I due Re

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché Ian Nepomniachtchi, trentun anni, punteggio Elo massimo 2792, russo, vincitore del campionato russo di scacchi nel 2010 e nel 2020, numero 1 in Russia, uno dei pochissimi al mondo ad avere un record positivo contro Carlsen, di cui è stato secondo, sfiderà lo stesso Carlsen – trent’anni, norvegese, campione del mondo FIDE dal 2013, punteggio Elo più alto di tutti i tempi, numero 1 al mondo da oltre dieci anni, imbattuto per il numero record di 125 partite consecutive (tra il 2018 e il 2020) – a Dubai dal 26 novembre al 15 dicembre?

Prima di rispondere, alcuni chiarimenti per chi non ha troppa dimestichezza con i termini scacchistici: il “punteggio Elo”, che ricorda quello personale, per esempio, dei giocatori di tennis professionisti, è ormai fondamentale nel mondo delle sessantaquattro caselle, ma cerchiamo di spiegarci meglio:

l sistema di valutazione Elo è un metodo per calcolare i livelli di abilità relativi dei giocatori in giochi a somma zero come gli scacchi appunto. Prende il nome dal suo creatore Arpad Elo, un professore di fisica ungherese-americano.

Okay, e che sono i giochi a somma zero?

In “teoria dei giochi”, un gioco a somma zero descrive una situazione in cui il guadagno o la perdita di un partecipante è perfettamente bilanciato da una perdita o un guadagno di un altro partecipante in una somma uguale e opposta. Se alla somma totale dei guadagni dei partecipanti si sottrae la somma totale delle perdite, si ottiene zero

Il sistema Elo è stato originariamente progettato come un sistema di valutazione degli scacchi migliorato rispetto al sistema Harkness precedentemente utilizzato, ma successivamente è stato usato come sistema di valutazione per altri giochi e sport. Sono ispirati ad esso il punteggio del go, del backgammon, dello scarabeo, la classifica mondiale della FIFA nel calcio, le classifiche del baseball e del football americano così come i punteggi di “diplomacy” e altri giochi da tavolo. Cerchiamo di spiegare ancora meglio: il punteggio Elo di un giocatore è rappresentato da un numero che può cambiare a seconda del risultato delle partite classificate giocate. La differenza nelle valutazioni tra i due avversari in una partita serve per prevedere il risultato della partita stessa: ci si aspetta che due giocatori con lo stesso punteggio ottengano una vittoria nel 50% dei casi, mentre un giocatore il cui punteggio è 100 punti superiore a quello del suo avversario dovrebbe ottenere il 64% delle vittorie, che salgono al 76% se la differenza è di 200 punti Elo.

Dopo ogni partita, il giocatore vincente prende punti da quello perdente.

Qui ci arriviamo insieme e torniamo ai nostri eroi: vincere anche una sola partita ufficiale contro Carlsen, che ha il più alto punteggio Elo di tutti i tempi – sfiora i 3000 punti, quasi inimmaginabile! – basterebbe a far entrare qualsiasi giocatore nella storia degli scacchi.

C’era quasi riuscito Fabiano Caruana nel precedente assalto al titolo del norvegese, ma non ce l’ha fatta neanche lui.

Per rispondere finalmente alla domanda posta ad inizio articolo, per il prestigio che ha qualsiasi titolo mondiale, per entrare nella storia del gioco e per – ma questo è un piccolissimo dettaglio – i due milioni di dollari (avete letto benissimo, due milioni di dollari!) in palio. Si divideranno 60% al vincitore e 40% allo sconfitto in caso di vittoria netta, più varie frazioni in caso di prolungamento del match, patte e così via.

Questo è l’antipasto ragazzi, per il resto il bianco muove e . . .

© Davide De Vita

Fonti: Wikipedia, Chess.com

Gli scacchi e la mente

Buongiorno e chiediamoci un perché.
Come va, come state?
Pronti per il mare, ci siete già?
Bene, sono contento per voi, spero di andarci anch’io presto.

Sapete, non sapevo bene dove andare a parare stavolta, in quanto sono forzatamente a casa perché fermo col lavoro di badante per cui, sbrigate le faccende domestiche (la mia metà migliore lavora e rientra nel pomeriggio) la prima volta mi sono arreso davanti al foglio bianco e… Mi son messo a giocare a scacchi on line. Ci gioco tutte le sere, sulla piattaforma gratuita “lichess.org” dove partecipo dall’inizio dell’anno ogni lunedì e giovedì ad un torneo organizzato da un giocatore appartenente al “Paul Morphy Chess Club” di Livorno, il cui nickname è “Alorp” e che saluto e ringrazio insieme a tutti gli altri scacchisti che partecipano.
Mentre cercavo un’immagine da associare a questo pezzo, mi sono imbattuto in due articoli che parlavano dell’influenza psicologica che questo straordinario gioco ha sulla mente umana: secondo alcuni studi americani

“chi gioca regolarmente a scacchi ha aree del cervello maggiormente sviluppate rispetto a chi non ci gioca. Questo significa che giocare a scacchi rende più intelligente? Dipende… dipende da cosa intendiamo per intelligenza. In generale tutti i giochi sviluppano abilità psicologiche ed allenano il cervello, ma non tutti hanno la stessa qualità di “transfert” delle abilità. Transfert, in questo contesto non si riferisce all’aspetto clinico ma alla trasmissione di competenze da un dominio all’altro”


L’articolo rimanda ad un altro in inglese che trovate qui:


https://www.mic.com/articles/119332/how-chess-players-brains-are-different-from-everybody-else-s#.w6vICOQb9

Sicuramente tra chi legge c’è qualcuno che conosce l’inglese meglio di me, però credo di aver capito, in sostanza, che giocatori professionisti – tra tutti il norvegese Magnus Carlssen, allievo di Garry Kasparov e detentore del titolo di Campione del Mondo da alcuni anni – sviluppano col tempo (e il costante allenamento ed esercizio) alcune aree del cervello dedicate, per esempio, alle decisioni da prendere davanti a crisi o situazioni difficili.

Senza scomodare questi “mostri”, ricordo con grande piacere – e più di un pizzico di nostalgia – che anche ad Iglesias esisteva un circolo, era ospitato presso la sede dell’Avis in via Cagliari e si chiamava appunto “AviScacchi Iglesias”. Ne facevo parte e ho preso innumerevoli batoste (data la mia “consistenza” di gioco mi avevano appioppato il soprannome “Budino” …) ma anche imparato tantissimo. Il circolo ebbe tanti momenti di gloria nei tornei nazionali a squadre, con una campionessa italiana Under 16, Erika Pili, poi portò il Nobil Giuoco nelle scuole (anche in una dell’Infanzia, a Villamassargia) e mieté successi, ancora a squadre, in alcuni Campionati Italiani scolastici.
Ultimamente alcuni ex componenti dell’AviScacchi avevano ripreso ad insegnare il gioco e a preparare ed accompagnare nuovi giovani e giovanissimi giocatori ai tornei partendo da una nuova sede presso l’Associazione Remo Branca in via Roma.

Questo per quanto riguarda la storia degli scacchi legata ad Iglesias (sicuramente c’è tantissimo di più da raccontare, per cui mi scuso già da ora con gli interessati per errori, omissioni, imprecisioni che sono da attribuire esclusivamente a me) che, come scritto sopra, ricordo insieme con nostalgia e dispiacere, in quanto non solo mi piacerebbe si potesse riprendere, ma proprio si ricostituisse un circolo.
Mentre scrivo magari qualcosa “bolle in pentola” e non ne sono a conoscenza, quindi mi scuso di nuovo, anche se sono consapevole delle tante difficoltà esistenti per rimettere in piedi quel “sogno a sessantaquattro caselle” e che hanno portato in passato ad un… Triste finale.

Avrete visto la serie tv Netflix “La regina degli scacchi”, una delle serie più viste in assoluto durante la fase più acuta della pandemia. Anche quella ha contribuito tantissimo al rilancio del gioco, tanto che le iscrizioni ai siti specialistici subito dopo sono aumentate a dismisura.
In molti paesi gli scacchi sono insegnati a scuola, speriamo si concretizzino presto alcuni progetti di cui si parla da tempo anche in Italia.
Rimarrei a parlare di questo incredibile gioco (arte? scienza? Tutt’e tre?) che vede le sue origini perdersi nella notte dei tempi per ore, ma non voglio annoiarvi e poi. . . Devo prepararmi per il torneo di stasera, oggi è giovedì!

Davide De Vita