Vedo “nero”: appello a chi ha già letto almeno dai cinquanta libri … In su.

atlete italiane staffetta

Libania Grenot, Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo, oro italiano nella 4 x 400 ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona.

Buongiorno e chiediamoci un perché.

Sì, ma non restiamocene seduti qui davanti, al sicuro dietro lo schermo del pc o dello smartphone o dell’i-phone o quello che vi pare.

Chiediamoci non solo

Salvini: perché?

ma anche

Questo mondo: perché?”.

O anche:

perché una foto come quella postata in apertura fa ancora notizia, quando dovrebbe essere assolutamente normale e avere solo connotati sportivi, tra l’altro encomiabili?

Perché anche noi siamo responsabili, dove per “noi” intendo persone che nella vita hanno letto almeno dai cinquanta ai cento libri.

In su.

Siamo responsabili – fatte naturalmente le debite eccezioni, ci sono persone che non hanno mai smesso di impegnarsi e bisogna dargliene atto – di questo imbarbarimento globale, di questo impoverimento culturale, di questa regressione che altri chiamano “progresso” e/o “cambiamento” e invece non è altro che il trionfo assoluto della mediocrità.

Come sempre è la mia opinione personale, sempre opinabile, ma i presupposti perché vada sempre peggio ci sono tutti e noi, io per primo, siamo rimasti a guardare, naturalmente, come già scritto, ma lo ribadisco,  fatte le debite eccezioni.

Sono stato additato come intellettuale (mah…) schierato, “signor Ovvio” e tante altre belle cose, ci stanno tutte e le accetto, ma una parte di me, che prima sussurrava, ora grida:

<< Ti sei svegliato tardi, ora forse è addirittura troppo tardi. >>

Spero di no, ma decisamente adesso è impossibile restare a guardare, impassibili.

Mi ero scelto un ruolo passivo di osservatore, poi mi sono schierato, apertamente, liberamente e democraticamente.

Spero, nel piccolo, non troppo tardi.

Per questo bisogna scrivere non solo qui ma cercare il contatto diretto con le persone che la pensano diversamente e tentare il dialogo, sempre.

Chiedere addirittura scusa (già fatto più volte), se serve: il fine ultimo è troppo più importante del nostro piccolo orgoglio personale.

Perché, se non proviamo a contrastare l’onda ignorante, retrograda, xenofoba, neanche troppo cripto-autarchica ci ritroveremo in una situazione che ahimè non solo questo Paese ma l’Europa intera ha già conosciuto; e già l’Europa come idea stessa sta scricchiolando parecchio …

Come si fa?

Bella domanda.

Una delle prime idee che mi è venuta in mente è: bisogna indossare il saio dell’umiltà – chi già lo indossa ne indossi uno ancora più “efficace” e cerchi di avere infinita pazienza… – e cerchi, usando le parole più semplici di cui è capace, di diffondere la cultura accumulata in tanti anni e che non può e non deve essere fine a sé stessa, ma appunto condivisa, un po’ come il pane evangelico.

Bisogna arrivare a far capire alle persone che l’ignoranza non è una cosa bella ma un’arma con la quale i leader attuali non stanno facendo altro – come sempre nella Storia – che prenderle per il culo in modo da mantenere il potere il più a lungo possibile, a loro stesso danno.

Com’è stato già detto e scritto più e più volte,

l’ignoranza è proprio la più grande e pericolosa arma di distrazione di massa

mai concepita dall’uomo, fin dalle origini della civiltà.

Contrastarla è quindi, oggi, compito sempre più ingrato e difficile, ma ora o mai più.

Ci costerà dunque abbandonare il linguaggio un po’ snob che – confessiamolo – utilizziamo spesso e ci fa sentire tanto superiori, ma adesso siamo fuori moda, adesso c’è un ministro che si vanta di non leggere da tre anni…

A me non va giù che continuino a morire centinaia, migliaia di persone nel Mediterraneo così come non va giù che ci siano più di cinque milioni di persone di nazionalità italiana al di sotto della soglia di povertà, ma non credo assolutamente che il primo problema sia la causa del secondo, non c’è riscontro nemmeno temporale in questo.

Non mi va giù lo stesso, per esempio, che non sia riconosciuto il reato di tortura, ma nemmeno che la Polizia e le forze dell’Ordine non abbiano personale e mezzi adeguati: come in tutte le cose, a mio modo di vedere, manca equilibrio nelle scelte e nelle decisioni, ai vari livelli.

Quindi è il momento, se già non è troppo tardi, ripeto, di usare ciò che sappiamo per cambiare il mondo sul serio, cominciando pezzettino per pezzettino, persona per persona, a spiegare con pazienza ciò che sta realmente accadendo; cito il grandioso film “Philadelphia”:

spiegarlo come se si fosse davanti ad un bambino di quattro anni”.

Potrebbe essere l’ultimo tentativo di salvarci tutti: dopo, sarò pure l’ennesima “Cassandra”, ma vedo nero, in tutti i sensi, tranne quello odiato dal leader leghista.

Con la forte speranza di sbagliarmi

Davide De Vita

Una scuola “social” ?

una scuola social photo

Buonasera e chiediamoci un perché. Perché, per esempio, non è giusto demonizzare i social e l’uso appropriato che ne fanno gli insegnanti? Ospito con grande piacere un pezzo dell’amica e collega scrittrice Giorgia Loi, insegnante con le idee molto chiare in merito. 

Una questione spinosa, quella dei rapporti virtuali tra docenti e studenti, sulla quale ora il governo vorrebbe addirittura mettere un diktat:

“vietato ai prof avere contatti Facebook e WhatsApp coi loro studenti”:

lapidaria e inopportuna, come al solito, la Fedeli e, sulla sua scia, alcuni presidi che con una circolare hanno categoricamente posto questo veto nei loro istituti.

Molti i pareri contrastanti.

Ora la vera domanda è: la scuola è “social” o è un mondo a parte che sta fuori dai portali a scandalizzarsi ed emettere sentenze, senza sporcarsi le mani e calpestare le piazze frequentate dai nostri studenti e figli per camminare con loro?

Con il dovuto rispetto per le opinioni di tutti, vorrei dire la mia.

Insegnare è anzitutto intessere relazioni, talvolta sapendo di dover espugnare fortini invalicabili. Come si può scegliere di prescindere a priori dall’utilizzo di certi linguaggi che caratterizzano i giovani?

Uso Facebook e WhatsApp quotidianamente per la mia professione. Li uso con l’entusiasmo che ogni giorno mi fa varcare la porta dell’aula. Li uso come strumenti insostituibili che mi consentono di intrecciare relazioni interessanti e proficue sotto il profilo educativo ed efficaci sotto l’aspetto didattico. Li considero una grandissima opportunità per “sfondare” letteralmente le pareti dell’aula creando un continuum nella relazione, che può davvero lasciare il segno.

O forse non lo lascerà, ma questo è secondario ed è la scommessa anche di tutte le altre risorse che abbiamo a disposizione. Creo gruppi chiusi che sono una vera e propria prosecuzione dell’attività d’aula, per dibattiti, riflessioni condivise su argomenti dei programmi o d’attualità, comunicazioni, esercizi, letture di approfondimento, suggerimenti, materiali vari. Non mi preoccupa affatto che i miei studenti leggano nella mia bacheca i post che pubblico, le riflessioni o i link che condivido, non ho motivo di tenerne oscurate delle parti: sono e penso nella piazza virtuale quello che di me vedono e sentono in aula.

Non mi fa paura il termine “amico” che viene dato ai contatti virtuali.

In classe affrontiamo spesso il tema dell’amicizia con riflessioni profonde nutrite da letture e approfondimenti che svelano anche le moderne implicazioni di questa parola e il fatto che sia poliedrica e versatile secondo i contesti comunicativi. È evidente che l’amico su Facebook non è e non può essere il confidente alla pari che si incontra talvolta nella vita reale: i nostri ragazzi sono abbastanza intelligenti da arrivarci da soli. Nella mia filosofia della scuola ben vengano tutte quelle risorse innovative il cui uso intelligente permette alle persone di incontrarsi e crescere insieme. L’autorevolezza non la si costruisce certo mantenendo le distanze in un gioco freddo e distaccato dei ruoli, ma

COSTRUENDO PONTI IN TUTTI I MODI POSSIBILI CHE LA CREATIVITA’ PUO’ SUGGERIRE

e tenendo a mente quel vecchio detto latino che è sempre attuale: “In medio stat virtus”: sono l’equilibrio e il senso di responsabilità la strada da percorrere. Facebook non può pagare a prescindere. Le persone fanno la differenza e a provarlo c’è il fatto che gli abusi, gli sconfinamenti dei ruoli, le offese esistono da prima che ci fossero i social.
Con questo non mi sognerei mai di dire che, viceversa, i colleghi che scelgono di fare a meno dei social non possano praticare un’ottima didattica e stabilire con gli studenti un’empatia altrettanto forte. Il problema è rispettare fino in fondo la libertà d’insegnamento, dettata dalla Costituzione, che comprende, per la verità, le scelte personali sui linguaggi da utilizzare per raggiungere gli studenti. Una libertà che va garantita dal legislatore, altrimenti un diktat suonerebbe come antidemocratico, ma che va anche rispettata tra colleghi, evitando la pretesa di avere la verità in tasca, poiché l’esperienza insegna che nel processo educativo non esistono verità universalmente valide, ma solo buone pratiche che andrebbero condivise nella consapevolezza che, se hanno funzionato in un contesto, potrebbero benissimo fallire in un altro.
Il vero pericolo per gli studenti non sono certo i social network, ma quei docenti che, non riuscendo a realizzarsi in altri contesti lavorativi, come avrebbero desiderato, fanno questo lavoro per ripiego, vivendo con frustrazione quotidiana la fatica di una delle professioni più belle ma anche più difficili.

 

Sanremo e le altre liturgie

Hermal Meta e Federico Moro vincono Sanremo 2018

Buongiorno, buona domenica e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, è inevitabile parlare di Sanremo, come lo è stato nei giorni scorsi e lo sarà oggi, ora che sappiamo com’è andata a finire?

Perché Sanremo, giunto alla sessantottesima edizione, non è solo una gara tra cantanti e canzoni, un evento televisivo, un imperituro fenomeno sociale tutto italiano.

Certo, è senz’altro anche tutte queste cose, ma ormai è assurto al rango di liturgia laica.

Quest’anno inoltre, per tutti noi figli di mamma però orfani d’Italia ai mondiali di calcio, ha ancora più valore, è … Una rassicurante mammella alla quale attaccarci, tutto il resto lo mettiamo in stand by almeno per quella settimana lì.

Hanno vinto Hermal Meta con Federico Moro che cantavano “Non mi avete fatto niente”, canzone sospesa i primi giorni in quanto in odore di plagio, poi riammessa e arrivata prima, come in una bella favola… Italiana.

Così com’è tremendamente italiana la canzone “Una vita in vacanza”, filastrocca orecchiabile e “furba” che sentiremo ovunque, quest’estate e nelle feste di là da venire, neanche… Fosse stata scritta apposta…

Splendida infine la voce di Annalisa che guadagna il terzo gradino del podio con la sua “Il mondo prima di te”, ma tutto questo è già… Ieri.

Premio della critica a Ron con “Almeno pensami”, scritta da Lucio Dalla e che se fosse stata cantata da quest’ultimo sarebbe diventata un successo senza tempo ma… Lucio non c’è più, è rimasto Ron.

Un ragazzo che ha scelto come nome d’arte “Ultimo” è arrivato primo con la canzone “Il ballo delle incertezze” e anche questa è un’altra favola italiana che sembra, inoltre, un giochino di parole.

Baglioni ingessato che fa il “dittatore artistico” e non azzecca una battuta, ma canta da “Baglioni” e indovina sia la coppia di compagni d’avventura sia gli ospiti, stracciando ogni record di ascolti precedente… Da Fiorello che fa Fiorello e gli “apre” magnificamente la prima serata e lo show intero alla Hunziker forse un tantino esagerata ma di sicuro agli antipodi rispetto alle “vallette mute” di molte altre edizioni, ad un insuperabile e praticamente perfetto Favino che, scoprono gli italiani ma soprattutto le italiane, è simpatico, sexy, sa fare praticamente tutto e parla benissimo l’inglese… Per lui Sanremo è un trionfo, una consacrazione.

Questa la cronaca succinta di un fenomeno, una liturgia come scrivevo in apertura, che ha distratto gli italiani che so, dalle elezioni imminenti, da un caccia israeliano abbattuto nei cieli della Siria, dall’interminabile guerra in quel Paese dove, per il petrolio, è già in corso la “libanizzazione”, dagli ultimi orrendi fatti – purtroppo anche quelli tutti italiani – di cronaca nera e, nello specifico, ennesime violenze sulle donne…

Certo, alcuni sono stati meno distratti, non si può negare, ma in milioni ci siamo lasciati rassicurare da quella tetta di cui sopra, perché la realtà fa sempre più paura, è diventata ingestibile (cit. Pietro Martinetti) così come l’oscuro futuro che pare ci attenda, prodotto dalle nostre scelte passate, presenti e appunto future ma per le quali… Incolperemo qualcun altro.

È snob non guardare Sanremo?

È snob guardarlo?

Non lo so, pare io sia un intellettuale schierato (così mi è stato detto) ma non ho ancora ben capito come ci si comporta accettando il ruolo, quindi fate voi che siete più intelligenti e capaci di me…

Confesso di averlo visto zippato, utilizzando le registrazioni e la funzione avanzamento veloce – quando qualcosa non mi piaceva – offerte dal decoder Sky e dal suo telecomando, ma…

Anche questo è il ventunesimo secolo, la tecnologia permette lussi prima impensabili, pigramente italiani anche loro…

Nel frattempo anche questa kermesse (forse non l’avevo mai scritta prima, ‘sta parolaccia, ma fa tanto figo …) è andata, così come sta per finire anche il carnevale, per lasciare il posto alla Quaresima…

Il rischio è che lo sia in tutti i sensi, la quaresima alla quale andiamo incontro, “in tutti i luoghi e in tutti i laghi” per fare un’altra citazione.

È l’Italia però, siamo noi, che continueremo a blaterarci in merito e parlarci e sparlarci sopra, fino alla…

Prossima edizione.

Chiudo citando Elio e le Storie tese, che ci tenevano ad arrivare ultimi e ci sono riusciti: arrivedorci.

Davide De Vita

Fonte:

http://www.repubblica.it/speciali/sanremo/edizione2018/2018/02/10/news/sanremo_2018_quinta_serata_finale-188537030/