempio per ribadire il concetto: si andrà avanti – è già successo, se conosceste la Storia lo sapreste – fino a << prima il nostro condominio perché è esposto a nord – est >>, poi si restringerà il campo ai dirimpettai di pianerottolo, quindi i vostri figli, sì, proprio loro, educati da voi, ricordatevelo bene, siete voi il tristissimo esempio, entreranno in casa vostra, vi spareranno in testa senza tanti complimenti perché vi riterranno inutili e dannosi per loro e la loro economia.

Poi si spareranno tra loro.

Questo è il mondo e il futuro che state costruendo per voi, i vostri figli e i vostri nipoti col vostro fulgido esempio, non sorprendetevi quando (quando, non “se”) accadrà, siete stati avvertiti, oh se lo siete stati!

Figli e nipoti che, nonostante tutto, per me continueranno ad essere persone.

Non aggettivi.

Insomma, avete rotto.

Davide De Vita

(1): http://www.repubblica.it/solidarieta/profughi/2018/06/19/news/giornata_mondiale_del_rifugiato-199384495/

Fonte:

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2018/06/19/news/spari_contro_immigrati_al_grido_salvini_salvini_-199404541/

Macerata d’odio

arresti a Macerata

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Il più semplice, doloroso, tragico, sarebbe “Macerata perché?” ma non lo userò perché credo l’abbiano già fatto in tanti.

Faccio, invece,  le solite doverose premesse: non conosco Macerata, i suoi problemi, i suoi abitanti, i suoi pregi e virtù che ritengo siano molti di più dei difetti (il peggio fa sempre più notizia…) e scrivo sulla base di quanto visto e sentito – come tutti – in tv e sui media di ogni genere.

Aggiungo – e ribadisco – inoltre che quanto accaduto poteva accadere ovunque, non ha il “marchio” maceratese.

Ho intitolato il pezzo “Macerata d’odio” perché, da qualunque angolo si voglia analizzare la vicenda, questo è ciò che traspare e si percepisce, un odio che si respira e infetta ambienti probabilmente immuni fino a poco tempo prima come, ripeto ancora una volta, dappertutto nel nostro Paese.

Nello specifico, anche se sono cose note, riassumo.

Una ragazza fatta a pezzi probabilmente dopo essere morta di overdose, con le membra, lavate, rinchiuse in due trolley. Le voci, poi rivelatesi false (tanto per cambiare) che le fossero stati asportati alcuni organi per un rito voodoo. Oppure quelle secondo le quali la ragazza non solo conosceva il secondo arrestato ma ne sarebbe stata addirittura la fidanzata, voci smentite categoricamente stamattina dai familiari.

L’arresto del presunto colpevole, di colore, sulla base di indizi pesantissimi a suo carico: gli abiti della ragazza a casa sua, con tracce di sangue, sempre della ragazza, lui che si avvale della facoltà di non rispondere…

Il raid di un individuo inqualificabile, definito folle forse per comodità, che spara all’impazzata ferendo diverse persone, come nelle cronache alle quali ci hanno abituato gli Stati Uniti.

L’individuo in questione – non entro in merito all’appartenenza politica – pare avesse avuto già problemi psichiatrici, ma era comunque in possesso di una pistola Glock regolarmente registrata: oltre tutto il resto, anche questo dà veramente da pensare.

Poi, sopra ogni altra cosa, fatto salvo il dolore inarrivabile per chi non è coinvolto in prima persona, le parole della madre della ragazza fatta a pezzi, pronunciate e diffuse dopo la sparatoria:

<< La violenza non è la risposta. >>

Già, la violenza non è la risposta.

Però la violenza parte anche dalle nostre parole, usate senza controllo alcuno in questo benedetto/maledetto mondo virtuale, parole che generano azioni nel mondo reale altrettanto incontrollate, capaci di produrre disastri, sangue, morte.

Tragicamente reali.

Che si sia oltrepassato un limite orrendo è davanti ai nostri occhi ogni giorno, ogni ora, non stupiamoci se adesso, domani, qualcosa di simile capita a noi, a casa nostra ovunque essa sia, coinvolgendo qualcuno dei nostri cari.

Non abbiamo fatto nulla di concreto per impedire che avvenisse, tranne scrivere quattro cazzate come queste che ora scrivo e voi leggerete, voi ed io al sicuro dietro uno schermo, convinti che <<tanto succede agli altri, da qualche altra parte. >>

Ancora una volta è bene ribadire che…

Gli altri siamo noi.

Nel bene e nel male, con la speranza che si trovi il modo di tornare almeno qualche passo indietro e non si vada a finire tutti con un’arma in mano, pronti a far fuoco contro chiunque non la pensi come noi, abbia parcheggiato al posto nostro, ci stia scrivendo una nota sul registro (altra vicenda dolentissima di questi giorni…), preferisca un colore che a noi non piace e via dicendo.

Tutto questo non è giusto, non è civile, non è progresso, non è cultura, non è educazione, ammesso che ricordiamo ancora il vero significato di questi termini.

Non è nemmeno questione di partito politico: i quasi tredici milioni (tredici milioni!) di attuali indecisi stimati dagli ultimi sondaggi la dicono più lunga di qualsiasi altro dato, in merito alle imminenti elezioni.

È invece questione di deriva, morale e sociale che ha origini lontane, indietro nel tempo, quando non abbiamo avuto il coraggio e la forza di scegliere, sacrificandoci, rinunciando a qualcosa allora,  quando era il momento,  per trarne poi beneficio oggi.

Certo è la solita storia del “col senno di poi”, ma forse ce la facciamo ancora a salvare noi stessi e i nostri figli: se davvero prendiamo coscienza di quell’orrendo limite di cui sopra e proviamo, insieme, tutti, a fare un respiro enorme e un passo indietro.

Altrimenti – Dio non voglia – meglio armarsi, subito.

E scavare trincee.

Davide De Vita