L’ irricevibile “non sono fascista ma. . . “

Salve a tutti e chiediamoci un perché. Perché una frase come quella riportata nel titolo è irricevibile, oggi? Perché il fascismo è stato negazione di qualsiasi libertà, l’antitesi stessa della libertà. Non è neppure equiparabile al comunismo o al socialismo: sono le esasperazioni di entrambi e l’ambizione e la sete di potere di alcuni uomini – diventati a loro volta dittatori e quindi, paradossalmente, fascisti di fatto – ad avere provocato, quello sì, altri milioni di morti. Decine di milioni. Il socialismo, il comunismo, le idee prima di Marx e poi di Gramsci si avvicinano, invece, moltissimo – non sono certo il primo a scriverlo o affermarlo – al modo di vivere dei primissimi cristiani, quelli che gli storici inquadrano nel cosiddetto “Protocristianesimo”, dove ancora è molto difficile scindere tra “cristiani” ed “ebrei”, fatto salvo l’uso fin troppo generico dei due termini che, in realtà, racchiudevano (allora come oggi) molteplici realtà, fazioni e così via, ma sto divagando fin troppo. Tutto ciò anche per sgombrare il campo dalla trita replica “anche il comunismo ha causato decine di migliaia di morti”. Non è proprio così, ma ho già scritto in merito nelle righe appena precedenti a queste.

Torniamo a noi. Non sono fascista, non posso e non voglio esserlo: il mio amore per la libertà è talmente grande che non posso neanche immaginare di esserlo, rinnegherei me stesso.

Anche prima di leggere i due – per ora – libri di Scurati (che non sono i primi a parlare di Mussolini e del fascismo e di certo non saranno gli ultimi, oltre ad essere, come qualsiasi opera umana, perfettibili) mi ero fatto un’idea di questo tristissimo periodo della storia italiana, rigettandone istintivamente il concetto.

Sì, il fascismo è un crimine, un orrendo reato: su questo concordo, così come concordo con l’idea che sminuirne l’impatto, “sdoganarlo” sia subdolamente pericoloso, anche oggi, 2021.

Pure i due libri di Scurati – sono a metà del secondo e attendo il terzo che arriverà fino a piazzale Loreto – mi hanno affascinato, per come hanno descritto l’uomo, volgare, mediocre, vile, ma opportunista e oratore, per l’epoca, capace di ammaliare le folle con proclami roboanti e slogan da tribuno. Menzogne e fame nascoste dalla polizia e dalla propaganda, con l’Italia che – nella realtà – andava allo sfascio anno dopo anno. Non ci furono solo le nefaste leggi razziali: si andò avanti a pestaggi, omicidi, violenze di ogni genere compiute da veri e propri sgherri che spesso altri non erano che comuni delinquenti. Mi sembra già di sentire “ma ha fatto anche cose buone” . . . Beh, bisogna leggere, molto, magari i documenti ufficiali che pian piano emergono e dai quali si può capire – davvero – come stavano realmente le cose. Una su tutte: Mussolini stesso arrivò tardi, in treno ( ! ) ad un comizio . . . Un ritardo di alcune ore. . . Cercatevi i testi ufficiali, esistono. Io non sono nessuno, molti prima di me hanno detto e scritto queste cose, tra tutti i Partigiani che l’hanno fatto a costo della propria vita e grazie al cui sacrificio – forse ricordarlo ancora e ancora male non fa – posso, oggi, esprimermi e vivere liberamente. Io non sono nessuno, dicevo, però per un breve istante m’è saltato in testa di lanciare quei due libri – al posto di due bombe. . . – in certe sedi . . . Poi chi mi sta accanto mi ha dissuaso con un’unica, magnifica frase:

“C’è il rischio che non sappiano leggere”.

Purtroppo, da quel che vedo, sento e leggo, è un’alta probabilità.

Per concludere, ribadisco che una frase come quella del titolo è irricevibile, per tutti i motivi sopra elencati. Va “a braccetto” con “non sono razzista ma. . .”, irricevibile anch’essa. Ritengo inoltre utile ribadire ancora e ancora questi concetti, soprattutto oggi che si tenta di annacquare tutto violentando la realtà storica dei fatti e gli stessi principi – lo so, lo dicono tutti, ma è così – su cui si basa la Costituzione, sulla quale a sua volta, piaccia o no, si fonda questo Paese.

Perderò “followers” con questo pezzo? Può darsi. Problema loro, non mio.

Davide De Vita