Migranti, slogan e ambulanze

nuova strage migranti 117 morti gennaio 2019

 

“Non li prendo a casa mia perché se incontro una persona ferita o malata, chiamo un’ambulanza, non la porto a casa mia. “

Buonasera e chiediamoci un perché.

Perché, per esempio, ho deciso di postare di nuovo e meglio, con maggiore visibilità, ciò che ho già scritto nella mia pagina personale?

Perché, nonostante sia stufo di provare a confrontarmi con persone ottuse, che replicano ad un ragionamento concreto e logico con frasi standard, preconfezionate e ripetute “a pappagallo”, ritengo giusto insistere, ritengo giusto resistere, ritengo giusto combattere anche con le parole, per quanto futili possano sembrare, l’attuale stato di cose.

Perché centodiciassette, centosettanta, duecento, duecento mila morti in mare (ci arriveremo) non possono e non devono lasciarmi indifferente.

Non li chiamerò più nemmeno “migranti”, ma esseri umani, disperati e condannati a morte perché nati e vissuti nella parte sbagliata del mondo.

Attenzione: non è “sfortuna”, la loro.

Cito spezzo padre Alex Zanotelli (che nessuno finora ha smentito) e lo faccio ancora: la parte immensamente più fortunata del mondo, quella dove abitiamo noi, ha sfruttato e ancora sfrutta l’Africa in tutti i modi possibili e immaginabili, lasciando che le popolazioni si scannino tra loro, perché le armi bisogna venderle, perché il petrolio, il coltan e tante altre materie prime, come l’uranio, ci servono e siccome “a casa nostra” non ne abbiamo, ce le andiamo a prendere lì, con qualsiasi mezzo e a qualsiasi costo.

“Casa loro” non esiste, non ce l’hanno più, ma fare orecchie da mercante è molto più facile: in questo maledetto periodo, aumenta il consenso elettorale e porta voti.

Attenzione: nelle ultime ore si danno un sacco di colpe alla Francia, che di sicuro non è innocente e ha ancora enormi interessi in Africa, ma ce li abbiamo anche noi: la prima che mi viene in mente è la piattaforma petrolifera “Zohr” dell’ENI, a largo delle coste egiziane, giusto per dirne una… Potrei citare anche molte altre nazioni europee, oppure la sempre più inconsistente Europa nel suo insieme… 

Non basta: in questi giorni, in queste ore, le milizie del governo brasiliano ora in mano a Bolsonaro, stanno spazzando via gli indios dalle loro terre perché servono legname e spazio per costruire autostrade e chissà che altro, nel nome del “progresso” e affanculo l’Amazzonia. Tutto questo nel totale silenzio della comunità internazionale, distratta dal nuovo muro che vuole innalzare Trump contro altri profughi stavolta provenienti dal Messico…

Non solo: c’è un idiota neonazista, credo austriaco, che ha potuto tranquillamente affermare, oggi gennaio 2019, mentre sta per cominciare la Giornata della Memoria in ricordo della Shoah, che Salvini è l’unico che in Europa sta difendendo la razza bianca… E le elezioni europee sono dietro l’angolo…

Sono spaventato, atterrito, non credevo saremmo tornati a tutto questo: spero non avvenga, ma questa debolissima Europa sta scricchiolando da tutte le parti, ci sono disordini in Francia con i gilet gialli, in Grecia per il nome della Macedonia, è scoppiata – di nuovo! – un’autobomba a Londonderry…

Non ho figli, ma se li avessi chiederei loro perdono per non essere stato capace di evitare che il mondo prendesse questa deriva sempre più nera

L’unica cosa che sono capace – forse – di fare è dunque scrivere, per cui lo faccio e così manifesto, ricordate, finché mi è ancora possibile, il mio pensiero di uomo libero.

Lo stesso che mi ha spinto a ripescare una coraggiosa risposta a quella frase che – a noi “buonisti”, “radical – chic”, “orfani del PD”, “rosiconi” e così via, di amenità in amenità, ma realisticamente sempre più asserragliati in un Fort Alamo intellettuale e culturale dal quale non sappiamo ancora come venir fuori, bisogna ammetterlo – ci viene sbattuta in faccia ogni volta che proviamo a spiegare, dati e cifre alla mano, il fenomeno “migranti” o “profughi”.

Quella frase di cui parlavo all’inizio, che ognuno di voi s’è sentito o sentita opporre almeno una volta quando tentava di ragionare e far ragionare:

<< Perché non te li prendi a casa tua, questi profughi? >>

La replica a questo “slogan” non è mia, sembra l’abbia data per primo un ragazzo, uno studente, al quale vanno tutta la mia stima e ammirazione; è la seguente:

Non li prendo a casa mia perché sarei un incosciente presuntuoso a pensare che il problema di ciascuna di queste persone lo possa risolvere io in casa mia. Non li prendo a casa mia perché per queste persone serve altro e meglio di quello che so fare io, servono pratiche e organizzazioni che sappiano affrontare le necessità di salute, prosecuzione del viaggio, integrazione, lavoro, ricerca di soluzioni. Non li prendo a casa mia perché voglio fare cose più efficaci, voglio pagare le tasse e che le mie tasse siano usate per permettere che queste cose siano fatte bene e professionalmente dal mio Stato, e voglio anche aiutare e finanziare personalmente le strutture e associazioni che lo fanno e lo sanno fare. Non li prendo a casa mia perché quando c’è stato un terremoto e le persone sono rimaste senza casa non ho pensato che la soluzione fosse prenderle a casa mia, ma ho preteso che lo Stato con i miei soldi creasse centri di accoglienza e strutture adeguate, le proteggesse e curasse e aiutasse a ricostruire loro una casa. Non li prendo a casa mia perché se incontro una persona ferita o malata, chiamo un’ambulanza, non la porto a casa mia. Non li prendo a casa mia perché i problemi richiedono soluzioni adeguate ai problemi, non battute polemiche, code di paglia e sorrisetti auto-compiaciuti: non stiamo litigando tra bambini a scuola, stiamo parlando di problemi grossi e seri, da persone adulte.
E tra l’altro, possono rispondere in molti, qualche volta li prendo a casa mia.
Risposto. Passiamo a domande migliori, va’.

Davide De Vita

Urticante.

urticante foto

Buonasera e chiediamoci un perché.

Ce lo chiederemo a lungo, stavolta, se lo chiederanno per sempre i genitori di quei ragazzini, poco più che bambini, morti in quel modo assurdo, ancora da ricostruire, come sempre… E’ successo a Corinaldo, poteva accadere ovunque, triste affermarlo ma 

accadrà ancora

Non c’è dolore peggiore di chi sopravvive ai propri figli, si usa dire, ma è una frase fatta, in questi casi la scelta migliore dovrebbe essere il rispettoso silenzio.

Il problema è che questa vicenda è urticante, non solo lo spray al peperoncino.

Ho aspettato qualche giorno per scriverne perché volevo provare a digerirla, metabolizzarla, farmene una ragione.

Non ci riesco, mi irrita, è – appunto – urticante, perché non si può e non si deve morire in quel modo e a  quell’età.

Intendiamoci, non si doveva morire nemmeno a Rigopiano (ce lo siamo già scordato, quell’albergo?) oppure sul ponte di Genova, ma i morti ci sono stati.

Perché non si sono rispettate le regole di sicurezza, non si sono fatti i lavori che si sarebbero dovuti fare, ci si è accontentati per l’ennesima volta dell’approssimazione e del pressapochismo:

“Fregatene, cosa vuoi che succeda…”.

Invece è successo e succederà ancora.

Siamo un popolo urticante: cerchiamo scorciatoie, andiamo oltre il compromesso lecito, se ci serve qualcosa, qualsiasi cosa, la vogliamo subito e più o meno gratis, quindi telefoniamo o mandiamo il messaggino di prammatica all’amico o all’amico dell’amico e così via.

Siamo noi la mafia, ce l’abbiamo in testa, poi tutti a fare i buoni (o buonisti, se volete…) dalla sicurezza della nostra casetta col portoncino blindato…

Il problema – urticante – non sono le canzoni di Sferaebbasta (che a me personalmente fanno schifo da tempo, ma ho l’età che ho e ricordo, anche se parliamo di galassie differenti per qualità di testi e musica, che a mio padre faceva schifo Lucio Dalla…) ma è proprio il nostro rassegnato modo di vivere, col quale entriamo in tantissimi in modalità “pecora” senza nemmeno scaricare l’apposita “app” …

E non me ne vogliano le pecore e i loro amici, era una metafora…

È urticante a mio avviso che genitori, insegnanti, altri che dovrebbero conoscere il mondo adolescenziale e giù di lì ignorino che i ragazzini e le ragazzine di oggi, fine duemila diciotto, parlino e/o “messaggino” da anni, quando ritengono di non essere “intercettati”, esattamente come canta Sferaebbasta. Se non ve ne siete ancora accorti, beh, forse è il momento di tentare di ripristinare il collegamento. Non ci piace questo linguaggio, truce e volgare, ma è quello che usano loro, fascia tra il “sono ancora un bambino e mi affaccio all’adolescenza”. 

Vai poi a spiegare che non sono consapevoli della ferocia contenuta nel termine “troia” che le ragazzine, già, le ragazzine, usano tranquillamente tra loro ogni tre per due…

Finito, da molto, il tempo di “mia figlia non userebbe mai simili termini” …

Davanti a lei magari no, signora, ma… La realtà è ben diversa.

Non abbiamo mai tempo per questi ragazzi, l’ho scritto forse un milione di volte, ma una delle chiavi è quella: il tempo. Se comprendessimo che ascolto va di pari passo, a braccetto con “rinuncia” (ad un po’ del nostro tempo, a qualche nostro “inderogabile” impegno) forse un passetto in avanti l’avremmo fatto e, udite udite, saremmo stati anche d’esempio. Invece no, questi mini-uomini e mini-donne che abbiamo messo al mondo sono così … Urticanti ai nostri occhi, tanto vale accontentarli sempre

così non rompono i coglioni.

(frase vera, ahimè, sentita pronunciare con le mie orecchie, da un genitore che pensava di essere pure molto “moderno” …).

Poi capita che questi ragazzini muoiano e ci si ritrovi a piangere fuori da una discoteca diventata l’inferno.

Certo, prima o poi (si spera…) si capirà chi è stato veramente responsabile, ma siamo in Italia e non si è ancora sicuri che Giulio Cesare sia stato veramente assassinato …

Non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello di sentirmi innocente: sono colpevole anch’io, sono urticante anch’io perché non ho fatto abbastanza, perché troppe volte ho guardato da un’altra parte, preferendo fingere di non vedere torti e storture evidenti e farmi i cazzi miei.

Questo siamo o siamo diventati.

Persone urticanti.

Altro che spray al peperoncino.

Con rabbia

Davide De Vita

Las Vegas: american sniper

strage las vegas

Buongiorno e chiediamoci un perché. Questo è un perché triste, ma ormai quasi senza senso: perché cinquantanove persone innocenti sono state uccise e altre cinquecento sono state ferite da Stephen Paddock domenica notte a Las Vegas?

Le risposte possono essere tante, ma una è evidente, non è possibile ignorarla, proprio come tutte le altre volte.

Negli Stati Uniti il fatturato della vendita legale di armi è pari – dati 2014, quindi quelli più recenti sono sicuramente maggiori – a otto miliardi di dollari.

Lo riscrivo così ce lo fissiamo bene in testa: otto miliardi di dollari.

Per quanto possa sembrarci strano, l’incremento maggiore di sempre del commercio di armi legale si è verificato proprio durante l’amministrazione Obama, tanto che un grosso investitore del settore avrebbe dichiarato:

<< Obama è il più grande venditore di armi sul pianeta. >>

Ricordiamo che al primo presidente USA coloured della storia fu assegnato il Premio Nobel per la pace…

Contraddizioni su contraddizioni, ma è il tempo che viviamo che ne è pieno.

Riprendiamo il discorso sulle fabbriche e sui produttori di armi. 

I primi dieci si chiamano Sturm Ruger, Remington, Smith&Wesson, Glock, Sig Sauer, O.F. Mossberg, Savage, Beretta (viva l’Italia… ), Taurus.

Cerchiamo di capire meglio questo fenomeno molto americano che, a leggere i nomi dei produttori appena citati, fa tanto Far West.

Prima di quella di domenica di Las Vegas, fu la strage di Orlando a fare maggiore clamore.

Allora, ma starà già andando così anche adesso, ad andare a ruba dopo gli omicidi di massa fu proprio l’arma utilizzata. L’AR-15, un modello di fucile molto simile a quello usato dal killer di Orlando, in quei giorni fu il mitra più acquistato dagli americani. Del tutto legalmente, in uno dei tantissimi “Gun Show” o su internet.

Esiste inoltre la paura di una stretta sulle armi.

Secondo l’associazione dei rivenditori sono diversi i motivi che spingono alla corsa all’acquisto. Primo fra tutti è che gli americani temono che il governo porti via loro le armi, lasciandoli quando senza una difesa personale, ma esiste anche il fattore economico.

«C’è gente», ha spiegato Jay Wallace, titolare di un negozio, «che pensa che le armi saliranno di valore, quindi le comprano per fare un investimento. Acquistano oggi un AR-15 a 500 dollari ma in futuro ne varrà tremila».

Tornando alla cronaca, Paddock aveva nella sua stanza d’albergo più di quarantatré tipi diversi di armi; come tante altre volte, parenti e amici lo descrivono come una persona assolutamente normale, senza preparazione militare, benestante (pensionato di sessantaquattro anni, agente immobiliare o contabile secondo altre fonti prima della pensione, benestante, proprietario della sua casa, di due aerei, con la passione del gioco) senza particolari inclinazioni religiose (dettaglio che ha fatto escludere la pista terroristica e respingere la rivendicazione Isis, puntualmente arrivata).

Quest’uomo ha sparato dall’alto, con diciannove fucili, scegliendo bersaglia a caso.

Poiché si tratta di un americano che spara ad altri americani, fa molto più notizia di tantissimi altri fatti di sangue anche peggiori che sono accaduti e continuano ad accadere anche in questo stesso istante, proprio mentre scrivo o voi leggete, in moltissime altre parti del mondo, molto più povere e quindi lontane dai riflettori e di cui non importa a nessuno.

“Sono poveri, magari pure di colore, non contano niente. “

Lo ribadisco ancora una volta in quanto siamo portati a credere (forse indotti) che gli USA siano il centro del mondo, nel bene e nel male, mentre il pianeta è un tantino più grande.

Riprendendo un’inchiesta di qualche anno fa del sito Mother Jones, si afferma invece che i produttori (le persone fisiche che detengono la maggioranza delle azioni delle rispettive aziende)

«Sono tutti bianchi, di mezz’età e uomini», scrive il magazine di approfondimento a proposito dei produttori di armi, «mentre alcuni vivono apertamente nello sfarzo, la maggior parte di essi si tiene lontana dai riflettori. Raramente escono notizie su di loro nei media mainstream o sulle riviste specializzate. Le ombre su di loro non sarebbero un problema, se si trattasse di fabbricanti di auto accessori o di climatizzatori. Ma questi sono i principali produttori d’armi americani, i capi della più controversa industria nazionale».

Una lobby potentissima che ben più di una volta ha avuto un peso determinante nell’elezione del Presidente.

Decine di migliaia di morti (trentatremila) causati da stragi di questo tipo negli Stati Uniti nella storia recente.

Fino alla prossima che, purtroppo, non si farà attendere.

E’– ancora – il XXI secolo, bellezza.

Davide De Vita

Fonti:

http://www.lettera43.it/it/articoli/economia/2016/06/15/usa-viaggio-tra-i-primi-10-produttori-di-armi/197568/

http://www.motherjones.com/politics/2016/06/fully-loaded-ten-biggest-gun-manufacturers-america/