Siria, USA, Russia: can che abbaia…

Siria aprile 2018

(foto ANSA)

Salve, come va? È un po’ che non ci si legge, eh? Beh, ero – e sono – impegnato a scrivere anche altro 😉

Venti di guerra, ancora una volta e tanto per cambiare in Medio Oriente, sì sì, la Siria ovviamente.

Partiamo con la nostra piccola riflessione, dunque: buongiorno e chiediamoci un perché.

Perché – credo – difficilmente una guerra indiretta tra Stati Uniti e Russia ci sarà davvero?

Perché, come si usava dire un tempo facendo i semplici conti della serva, una guerra guerreggiata in grande stile, con missili e bombardamenti ulteriori, costa, costerebbe moltissimo.

Trump è prima di tutto un uomo d’affari, per cui l’ultima delle cose che vuole è perdere soldi, nonostante il suo sbraitare a destra e a manca.

Sull’altro fronte, Putin è tatticamente parecchio in vantaggio: da tempo non solo si è dichiaratamente schierato accanto ad Assad, ma ha anche impiegato sul campo uomini e mezzi, sul terreno e sullo spazio aereo, favorito dal palese disinteresse della comunità internazionale riguardo al massacro dei siriani – in primis l’inesistente, insignificante Europa – che muoiono (non è più il caso, dopo sette anni di combattimenti e bombe di ogni genere, in una nazione frammentata e in mano non si sa più bene a chi tante sono le fazioni e i gruppi in campo, filo Assad, ribelli, Isis o simpatizzanti e/o fiancheggiatori dell’uno o degli altri, di scrivere “sopravvivono”) ad ogni minuto, mentre noi assistiamo tranquilli a cose estremamente più importanti come la rabbia di Buffon dopo la sconfitta in Champion League della Juventus, o l’italianissimo e gattopardesco – quanto inutile – giro di valzer dei nuovi capi politici “vincenti” alle elezioni del 4 marzo intorno al povero Mattarella e, a parole, ci diciamo indignati quando tra una pubblicità di cibo per gatti e una di materassi a memoria di forma c’imbattiamo nell’ennesima immagine di un padre con in braccio il proprio bambino, morto smembrato da una bomba, una delle innumerevoli che da sette anni, nella nostra totale, reale indifferenza (le chiacchiere tali restano e sempre resteranno) esplodono e uccidono in Siria.

Possiamo sempre cambiare canale però, infatti lo facciamo e non ci pensiamo più.

Torniamo alla possibile, ma improbabile secondo chi scrive, guerra tra le due superpotenze nucleari, rimaste tali insieme alla Cina in questa fine primo ventennio del ventunesimo secolo: le forze armate russe sono più o meno pubblicamente già sul posto da tempo, conoscono sicuramente meglio di altri eventuali futuri attori come stanno davvero le cose e, nonostante una soluzione di qualsiasi tipo appaia ancora lontana, hanno sicuramente molto tempo e territorio di vantaggio.

In guerra, fondamentale.

Negli scacchi, anche.

Potremmo chiamarlo in entrambi i casi vantaggio tattico, ricordando che Putin è tra le altre cose, anche uno scacchista più che discreto, in grado di giocare simultanee (per i non scacchisti: un giocatore affronta contemporaneamente più avversari).

Il biondo che twitta, invece, ha parecchio da perdere in un’eventuale – che purtroppo però non possiamo escludere – guerra: soldi prima di tutto, anche se non sono i suoi ma dei cittadini degli Stati Uniti; l’amicizia – vera o presunta, poiché il Russia-gate è stato solo congelato, ma tornerà a galla presto – con lo stesso Putin e gli innumerevoli e reciproci interessi commerciali di entrambi; il rischio di una pericolosissima escalation del conflitto, come in tanti hanno scritto, dagli esiti finali più che incerti.

Cos’ha da perdere l’inquilino numero uno della Casa Bianca?

Il prestigio – ammesso che l’abbia mai avuto – sulla scena internazionale: lasciare al neo zar lo sbocco siriano sul Mediterraneo sarebbe non solo uno smacco per lui ma anche uno schiaffo parecchio potente contro gli amici e alleati storici di Israele, che si vedrebbero minacciati ancora di più di quanto non lo siano adesso; questa – ripeto purtroppo – potrebbe essere una spinta notevole verso l’impiego della forza, ma il mondo si augura che non vada a finire così…

A questo punto l’unica certezza è… Il dubbio.

Se fosse un mondo diverso, non basato sul profitto e la sopraffazione dell’uno sull’altro, a partire dagli individui per finire con i vari Paesi, sarebbe bello poter credere che sia possibile la via del diritto, indicata e auspicata chiaramente in Italia solo da Emma Bonino, secondo la quale ciò che è accaduto e accade in Siria sarebbe da sottoporre all’attenzione della Corte Internazionale per i Crimini di Guerra e Contro l’Umanità, creata tempo fa proprio per dirimere pacificamente simili atrocità.

La stessa Bonino però, realtà premendo, ha dichiarato che, in caso di conflitto, dovremmo stare gioco – forza dalla parte euro-atlantica, cioè col biondo di cui sopra.

Questo anche per ragioni meramente storiche – lo ricordo ancora una volta poi concludo – che dimentichiamo sempre molto facilmente e comodamente: comunque la si pensi, l’Italia è uscita sconfitta e con le pezze al culo (scusate il francesismo…) dalla Seconda Guerra Mondiale ed è riuscita a rimettersi in piedi solo grazie all’aiuto e all’interessamento degli Stati Uniti d’America.

Per questo siamo diventati una loro enorme portaerei e base missilistica diffusa: era il prezzo da pagare, che stiamo pagando e sempre pagheremo, per quante manifestazioni si facciano contro questo o quello, di qualsiasi colore siano tinte, chiunque sia a danzare quel valzer di cui sopra: siamo colonia d’impero e… Obbediremo agli ordini più o meno velati dell’imperatore di turno.

Certo, nel nostro piccolo e insignificante vissuto quotidiano continueremo a credere di essere uno Stato sovrano (che belle parole…) e i “grandi” ce lo lasceranno credere, proprio come si fa coi bambini che giocano in cortile, ma da lì non possono uscire, mentre loro, appunto, si occuperanno delle cose da grandi, a noi precluse.

Come la Champions League.

Davide De Vita

P.S.: con un tempismo incredibile, pochi minuti dopo la chiusura di questo pezzo è stata diffusa la notizia dell’attacco – reale, niente più ipotesi – congiunto Usa, Francia e Gran Bretagna, ordinato da Trump senza autorizzazione del Consiglio di Sicurezza ONU.

 

Storia 3; battaglie… Antiche?

cavalieri ittiti

Buongiorno e chiediamoci un perché. Si lo so, ci sono mille e un problema che ci affliggono, dall’inevitabile bolletta quotidiana al come faremo ad arrivare alla fine della settimana (a fine mese era quando eravamo meno poveri …) e invece continuo a scrivere di Storia, quest’ argomento così antipatico che pare piaccia a pochi ma che, come ripeto sempre, tanto inutile non è. Perché? Facciamo un giochino, sempre che abbiate voglia e tempo di seguire il voster semper voster umilissimo scrivano: facciamo un giochino che consiste nel… Rispondere alla fine del pezzo, okay? Si parte.

Dobbiamo tornare indietro nel tempo, prima di dieci anni, data alla quale si riferisce la scoperta, poi di qualche migliaio, data nella quale i ricercatori collocano l’evento.

Si tratta di quella che forse è stata la prima – o tra le prime – guerra che l’umanità combatté in modo organizzato, causando la distruzione di una città sotto il << fuoco >> di palle d’argilla e materiale incendiario. Dove sono venute alla luce queste testimonianze? Lo scrivo alla fine del pezzo, fa parte del giochino, okay? La città in ogni caso si chiamava Hamoukar e la battaglia si svolse circa tremila cinquecento anni prima di Cristo. Poiché vi si costruivano manufatti in ossidiana (roccia derivata da lave vulcaniche e preziosissima a quell’epoca) godeva di una certa prosperità, suscitando (al solito) malcontento (chiamiamolo così) in chi, nei dintorni, ne era invece privo.

Poiché stiamo giocando a quel giochino devo saltare qui alcuni particolari, ma riporto invece quanto affermato in merito a quella città da Clemens Reichel, uno dei ricercatori dell’Università di Chicago:

<< Ciò che accadeva nelle città del nord non può essere spiegato come semplice espansione delle culture del (…), ma che al loro interno si è avuto una propria evoluzione culturale. >>

Le città portate alla luce fino ad oggi, come Tell Brak, Habuba Kabira e la stessa Hamoukar erano molto più grandi e più antiche di quanto ci si aspettava e lo dimostrerebbe anche l’industria dell’ossidiana sorta a Hamoukar. Le ricerche in quest’ultima città sono attive dal 1999 e hanno messo in luce che i cento sessanta mila metri quadrati che formavano la città erano circondati da mura spesse tre metri e mezzo. Tuttavia la presenza di materiale derivato dalla produzione di ossidiana si estende per oltre tre milioni di metri quadrati. Il ricercatore e i suoi collaboratori hanno portato alla luce (notizia del 2007, N.d.A.) le testimonianze del fatto che un giorno la città fu posta sotto assedio, che una battaglia ne fece collassare gli edifici e causò incendi presto fuori controllo e la bruciarono quasi per intero.

Secondo lo studioso, la città venne bersagliata da una vera pioggia di pallottole di argilla compressa di alcuni decimetri di diametro. In un solo edificio, considerato di importanza amministrativa, ne sono stati trovati più di mille; almeno uno riuscì a perforare le mura composte da fango compresso. 

Ci siete ancora? No, perché vorrei ribadire che l’uomo una cosa ha imparato da subito, forse insieme ai suoi istinti primari e legati alla sopravvivenza: uccidere i propri simili.

Teniamolo a mente e proseguiamo.

Ci spostiamo nel tempo e arriviamo al 1275 a. C. quindi relativamente più << vicino >> a noi, per ricordare la battaglia di Qadeš (ma anche Kadesh o Qadesh, e Kinza in lingua ittita), che contrappose, per dirla semplice, gli antichi egizi agli Ittiti. Questa battaglia, che pare sia la prima documentata della Storia, vide impiegato il maggior numero di carri da combattimento trainati da cavalli, tra i cinquemila e i seimila. Non solo: fu il primo conflitto della Storia Antica ad essere talmente ben documentato da rendere possibile ricostruirlo in ogni sua fase, compresa la strategia militare e le armi utilizzate; ancora, dopo questo – per l’epoca – spaventoso conflitto seguì il primo trattato internazionale di cui si conoscano chiaramente le clausole.

Questa vi suonerà familiare: non si sa con certezza chi vinse davvero, in quanto sono stati trovati documenti Ittiti che attestavano la propria vittoria e altri – contemporanei – egizi che affermavano la propria…

Torniamo al nostro giochino: indovinate dove accaddero i fatti di cui ci siamo occupati?

In un’area del pianeta che oggi, alla fine del duemila diciassette, anzi da decenni ormai, è del tutto pacificata, gode di stabilità politica e grande prosperità, non conosce i bombardamenti quotidiani, la distruzione degli edifici, di qualunque edificio e il tristissimo fenomeno dei profughi…

Beh, non è proprio così, perché l’area è quella tra la Siria e la Libia…

Visto come siamo progrediti da cinquemila anni a questa parte?

Chiediamoci un perché.

Davide De Vita

Fonti:

http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/scienza_e_tecnologia/battaglia-antica/battaglia-antica/battaglia-antica.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Qade%C5%A1